Annalisa Signoriello

Annalisa Signoriello

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Mercoledì 05 Febbraio 2014 17:08

ISHMAEL KHALDI PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA

ISHMAEL KHALDI PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA

3 serate con Ishmael Khaldi:

DA UN VILLAGGIO BEDUINO DEL DESERTO...ALL'AMBASCIATA DI ISRAELE A LONDRA

L'esperienza unica di Ismael Khaldi, il primo beduino israeliano che fa
parte del Corpo Diplomatico delle Ambasciate dello Stato di Israele.

Ma chi è veramente Ishmael Khaldi (www.ishmaelkhaldi.com)?
Ishmael Khaldi e' nato e cresciuto nel villaggio Beduino di Khawali, nel 1971, nella Galilea Occidentale in Israele. Ha conseguito una laurea (B.A.= Bachelor of Arts) in scienze politiche presso l'universita' di Haifa, ed un master in relazioni internazionali offerto dall'universita' di Tel Aviv.

Ishamel e' stato un membro dell'esercito nelle forze di sicurezza
israeliane (IDF) ed ha lavorato presso il Ministero della Difesa e la
polizia israeliana, prima di essere chiamato a far parte del Ministero
degli Esteri nell'ottobre del 2004, diventanto il primo Beduino
diplomatico della storia dello stato ebraico.

Inizialmente, presso il Ministero della Difesa Ish e' stato impegnato
nel reparto dei media arabi, nel ruolo di portavoce ufficiale e mezzo di comunicazione coi media arabi riguardo il ritiro israeliano dalla
Striscia di Gaza. E' stato in seguito trasferito al Reparto Nord
America, fino a che non e' stato eletto vice console generale al
consolato israeliano di San Francisco, dove e' rimasto dal 2006 al 2009.

Dal luglio del 2009 fino a gennaio del 2011 Ish e' tornato a far parte
del Ministero degli Esteri a Gerusalemme, divenendo consigliere ed
analista politico.

Infine, dal febbraio del 2012 fino ad oggi, Ish lavora presso
l'ambasciata israeliana a Londra in veste di consigliere riguardo le
relazioni civiche e culturali col pubblico.

L'appuntamento è a Padova per giovedì 27 febbraio alle ore 20:30 presso
la "Sala di Cristallo" in via Altinate 114.
A Treviso per venerdì 28 febbraio alle 19:30 presso Hotel Crystal in via
Baratta Nuova 1 (lat. via Terraglio) a Preganziol di Treviso.
A Udine per sabato 1° marzo alle ore 18:30 nella sede del Palazzo della
Provincia (da confermare). (Programma)

L'iniziativa è realizzata con la collaborazione delle associazioni
Italia-Israele di Padova e EDIPI (Evangelici d'Italia per Israele).

per informazioni:  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. 347.5788106

Mercoledì 05 Febbraio 2014 16:53

Scoppierà la Pace a Gerusalemme

SCOPPIERA' LA PACE A GERURALEMME MA L'ONU NON LO SA!

con ISHMAEL KHALDI


Venerdi 28 febbraio

ore 19:30 Ivan Basana: Presentazione del Convegno

ore 20:00 Ishmael Khaldi: Da un villaggio beduino
all'Ambasciata di Israele.
ore 21:00 Contributi e dibattito con il pubblico

Sabato 1° marzo

ore 09:30 Ebo Simons : Perchè un convegno su Israele?
ore 10:00 Mark Surey: Gesù l'israeliano
ore 11:00 Ishmael Khaldi: Quale pace per Israele?
ore 12:00 Marcello Cicchese: Pace e Sicurezza, sono possibili?
ore 13:00 Pausa
ore 15:00 Gabriella Morabito: Village of Hope & Justice
progetto per la pace
ore 16:00 Ivan Basana: presentazione della pubblicazione di Cinthy
Wallace: Fatti e Misfatti - Israele nel diritto internazionale
ore 16:30 Contributi e dibattito con il pubblico
ore 17:00 Chiusura dei lavori congressuali

 



Ciò che è sgradito a te, non farlo al tuo compagno: questo è tutta la
Torà, il resto è commento. Vai e studia.

Talmud Bab, Shabat 31 (detto di Hillel)

La Comunità Evangelica Luterana di Venezia e il Segretariato Attività
Ecumeniche di Venezia

invitano al prossimo incontro del XXVII Ciclo di dialogo ebraico-cristiano

L’ebraicità di Gesù-Yeshuà ben Yosèf (prima parte 2013-2014)

 

JULES ISAAC

da “Gesù e Israele”all’incontro con Giovanni XXIII

UNA MEMORIA PER IL DIALOGO (1877-1963)

Iniziativa inserita nella programmazione delle manifestazioni per“Il
Giorno della Memoria”



Relatori:
GADI LUZZATTO VOGHERA
Boston University e Comunità Ebraica di Padova

GIOVANNI VIAN
Università Ca’ Foscari, Venezia

 

Gesù e Israele, pubblicato per la prima volta nel 1948 e dedicato da
Jules Isaac alla moglie e alla figlia morte ad Auschwitz nel 1943,
costituisce ormai un testo classico fra le opere che più hanno
contribuito all'instaurazione del dialogo fra cristianesimo ed ebraismo
e alla nascita dei gruppi di “Amitié judéo-chrétienne”. Quando il
patriarca di Venezia Angelo Roncalli fu eletto papa nel 1958, Jules
Isaac avvertì subito che poteva riporre speranza in un'udienza e
chiedendola aveva allegato anche un dossier,-  Della necessità di una
riforma dell'insegnamento cristiano nei confronti di Israele- , che
purtroppo non riuscì ad arrivare sulla scrivania di Giovanni XXIII e
venne poi consegnato personalmente, con il prezioso aiuto di Maria
Vingiani, il 13 giugno 1960 durante l’incontro che aprì le porte al
dialogo cristiano-ebraico. Le verità sostenute dallo storico francese,
già divenute fondamento de - I dieci punti di Seelisberg  - nel
1947,furono fedelmente riprese dalla dichiarazione  -Nostra Aetate - del
Concilio Vaticano II nel 1965, ma purtroppo Jules Isaac morì il 6
settembre 1963 a 86 anni, Giovanni XXIII tre mesi dopo. L’incontro è
dedicato al cinquantesimo di questo anniversario.

Il saggio  - Gesù e Israele - di Jules Isaac (Marietti 2001) sarà
disponibile in sala.

Martedì 04 Febbraio 2014 17:44

Musical, una storia ebraica

Cari amici,
vi invitiamo ad una serata musicale presso la *Sinagoga Beth Shlomo*,
organizzata in collaborazione con l'Associazione Amici d'Israele.


Musical, una storia ebraica”
Viaggio semiserio fra i compositori ebrei di Musical del Novecento.
Di Alberto Milazzo.*
L’autore nasce a Palermo nel ’74. Laureato con lode in filosofia (tesi
in ermeneutica, sulla cultualità femminile nelle opere del
Parmigianino), è regista, scrittore, autore teatrale, musicista.
Ha presentato i suoi lavori in diversi teatri italiani.
Il recital nasce dalla passione di Alberto Milazzo per il musical
americano, in particolare di matrice ebraica. Dopo aver interpretato
Tony da West Side Story di Leonard Bernstein (Piccolo Teatro, Famedio di
Milano), e aver riproposto in una chiave rinnovata Yentl di Michel
Legrand, tratto dall’omonimo racconto breve di Singer, con il suo
spettacolo “A Shtetl Story” (Teatri e festival di cultura e musica
ebraica), Milazzo propone adesso una serata in cui attraversare i brani
più celebri del canzoniere americano da Musical, con una particolare
attenzione a quegli autori di testi e musica di matrice ebraica. Un
recital, dove impareremo a conoscere o semplicemente a rincontrare come
vecchi amici, figure monumentali della musica internazionale e frammenti
delle loro vicende umane che arricchiscono di sfumature emotive le
singole composizioni musicali. Un tributo ad un popolo che dalla fine
della Seconda Guerra Mondiale fino ad oggi ha così fortemente profuso
sensibilità e talento nella costruzione di un genere nuovo, il Musical,
in costante dialogo con l’opera lirica italiana e più in generale
europea, ma anche con la nuova tradizione jazzistica e bandistica
americana. Il risultato è spesso l’invenzione di un sogno, il palco del
musical è quasi una “Terra Promessa” della musica moderna, uno spazio
più mentale che reale, in cui tutto può succedere e la musica, l’arte
può rifondare l’identità umana.
Una serata in compagnia della più celebre musica americana, con brani di
artisti pluripremiati con Emmy, Grammy, Oscar, Tony Award. I brani, per
l’occasione, sono interamente arrangiati ed eseguiti al pianoforte da
Eleonora Zullo, artista raffinata e amica alla quale Alberto è legato
professionalmente da anni.
I testi sono attinti a studi dell’autore sul genere, oltre che a veri e
propri “furti” dallo sterminato patrimonio dell’ umorismo ebraico.

*Eleonora Zullo:*Diplomata col massimo dei voti e lode al Conservatorio,
ha debuttato all’età di quindici anni con un recital presso il Piccolo
Teatro di Milano e da allora ha suonato come solista in varie città
italiane. Ha svolto attività concertistica anche nell’ambito della
musica da camera in diverse formazioni (Duo,Trio, Quartetto) sempre
ottenendo ampi consensi di pubblico e di critica. Dal 1993 si è dedicata
in modo particolare al repertorio per duo pianistico formando un duo
stabile col pianista Lucio Bonardi con cui ha svolto attività
concertistica presso prestigiose istituzioni in Italia e all’estero
(Conservatorio “G.Verdi” di Milano, Piccolo Teatro di Milano, Teatro
alla Scala di Milano, Teatro Litta di Milano, Mito Settembre Musica,
Auditorium di Gorizia, Auditorium di Sondrio, Piemonte in Musica,
Festival Recco in Musica, Palazzo Nazionale della cultura di Sofia e
“XXXI Festival Internazionale di Musica da Camera” di Plovdiv in
Bulgaria,Università Americana di Beirut in Libano , Teatro Municipale di
Locarno in Svizzera) sempre ottenendo lusinghieri riconoscimenti di
pubblico e di critica. Ha registrato per la Rai 3 un concerto in diretta
radiofonica dall’Auditorium di Milano e ha al suo attivo due incisioni
discografiche per Fonola Dischi e per l’etichetta tedesca Bella Musica.
Ha vinto numerosi premi in concorsi pianistici nazionali e
internazionali sia come solista che in duo pianistico. (Premio Chopin, a
Roma – Premio F. Schubert, a Tagliolo Monferrato etc..) Nella stagione
2003/2004 ha realizzato una serie di spettacoli musicali per ragazzi
dove ha eseguito musiche di Bach, Mozart, Beethoven, Schumann, Ravel,
Stravinsky, in cartellone al Teatro Litta di Milano. Sempre nell’ambito
teatrale per ragazzi ha partecipato al festival Mito Settembre Musica
eseguendo musiche di R. Schumann. E’ docente di pianoforte principale
presso la Scuola Civica di Musica di Milano.


INGRESSO LIBERO

Riceviamo da Asfaneh di keren Hayesod di Milano la seguentye proposta di viaggio.

Oggi è il 3 febbraio, tra esattamente un mese si parteeeeee!!!

 

 

UN VIAGGIO NON SOLO PER VEDERE POSTI, MA ANCHE PER INCONTRARE PERSONE.

Dal3 al 6 MARZO 2014 organizzato dalla WOMEN'S DIVISION DEL KEREN HAYESOD.

L’idea era nata come viaggio solo per donne, ma visto l’interesse di
alcuni signori, tutti siete benvenuti. In ogni caso, è tutta femminile
l’organizzazione.

Un Israele da non perdere un’esperienza per tutta la vita.

*SOGGIORNO*:in allegato trovate il programma, potranno esserci cambi di
itinerario ma la sostanza è quella: Gerusalemme, la città vecchia, il
Parlamento e il palazzo presidenziale, Tel Aviv, Sderot, Jaffa; vivremo
momenti di grande emozione visitando i progetti del Keren Hayesod.

***700 euro*a personain camera doppia volo escluso.Supplemento singola
205 euro. In allegato il modulo da compilare.

*VOLO*: lasciamo ad ognuno la libertà di organizzarsi/acquistare
partenza e ritorno a piacere, forse includendo il fine settimana
precedente o successivo per visitare tanti altri luoghi di interesse o
per rilassarsi al mare.

Per chi vuole fare il viaggio solo 3-6 marzo, segnaliamole nostre ricerche:

-volo El Al diretto con orari comodi ad un prezzo intorno ai 750 euro

-al costo di circa 280 euro volo con partenza alle 8.30 del mattino via
Vienna

-al costo di 220 euro voli diretti con partenza alle 6 del mattino con
Meridiana; ritorno volo diretto Easy Jet con arrivo a Milano alle 23.25

affrettatevi prima che i prezzi salgano.

FORMEREMO SICURAMENTE UN BEL GRUPPO PER SCOPRIRE, CONOSCERE E IMPARARE A
CAPIRE QUESTO MERAVIGLIOSO PAESE. IL TUTTO CON L’AUGURIO DI DIVERTIRCI
ANCHE.

PER QUALSIASI INFORMAZIONE NON ESITATE A CONTATTARCI

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francesca modiano  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. 335 5966860

marlene levi 347 9812905 <tel:347%209812905>

carmel luzzatti 347 3734267 <tel:347%203734267>

 

 

Anna Foa presenta il suo ultimo libro “Portico d’Ottavia 13”
Una casa nel ghetto nel lungo inverno del ’43.

Incontro è organizzato dalla sezione veronese dell’Associazione Figli della Shoah in
collaborazione con la cooperativa Libre.

Domenica 26 Gennaio 2014 08:02

Giorno della Memoria a Verona

Ci è gradito segnalarvi le seguenti importanti manifestazioni
Associazione Veronese Italia-Israele


Il giorno 27 gennaio alle ore 21,10 su Rai Storia, canale 54, verrà
trasmesso il documentario
“Rose bianche su sfondo nero. I 20 bambini di Bullenhuser Damm”
regia di Miligi Gianluca
www.proedieditore.it

 

Mercoledì 29 gennaioore 18 - Sala Convegni del Palazzo dellaGran
Guardia

Incontro con il prof.Riccardo Mauroner sul tema: "Yad Vashem -
L’archivio, la memoria e l’etica della testimonianza” .

"Yad Vashem” è il Memoriale della Shoà di Gerusalemme, Israele.

di e con Miriam Meghnagi nell'ambito della /Giornata della Memoria

 

Gabriele Coen, sassofoni e clarinetto
Andrea Piccioni, percussioni a cornice, darbuka, effettistica
Nicola Puglielli, chitarre

con la partecipazione di *David Meghnagi, voce

È il canto soffio, memoria, catena di messaggi e tradizioni, luogo di
convivenza e di pace. Parla di storie e geografie e non conosce confini.
Sale fino al cielo. Sceglie la vita /Tikkun 'Olam/, viaggio onirico
nella cultura ebraica che attraversa il tempo e le culture musicali del
Mediterraneo, culla di grandi civiltà e passioni, e dell’Europa intera.

Ripercorre il cammino degli ebrei nella storia e nel dialogo con
l'alterità, in varie lingue (tra cui ebraico, aramaico, arabo, yiddish,
italiano, ladino – lingua degli Ebrei Sefarditi – da Sefarad, Spagna,
bajitto – la lingua degli ebrei di Livorno) e stili. Dal Nord Africa
alla Spagna, all'Italia, ai Balcani, Turchia e Yemen, all’Europa
centrale ed orientale e alla mistica Safed, con lo sguardo rivolto a
Gerusalemme, topos della mente. Unisce e distingue, e nelle differenze
ha sempre presente le affinità e il dialogo.

