Israele: 56 anni di libertà
di Ehud Gol
06 maggio 2004


Questa settimana, Israele celebra il 56° anniversario della sua esistenza di Stato indipendente e noi guardiamo indietro a un anno che ha visto molti cambiamenti nella nostra regione e nuove possibilità per il futuro.

Ci troviamo ancora minacciati su tre fronti. A livello regionale, più di mezzo secolo dopo la dichiarazione d'indipendenza e dopo innumerevoli appelli al mondo arabo a vivere in pace con noi, siamo ancora circondati da un mondo arabo e musulmano ostile e intenzionato a distruggerci. Israele è oggi l'unica democrazia nel mondo a essere minacciata di annientamento nucleare e la cui stessa esistenza non è ancora riconosciuta dalla maggior parte dei vicini.

Il secondo fronte, a livello locale, vede Israele ancora in un stato di guerra, scatenatale contro, dall’anno 2000, dall'Autorità palestinese e dalle organizzazioni terroristiche fondamentaliste. Quest’ondata di terrorismo ci è costata quasi 1000 morti tra i civili, migliaia di feriti e miliardi di dollari di perdite economiche.

Nell'ultimo anno abbiamo adottato la Road Map, un piano appoggiato internazionalmente per un ritorno al tavolo dei negoziati. La prima fase prevista dalla Road Map è la cessazione del terrorismo palestinese contro cittadini israeliani. La leadership palestinese si è, finora, rifiutata di applicare le richieste internazionali e ha continuato a istigare il suo popolo a compiere altri attentati suicidi e attacchi terroristici. Le misure di difesa adottate da Israele, una barriera in rete metallica per fermare l'infiltrazione di attentatori suicidi, sono state criticate dalla comunità internazionale, che ipocritamente omette di condannare in termini altrettanto forti gli attacchi terroristici che hanno portato alla costruzione della barriera provvisoria.

Con lo sguardo volto al futuro, il Primo Ministro Sharon ha recentemente presentato la sua iniziativa di disimpegno tra noi e i palestinesi. Questo piano comporta un rischio altissimo per noi, ma esso è un'ulteriore prova del desiderio, da parte di Israele, di far progredire il processo di pace e di ricercare ogni possibile via per stabilizzare la situazione nella regione.

Il terzo fronte di minaccia è costituito dall’incremento dell’antisemitismo, ironicamente proprio nelle democrazie occidentali. In Italia vi è un’ampia comprensione dei pericoli che razzismo e antisemitismo comportano, e ciò è divenuto un soggetto di cui si occupa anche il sistema educativo. Ma il pericolo persiste e deve essere contrastato da tutte le società occidentali illuminate, con un approccio più comprensivo e con misure su ampia scala.

Il prossimo anno sarà un'importante prova per la capacità dell'Europa di prendere parte alla guerra globale contro il terrorismo. È una guerra imposta a tutte le democrazie occidentali, inclusa Israele, alla quale non possiamo sottrarci. Con il terrorismo globale, gli stati moderni possono solo difendersi o arrendersi. La barriera antiterrorismo di Israele e le uccisioni mirate si sono dimostrate mezzi efficaci in questa guerra, determinando una notevole riduzione degli attacchi perpetrati contro di noi.

Lo Stato d’Israele entra nel suo 57° anno e noi continueremo a compiere ogni sforzo per la pace con tutti i nostri vicini. Speriamo che il popolo italiano stia al nostro fianco sia nel desiderio di pace sia nell’impegno a sconfiggere il terrorismo.



RIFLESSIONE

Come puo' un credente italiano in Yeshua ha Mashiah (Gesu' il Messia) non prendere in considerazione questo discorso dell'Ambasciatore Israeliano a Roma?
E' l'ulteriore invito che rivolge all'Italia: un popolo italiano al fianco di Israele per raggiungere la pace ed una chiara volitiva contrapposizione al terrorismo.

Riferendoci alla parola di Dio, come credenti italiani, possiamo trovare dei riferimenti nel Salmo 122 che dicono:
“...pregate per la pace di Gerusalemme” (desiderio di pace) e “prosperino coloro che ti amano” (sconfiggere il terrorismo), in un atteggiamento di grande unita'... ”come una citta' ben compatta”.

Shalom
SL