ZACHOR Mostra fotografica

Padova, Scuderie di Palazzo Moroni - dal 26 gennaio al 4 febbraio 2007


Inaugurazione giovedì 25 gennaio 2007 ore 18



E' stata inaugurata giovedi' 25 gennaio 2007 alle ore 18 presso le Scuderie di Palazzo Moroni la mostra fotografica ZACHOR, organizzata dal Comune di Padova, Assessorato alle Politiche Culturali e Spettacolo in collaborazione con l'Associazione Shalom - Promozione Culturale ebraica di Firenze.

Erano presenti all'evento il Rav. Capo di Padova Locci, il sindaco di Padova Flavio Zanonato, l'Assessore alle Politiche culturali del comune di Padova Monica Balbinot, il presidente della comunità israelitica di Padova Romanin Jacur, l'Assessore alle Politiche Sociali Mauro Bortoli, il presidente dell'Associazione Shalom di Firenze ed una delegazione di EDIPI assieme al presidente Ivan Basana.

Zachor - Ricorda

Ricordare è uno dei massimi precetti biblici.
L'ebraismo stesso si fonda su questo precetto e sul tramandarsi i ricordi di padre in figlio. A sessant'anni dalla Shoah è dovere di ciascun uomo mantenere viva la memoria di quegli orrori e tramandarli alle future generazioni affinchè non si ripetano.

Zachor è una parola ebraica che significa ricorda. E con questa mostra si è voluto appunto ricordare e testimoniare la Shoah con immagini dal forte impatto. Una galleria di oltre 100 foto ha ripercorso gli anni più bui della nostra storia dall'ascesa del nazionalsocialismo alla guerra e alla “soluzione finale”. La mostra si è avvalsa di reperti fotografici del Museo Yad Vashem di Gerusalemme e dell'Holocaust Memorial Museum di Washington.

La parte centrale della mostra era costituita da sette pannelli disposti in modo da formare una Menorah: i pannelli infatti sono stati esposti in modo da simulare le candele, le corda i bracci di questa. L’uso della simbologia della Menorah, oltre ad un richiamo alla storia e alla cultura ebraica, voleva anche ricordare i 7 milioni di uomini, donne, bambini che la barbarie nazista ha sterminato nel lucido tentativo di cancellare dal mondo ebrei, zingari, disabili, Testimoni di Geova, oppositori politici.... In questa sezione una selezione di fotografie di persone, di sguardi innocenti di bambini, di oggetti, di immagini dal forte impatto voleva parlare direttamente a colui che osservava. Dietro ogni immagine si nasconde un mondo, la cui scoperta é lasciata alla sensibilità del visitatore. La parte restante della mostra era costituita da sezioni che ripercorrevano la storia della Shoah, delle persecuzioni, dei massacri e del genocidio.

Colori e simboli

I colori predominanti della Mostra erano il nero che sottolineava la gravità dell’argomento trattato mettendo in risalto le immagini, ma anche il bianco e l’azzurro simboli del popolo d’Israele. Oltre al già citato simbolo della Menorah (vedi foto qui sotto), la mostra ha usato frequentemente la forma della Stella di David, anche questa presa a prestito dalla simbologia ebraica, ma che rappresenta anche un richiamo alla tristemente famosa stella gialla, imposta agli ebrei come segno distintivo della loro inferiorità sociale. Il numero delle foto e la loro disposizione sui pannelli richiamava infine simboli e numeri della Kabbalah (la mistica ebraica).

Le immagini erano commentate da didascalie che inquadravano il periodo storico, spiegavano i motivi dell'antisemitismo e dell'odio per il "diverso", il funzionamento delle tecniche dello sterminio, delle deportazioni nei campi di concentramento e nelle "fabbriche di morte" con le loro camere a gas e forni crematori. La mostra, in contrasto con l’argomento trattato ha utilizzato materiali poveri e leggeri (stoffe, corde, cuscini). Le foto erano applicate sui pannelli per mezzo di corde sottili come il legame che ci unisce alla vita e alla memoria, ma allo stesso tempo robuste come il coraggio degli eroi che si sono battuti per la libertà, forti come la fede con cui gli ebrei affrontavano la morte.