I ponti su cui si incontrano i popoli sono fragili. /Tiqqun 'Olam/
vogliono essere speranza e memoria, parole e canti che riparano e siano
di riparo, che ricompongono lacerazioni e fratture, che riscattino il
mondo caduto, che attraversano i mari e le culture e che nelle
differenze ricordino le somiglianze e siano dunque proposta di incontro
e di costruzione di pace. Molti i canti originali di Miriam.

Work in progress, lo spettacolo di Miriam Meghnagi prevede la presenza
di un numero variabile di musicisti di varia estrazione musicale e di
differenti etnie.

*Miriam Meghnagi* <http://www.goethe.de/ins/it/lp/ver/it12194796.htm> –
Biografia

 

Ingresso libero

Di seguito il link per gli eventi  legati alla Giornata della Memoria 2014 della

 

Comunità Ebraica di Torino

Organizzato dall'Università degli Studi di Napoli Federico II, con la pesenza del presidente della comunità ebraica di Napoli Pierluigi Campagnano e il rabbino capo di Napoli Scialom Bahbout, si terrà il convegno: Totalitarismi e "Reificazione" della persona.

Una delegazione di EDIPI parteciperà a questi incontri organizzati a Napoli per Il "Giorno delle Memoria"

 

Napoli

di Ugo Volli

 

- Ancora una volta il prof. Ugo Volli semiologo dell' Università di Torino, già apprezzato relatore nel ns. ultimo Raduno Nazionale (aprile 2013) nella sinagoga di Torino, coglie il segno con questo acuto articolo sull'antisemitismo.

 

È un odio risorgente che per dimensioni, continuità e violenza non è paragonabile a nessun altro fenomeno razzista che esiste e resiste anche dove non ci sono ebrei.

Ci abbiamo creduto un po' tutti. Anche i più pessimisti nel mondo ebraico e soprattutto in quella che si usa chiamare "società civile" dell'Europa e degli Stati Uniti hanno dato per scontato che con la fine del nazismo e con la trasformazione delle chiese fosse finito anche l'antisemitismo. Il "mai più" rispetto ad Auschwitz sembrava un fatto più che una promessa, se non per quanto riguarda la capacità delle società umane di produrre atrocità e stragi, mai venuta meno, almeno per la sua concentrazione particolare sul piccolo popolo ebraico. Mai più genocidi, si pensava, ma anche mai più antisemitismo, la lezione è stata troppo atroce per poter essere dimenticata. 
Certo, dalla sua nascita non era mai tramontata l'ostilità araba verso Israele, diffusa poi a buona parte della sinistra e dei paesi del "terzo mondo", ma quello era un conflitto politico, si diceva, non c'entrava con  l'identità ebraica, era solo un problema di confini che si sarebbe presto risolto. E invece non è andata così, ormai è chiaro. Un piccolo demagogo che si fa intervistare per spiegare che i mali del mondo derivano dal fatto che le persone più ricche del mondo sono ebree o che sono ebraiche le banche (falso, naturalmente); una televisione rumena che trasmette canti natalizi che incitano a sterminare gli ebrei; il capo dell'associazione degli studenti arabi di un'università americana che si fa ritrarre con un coltello per sgozzare gli ebrei... sono notizie delle ultime ore che ho letto mentre scrivo questo articolo, ma notizie del genere non mancano mai e spesso sono peggiori: omicidi a freddo in Israele e fuori, tentati rapimenti, bombe, cimiteri sconsacrati, boicottaggi, luoghi in Europa in cui è molto pericoloso farsi identificare come ebrei, come lo è già in tutti i paesi musulmani, negazionismi sulla Shoà, attribuzioni di ogni tipo di colpe agli ebrei... L'aspetto più preoccupante di questa storia è che non si tratta di incidenti organizzati e attribuibili a un singolo centro, che potrebbe essere combattuto o almeno isolato. Sono ormai luoghi comuni, codificati nella cultura di massa, che fanno parte di quell'enciclopedia degli imbecilli che viene continuamente riflessa e riprodotta nei social media. 
Ognuno di noi ebrei in Europa vede solo una piccola parte del fenomeno: gli ungheresi vedono un governo che rivaluta i vecchi alleati dei nazisti e i partiti che li minacciano; i greci, dopo aver subìto incendi di sinagoghe e profanazioni di cimiteri, devono ora fare i conti con la popolarità di Alba Dorata. In Olanda, in Danimarca, in Norvegia, in Gran Bretagna, girare con una kippah è tanto pericoloso da essere sconsigliato dalle istituzioni ebraiche; in Francia l'antisemitismo ha superato i limiti dell'omicidio nei casi del rapimento di Ilan Halimi e nell'assalto alla scuola di Tolosa. In Italia abbiamo i negazionisti neonazisti, le minacce squadristiche, ma anche l'odio per Israele a sinistra e le menzogne populiste dei forconi e dei grillini. Il mondo anglosassone è percorso dalle ondate "benpensanti" del boicottaggio. Spesso si sostiene che questo odio risorgente, che per dimensioni, continuità e violenza non è paragonabile a nessun altro fenomeno razzista, sarebbe provocato dalle "politiche del governo israeliano" e che ciò lo renderebbe, se non condivisibile, almeno comprensibile. 
Le "critiche" di queste "politiche" sarebbero "legittime"; se ogni tanto esse "esagerano" prendendosela con gli ebrei "innocenti" (come se gli israeliani fossero "colpevoli" di volersi difendere...), be', bisogna capire e portar pazienza, o, ancor meglio, gli ebrei dovrebbero unirsi a quelle "critiche", cercando di cambiare le "politiche" o addirittura il "governo israeliano", rendendolo accomodante alla "giusta lotta" dei "palestinesi" che rivendicano null'altro se non la "loro terra". Questo discorso è ipocrita e subdolo, oltre che del tutto infondato. Le "politiche" non c'entrano affatto, per esempio questo è un periodo di trattative, in cui il governo di Israele sta cercando di vedere se esista una via di accordo con l'Anp. 
Ma questo non ha affatto bloccato i boicottaggi né tanto meno gli atti e i discorsi antisemiti. E non solo non c'entrano le politiche, ma neppure i governi e il loro orientamento: non ce n'è stato uno, dalla fondazione dello Stato di Israele, che si sia sottratto a odi e boicottaggi. Solo la malafede o la "sindrome di Stoccolma" (quella che proverbialmente porta ad appoggiare i propri persecutori, giustamente ritradotta da Kenneth Levin nel titolo di un libro importante "The Oslo Syndrome") di una certa sinistra ebraica autorizza tesi così aberranti. Del resto basta aver seguito un po' la pubblicistica dei vari movimenti palestinesi, aver letto i loro statuti e seguito quel che dicono in arabo alle loro televisioni invece che in inglese all'opinione pubblica internazionale, per capire che lo scopo finale della loro azione è l'eliminazione

di Israele e degli "ebrei", non la costruzione di uno "stato palestinese" che è solo uno strumento utile per la lotta antisemita, destinato ad essere abbandonato dopo la "vittoria". Il fatto è che non la lotta contro Israele è causa dell'antisemitismo, ma esattamente l'opposto: è l'antisemitismo (arabo o marxista, cristiano o fascista) a spiegare l'odio per Israele. E' un antisemitismo che non ha bisogno di ebrei per svilupparsi (tant'è vero che i paesi d'Europa che più si rivelano antisemiti ai sondaggi sono quelli dove gli ebrei non ci sono quasi più, come la Spagna e la Polonia). E l'antisemitismo fiorisce anche in luoghi pochissimo sfiorati dalla diaspora ebraica, come il Giappone. Il fatto è che l'antisemitismo ha pochissimo a che fare con quello che fanno in effetti gli ebrei, con la loro presenza reale.

 

Con buona pace di storici poco scrupolosi e per nulla accorti che hanno cercato di sfruttare il tema, forse alla ricerca della pubblicità fornita dagli scandali, "l'accusa del sangue", quell'infame calunnia per cui gli ebrei furono perseguitati per secoli in quanto assassini di bambini cristiani che avrebbero usato per confezionare il pane azzimo, non ha nulla a che fare con le pratiche dell'ebraismo, anzi contraddice alcune delle leggi più sacre della Torà; ma è stato usato per molti secoli contro le comunità ebraiche dall'Inghilterra fino alla Siria, dalla Russia alla nostra Italia. E così per l'accusa di deicidio, per quella fabbricazione della polizia zarista che si intitola "Protocolli dei Savi di Sion" e ancora oggi è usata per l'antisemitismo arabo; così per l'accusa di un'influenza economica esagerata ("i cinque uomini più ricchi del mondo sono ebrei", ha detto uno sprovveduto, ma non isolato masaniello contemporaneo). Dimostrare che queste accuse sono false, documentarne la formazione truffaldina, far presente la loro palese assurdità non serve a nulla. Perché come scrive David Nirenberg nella sua bellissima storia dell'"Antigiudaismo", gli ebrei cui si riferiscono gli antisemiti di tutte le stagioni, dall'antico Egitto (quello tolemaico, non quello dei Faraoni), dove probabilmente questa storia è cominciata, fino ai paesi arabi contemporanei, passando per la Chiesa e Maometto, per i filosofi dell'Illuminismo e il nazismo, quasi mai sono i veri ebrei in carne ed ossa, con i loro meriti e i loro indubbi difetti. Si tratta invece di fantasmi, di costruzioni ossessive spesso del tutto staccate dalla realtà, cui sono attribuite certe caratteristiche di comodo, magari ereditate dalla tradizione e mai verificate, che servono spesso a fare i conti nell'ambito dello stesso fronte antisemita, dove l'accusa di essere "come gli ebrei" o addirittura membri del popolo di Israele è la massima ragione di squalifica. 
Che poi ci rimettano gli ebrei veri ed essi siano mandati in esilio, nei roghi dell'Inquisizione o in quelli dei lager, ha sempre importato poco. E questo è vero anche oggi, quando l'odio antisemita si concentra non solo sui singoli ebrei o sulle loro piccole comunità della diaspora ma soprattutto sul loro stato rinato, Israele. Una rinascita vissuta come un trauma aperto dall'Islam, ma più nascostamente anche da settori non piccoli della Cristianità, dato che entrambi, in maniera non dissimile, avevano profetizzato e preteso la dissoluzione di un popolo antiquato rispetto alle nuove profezie che li costituivano come religioni. Per questa ragione non è accettabile alcun varco di separazione fra antisemitismo e antisionismo o "israelofobia", secondo la parola proposta da Fiamma Nirenstein. Perché il nemico di Israele (o ipocritamente delle "politiche" del suo "governo") è un antisemita. Anche se per caso si trova ad essere di origini ebraiche, come parecchi negli Stati Uniti e anche in Europa e in Italia: essere antisemiti con sangue ebraico nelle vene non è affatto impossibile, vi sono molti casi illustri che lo dimostrano, dai neofiti che facevano i consulenti dell'Inquisizione a Otto Weininger, fino ai sedicenti intellettuali filopalestinesi d'oggi. E il solo modo per combattere l'antisionismo oggi è difendere Israele.

 

(Art. tratto da Shalom )

L'ass. Amici di Israele e la Sinagoga Beth Shlomo invitano alla serata
intitolata:


"TUTTE LE DOMANDE CHE AVRESTE SEMPRE VOLUTO FARE SULLA
SHOAH"


Introduzione a cura di Maurizio Turchet, di ritorno dal
museo ebraico di Berlino, che ci racconterà come i tedeschi hanno scelto di ricordare
il proprio passato

Breve relazione sulle responsabilità italiane nel genocidio
da parte del Prof.

Andrea Bienati, uno dei massimi esperti italiani della Shoà

A seguire, il docente sarà a disposizione per una
chiacchierata con i presenti e per rispondere alle tante
domande del pubblico sul genocidio avvenuto
70 anni fa

Ci accompagnerà in questo dialogo Davide Romano, che
farà da moderatore.


L'appuntamento è per lunedì 20 gennaio 2014 - ore 20.45.
Presso la Sinagoga Beth Shlomo, corso Lodi al civico 8/c -
(MM Porta Romana).



INGRESSO LIBERO

Venerdì 17 Gennaio 2014 09:14

Io ebrea contro il Giorno della Memoria

Può sembrare strano che un'ebrea sia contraria alla giornata della memoria, ma ultimamente questa opportunità è diventata il ricordo di quanti si son distinti per salvare ebrei (un esempio che vale per tutti è quello di Perlasca a Padova) oppure per ricordare i vari stermini del '900 (dai turchi in Armenia fino ai Kmer rossi in Cambogia), per cui l'immane tragedia della Shoà viene diluita e confusa. Se in occasioni della GdM non si riesce ad innescare l'attualità dell'attuale antisionismo come conseguenza e risultato di un contenzioso rimasto irrisolto verso il dramma della Shoà che coinvolge un pò tutti ma in particolare gli "italiani brava gente", ci troveremo, forse ben presto e drammaticamente, a ricordare un altra giornata della memoria.......
la Giornata della Memoria dello Stato di Israele! (B.I.)

 

Commento di Elena Loewenthal

Come si fa a scendere a patti con una storia così? Come si fa a farci i conti? A togliersela dalla testa, a non trasformarla in un’ossessione, a evitare che ti si aggrovigli dentro?
A pensare che possa lasciarti in pace anche soltanto un momento, per tutti i giorni della tua vita?

Niente da fare.
Te la trascini dietro. Sai che ci stai dentro e non ne esci più anche se sei nata dopo.
Forse, ogni tanto speri di poterla dimenticare. È pura illusione, è un auspicio che affidi, caso mai, alle generazioni successive. Ma altro che memoria, culto della memoria, celebrazione della memoria, moralità della memoria. Per te che sei nata dopo, cioè per me, il vero sogno sarebbe poterla dimenticare, questa storia. Rimuovere la Shoah dall’universo della mia coscienza e dal mio inconscio, soprattutto. Smettere, ad esempio, di sentirmi l’intestino in gola ogni volta che vedo e sento passare un treno merci con il suo sferragliare pesante, la lentezza del moto e del suono che assorda, la parete impenetrabile dei vagoni.
Altro che GdM. Ci vorrebbe quello dell’oblio, per me. O almeno la possibilità di sistemare tutta quella memoria su una nuvola, come si fa adesso. Non perché sia vuoto, anzi. L’oblio non si fa con il vuoto, ma con il pieno, come il troppo pieno. È una forma di difesa dall’angoscia, una pulsione di vita, l’oblio: così spiega Simon Daniel Kipman in L’Oubli et ses vertus. Anche lui, che è psicoanalista, al dovere della memoria contrappone il diritto all’oblio e soprattutto il diritto alla trasformazione in tracce meno tossiche e più confortevoli dell’«iscrizione traumatica e traumatizzante del ricordo».
Se solo la si potesse dimenticare, questa storia. Non i suoi morti, che poi sono miei, ma la storia in sé. Le leggi razziali, le persecuzioni, i treni con i deportati, le camere a gas, le torture, le fucilazioni di massa, le violenze assurde. Perché mai coltivarne la memoria, se non per continuare a star male? Ma l’autolesionismo non fa parte della mia identità, né del mio bagaglio morale o teologico. L’ebraismo è una cultura della vita, ha fede nella vita. Non coltiva la morte.
Pensare che gli ebrei ambiscano a celebrare questa memoria significa non provare nemmeno a mettersi nei loro panni. Quella memoria è scomoda, terribile, respingente.

Ne farei tanto volentieri a meno, non finirò mai di ripeterlo.
È la prima cosa da chiedere, appuntata nella mente, se mi capitasse di nascere un’altra volta, con la possibilità di opzione: grazie, questo no. Né prima né durante né dopo. Mettetemi in un mondo dove non c’è la Shoah.
Anche per questa ragione, o forse in primo luogo per questa ragione, io rinnego il GdM: non mi appartiene, non gli appartengo, non riguarda me e la mia, di memoria. La mia memoria non comunica. Malgrado la mia vicinanza estrema e quotidiana, provo una frustrazione terribile che è la conseguenza di una distanza minima, ma insormontabile. A un passo di lì ci sono quel dolore, quelle paure. Lo so, ma non posso far nulla per condividerlo, per sentirlo, per renderlo comunicabile. Non lo è né lo sarà mai. Come non è veramente condivisibile alcuna sofferenza al mondo, del resto. [...]
Ma ovviamente l’oblio non è una terapia culturale accettabile. Viviamo in un tempo che celebra la memoria come valore e l’oblio come difetto. Ricordare è un bene di per sé. Siamo portati a considerare questo come un assunto indiscutibile. Ma forse non è così. Forse anche le società hanno bisogno di dimenticare – le ferite, i torti perpetrati e quelli subiti. Come l’individuo, che per riprendersi deve rimuovere i traumi almeno in parte, almeno per un certo tempo.

Al di là di questo, il GdM sta dimostrando, purtroppo, che la memoria non porta necessariamente un segno positivo, non è utile o benefica di per sé. Può rivoltarsi e diventare velenosa. Scatenare il peggio invece di una presa di coscienza. Come aiuta molti a capire, come fa opera istruttiva, così il GdM è diventato il pretesto per sfogare il peggio, per riaccanirsi contro quelle vittime, per dimostrare che sapere non rende necessariamente migliori. Di fronte ad alcuni, diffusi fenomeni, la reazione istintiva è ormai quella di rammaricarsi della conoscenza acquisita: se circolasse meno memoria, se di Shoah non si parlasse tanto e disinvoltamente, forse si eviterebbero esternazioni verbali – e a volte non solo verbali – che sono un insulto rivolto a tutti. Ai morti, ai sopravvissuti, ma soprattutto alla società civile contemporanea. In sostanza, in questi ultimi anni la memoria non si è dimostrata particolarmente terapeutica: se di certe cose si parla molto più che in passato, è anche vero che non di rado se ne parla offendendo la memoria – sempre che abbia senso, l’espressione «offendere la memoria»: caso mai si offendono i vivi, perché i morti, purtroppo per loro, non si offendono più. È quasi come se la celebrazione della memoria avesse autorizzato la sua stessa violazione. Per questo ogni tanto il silenzio sarebbe auspicabile.
Ma la violazione peggiore, quella più grave e sicuramente più gravida di conseguenze, è quella di considerare il GdM come l’occasione di un tributo agli ebrei, un postumo e ovviamente simbolico risarcimento.
Non è, non dovrebbe essere nulla di tutto questo.
Il GdM riguarda tutti, fuorché gli ebrei che in questa storia hanno messo i morti. Che non l’hanno ispirata, ideata, costruita e messa in atto. Che non l’hanno neanche vista, in fondo: ci sono precipitati dentro. Era buio. Gli altri sì che hanno visto. È questo sguardo che dovrebbe celebrarsi nel GdM. Allora nel presente, oggi verso il passato.
E non è uno sguardo nemmeno consolatorio. [...] Ma non certo per far sì che non accada mai più. La memoria non porta con sé alcuna speranza. La cognizione del male non è un vaccino. «Ricordare perché non accada mai più» è una frase vuota. Se anche non dovesse accadere mai più, non sarà per merito della memoria, ma del caso.

 

Art. tratto da informazionecorretta

analisi di Ugo Volli

Ci abbiamo creduto un po' tutti. Anche i più pessimisti nel mondo ebraico e soprattutto  in quella che si usa chiamare "società civile" dell'Europa e degli Stati Uniti hanno dato per scontato che con la fine del nazismo e con la trasformazione delle chiese fosse finito anche l'antisemitismo. Il "mai più" rispetto ad Auschwitz sembrava un fatto più che una promessa, se non per quanto riguarda la capacità delle società umani di produrre atrocità e stragi, mai venuta meno, almeno per la sua concentrazione particolare sul piccolo popolo ebraico. Mai più genocidi, si pensava, ma anche mai più antisemitismo, la lezione è stata troppo atroce per poter essere dimenticata. Certo, dalla sua nascita non era mai tramontata l'ostilità araba verso Israele, diffusa poi a buona parte della sinistra e dei paesi del "terzo mondo", ma quello era un conflitto politico, si diceva, non c'entrava con l'identità ebraica, era solo un problema di confini che si sarebbe presto risolto.

E invece non è andata così, ormai è chiaro. Un piccolo demagogo che si fa intervistare per spiegare che i mali del mondo derivano dal fatto che le persone più ricche del mondo sono ebree o che sono ebraiche le banche (falso, naturalmente); una televisione rumena che trasmette canti natalizi che incitano a sterminare gli ebrei; il capo dell'associazione degli studenti arabi di un'università americana che si fa ritrarre con un coltello per sgozzare gli ebrei... sono notizie delle ultime ore che ho letto mentre scrivo questo articolo, ma notizie del genere non mancano mai e spesso sono peggiori: omicidi a freddo in Israele e fuori, tentati rapimenti, bombe, cimiteri sconsacrati, boicottaggi, luoghi in Europa in cui è molto pericoloso farsi identificare come ebrei, come lo è già in tutti i paesi musulmani, negazionismi sulla Shoà, attribuzioni di ogni tipo di colpe agli ebrei... L'aspetto più preoccupante di questa storia è che non si tratta di incidenti organizzati e attribuibili a un singolo centro, che potrebbe essere combattuto o almeno isolato. Sono ormai luoghi comuni, codificati nella cultura di massa, che fanno parte di quell'enciclopedia degli imbecilli che viene continuamente riflessa e riprodotta nei social media.

Ognuno di noi ebrei in Europa vede solo una piccola parte del fenomeno: gli ungheresi vedono un governo che rivaluta i vecchi alleati dei nazisti e i partiti che li minacciano; i greci, dopo aver subito incendi di sinagoghe e profanazioni di cimiteri, devono ora fare i conti con la popolarità di Alba Dorata. In Olanda, in Danimarca, in Norvegia, in Gran Bretagna, girare con una kippah è tanto pericoloso da essere sconsigliato dalle istituzioni ebraiche; in Francia l'antisemitismo ha superato i limiti dell'omicidio nei casi del rapimento di Ilan Halimi e nell'assalto alla scuola di Tolosa. In Italia abbiamo i negazionisti neonazisti, le minacce squadristiche, ma anche l'odio per Israele a sinistra e le menzogne populiste dei forconi e dei grillini. Il mondo anglosassone è percorso dalle ondate "benpensanti" del boicottaggio.

Spesso si sostiene che questo odio risorgente, che per dimensioni, continuità e violenza non è paragonabile a nessun altro fenomeno razzista, sarebbe provocato dalle "politiche del governo israeliano" e che ciò lo renderebbe, se non condivisibile, almeno comprensibile. Le "critiche" di queste "politiche" sarebbero "legittime"; se ogni tanto esse "esagerano" prendendosela con gli ebrei "innocenti" (come se gli israeliani fossero "colpevoli" di volersi difendere... be', bisogna capire e portar pazienza, o, ancor meglio, gli ebrei dovrebbero unirsi a quelle "critiche", cercando di cambiare le "politiche" o addirittura il "governo israeliano", rendendolo accomodante alla "giusta lotta" dei "palestinesi" che rivendicano null'altro se non la "loro terra".

Questo discorso è ipocrita e subdolo, oltre che del tutto infondato. Le "politiche" non c'entrano affatto, per esempio questo è un periodo di trattative, in cui il governo di Israele sta cercando di vedere se esista una via di accordo con l'Anp. Ma questo non ha affatto bloccato i boicottaggi né tanto meno gli atti e i discorsi antisemiti. E non solo non c'entrano le politiche, ma neppure i governi e il loro orientamento: non ce n'è stato uno, dalla fondazione dello Stato di Israele, che si sia sottratto a odi e boicottaggi. Solo la malafede o la "sindrome di Stoccolma" (quella che proverbialmente porta ad appoggiare i propri persecutori, giustamente ritradotta da Kenneth Levin nel titolo di un libro importante "The Oslo Syndrome") di una certa sinistra ebraica autorizza tesi così aberranti. Del resto basta aver seguito un po' la pubblicistica dei vari movimenti palestinisti, aver letto i loro statuti e seguito quel che dicono in arabo alle loro televisioni invece che in inglese all'opinione pubblica internazionale, per capire che lo scopo finale della lorto azione è l'eliminazione di Israele e degli "ebrei", non la costruzione di uno "stato palestinese" che è solo uno strumento utile per la lotta antisemita, destinato ad essere abbandonato dopo la "vittoria".

Il fatto è che non la lotta contro Israele è causa dell'antisemitismo, ma esattamente l'opposto: è l'antisemitismo (arabo o marxista, cristiano o fascista) a spiegare l'odio per Israele. E' un antisemitismo che non ha bisogno di ebrei per svilupparsi (tant'è vero che i paesi d'Europa che più si rivelano antisemiti ai sondaggi sono quelli dove gli ebrei non ci sono quasi più, pur avendoli molto frequentato in passato, come la Spagna e la Polonia. E l'antisemitismo fiorisce anche in luoghi pochissimo sfiorati dalla diaspora ebraica, come il Giappone. Il fatto è che l'antisemitismo ha pochissimo a che fare con quello che fanno in effetti gli ebrei, con la loro presenza reale. Con buona pace di storici poco scrupolosi e per nulla accorti che hanno cercato di sfruttare il tema, forse alla ricerca della pubblicità fornita dagli scandali, "l'accusa del sangue", quell'infame calunnia per cui gli ebrei furono perseguitati per secoli in quanto assassini di bambini cristiani che avrebbero usato per confezionare il pane azzimo, non ha nulla a che fare con le pratiche dell'ebraismo, anzi contraddice alcune delle leggi più sacre della Torà; ma è stato usato per molti secoli contro le comunità ebraiche dall'Inghilterra fino alla Siria, dalla Russia alla nostra Italia. E così per l'accusa di deicidio, per quella fabbricazione della polizia zarista che si intitola "Protocolli dei Savi di Sion" e ancora oggi è usata per l'antisemitismo arabo; così per l'accusa di un'influenza economica esagerata ("i cinque uomini più ricchi del mondo sono ebrei", ha detto uno sprovveduto, ma non isolato masaniello contemporaneo). Dimostrare che queste accuse sono false, documentarne la formazione truffaldina, far presente la loro palese assurdità non serve a nulla.

Perché come scrive David Nirenberg nella sua bellissima storia dell'"Antigiudaismo", gli ebrei cui si riferiscono gli antisemiti di tutte le stagioni, dall'antico Egitto (quello tolemaico, non quello dei Faraoni), dove probabilmente questa storia è incominciata, fino ai paesi arabi contemporanei, passando per la Chiesa e Maometto, per i filosofi dell'Illuminismo e il nazismo, quasi mai sono i veri ebrei in carne ed ossa, con i loro meriti e i loro indubbi difetti. Si tratta invece di fantasmi, di costruzioni ossessive spesso del tutto staccate dalla realtà, cui sono attribuite certe caratteristiche di comodo, magari ereditate dalla tradizione e mai verificate, che servono spesso a fare i conti nell'ambito dello stesso fronte antisemita, dove l'accusa di essere "come gli ebrei" o addirittura membri del popolo di Israele è la massima ragione di squalifica. Che poi ci rimettano gli ebrei veri ed essi siano mandati in esilio, nei roghi dell'Inquisizione o in quelli dei lager, ha sempre importato poco. E questo è vero anche oggi, quando l'odio antisemita si concentra non solo sui singoli ebrei o sulle loro piccole comunità della diaspora ma soprattutto sul loro stato rinato, Israele. Una rinascita vissuta come un trauma aperto dall'Islam, ma più nascostamente anche da settori non piccoli della Cristianità, dato che entrambi, in maniera non dissimile, avevano profetizzato e preteso la dissoluzione di un popolo antiquato rispetto alle nuove profezie che li costituivano come religioni. Per questa ragione non è accettabile alcun varco di separazione fra antisemitismo e antisionismo o "israelofobia", secondo la parola proposta da Fiamma Nirenstein. Perché il nemico di Israele (o ipocritamente delle "politiche" del suo "governo") è un antisemita. Anche se per caso si trova ad essere di origini ebraiche, come parecchi negli Stati Uniti e anche in Europa e in Italia: essere antisemiti con sangue ebraico nelle vene non è affatto impossibile, vi sono molti casi illustri che lo dimostrano, dai neofiti che facevano i consulenti dell'Inquisizione a Otto Weininger, fino ai sedicenti intellettuali filopalestinesi d'oggi. E il solo modo per combattere l'antisionismo oggi è difendere Israele.

 

Art. tratto da informazionecorretta

Un invito ad EDIPI da parte dell'Ambasciata di Israele a Roma

Alla c.a. della Prof.ssa Claudia Condemi,

siamo lieti di inoltrarle, in qualità di rappresentante EDIPI per il
Lazio, l'invito (in allegato) dell'Ambasciata d'Israele in Italia
all'evento che si terrà venerdì 17 gennaio p.v., alle ore 9:00 AM,
presso il Parco Yitzhak Rabin a Roma, in occasione della festività
ebraica di Tu BiShvàt.

Un cordiale shalom,

Dario Burgaretta

/Coordinatore Ufficio Affari Pubblici e Politici/

/Ambasciata d’Israele in Italia

A Film Unfinished ( Shtikat Haarchion)

di Yael Hersonski (Israele 2010, 89’, v.o.sott.it.)
Lunedì 27 gennaio 2014 ore 21
Teatro degli Atti
In collaborazione con Pitigliani Kolno’a Festival

Cinquant’anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, nei sotterranei di un archivio in Germania, vengono ritrovate quattro bobine di un film girato dai nazisti nel Ghetto di Varsavia. Yael Hersonsky, giovane regista israeliana, vuole capire cosa si nasconda dietro questo film mai finito e cosa avessero in mente gli ideatori. Che intenzioni avevano coloro che inviarono una vera e propria troupe, completa di operatori e materiali, per filmare il Ghetto di Varsavia appena tre mesi prima della rivolta?