Sezioni della mostra:

1. Ascesa dei fascismi

<<...Un bel giorno gli ebrei distruggerebbero i popoli della terra e ne diventerebbero i padroni, allora il primo dovere è di annientare gli ebrei...>>
A. Hitler

2. Discriminazione e Leggi Razziali

<< ...poi i bei tempi finirono: prima la guerra, la capitolazione, l'invasione tedesca, poi cominciarono le venture per noi ebrei. Le leggi antisemitiche si susseguivano l'una all'altra. Gli ebrei devono portare la stella giudaica. Gli ebrei devono consegnare le biciclette. Gli ebrei non possono salire in tram, Gli ebrei non possono fare acquisti che fra le tre e le cinque, e soltanto dove sta scritto, bottega ebraica...così trascorreva la nostra piccola vita... >>
Anna Frank

3. I Ghetti


La Città chiusa

Ogni cosa cade giù di sghembo
come la gobba di una vecchia.
In ogni occhio brilla l’immobile attesa
e una parola: quando?
Qui non ci sono molti soldati
e solo gli uccelli abbattuti ricordano la guerra.
Si finisce per credere a tutte le voci.
Le case non sono mai state così piene:
un corpo sull’altro.
Stasera passavo per una strada deserta
e a un tratto ho visto un carro che trasportava cadaveri.
Perché i tamburi rullavano tanti appelli?
Perché ora tanti soldati?
Poi ... una settimana dopo la fine
tutta la città era vuota
e un colombo affamato beccherà le briciole intorno.
Nel bel mezzo della strada sordido e vuoto
resterà il carro da morto.


Anonimo

Con l'approssimarsi della guerra, Hitler vietò agli ebrei di lasciare la Germania e iniziò il loro sterminio sistematico che dal 1941 estese anche agli ebrei dei paesi occupati.
Il passo successivo fu il ripristino del sistema dei ghetti, abolito durante il XIX secolo a fronte della Rivoluzione Francese, e qui utilizzato come contenitore in un forzoso processo di concentramento della popolazione ebraica. In poco tempo ghetti divennero la prigione di milioni di ebrei: privati d'ogni diritto, sottoalimentati, sterminati in tremende esecuzioni di massa e quando sopravvissuti, deportati nei campi di sterminio.

4. Le Deportazioni


[...] Il mattino del 21 febbraio si seppe che l’indomani gli ebrei sarebbero partiti. Tutti: nessuna eccezione. Anche i bambini, i vecchi, anche i malati. Per dove, non si sapeva. Prepararsi per 15 giorni di viaggio. Per ognuno che fosse mancato all’appello dieci sarebbero stati fucilati. Soltanto una minoranza d'ingenui e d'illusi si ostinò nella speranza, ma noi avevamo parlato a lungo con i profughi poalcchi e croati e sapevamo che cosa voleva dire partire[...]
Primo Levi

5. I Campi


[...]Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata[...]
Elie Wiesel

L'idea base del sistema campi era l'annientamento fisico e psicologico della persona. I milioni di ebrei e di altre minoranze che vi venivano condotti subivano al loro arrivo una selezione che ne decretava la morte immediata per mezzo delle camere a gas e dei forni crematori oppure la morte lenta attraverso torture di ogni tipo, lavoro estenuante in condizioni di disagio estremo, assurdi esperimenti scientifici di cui spesso i prigionieri, fra cui molti bambini, erano soggetto.
Cifre e statistiche al riguardo sono molto approssimative, ma certamente il numero delle vittime va stimato fra i 7 e i 9 milioni.

6. La Liberazione


[...] Passo la giornata in uno stato di semiincoscenza, temo di non farcela... quando si ode prima dal campo e poi dalle baracche contigue un enorme urlo. Allora è vero, è proprio finita? Si scatena un caos infernale...è un attimo, poi qualcuno grida: AMERICANI! Sono AMERICANI!
Dal fondo del blocco, lento, solenne si alza un coro sulle note della sinfonia “La Mia Patria” di Smetana; è l'HATIKVA' ebraica, il canto della speranza di un popolo che l'aveva perduta.
E' il 5 maggio 1945, a Mathausen sono arrivati gli Americani: E' FINITA! [...]

Teo Ducci

Nel novembre 1944, per paura dell'avanzata dell'Armata Rossa e nel tentativo di nascondere le prove del genocidio, Himmler ordinò di cessare le esecuzioni nelle camere a gas e di demolirle insieme ai forni crematori.
A quell'epoca, solo nel campo di sterminio di Auschwitz si calcola che fossero morti oltre 1 milione di esseri umani; del 1.300.000 di persone deportate, 900.000 furono uccise subito al loro arrivo e altre 200.000 morirono a causa di malattie, fame o vennero uccise poco dopo il loro arrivo.
Il 27 gennaio 1945 il campo fu liberato dalle truppe sovietiche. La prima armata che entrò nel lager fu la LX Armata del Primo Fronte Ucraino. Furono trovati circa 7.000 prigionieri ancora in vita e migliaia di indumenti abbandonati, oggetti vari che i prigionieri possedevano prima di entrare nel lager e 8 tonnellate di capelli umani imballati e pronti per il trasporto.


... un percorso visivo di fronte a cui nessuno è potuto rimanere indifferente ...




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