Ingresso gratuito

 

La memoria contro la storia.La fine degli ebrei del mondo arabo (XIX-XX secolo)

lectio magistralis di Georges Bensoussan storico, direttore della Revue d’histoire de la shoah e responsabile editoriale del Mémorial de la shoah
mercoledì 29 gennaio 2014 ore 17
Sala del Giudizio, Museo della Città di Rimini

In collaborazione con il Mémorial de la shoah di Parigi 
Introduce Laura Fontana

La storia delle comunità ebraiche sefardite del Nord Africa e del Vicino e Medio Oriente (Marocco, Tunisia, Egitto, Libia Iraq e Yemen), alcune antiche di oltre duemila anni, è stata raramente oggetto di una narrazione e di una ricostruzione storiografica capaci di andare oltre una certa lettura superficiale, nostalgica, spesso folkloristica. Dopo una parentesi di parziale emancipazione con l’arrivo dei colonizzatori europei in terra araba, queste comunità sono quindi tornate alla condizione di dhimmi, segnata dalla più totale sottomissione, paura e umiliazione, nonché oggetto di violenze e persecuzioni, anche attraverso veri e propri pogrom, fino all’esodo di massa tra il 1850 e il 1975 che - di fatto - ha distrutto completamente la vita ebraica in tali paesi. La lectio magistralis di Georges Bensoussan intende far luce su un capitolo di storia (e non solo di storia dell’ebraismo) a lungo dimenticato, offuscato dal peso della shoah e di quella immane tragedia che ha decimato le comunità ebraiche ashkenazite in Europa.
Sarà garantita la traduzione simultanea.

“L’ISOLA DI ALEX”
Una storia di speranza e di coraggio
un attore, un burattinaio, un musicista e una cantante


Alfonso De Filippis - regia e narrazione
Maurizio Gioco - burattini
Claudia Bidoli - canto
Fabio Basile – musiche

Liberamente ispirato al romanzo“L’isola in via degli Uccelli” di Uri Orlev

Rimasto drammaticamente solo, Alex, un bambino ebreo di undici anni, si
nasconde tra le macerie di un palazzo bombardato nel ghetto di Varsavia.
La madre è sparita nel nulla e il padre viene catturato dai nazisti
durante una “selezione”. Unica compagnia, un topolino bianco che lui
chiama Neve e che immagina sia come il Venerdì di Robinson Crusoe.
Una storia con lieto fine, una maniera diversa di affrontare la tragedia
della Shoah.

/Lo scrittore israeliano*Uri Orlev* é nato come Jerzy Henryk (Jurek)
Orlowski nel 1931, a Varsavia. Allo scoppio della guerra è privato del
padre, prigioniero sul fronte russo. Nell’ottobre del 1940 Jerzy,
insieme alla madre e al fratello minore Kazik, entra nel ghetto di
Varsavia. Dopo aver perso la madre, uccisa dai nazisti, fu deportato
insieme al fratello e alla zia nel campo di Bergen-Belsen. . Dopo la
guerra, Jurek arriva nella Palestina Mandataria con il fratello.. Oggi
vive a Gerusalemme. Scrittore di fama internazionale, ha pubblicato
numerosi libri di narrativa per ragazzi . /

*Associazione culturale PICCOLO UNIVERSALE *

Comune di Verona
Associazione Veronese Italia-Israele

Martedì 14 Gennaio 2014 13:31

Riunione soci 2014

Anche quest'anno la città di Firenze ha ospitato la riunione soci Edipi, presso la Villa El Shaddai,

 

venerdì sera del 3 Gennaio 2014

 

I lavori assembleari si sono aperti con il saluto del presidente Ivan Basana alla presenza dei soci Edipi: Andie Hortai, Gianluca Mascella, Annalisa Signoriello, Marisa Piacenti, Lia Tisio, Giovanni Giardino, il pastore Ciccarelli e consorte, Francesco Pirozzi e consorte. Per delega invece erano presenti: Rinaldo Diprose, Calasso Laura, Calasso Ornella e Gualtiero Magnifico, Muggioli Davide, Anna Guazzelli, Fernando De Angelis, Maniscalco Benedetto, Erlin Xhafa, Raffaella Fabris , Walter Lento, Ferruccio Dangelo, Egidio Ventura, Dino e Marco Manfredda, Gaetano Corvo, Nicla Pompeo Costantino, Gianluca Conenna, Alfredo De Bon, Nazzarena Codemi. L'indomani l'assemblea è stata completata con la presenza di Ivan Caradonna e del past. Corrado Maggia, e consorte Anna e due deleghe dei pastori Daniele Cocco e Paolo Chiarini.

Ospiti della riunione come amici di Edipi, Romy Pozo e i coniugi Seminara da Treviso.

 

Si è iniziato dal riepilogo delle attività Edipi 2013 con il bilancio positivo del XII° Raduno Nazionale Edipi a Torino in collaborazione con la Comunità Ebraica di Torino, i due Convegni Regionali, il III° in Sicilia e il I° Regionale in Piemonte dello scorso dicembre. Ci sono stati tre corsi di Israeologia a Napoli, Torino e Caltanisetta con il Prof. Diprose, il primo partito in sordina ma per i restanti c'è stato un vero successo.

 

In programma per il 2014 c'è stata la proposta dell'associazione B'nei Efraim per un Convegno Regionale in Sicilia per il periodo di Purim con l'eventuale presenza del pastore messianico Micki Yaron e la rappresentazione di un musical sul libro di Ester a cura della corale della chiesa di Caltanisetta della Pastora Nazzarena Condemini.

Proposta anche della Sicilia per il Raduno Nazionale 2014 in data da definire al più presto; sede probabili le città di Catania o Caltanisetta.

 

Si è continuato con il riepilogo dei viaggi in Israele fatti dai alcuni soci Edipi, iniziando dalle testimonianze di Annalisa Signoriello e Romy Pozo (ufficialmente socia edipi dal 1 Gennaio 2014) con la loro esperienza fatta nei due programmi (complessivamente 6 settimane) Sar-El.

Quindi la testimonianza di Lia Tisio e Gianluca Mascella che hanno partecipato insieme al Pres. Basana e moglie e altri soci Edipi , al viaggio per il raduno internazionale Chiamata per le Nazioni di Tom Hess a Gerusalemme.

Le proposte 2014 per eventuali viaggi in Israele e per quanti fossero interessati indicano di unirsi ai viaggi di Keren Hayesod o per il viaggio di Agosto con la chiesa del past. Ottavio Prato partendo dalla Sicilia e organizzato da Giusy Marchetta, infine i programmi Sar-El sono da prendere in considerazione per un'esperienza unica nel suo genere.

La serata si è conclusa con momento di intercessione per conoscere la volontà di Dio per le decisioni da prendere il giorno seguente, incominciando dall'importante scelta del vice presidente Edipi.

 

Sabato 4 Gennaio alle ora 9,30 si sono aperti i lavori per la giornata conclusiva con un piccolo riassunto della serata precedente per informare i soci che si sono uniti alla

riunione, Corrado e Anna Maggia, Alberto Dolci e Ivan Caradonna.

Il presidente ha commentato l'articolo del quotidiano Repubblica del giorno precedente dove parla dell'antisemitismo scoppiato in Francia, la risposta di Edipi a questo antisemitismo che purtroppo tocca anche l'Italia, saranno tre incontri nelle città di Padova, Rimini, Udine verso la fine di febbraio in collaborazione con l'Associazione Italia-Israele dove è previsto l'invito del consigliere politico dell'Ambasciata di Israele a Londra Ishmael Khaldi ( si tratta di un personaggio unico nel suo genere in quanto è un beduino di famiglia musulmana, laico ma con un grande cuore e determinazione a favore di Israele) che darà, oltre la sua testimonianza anche la reale esperienza nelle università britanniche in cui il rigurgito antisemita è accompagnato dalle violente richieste di boicotaggio, non solo economico, ma anche scientifico e culturale verso Israele.

Per l'occasione sarà invitato anche a Rimini per il I° Convegno Regionale il 28 e 1° marzo assieme a Mark Surey; tema del convegno “Scoppia la pace a Gerusalemme, ma l'ONU non lo sa!”

 

Il Past. Maggia invece ha testimoniato del suo intervento durante lo scorso Raduno Nazionale Nazionale nella Sinagoga di Torino e la sua partecipazione all'inaugurazione della Sinagoga di Biella, confermando che adesso la comunità ebraica, almeno quella di Torino, ci guarda con meno diffidenza e sottolineando l'importanza del rapporto di amore che altro non è che amicizia e rispetto che Edipi ha costruito e continua a costruire con il mondo ebraico.

 

C'è stato un piccolo aggiornamento sugli sviluppi di un eventuale Raduno Nazionale Edipi dl 2016 in concomitanza con il 500° anniversario del ghetto di Venezia.

 

Anche quest'anno si è ripetuto l'importanza di partecipare come soci edipi alle varie iniziative e manifestazioni durante il periodo della Giornata della Memoria, per essere sentinelle e intervenire quando c'è la possibilità per parlare dell'importanza di ricordare il giorno della Memoria per quello che è, non per quello che negli ultimi anni si sta purtroppo manifestando: non si ricordano più gli ebrei come “protagonisti/vittime” ma piuttosto i protagonisti sono diventati i “giusti/eroi” della Shoa'.

 

Sottolineata anche l'importanza di partecipare allo Yom Ha'atzmaut, di solito Edipi è sempre presente alla festa che ADI - Amici d'Israele organizza a Milano.

 

Presentato e approvato il Bilancio Economico 2013 e quello preventivo 2014.

Nominato anche l'avv. Ivan Caradonna come responsabile del comitato organizzativo per prossimo Raduno Nazionale in Sicilia.

Per solo l'anno 2014 è stato nominato anche il vice-presidente ing. Gaetano Corvo.

E' stata accettata la proposta del past. Corrado Maggia e di Alberto Dolci di predisporre un "filtro" per i nuovi soci Edipi: conseguentemente è stato incaricato Maggia a sviluppare gli aspetti e i contenuti di questo filtro.

 

Alcuni cambi nell'organigramma di Edipi: per quando riguarda le sentinelle di preghiera è entrata Marisa Piacenti e ovviamente c'è l'inserimento di Gaetano Corvo.

 

L'assemblea è stata informata anche della prossima pubblicazione Edipi; continuando sulla tematica della pubblicazione di Eli Hertz "Questa terra è la mia terra", sarà dato alla stampa un estratto del libro “ Foundation of the International Legal Rights of the Jewish People and the State of Israel” dell'autrice Cynthia Wallace , il titolo è " Israele nel diritto Internazionale". Molto probabilmente Dio permettendo sarà pronto per il prossimo incontro del 28 febbraio e 1° marzo a Rimini.

 

Intervento di chiusura è stato affidato a Giovanni Giardino, responsabile Edipi per il Piemonte nonché organizzatore degli eventi Edipi a Torino, testimoniando del suo viaggio in Israele. Il fratello Giardino ha poi sottolineato il fatto che la Chiesa è troppo occupata a fare "chiesa" che si è dimenticata qual'è il ruolo della Chiesa, soprattuto si è perso il primo amore....

La nostra convinzione è che se continuiamo a perseverare nel presentare gli scopi e gli obbiettivi di EDIPI alla Chiesa Italiana, al mondo ebraico religioso e istituzionale, a poco a poco le cose cambieranno, verso il meglio.

 

Infine è stato proposto ai soci presenti se per la prossima riunione soci era da fare ancora fisicamente la convocazione o ricorrere alla videoconferenze con Skype e Streaming.

La risposta è stata un NO! unanime visto che abbiamo tutti goduto di una piacevole, edificante compagnia e comunione fraterna; eventualmente la prossima riunione si può arricchire con Skype e streaming ma mai togliere il piacere d'incontrarsi, ovviamente per chi lo può fare.

 

La riunione si è quindi conclusa alle 16:30

 

Un sentito grazie alla pastora Rosa Grasso e all' equipe di “El Shaddai” per la squisita e calda ospitalità e per i pasti succulenti ed abbondanti.

 

L'occasione dell'assemblea soci ha avuto un particolare e simpatico momento con la consegna dell' "Attestato di Partecipazione Profetica ad Isaia: 53:1" a coloro che erano presenti. Nella foto il presidente Ivan Basana consegna il diploma a Marisa Clemente e a Lia Tiso.

In allegato foto del Presidente Basana e testimonianza di Romy Pozo, Gianluca Mascella e Lia Tiso.

incontro con     rav Ghili Benyamin     Rabbino capo Comunità Ebraica di Venezia

Dio allora pronunciò tutte queste parole:


Non ruberai (Esodo 20,1.15)

La stima, l’amicizia, il dialogo e la collaborazione fraterna tra
cristiani ed ebrei continuano a crescere. Giunti quest’anno alla
riflessione sull’/Ottava Parola /«Non ruberai», come ebrei e come
cristiani possiamo insieme coglierne tutta l’importanza teologica e
sociale, con le amplissime conseguenze per l’etica personale e pubblica
che ne derivano. «Il nostro comune impegno per la giustizia è
profondamente radicato in entrambe le nostre fedi. Ebrei e cristiani
hanno eguale obbligo di lavorare per la giustizia con carità
(/tzedaqah/), che condurrà infine allo Shalom

RICEVIAMO DALL’ASSOCIAZIONE FIGLI DELLA SHOA’ VERONA E TRASMETTIAMO:


Gentili Amici,

Da venerdi 24 Gennaio fino a venerdì 31 Gennaio l’ Ass. Figli della
Shoah Verona
sarà presente in Piazza Bra con il Carro della Memoria.
Cerchiamo volontari per essere presenti ed aiutare i visitatori.

Il comune come ogni anno organizza un convegno alla Gran Guardia il 27
gennaio. La vostra partecipazione sarà gradita.

orari: (speriamo di avere sufficienti volontari per poter fare orario
continuato durante il weekend)


Venerdì 24
09:00 - 12:30
15:00 - 18:30

Sabato 25 (dato l'afflusso che si prevede chiediamo gentilmente la
partecipazione nel pieno rispetto dello shabbat)
09:00 - 12:00
12:00 - 15:30
15:30 - 19:00

Domenica 26
09:00 - 12:00
12:00 - 15:30
15:30 - 19:00

Lunedì 27
09:00 - 12:30
15:00 - 18:30

Martedì 28
09:00 - 12:30
15:00 - 18:30

Mercoledì 29
09:00 - 12:30
15:00 - 18:30

Giovedì 30
09:00 - 12:30
15:00 - 18:30
Venerdì 31
09:00 - 12:30
15:00 - 18:30

contattare Daniel Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. _m _<mailto: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. _m> ,
cell 335 715 9957 per dare la
propria disponibilità. Grazie

In occasione del 69°anniversario della liberazione dei deportati dal lager di Auschwitz, l'UCEI insieme all'Università Ebraica di Gerusalemme e all'Associazione BrainCircleItalia, sotto l'egida della Presidenza del Consiglio dei Ministri, organizza un evento di grande portata simbolica. All'Auditorium Parco della Musica di Roma nel Giorno della Memoria rivivranno i violini sopravissuti alla Shoah. Un concerto per non dimenticare e per trasmettere un messaggio di dialogo e fratellanza attraverso il linguaggio universale della musica. Il concerto avrà luogo nella sala Sinopoli dell'Auditorium con inizio alle ore 20:00. L'ingresso è gratuito fino ad esaurimento dei posti; i biglietti possono esser ritirati a partire dal 19 gennaio presso l'infopoint dell'auditorium (www.iviolinidellasperanza.it)

La Biblioteca di Archeologia e Storia dell'Arte di Roma organizza per lunedì 27 gennaio dalle ore 16:30 alle 23:00 nel Giorno della Memoria 2014: Roma e gli ebrei ricordano, il convegno: "Roma 8 settembre 1943 - 4 giugno 1944". L'appuntamento è nella Sala della Crociera all'interno del Palazzo del Collegio Romano in via del Collegio Romano 27.

L'Istituto di Cultura Italo-Tedesca di Padova, in via dei Borromeo 16
(tel. 049.663424) organizza, alle 17:30 in sede,il convegno:

LE RESPONSABILITA' DELL'ITALIA NELLA PERSECUZIONE DEGLI EBREI E NELLA
SHOAH - Memoria, rimozione ed elaborazione del lutto; testimonianza
personale sul campo di Vò Euganeo.

RELATRICI: Gina Cavaliere, consigliere della comunità ebraica di Padova
e Sara Parenzo autrice del libro "Il posto delle capre".

L'incontro cercherà di indagare le responsabilità del regime fascista in Italia relativamente alla persecuzione e al successivo massacro di ebrei italiani, anche in rapporto al nazismo tedesco e alle deportazioni nei campi di concentramento.
In particolare si approfondiranno gli aspetti relativi alla deportazione degli ebrei di Padova e al campo di concentramento di Vò Euganeo. Infine si accennerà agli aspetti di rimozione di mancata elaborazione di quei terribili fatti nel nostro paese fino ai tempi più recenti.

Una delegazione di EDIPI sarà presente e consegnerà agli organizzatori
la pubblicazione di Derek White "La strada verso l'Olocausto".

Mostra a cura Del Memorial de la Shoah di Parigi

In allegato tutte le info

Martedì 17 Dicembre 2013 21:14

Il profilo legale di Giudea e Samaria

La battaglia di informazione iniziata da EDIPI con la "Seconda dichiarazione di Sanremo" del 2010 e la susseguente pubblicazione di "Questa terra è la mia terra" e il relativo invito in Italia dell'autore Eli Hertz, stà dando i suoi frutti; anche la prossima formazione del dipartimento giuridico di EDIPI per affrontare le problematiche di diritto internazionale che coinvolgono Israele, va in tal senso.

 

Articolo tratto Il Borghesino

 

Da anni, il mondo considera Giudea e Samaria un territorio palestinese occupato illegalmente da Israele. Ma ora un gruppo di giuristi israeliani e di tutto il mondo sta combattendo una battaglia legale per il riconoscimento della verità storica e giuridica.

Se la legittimità internazionale dell'impresa degli insediamenti fosse un cavallo, si potrebbe affermare è che rimasto troppo tempo fuori dalla stalla. Chi occupa le stanze del potere in tutto il mondo - dalla Casa Bianca di Barack Obama e John Kerry, alle Nazioni Unite - ha per anni liquidato Giudea e Samaria come territori palestinesi attualmente sotto occupazione.
L'atteggiamento ostile verso gli insediamenti è una conseguenza diretta e immediata di questa logica. Se dovessimo compiere una generalizzazione, dovremmo dire che il mondo ha adottato la retorica palestinese per definire lo status legale dei Territori. Anche chi negozia per conto dello stato israeliano, uomini e donne che ufficialmente sottoscrivono la tesi secondo cui Giudea e Samaria - la culla della civiltà e del popolo ebraico - non siano territori occupati; hanno da tempo cessato di affermarlo in pubblico, per non sopportare la seccatura di elencare la lunga lista di considerazione legali e storiche che supportano questa tesi.
Sebbene possa sembrare che questo treno ha lasciato da tempo la stazione, siamo sorpresi nell'apprendere d'un tratto che da alcuni mesi è stata promossa una campagna finalizzata a svelare la "verità storica e legale". È un'iniziativa promossa da centinaia di giuristi da Israele e da tutto il mondo, che nulla a che vedere con le argomentazioni "dei diritti dei nostri avi", o del "sionismo", che trovano scarsi sostenitori a livello internazionale e nell'Alta Corte di Giustizia.
L'estate scorsa, organizzazioni di destra e coloni hanno raggruppato un numero di autorevoli esperti di diritto - inclusi coloro che non sono proprio considerati simpatizzanti delle posizioni di destra. Questi individui hanno avviato una missione finalizzata a modificare la terminologia e le argomentazioni legale impiegate dalla sinistra; inclusi gruppi come Peace Now, che hanno fino ad ora condotto la discussione.

 

La battaglia contro la narrativa

I cosiddetti "nuovi giuristi" si stanno in effetti limitando a rimuovere la polvere da argomentazioni che circolarono e furono accettate negli anni successivi alla Guerra dei Sei Giorni. Questa linea di pensiero respinge categoricamente la definizione di "territori occupati". Lo stato di Israele ha conquistato Giudea e Samaria nel 1967 in conseguenza di una guerra di auto-difesa, ma dal punto di vista legale questi territori non sono occupati, dal momento che la potenza straniera che deteneva questi territori fra il 1948 e il 1967 (Giordania), lo faceva illegalmente.
Questi giuristi rilevano che, eccezion fatta per Gran Bretagna e Pakistan, la comunità internazionale si rifiutò di riconoscere l'annessione giordana del West Bank. Pertanto, la condizione legale di questi territori è "contesi". Dal punto di vista del diritto internazionale, c'è una enorme differenza fra territori "occupati" e territori "contesi".
Chi sostiene questa argomentazione - e diversi giuristi lo fanno - con quello che è riferito come "il diritto storico del popolo ebreo alla sovranità sulla Terra di Israele", aggiunge un ulteriore elemento legale a sostegno della loro tesi: «richiedendo il diritto a questa sovranità, che eclissa ogni contro-richiesta da parte palestinese».
Giuristi come la professoressa Talia Einhorn, o il professor Eliav Shochetman, fra i più attivi in questo gruppo di esperti di diritto, notano che questo diritto è stato riconosciuto dalla comunità internazionale ai tempi del mandato britannico in Medio Oriente. Questo documento legale garantisce e prevede diritti nazionali al popolo ebraico; diritti ribaditi nell'articolo 80 dello statuto delle Nazioni Unite.
«Pertanto, quando il segretario generale delle Nazioni Unite afferma che "gli insediamenti sono illegali e rappresentano un ostacolo alla pace", o quando il presidente dell'ANP Mahmoud Abbas impone ad Israele di smantellare gli insediamenti costruiti sul territorio palestinese dal 1967 in poi, in quanto illegali; e quando il Segretario di Stato USA John Kerry si riferisce agli insediamenti come illegittimi; tutti essi basano le loro affermazioni su una visione legale errata dei fatti», conclude Hagai Winitzki del Sha'arei Mishpat College.

 

Una causa legale

Il rinascimento che questi "nuovi giuristi" stanno tentando di infondere nella discussione sulle rivendicazioni di Israele per la Giudea e la Samaria, hanno campeggiato per anni sul sito del ministero degli Affari Esteri. È anche stato articolato in una dottrina codificata da parte dell'ex presidente della Corte Suprema, Meir Shamgar. Questo caso si basava su una serie di risoluzioni internazionali e di fatti storici che sono stati praticamente rimossi dalla memoria pubblica, ma che negli anni più recenti sono stati praticamente resuscitati da diverse organizzazioni.
Due di questi gruppi, che hanno cominciato ad attivarsi di recente, stanno catturando la maggior parte delle attenzioni. In primo luogo, c'è il Regavim Institute's Center for Zionism, Justice, and Society. Da anni il Regavim fornisce assistenza nelle cause legali intentate da organizzazioni di sinistra nei confronti degli insediamenti in Giudea e Samaria. Impressionò particolarmente il sistema giudiziario avanzando una propria petizione contro gli insediamenti palestinesi, nel tentativo di difendere quelli ebraici in quell'area.
L'altra organizzazione è il Legal Forum for the Land of Israel, fondato originariamente come gruppo dedicato ad adire alle vie legali per impedire il piano di disimpegno.
La seduta inaugurale tenta dal Center for Zionism ha avuto luogo alcune settimane fa a Gerusalemme. Nell'occasione è stato promosso un sensazionale nuovo libro che approfondisce il diritto di proprietà e il diritto internazionale in Giudea e Samaria. Il libro, di 560 pagine, include diversi articoli da parte di rinomati studiosi del diritto come il professor Haim Sandberg e il professor Einhorn. Uno degli articoli che vi campeggiano è stato scritto dal colonnello riservista Daniel Reisner, esperto di diritto internazionale e già capo del dipartimento di diritto internazionale presso il Military Advocate General's Corps. Oggi, Reisner è partner dello studio legale Herzog Fox Neeman.
La posizione di Reisner è interessante non solo per la sua esperienza, ma anche perché si tratta di un giurista non allineato con la destra politica, e che riconosce che anche i palestinesi vantano proprie rivendicazioni su Giudea e Samaria. Nel suo articolo, Reisner esprime comprensione per la posizione ufficiale di Israele, poiché «dal momento che i territori di Giudea e Samaria non hanno mai fatto legittimamente parte di alcuno stato arabo, anche considerando il regno di Giordania, è impossibile stabilire che Israele sia un occupante nel senso tecnico-giuridico del termine. Senza considerare che gli ebrei hanno un legame storico, legale e fisico alle terre di Giudea e Samaria».
Reisner è un giurista navigato, che ha preso parte a tutti i principali negoziati dagli Accordi di Oslo in avanti. Oggi lavora come consulente per organizzazioni impegnate nella pace. Crede che la posizione adottata da molti esperti di diritto internazionale, avversa alle posizioni di Israele, non poggi sulla debolezza delle argomentazioni legali dello stato ebraico; quanto sia il risultato del fatto che molti stati al mondo hanno adottato la retorica palestinese secondo cui le terre di Giudea e Samaria sarebbero appartenute al popolo palestinese: «Benché sembri che la battaglia sia persa; ciò non vuol dire che sia il caso di abbandonare le reali argomentazioni giuridiche», ha affermato. «Israele non ha strappato il controllo di queste terre ad altri stati perché il controllo della Giordania del West Bank era illegale», aggiunge. «Se il controllo israeliano della Tomba di Rachele a Betlemme assunto nel 1967 era illegale perché è illegittimo appropriarsi con la forza di un territorio; ne consegue che anche l'occupazione giordana iniziata nel 1948 soffre dello stesso difetto. Al contrario, se si ritiene che l'occupazione giordana del 1948 sia legittima perché questo territorio non era in precedenza sotto la sovranità di alcun altro stato; di conseguenza ciò non fa che rafforzare le argomentazioni israeliane», conclude.

 

Da Gerusalemme ad Al-Khader

Reisner suggerisce di non considerare Giudea e Samaria come entità a se' stanti: «non c'é un diritto uniforme che si applica in egual modo a Ramallah - dove non c'è mai stata una presenza ebraica - ad Hebron - dove una presenza secolare è stata stroncata da un orrendo massacro. Non c'è un diritto uniforme che si applica egualmente ad Al-Khader, che era e rimane un villaggio arabo, come agli insediamenti di Gush Etzion, i quali al pari della Tomba di Rachele sono stati esclusivamente ebraici da prima della Guerra di Indipendenza (del 1948, NdT). E naturalmente non c'è un diritto uniforme che si applica egualmente alla Città Vecchia di Gerusalemme, il luogo storico che ha ospitato i due templi ebraici, e ai dintorni di Abu Dis».
In aggiunta, Reisner argomenta un sostegno giuridico per la distinzione fra territori e specifici siti in Giudea e Samaria. Questo ragionamento trova ospitalità nella Risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, che parla di «ritiro delle forze armate israeliane da territori conquistati» nell'ambito della Guerra dei Sei Giorni. Non parla di ritiro "dai" territori: «ciò conferma come non vi sia enfasi nel ritirarsi da tutti i territori acquisiti durante la guerra», argomenta Reisner. «In ogni caso, nonostante ciò che afferma l'opinione pubblica, non è possibile etichettarci come occupanti di queste terre senza alcun diritto, e chi ignora la storia sta semplicemente deformando la verità».
Questo argomento, per quanto fondato possa essere, risulta adesso rilevante; ora che il mondo e persino lo stato di Israele adottano un diverso linguaggio? non è troppo tardi? Ecco Reisner: «il conflitto assume una dimensione politica, e una legale. Ciononostante, la soluzione al conflitto non sarà applicata ad ambo le dimensioni, ma a mio avviso occorrerà un approccio completamente differente: un equo compromesso che nel tempo creerà una realtà stabile. Le probabilità che un contendente riesca a convincere l'altro ad accettare posizioni legale e politica confliggenti sono nulle».
Ciò malgrado, Reisner è convinto che «Israele deve sostenere le sue tesi coerentemente dal punto di vista legale, storico e politico; semplicemente perché la sua tesi è sostenuta dai fatti. Sarà la soluzione basata sulla verità? è la verità rilevante ai fini del negoziato? non ne sono completamente sicuro».
Se ci sono argomentazioni legali da avanzare, perché lo stato di Israele non le adotta nelle discussioni nell'ambito dei negoziati di pace? «Perché nelle stanze che ospitano i negoziati sono pressoché irrilevanti. Il diritto internazionale ha sempre giocato un ruolo marginale negli accordi fra israeliani e palestinesi. Ma alla fine si tratta dell'aspetto con cui le due parti devono conciliarsi. Le argomentazioni legali forniscono un valido appiglio, e fino ad ora sono state un argomento marginale. Tuttavia, queste rivendicazioni non si sono neutralizzate o indebolite, perché spetta agli interessati avanzarle con vigore. Se si dispone della verità, e si crede nella verità, bisogna urlarla!»

Basta giustificazioni

Alan Baker, procuratore e membro del Comitato Levy istituito nel 2012 per esaminare lo stato legale degli outpost (non autorizzati dal governo di Gerusalemme, NdT) e degli insediamenti, e che è giunto alla conclusione che Giudea e Samaria non sono territori occupati; echeggia buona parte delle argomentazioni di Riesner. Baker, ex consulente legale del ministero degli Esteri e già ambasciatore in Canada, presiede un nuovo gruppo di esperti di diritto internazionale che ha già preso contatti con Kerry e con il responsabile della politica estera europea Catherine Ashton, denunciando le loro posizioni «errate e fuorvianti».
Due settimane fa Baker era a Parigi, dove ha incontrato diecine di altri giuristi esperti provenienti da tutta Europa, e che condividono questa posizione. Il gruppo includeva Yaakov Neeman, ex ministro della Giustizia di Gerusalemme; la baronessa Ruth Deech, membro della Camera dei Lords britannica e docente di diritto ad Oxford; e Meir Rosenne, ex ambasciatore israeliana in Francia e Stati Uniti. «Il governo israeliano per anni si è astenuto dall'intraprendere una campagna informativa basata sul sostenere i propri diritti», afferma Baker; «al contrario, ha intrapreso una campagna di comunicazione basata sulle scuse proposte. La cosa corretta da fare era agire senza remore proponendo i propri diritti: i diritti del popolo ebraico da sempre residente nella Terra di Israele. Gli ebrei sono la popolazione qui di più antico insediamento, ma non sempre lo stato di Israele lo menziona. Non sempre ricorda il fatto che queste terre sono calpestate dal popolo ebraico da tempi immemorabili. E di rado menziona documenti internazionali come la Dichiarazione Balfour, la Dichiarazione di Sanremo, lo statuto istitutivo dell'ONU, e il mandato britannico approvato dalla Lega delle Nazioni; tutti elementi fondamentali nel confermare il diritto degli ebrei (in Giudea e Samaria, NdT).
Aspetto più importante, si è astenuto dall'enfatizzare che quello di cui stiamo discutendo non è occupazione».


Stiamo parlando di storia. Ma chi se ne occupa più, al giorno d'oggi?

Baker: «Se iniziamo a farlo noi, gli altri ci seguiranno. È un processo che richiede del tempo».

Anche la Procura di Stato è completamente slegata da questo approccio quando difende la posizione dello stato davanti all'Alta Corte di Giustizia...

Baker: «Esiste un problema con la Procura di Stato. C'è un gruppo di persone  che ha una visione a senso unico quando si parla della condizione giuridica dei territori contesi e dei coloni».

Ma si suppone che essa sia la voce dello stato...

Baker: «Non esattamente. Il portavoce dello stato è il Ministero degli Esteri e l'Ufficio del Primo Ministro. Queste persone implementano la legge: è il loro lavoro. Non sono incaricati di fare propaganda o politica. Siamo d'accordo con i palestinesi che il destino dei territori deve essere il punto di arrivo di negoziati, per cui da questo punto di vista, dobbiamo raggiungere un compromesso. Ma da qui ad allora, e per il bene della nostra gente, c'è una cosa che si chiama "diritti" e che dobbiamo sostenere nelle discussioni».
«È inconcepibile che il mondo intero ripeta il mantra a proposito di Giudea e Samaria come territori occupati, quando dal punto di vista fattuale non c'è alcun sostegno legale a supporto di ciò. Quando Kerry argomenta, ancor prima che i negoziati si concludano, che non abbiamo alcun diritto nei Territori di cui stiamo discutendo, e che gli insediamenti sono illegittimi, di fatto sta adottando la posizione palestinese e deragliando i negoziati. Anche se sei un Segretario di Stato, non devi arrecare pregiudizio ai negoziati affermando che gli insediamenti sono illegittimi».

Bezalel Smotritz, un esponente di spicco del Regavim, afferma che sebbene il motto della sua organizzazione sia "la migliore difesa è l'attacco", quando argomenta le sue ragioni davanti all'Alta Corte di Giustizia; ammette che assieme ai suoi colleghi è stato molto impegnato nello "spegnere incendi": «la questione degli insediamenti in Giudea e Samaria esiste oggi entro i limiti di una situazione giuridica insostenibile, risultata il sottoprodotto della delegittimazione giudiziale condotta per anni dalla sinistra nei confronti delle comunità ebraiche di Giudea e Samaria. Senza considerare che la legge applicata oggi negli insediamenti risulta datata e non ai passi dei tempi moderni. Stiamo parlando di residui dell'impero ottomano, del mandato britannico in Medio Oriente, della legge giordana, e dei decreti dell'esercito israeliano».

Mercoledì 04 Dicembre 2013 15:31

Ultimo weekend in Heretz Israel di Annalisa

Shalom carissimi


eccomi alla mio ultimo weekend in questa Amazing land. Questo viaggio é
stato per me un grande regalo da parte di Abba, vivere qui é una cosa
speciale. Speciale come vivere con i piccoli grandi uomini di questa
terra. Si perché per tutti coloro che non conoscono Israele o la
conoscono male dovrebbero fare almeno un programma Sar-El. Così
impareranno ad amare questi ragazzi/e, sapete perché? Perché saranno
loro ad amarvi per primi e voi ad innamorarvi di loro, con quell' amore
che solo il Nostro Signore Eterno sa darci. È dura lasciarli, per non
parlare che
nell' ultima base, ci hanno riempito di regali, non solo quelli
materiali, almeno per me.
Ma c 'è un tempo per ogni cosa e adesso é tempo di ritornare in Italia e
mettere a frutto quello che ho appreso in questo periodo. Dopo aver
salutato i soldati  della base con grande dispiacere é  toccato salutare
il gruppo, ma é stato un addio tranquillo perché almeno con le nostre
roomatter non eravamo molto affiattate ma  mi é dispiaciuto lasciare la
Kira. Abba porterà avanti il Suo piano in lei e farà cose grandi nella
sua vita e attraverso la sua vita. Dopo la visita al Zichron Yacoov
siamo andati alla bus station di Tel Aviv e abbiamo preso il bus per
Elat dove ci ospitato la cugina di Romy, grazie Feige per la tua ospitalità!
Il viaggio é iniziato tranquillo per la prima ora e mezza, poi é stato
molto movimentato perché sono salite due ragazze ubriache e hanno
disturbato tutti e ritardato anche l'arrivo ad Elat. Gloria a Dio alla
fine siamo arrivati, con noi
c 'era anche Paolo. Elat é una tipica città turistica quindi tutto
aperto fino a tardi ovviamente non abbiamo perso tempo per farci un giro
e poi tutti a nanna.
Il venerdì mattina ci siamo alzati con calma, fatto la spesa poi andati
in giro per fare due foto alla luce del sole. Vista spettacolare, tra
l'altro ho assistito all'apertura del ponte di Elat per il passaggio
delle barche, sono stata tante volte qui ma non avevo mai assistito a
questa scena. Visitato anche il nuovo centro commerciale Ice Mall, con
pista di pattinaggio sul ghiaccio, assistendo anche allo spettacolo.
Ritornati a casa abbiamo preparato per lo Shabbat. Sabato mattina invece
abbiamo fatto una buona e ricca colazione tipica israeliana, con calma
siamo usciti per andare a fare una passeggiata e gustarmi la mia Ice
Aroma Lemonana! Alle 15 invece ci siamo recati alla torre di preghiera
di Elat. Pur se per poco tempo abbiamo potuto pregare da questo tetto
con la veduta su tutta Elat e dintorni, con la piacevole compagnia del
vento, per me significava l'abbraccio dell' Eterno.Abbiamo ascoltato lo
studio biblico su Hannucha contro il Natale. Importanza di lasciare non
solo le abitudini pagane ma anche le feste e riprendere quelle bibliche.
Si é parlato molto del legame con l'albero di Natale, di come tanti
credenti restano legati a questo culto pagano, mentre la Menorah
rappresenta l'albero della luce, la vera luce. Studio molto interessante
su tanti aspetti ma ancora meglio quando si è iniziato a pregare. Verso
le 18.30 siamo tornate a casa per gustare la pappa alla huancaina, un
altro regalo di Abba visto che adoro questo piatto tipico peruviano.
Grazie Abba ancora per la vita di Feige che ha avuto tanta premura di
prepararlo. La sera il nostro fratellino Paolo ci ha lasciato, per lui
l'avventura Sar-El continua, credo che Abba ha grandi cose per questo
Suo figliolo, io e la Romy stiamo aspettando di vederle!
Mentre per noi resta ancora un giorno, domenica, visto che siamo ad Elat
abbiamo approfittato di fare la mini crociera per il golfo di Elat,
visitare la barriera corallina, i delfini, frontiere ecc. Stupefacente,
meraviglioso! Abbiamo passato un po di tempo in spiaggia con un bel
tuffo nell' acqua trasparente, ne  eapprofittiamo visto che siamo a
dicembre e in Italia ci aspetta il grande freddo Attila, se non mi
sbaglio, ho sentito dalle news che si chiama così il freddo che ha
investito l'Europa. Vabbe' facciamo il sacrificio di prendere il sole
per tutti voi;-);-);-);-);-);-)
É arrivata l'ora di tornare a casa e preparare le valigie la notte si
parte per Tel Aviv e poi aeroporto.
Più si avvicinano le ore più sale la tristezza. Non posso fare altro che
chiedere l'aiuto dell' Eterno che mi dia forza di andare avanti e fare i
prossimi passi nella Sua volontà. Non proprio pronte per il ritorno vi
salutiamo con la speranza di tutti gli ebrei di L' shanaba be
Yerushalaim - L'anno prossimo a Yerushalaim!

Mercoledì 04 Dicembre 2013 13:39

Sesta e ultima settimana al Sar-El di Annalisa

Con scadenze settimanali pubblicheremo le impressioni di Annalisa e Romina, recatesi in Israele con il programma di Sar-El.
Le relazione saranno pubblicate così come ci arrivano, quasi fossero dei dispacci dal fronte, rendendo efficacemente l'emozione di un'esperienza unica nel suo genere.

 

Shalom miei cari
Purtroppo sono alla fine del mio benedetto e bellissimo viaggio. Sono
molto triste perché lasciare Heretz Israel, come già scritto, non é  mai
stato facile per me fin dal primo viaggio. Non é solo come lasciare la
tua casa o la tua terra ma mi sento un po come un innamorata che lascia
il suo amato, sa che lo rivedrà ma non sa quando.
I giorni sono volati specialmente adesso che avevamo preso gusto a
lavorare qui. É stata dura all'inizio ma poi con l'aiuto di Abba molti
muri sono caduti, si ci sono state tante battaglie ma anche molte
vittorie e sono sicura che quest' ultime continueranno anche dopo la
nostra partenza. Questa settimana poi ci avevano messi a lavorare di
fuori, dovevamo dipingere il parcheggio con tutti i marciapiedi e
segnaletica, mai fatto in vita mia una cosa del genere, ma é stato
divertente, un po meno per la schiena e muscoli ma almeno eravamo all'
aria aperta. Sole e caldo a volontà ne ho approfittato perché so che al
mio ritorno mi aspetta il grande freddo che sta colpendo l'Italia.
Come attività serale abbiamo avuto domenica il film Operazione Entebe,
lunedì abbiamo discusso del Negazionismo, martedì invece abbiamo parlato
dell' Aliya degli ebrei marocchini, russi e yemeniti. Questa serata é
stata molto divertente perché ci hanno diviso in tre gruppi e ciascuno
doveva rappresentare con delle scene la storia dell' Aliya, a me e alla
Romy è toccata l'Aliya dal Marocco.
Il mercoledì é stata una giornata memorabile perché abbiamo lavorato
solo mezza giornata e poi ci hanno invitato alla cerimonia che si teneva
nel pomeriggio per il cambio del comandante. Abbiamo assistito alla
parata, al discorso del capitano uscente e ai  saluti del nuovo
capitano. Dopo c'é stato il buffet ma prima il Rabbino ha accesso la
prima candela per la festa di Hannucha.
Dopo abbiamo avuto la nostra attività serale, veramente pomeriggio
perché alle 18 già era finito tutto, c é stata la consegna degli
attestati di partecipazione e il ringraziamento personale del
comandante, nel suo discorso ci ha detto che lui non capisce il perché
di tante persone che lasciano per tre settimane e più, casa, famiglia
lavoro per venire al Sar-El. Ci ha osservati e ha visto come lavoravamo
siamo stati speciali, altri volontari sono venuti ma noi e un altro
gruppo di spagnoli venuti nel mese di luglio siamo stati particolarmente
bravi, ci ha regalato una quadro con una dedica personale con sotto la
foto di gruppo. Stessa cosa ha fatto anche l'ufficiale responsabile del
posto dove lavoravamo, ci ha chiamato tutti prima di partire,
ringraziato e ci hanno dato altri regali. ISRAELE TI RICOPRE DI BENEDIZIONI!
L'ultimo viaggio Sar-El l'abbiamo fatto a Zichron Yaacov scoprendo così
la storia della famiglia Aharonson e altre persone che sono stati i
primi sionisti che hanno pagato con la vita durante l 'impero Turco.

Un abbraccio e alla prossima ultima mail da Eretz Israel.

Shalom
Anche questo weekend é passato è stato un weekend per me molto intenso e
pieno di combattimenti. Nello stesso tempo é stato molto istruttivo in
tutte le aeree della mia vita. Siamo arrivati al Beit Oded solita storia
ma siamo sopravvissuti alla prima notte. Il venerdì mattina invece siamo
andati il museo della diaspora, ho rifatto la ricerca del mio cognome
ho ricercato invece il cognome della mia nonna materna, Forte ed
è saltato fuori qualcosa che 7 anni fa non c' era: il nome deriva da
Ezechiele e la maggiorparte di questa famiglia veniva dalla diaspora di
Alessandria d'Egitto. Molto molto interessante per me! La nostra
giornata prosegue con l'incontro con Eli (ebreo romano) incontrato
durante la prima settimana. Piacevole chiacchierata con un progetto per
gli italiani che vogliono venire in visita in Israele, progetto da
mettere in preghiera. Anche questa settimana la cara e benedetta
Rosabianca ci ha invitato per lo Shabbat. Prima del tramonto siamo
andati sui colli di Ariel per pregare. È bellissimo stare alla presenza
dell' Altissimo.Un altra benedetta giornata e serata alla presenza
dell'Altissimo. TODA RABA' ABBA. Il sabato invece
siamo andati a pregare su un altra parte della Samaria, pranzato e poi
siamo andati alla Congregazione di Miki Yarov che saluta tanto Ivan e
Andi Basana. Anche questo penultimo fine settimana é andato il tempo
della partenza si avvicina e la tristezza aumenta perché mi é duro lasciare
questa terra. Ci vediamo alla prossima e ultima settimana.
Shalom

Con scadenze settimanali pubblicheremo le impressioni di Annalisa e Romina, recatesi in Israele con il programma di Sar-El.
Le relazione saranno pubblicate così come ci arrivano, quasi fossero dei dispacci dal fronte, rendendo efficacemente l'emozione di un'esperienza unica nel suo genere.


Domenica 17 novembre siamo pronte per una nuova settimana. Belle cariche
dal weekend ci siamo avviate al match poìnt alla stazione di Tel Aviv.
Qui Pamela, la responsabile del Sar-El ci ha comunicato che Imbar non ci
sarà perché sta male, quindi arriverà una nuova madricha, gloria a Dio
Alleluia! Dopo il nostro fine settimana di fuoco sapevamo che le cose
sarebbero cambiate. È vero ci saranno grandi battaglie ma anche grandi
vittorie come quelle delle nostre coinquiline. Infatti questo fine
settimana il Beit Oded é stato invaso dai russi quindi la nostra
inquilina più "fancy" ha dovuto combattere con loro tutto il weekend,
quindi quando siamo ritornate alla base ci ha incominciato a trattare da
regine. Gloria a Dio per questa vittoria.
Alla base ci aspetta Maya ebrea californiana di madre italiana e padre
messicano, due anni fa ha fatto Aliya, capisce l'italiano, parla spagnolo
oltre ovviamente inglese e ebraico. Gloria a Dio anche per questa nuova
vittoria.
Siamo arrivati all' ora di pranzo, alle 13.30 abbiamo iniziato il lavoro
e finito alle 17 giornata normale se non fosse che alle 17.15 incomincia
a suonare l'allarme e parlare in ebraico ovviamente. Proprio in quel
momento io stavo uscendo dalla camera per fare la doccia. Piccola
premessa anche nella prima base sentivamo le sirene perché facevano
addestramento ma mai assordante come questa volta. Quando ho sentito la
sirena mi sono fermata e ho detto cosa succede? Nel frattempo che
cercavo di realizzare la cosa sento la Romy che intanto era in bagno,
urlare Annalisa! Annalisa! esci dobbiamo andare subito fuori, perché la
madricha ha detto di uscire subito. Quando ho sentito questo ho
realizzato che poteva essere un attacco. Sinceramente ero molto
tranquilla infatti ho risposto alla Romy "ma come non è possibile io
devo farmi la doccia non posso scendere dopo? Perché vi dico la verità
in quel momento che ero sporca per il lavoro e puzzavo di silicone solo
il pensiero di stare chiusa in un bunker con questa puzza mi faceva
inorridire. Gloria a Dio che mentre andavano tutti questi pensieri, Romy
era andata già giù e ritornava su perché alla fine era solo
un'esercitazione;-);-);-);-);-)
Per tutta la settimana questo tipo di esercitazione ci accompagnerà.
Per l'attività serale ci siamo presentati tutti alla nuova matricat.
Arriva il lunedì anche oggi c 'é  stata pace in camera nostra grazie
Signore Yeshua! Mentre per attività serale abbiamo studiato la festa di
Hannucha.
Martedì é stata una giornata particolare io e la Romy ci siamo astenute
da tutto tranne il lavoro. Abbiamo voluto spendere ogni parte della
nostra giornata in preghiera perché avevamo sentito che Abba voleva
parlarci. Gloria a Dio che anche se é stata una giornata di puro
combattimento le vittorie sono iniziate ad arrivare  il giorno dopo e
avevamo anche chiesto di rivelarci cosa
c 'é di nascosto. Così é stato, ma ne racconto solo una che riguarda la
nostra coinquilina. Finalmente si è rivelata! Lei é qui perché la terra
appartiene a suo padre Abramo ma non é ebrea poiché lei dice che c'è
scritto che Abramo é il padre di tutte le nazioni quindi questa terra é
dei figli di Dio e non degli ebrei  perché loro non hanno ubbidito e
quindi sono fuori dal patto. :-(:-(:-(
Ho cercato di parlargli anche la Romy con scrittura alla mano e anche
lei con tutti i versi contro Israele quindi alla fine abbiamo salutato
chiuso perché era solo un contendere.
Mercoledì abbiamo avuto la visita  del maggiore responsabile Sar - El
che ci ha ringraziato per il nostro aiuto prezioso ma soprattutto per
interessarci ha un paese piccolo e non voluto come Israele. La sera
invece abbiamo salutato due del gruppo che tornano a casa.
Giovedì invece siamo stati in viaggio per Cesarea, dopo di che siamo
tornate a Jaffa per una nuova avventura al Beit Oded.
Bene questo é tutto per questa settimana ma voglio rimarcare questa
settimana con un versetto "molto può la preghiera del giusto fatta con
efficacia"

Con scadenze settimanali pubblicheremo le impressioni di Annalisa e Romina, recatesi in Israele con il programma di Sar-El.
Le relazione saranno pubblicate così come ci arrivano, quasi fossero dei dispacci dal fronte, rendendo efficacemente l'emozione di un'esperienza unica nel suo genere.

 

Domenica 10 novembre 2013 rieccoci all'aeroporto Ben Gurion pronti per
un altro programma Sar-El. È la nostra quarta settimana ma la prima del
nuovo programma, quindi persone nuove, base nuova. Con grande gioia al
nostro gruppo si é unito un altro italiano, Paolo. Destinazione una base
vicino al Golan.
Tre ore dopo la partenza dal Ben Gurion siamo arrivati a destinazione,
questa volta non più una base nascosta nelle vallate e quindi intorno a
te ci sono solo monti, ma puoi vedere i villaggi intorno, uno
scenario molto pittoresco. I villaggi sono arabi e non molto amichevoli.
Caratteristica di questa base proprio perché situata su un monte é che
per arrivare da un posto all'altro ci sono delle scale. Insomma per la
mia linea ancora meglio perché per andare dall' alloggio al lavoro,
mensa o attività serale ci sono da fare 189 scalini. Grazie  Abba perché
tu ti prendi cura di me in tutto, linea compresa. ;-);-);-)

Arrivati abbiamo fatto le solite cose di routine di quando si arriva la prima
settimana e quindi niente lavoro ma solo sistemazione. Grazie a Dio
siamo solo in 4 in camera e tutte munite di Bibbia. Alleluia gloria a
Dio! Alle 18.30 pronti per la cena e poi per l'attività serale dove
abbiamo conosciuto un po meglio Inbar la nostra nuova madricha e ci
siamo presentati tutti. Ovviamente io e Romy abbiamo testimoniato il
perché siamo lì: per l' amore di Dio che ha per loro e conforme alla Sua
parola per confortarli (Isaia 40:1.) Gli altri hanno dato le varie
ragioni del tipo é un bel paese, per un viaggio ecc. Sono rimasta
colpita perché le sorelle che erano in camera con noi non hanno
menzionato mai il nome di Dio o del Suo amore per Israele. Sono rimasta
invece molto colpita dalla motivazione di un volontario tedesco con la
moglie che sono qui perché conoscono il contenzioso politico passato
della Germania e del contenzioso politico dell' Europa, quindi quale
miglior cosa di indossare con orgoglio l'uniforme israeliana e aiutarli.
Wow! Questa é una cosa  grande,la cosa più sorprendente é che non sono
credenti ma da quello che ho capito atei.
Il nostro lavoro si svolge in officina cosa da me non molto gradita
perché mi ero abituata a lavorare fuori all' area aperta. Cmq a
malincuore ho iniziato il mio lavoro, se Dio permette questo é perché ne
ho bisogno. In questa officina arriva tutto l'equipaggiamento  che é
rotto, come antenne, telefoni, modem, cuffie, cavi, radio, pc rotti,
insomma tutto quello che riguarda la comunicazione incluso i caschi
rotti. Nell' IDF non si butta via niente (credo che sia così per tutti
gli eserciti) ma tutto si ripara, effettivamente quando ci hanno fatto
fare la visita dell' officina abbiamo visto come le cose arrivano tutte
rotte e poi quando siamo andati nel magazzino erano tutte confezionate e
sembravano nuove. A noi é toccato pulire gli "scheletri" non ricordo il
nome esatto, dei pc e altre cose con il silicone. Di solito dobbiamo
lavorare fino alle 17 ma gloria a Dio che io e Romy possiamo lavorare
insieme e come succedeva nelle basi precedenti abbiamo finito il lavoro
prima delle 15.15 tutti i soldati del nostro reparto si sono
complementati per il lavoro e ci hanno detto che potevamo andare. La
cosa ci ha fatto piacere ma a dir la verità poiché non si può uscire
dalla base non é un bene finire così presto perché fino alle 18.30 non
hai attività quindi significa avere molto tempo libero che va bene per
pregare, per leggere ma poi ti rimane sempre una mezzora in cui non sai
cosa fare. Purtroppo io  e Romy non sappiamo lavorare leat leat anzi per
tutti quelli che pensano che gli Italiani non sanno lavorare devono
provare a lavorare nel Medioriente e poi parlare degl'italiani. ;-)
L'attività serale é stata caratterizzata dalla spiegazione di cos'é e
come é composta IDF dopo di che ci hanno consegnato i"gradi" di
volontari, come nelle vere cerimonie eravamo davanti alla bandiera
israeliana. Lunedì é  andato, arriva il martedì mattina belle pronte
anche se un po annoiate ai nostri posti di lavoro. La prima cosa che ci
ha detto la madricha sono stati i complimenti per il lavoro svolto ieri
e che visto che siamo delle lavoratrici dovevamo avvisarla un po prima
che finissimo il lavoro così ci avrebbe trovato dell' altro in tempo.
Quando siamo arrivate nel reparto anche i soldati che lavorano con noi
ci hanno detto di lavorare piano. Noi abbiamo cercato di lavorare
lentamente ma alla fine alle 12.30 avevamo finito. Nel pomeriggio allora
ci hanno trovato altro da fare, ma invece di finire alle 17 abbiamo
finito alle 16 anche se c'era altro lavoro, l'abbiamo lasciato per
domani ;-)
Abbiamo avuto come attività serale lezione di ebraico, sinceramente non
mi è piaciuto il nuovo metodo e purtroppo, non ho imparato niente visto
che é passata appena un ora da quando abbiamo avuto la lezione e non
ricordo una sola parola. A differenza delle altre madrichot che ci
facevano scrivere le parole e frasi quindi avevi modo di memorizzare
anche dopo, le nuove madrichot invece l 'hanno fatto con dei giochi con
delle parole in inglese  usate anche in ebraico. La Romy non ha
partecipato per niente alla lezione perché se traducevo davo fastidio
cosa che le altre madrichot tenevano in considerazione anche per me é
stata difficile visto che il gioco era in inglese non facevo in tempo a
capire una parola che erano già a due giocatori dopo. Insomma questa
sera potevamo stare anche in camera per quello che abbiamo imparato :-( .
Tornate in camera abbiamo trovato da dire con le due coinquiline perché
non vogliono regole di gestione come avevo proposto fin dall' inizio
visto che nell' ultima esperienza avere delle regole a fatto si che
ambiente eravamo in 8 non abbiamo avuto problemi come con queste due
sorelle. Purtroppo a differenza delle altre non abbiamo il pari con
sentimento e questo rende la nostra permanenza più pesante. Cosa dire,
speriamo che alla fine di queste tre settimane siamo cresciute con i
frutti dello Spirito come in Galati 5:22.
Speriamo anche domani vada meglio in tutti sensi, ringrazio Dio che mi
ha riservato questa esperienza per ultima altrimenti avrei avuto voglia
di ritornare a casa dopo due giorni ma cosa
dire..... Welcome in the Army life!
L'attività serale é stata caratterizzata da una lezione di geografia,
anche questa serata é stata per un po noiosa perché non hanno detto
qualcosa in più di quello che sapevo. Come attività serali la settimana
é finita qui, resta domani giovedì dove lavoriamo mezza giornata e poi
ripartiamo per Tel Aviv.
Giovedì è arrivato, prima di finire il lavoro uno dei soldati mi ha
detto che noi, inteso italiani, siete speciali perché ha avuto altri
volontari per il Sar-El ma non lavoravano come noi. Gloria a Dio
Alleluia! Questo ci consola da tutte le tristezze che abbiamo avuto in
questi ultimi giorni. Arriviamo al Beit Oded solita storia. Domani si va
ad Amagri.

Con scadenze settimanali pubblicheremo le impressioni di Annalisa e Romina, recatesi in Israele con il programma di Sar-El.
Le relazione saranno pubblicate così come ci arrivano, quasi fossero dei dispacci dal fronte, rendendo efficacemente l'emozione di un'esperienza unica nel suo genere.

 

Shalom cari
Ci siamo lasciati a giovedì che siamo tornati a Jaffa, come sempre le
cose all' ostello sono un caos ma grazie a Dio che ci ha riservato un
venerdì di fuoco con la sorella Rosabianca. Siamo partiti alle 8.30 per
andare al Kibbutz messianico di Amagri, con noi si é unito anche Paolo.
Siamo arrivati ma prima di andare al kibbutz messianico ci siamo fermati
dal sindaco di Merchavim perché c'era un colloquio di due fratelli
danesi per avere un pezzo di terra e questa cosa l' hanno ottenuta.
Gloria a Dio. Poi siamo andati a vedere i carciofi per i quali soci e
amici di Edipi hanno investito, tra tre mesi circa daranno il loro
frutto. Dopo che siamo andati a Beer-Sheva, e poi ad Arad. Tutto condito
da soste d'intercessione, sono sicura che presto avremo notizie di
queste intercessioni. Gloria a Dio per questa meravigliosa giornata é
bello poter stare alla Sua presenza. Il sabato invece siamo ritornati
nella congregazione di Sperandeo dove erano venuti in visita una 30 di
americani che hanno chiesto preghiera per gli Usa soprattutto per le
chiese che hanno bisogno che Yeshua torni al centro di tutto. Dopo siamo
stati ospiti per pranzo a casa di Rosabianca dopo di che abbiamo avuto
lo studio della Parola con l'aiuto di Teddy che ci traduceva i versetti
dall' aramaico. É stata una cosa soprannaturale come solo succede quando
Abba si muove, perché tra una Parola e l'altra abbiamo avuto delle
rivelazioni per le nostre vite, quindi abbiamo iniziato a pregare gli
uni con per gli altri e il Signore Yeshua é stata intervenuto con
guarigioni, liberazioni,consolazioni e ammaestramenti. Tempo
meraviglioso ma purtroppo come tutte le cose belle finiscono anche il
tempo per tornare all'ostello é arrivato. Abbiamo guardato l'orologio ed
erano le 21. Wow! 7ore passate così alla presenza del Signore é una cosa
meravigliosa. Che possa averne ancora tanti di giorni così!
Domenica pronti alle 8 per tornare alla base e quindi al lavoro, cosa
dire...Ebenezer fin qui l 'Eterno ci ha soccorso!
Shalom e alla prossima settimana

Shalom eccoci per l'ultimo weekend del primo programma sar el. Come scritto nell' ultima mail è stato caratterizzato dagli addii. L'ultimo addio é stato con le due sorelle norvegesi Ruth e Wanda alla stazione centrale di Tel Aviv, loro prendevano bus per Haifa mentre noi per Kfar Sava dove ci aspettavano le cugine di Romy. Per mia grande sorpresa come succede sempre in questo periodo in Israele, ho mangiato un pranzo tipicamente peruviano che io amo tanto: papa huancaina. Buonissima! Mentre per la cena di Shabbat siamo state ospiti della sorella Rosabianca. Gloria a Dio per questa cara e speciale sentinella soprattutto grazie perché con lei abbiamo passato due giorni a parlare del grande Dio e delle Sue meraviglie. Abbiamo avuto anche l' occasione di poter visitare la ammgpagawgmmd di Tony Sperandeo. Anche qui ho notato come quella di Roi Adonai che a differenza del 2006 la celebrazione é in ebraico con traduzione in inglese mentre allora era prima in inglese e poi in ebraico. ALLELUIA anche per questa vittoria! Il sabato siamo rientrate felici e benedette e abbiamo preparato le valige per l'indomani. Eccoci pronte per una nuovo programma sicure che Abba ha in riservo altre grandi benedizioni per noi, quindi alla prossima settimana per raccontatervele. Shalom

Lunedì 11 Novembre 2013 09:44

Terza settimana di Annalisa a Sar-El -

Con scadenze settimanali pubblicheremo le impressioni di Annalisa e Romina, recatesi in Israele con il programma di Sar-El.
Le relazione saranno pubblicate così come ci arrivano, quasi fossero dei dispacci dal fronte, rendendo efficacemente l'emozione di un'esperienza unica nel suo genere.

 

Questa settimana é la terza e ultima settimana del primo programma Sar-El. Abbiamo lasciato Jaffa un po tutto il gruppo con vari sentimenti comuni più o meno; stanchezza, nostalgia per casa o nel nostro caso, mio e di Romy, tristezza perché questa é l'ultima settimana che saremo con il nostro gruppo. Resteremo solo in tre per il prossimo programma: io, Romy e Kira. Con Romy stiamo già pregando per i nostri prossimi compagni di lavoro, che Abba ci possa dare grazia di avere altri credenti con noi. Sta mattina leggevo in Daniele quello che é successo ai suoi amici nella fornace, quindi sono sicura che anche se Abba non permetterà altri credenti nel prossimo gruppo, Lui ci darà grazia di stare nella "fornace"e non saremo toccati neanche dall' odore del fumo per ogni cosa che affronteremo! Amen! Il nostro viaggio é iniziato con un ora ritardo ma tutto é normale qui l'importante e imparare la prima lezione: ASPETTARE. È stata un po dura questa lezione all'inizio ma poi grazie a Dio é andata un po meglio giorno per giorno. Arrivati alla base dopo un viaggio di un ora e mezza quasi, eccola la nostra nuova abitazione x la prossima settimana; una base in mezzo al deserto, fantastico. Natura intorno e con cornici di camionette, suv, auto militari ecc. tutto con il sottofondo di spari visto che siamo in una base di combattimento quindi ci sono molte esercitazioni 24 su 24. C'era anche la nuova madricha Or, tipino molto tosto, secondo me é così tosta perché essendo molto bassa si deve far notare. Speriamo bene perché la nostra amica Kira non é molto tranquilla ne con lei ne con le soldatesse che sono nei nostri alloggi. Continuiamo a pregare per Kira, so che se lei é così é perché Abba sta lavorando, che ci dia grazia di capire i prossimi passi da fare con lei. Quando Kira mi ha detto del suo problema con la madricha gli ho detto preghiamo che Dio la sposti da un altra parte! Appena arrivate alla nuova base siamo andate subito a pranzo, ottimo il cibo rispetto all' ultima base perché li c 'era il catering e il cibo era un misto di cinese, tailandese e qualche altra cosa, ma non ho indagato, meglio non sapere certe cose;-);-);-);-);-) Nella nuova base invece hanno la cucina, vero e buono cibo israeliano gnam gnam.. Passiamo agli alloggi. Uhm.... Vi dico questo; gli alloggi dell'altra base erano così per dire da 5 stelle mentre questi al massimo arrivano a 1 stella. E cosa dire delle nostre coinquiline di passaggio come lucertole, mega formiche e anche qualche altro animaletto da me sconosciuto? Queste sono cose che non puoi comprare con la tua mastercard :-P Non parliamo della pulizia. GRAZIE a Dio non dormiamo nelle tende ma in dei container. Abbiamo tutte chiuso gli occhi, lasciate le nostre valigie abbiamo ricevuto le uniformi e subito a lavoro nel magazzino a sistemare l'equipaggiamento. Dopo questo siamo tornate agli alloggi e iniziato le pulizie di pasqua. Ecco adesso si può dire che alloggio e scerutim [bagni] sono da 1 stella piena;-);-);-) Gloria a Dio anche per questo. Tutto serve! Finalmente la cena che non é stata meno del pranzo. Buona! Alle 19 attività serale con presentazione della base. Come ho scritto prima questa é una delle tre basi di intervento e addestramento per terrorismo e sommosse, da qui partono i soldati che sono ai confini della Samari Giudea e Striscia di Gaza non aggiungo altro perché sarebbe troppo. Che Abba benedica questi grandi giovani uomini! Anche se giovani e hanno dei ruoli alti continuano a restare umili, si questa é una cosa che mi ha molto colpito la loro umiltà cosa che in Italia purtroppo esiste poco. Dopo la presentazione abbiamo studiato la questione ebrei etiopi e le tre operazioni fatte per portarli a casa: Moses, Salomon e Dove's Wings. Ci hanno poi informato delle difficoltà che hanno passato e passano per integrarsi nella società israeliana per la maggior parte di loro. Alle 20.30 freetime per me significa scrivere, leggere pregare e alle 22 nanna dentro il sacco a pelo visto che qui quando il sole cala arriva il freddo. La nostra prima mattina é stata caratterizzata dopo la colazione, dall' alza bandiera. Molto commovente, eravamo tutte li in fila in mezzo ai soldati, cercando di imitare le loro mosse. Bello! Abbiamo iniziato il lavoro continuando a fare quello che avevano lasciato ieri. Per l' attività serale invece é venuta una soldatesse a spiegarci il ruolo della donna nell' IDF. Tra le notizie abbiamo saputo che il processo di pace é fermo perché i palestinesi non vogliono che Israele costruisca altri insediamenti. Ma questa non é una novità. Kadima Israel!! Dopo attività, freetime, nanna. Il martedì per me é iniziato alle 4 del mattino perché la sera prima sono crollata alle 21. Ovviamente sono rimasta a letto fino alle 6 godendomi i vari suoni della natura, so che qui non esistono iene ma mi é parso di sentire gli stessi suoni del cartone animato del Re Leone. Come mi piace questa cosa! Il giorno seguente ho saputo che anche in Israele esistono iene, poche ma ci sono. Dopo colazione e alza bandiera siamo andati a lavoro e con non mia sorpresa Or non era tra noi, era stata spostata da un altra parte. Alleluia gloria a Dio che questo possa essere di segno ancora di più per la nostra Kira. Come lavoro abbiamo avuto varie cose come ricoprire materassi e poi smistare i materiali per costruire tende. Poiché siamo abbastanza veloci il pomeriggio non avevamo niente da fare così con mia grandissima gioia e sorpresa siamo andati in sala simulazioni per sparare con gli M16. So che per molti questo di sparare non può essere una cosa gioiosa o buona ma per una persona come me che da bambina sognava di entrare in polizia è una cosa stupenda! Mi sentivo come un pesce nella sua acqua. :O La simulazione non é andata tanto male devo dire......;-) nelle prime due simulazioni non ho fatto danni perché il mio fucile non funzionava, nella terza ho ucciso uno della sicurezza quindi uno della mia squadra. Nella quarta abbiamo sparato alle persone sbagliate e nella quinta finalmente ho sparato nella direzione del terrorista, ovviamente senza beccarlo, che dire ho bisogno di fare pratica :-P La serata é finita con l'attività, come la settimana scorsa, abbiamo avuto una serata per discutere le nostre opinioni sulle problematiche d'Israele incluso la questione palestinese. Anche sta volta poiché la maggior parte come già scritto è credente abbiamo potuto testimoniare della Sua Parola e delle sue promesse. La nostra madrichaci ha ringraziato x le nostre opinioni e poi parlando con me e Romy ci ha ringraziato per il nostro amore nei confronti d'Israele e degli ebrei, perché per lei che ha 19 anni e ha deciso di fare Alyha dall' Olanda é un bel incoraggiamento. Alleluia Gloria a Dio! Mercoledì mattina pronte per una nuova giornata, é iniziata un po pesante per i mal'umori e discordia della Kira,che appesantiva un po tutti, ma grazie a DIO che con Romy abbiamo finito prima siamo subito tornate nell'alloggio per pregare affinché questo spirito di discordia andasse via! Un po alla volta la giornata ha preso il via, gloria a Dio. Anche quest'oggi abbiamo finito per l'ora di pranzo, così questa volta ci hanno portato proprio sul campo delle simulazioni cosa che non è permesso nella normalità, ma è stato come quello di ieri un regalo inaspettato e inusuale perché hai civili non è permesso, infatti la nostra responsabile ci ha pregato di non divulgare le cose soprattutto non dirlo agli altri volontari perché appunto questa é stata un eccezione. Grazie Abba! Non ho parole per ringraziarlo per questa esperienza. Vi dico solo questo: la Romy mi ha detto che essere li in quel villaggio di simulazione c era come nel video game Call of duty! Mentre per l'attività serale, abbiamo avuto l'incontro per la consegna dell'attestato di partecipazione e ringraziamento per il lavoro svolto. Domani ci aspetta la visita del Kibbutz di Sde Boquer, quindi andiamo ancora più a sud! Il mattino seguente eccoci tutti pronti per la prossima meta. Siamo arrivati in una farm che si chiama Orlyya dove un unica famiglia si prende cura di 25 ettari di terra. La nostra guida é stata Joni che ci ha raccontato la storia della sua famiglia. Tutto ha inizio nel 1998 quando lui insieme a sua moglie e tre figli hanno deciso di aderire al programma del governo di popolare il Neghev. Non è stato facile perché ci son voluti 4 anni per avere i permessi, 5 anni per avere l'acqua e 6 per energia elettrica. La cosa più sensazionale che ha iniziato a coltivare gli alberi di Argan cosa che crescono solo nel deserto del Marocco. Ma dopo due anni ha visto i primi due alberi di Argan . Attualmente ha una piccola vallata piena di alberi. Amazing! Oltre agli alberi di Argan coltiva anche alberi d'uva producendo del buon vino dolce. Dopo questa visita siamo ritornate a Tel Aviv ed é stato il momento degli addii. Addio ai nostri compagni di viaggio e addio alla nostra dolcissima madricha Jalta, ci mancherà ma bisogna andare avanti! Alla prossima per il weekend.

Giovedì 31 Ottobre 2013 09:12

Seconda settimana al Sar-El di Annalisa

Domenica 27 ottobre é iniziata la nostra seconda settimana al Sar - el. Eravamo belle riposate perché anche qui c'é stato il cambio dell' ora quindi dormito un ora in più.Il rientro é stato molto tranquillo, io sono stata contenta di ritornare alla base e rivedere i nostri chaverim. Arrivati alla base abbiamo svuotato le valigie sistemato gli alloggi, pranzato e poi alle 13 subito a lavoro fino alle 17, sta volta abbiamo svuotato magazzino, pulito magazzino e attrezzi e poi rimesso ogni cosa al suo posto. Chi era al comando ci ha fatto i complimenti di come abbiamo svolto il lavoro bene e rapido ringraziandoci tante volte. Questo essere rapidi e bravi e dato dal fatto che eravamo tutti con pari con sentimento e quando c 'e accordo veramente si può conquistare il mondo. Questo mi riporta purtroppo a pensare di come il mondo cristiano é diviso e invece di conquistare il mondo ci accontentiamo solo del nostro "giardino" perché non siamo in grado di pensare oltre. Un motivo in più per pregare! Come tutte le sere abbiamo circa un ora e mezza di attività. Domenica abbiamo avuto il corso di pronto soccorso; i tre modi di come fermare il sangue e medicare una ferita. Chi mi conosce sa che é meglio non farsi nessun tipo di taglio quando é con me perché alla vista del sangue svengo, ma all' esercitazione sono andava bene ovvio medicavo senza sangue ;-)O:-) Il lunedì abbiamo fatto lo stesso tipo di lavoro, mentre l 'attività della sera é stata la storia dei Kibbutz, come compito da svolgere in gruppo era formare un Kibbutz il che ci ha dato modo visto che eravamo la maggior parte tutti credente di "infilarci" la Parola del Nuovo Testamento. Le matrioth sono rimaste molto impressionate dalle cose che sapevamo specialmente su Israele. Tra le notizie su che cosa succede "fuori" di lunedì, c 'era lo stato di allarme in Olanda per il cattivo tempo, un attacco della air force israeliane su una postazione lancia missili della brigata Hamas nella striscia di Gaza, senza uccidere innocenti, la stessa postazione che durante il weekend lanciava missili su Israele. Anche Iron Dome continua a fare il suo dovere Mentre per le notizie locali c'é stato segnalato un grosso incidente con feriti e tre morti. Il martedì abbiamo proseguito con lo stesso tipo di lavoro ma in un altra base a 10 minuti dalla nostra. Questa base é specializzata per squadre di recupero, così quasi ogni ora circa ci fermavamo per bere perché il sole é veramente forte, potevamo assistere agli addestramenti dei cani e all' aggiornamento di rescure dei riservisti. La sera invece abbiamo avuto un altra lezione di storia dell' IDF. È stato bello e interessante apprendere che oltre alla difesa di Eretz Israel, IDF fa anche un servizio sociale come recuperare i "ragazzi fuori"ovvero coloro che hanno problemi con droghe, rapine o hanno famiglie disastrate. Prima di fare il servizio di leva questi ragazzi durante quello che da noi corrisponde al terzo superiore hanno un periodo con questi due squadre dell' IDF. Come insegnanti per questa lezione avevamo i due comandanti di queste squadre. Praticamente i "ragazzi fuori"hanno una seconda chance. Il 60% di questi ragazzi dopo il servizio militare riescono ad avere una vita normale. Questo é un altro miracolo di questà meravigliosa terra. La serata di martedì si é conclusa in maniera un po allarmante per me. Ci hanno comunicato che eccezionalmente ci cambiano base questo fine settimana, di solito questo non succede durante il programma delle tre settimane ma poiché hanno tanto lavoro in una base di combattimento vicino Beer-Sheva. Il mio stato di allarme non é dato tanto dal fatto che siamo più vicini alla Striscia di Gaza da dove lanciano missili ma dal fatto che le basi di questi soldati di combattimento non vivono in alloggi ma in tende. Ora per alcuni é eccitante fare campeggio ma per me é sempre stata una cosa non gradita. Sapevo dell' eventualità di poter andare in un posto del genere quando mi sono iscritta al Sar -El ma non mi aspettavo che sarebbe successo. :-P Che dire non mi resta che confidare nel Signore e rimettere in Lui la mia sorte. Se permetterà questo, significa che ne ho bisogno e sarà meglio per me! Questo é stato il mio pensiero e preghiera prima di addormentarmi. Il nostro ultimo giorno in questa base é stato mercoledì, anche in questo giorno abbiamo potuto testimoniare dell' amore del padre ai figli del popolo che Lui ha scelto. L'attività serale é stata caratterizzata sul discutere le varie opinione su cosa Israele potrebbe fare o no su vari argomenti. Abbiamo concluso la serata con un film che alcune soldatesse hanno voluto regalarci per salutarci e ringraziarci per l'aiuto che abbiamo dato. Tutto condito con amore, pop corn e bibite. Veramente molto carine e premurose, un gesto molto apprezzato da tutti noi volontari. Il giorno seguente giovedì abbiamo preparato bagagli, pulito alloggi e poi via per un trip Sar -El metà scelta museo dell' IDF da dove ne approfitto per mandare queste notizie. Dopo museo partiamo per Yerushalaim. A domenica per aggiornarvi sul nostro weekend. Shalom Shalom

Martedì 05 Novembre 2013 09:11

Secondo weekend di Annalisa al Sar-El

Shalom riprendo il mio racconto dal museo IDF, una cosa spettacolare, veramente entri nella storia di come si è formato l'esercito e ovviamente lo Stato d'Israele. Praticamente vivi la storia negli stessi ambienti dall' inizio 1900 al 1950, che sia in mezzo a una battaglia, deserto, nave, o in un Coffee bar,vengono riprodotti non solo i suoni ma anche gli odori. Sensazionale l'aroma del caffè nel Coffee bar, esperienza emozionante perché puoi rivivere così le stesse sensazioni che hanno vissuto i nostri protagonisti. Molti ebrei hanno sofferto e sono morti per questa terra e purtroppo questa sofferenza o morte non é finita.  Assolutamente vi consiglio di visitare questo museo! La sera siamo partite io, Romy e Kira unica volontaria non credente del nostro gruppo per la nostra metà del weekend: Yerushalaim. É bellissima vederla di sera. Ma come é cambiata dal 2006, anno che ho avuto grazia di restare per tre mesi. In quell'anno mi sembrava che la città fosse più calma, si, il giovedì sera c 'era più movimento rispetto agli altri giorni, ma non ricordavo le feste di piazza con funnamboli o giocolieri o Halloween, considerato i tanti ebrei americani che c 'erano credo che sia stata importata da loro questa orrenda festa :-(
A parte il tram-treno che avevo già visto un anno e mezzo fa, ho notato altre nuove abitazioni. Cmq sempre una gran bella città anche se sta incominciando ad assomigliare sempre di più alla caotica Tel Aviv, grazie a Dio che lo Shabbat qui é più osservato rispetto a Tel Aviv.
Il venerdì siamo andati allo Yad Vashem. Che dire ogni volta che ci vado é sempre più "pesante" e quando finisco la visita mi chiedo sempre:"come ha fatto l'uomo a scendere così in basso." E ancora:"come si fà a sopravvivere dopo tutto questo?" Questo popolo continua ad essere il miracolo visibile per il mondo provando  che Lui esiste! Israel Chaim!!!
Dopo il museo siamo tornate all' Ostello dopo aver fatto un po di spesa allo Sciuk di Yerushalaim con tutti quei colori e profumi di spezie é indescrivibile! Abbiamo pranzato sul tetto dell' ostello anche questa una cosa possibile in questa eterna città.
Dopo ci siamo riposate un pò, perché Yerushalaim é una città meravigliosa ma camminare con tutti gli up and down é più stancante e faticoso di una giornata di lavoro Sar-El ;-)
Verso le 16 ci  siamo avviate verso il Western Wall passando dal quartiere ebraico godendoci lo "spettacolo" di gioia, tanti giovani danzare e cantare nel centro della piazza entrando così con gioia nello Shabbat. Stesso scenario verso la piazza del Western Wall, questa volta c 'erano giovani, adulti, soldati che danzavano insieme con gioia proprio come dice il Salmo 149:2-4 "Si rallegri Israele in colui che lo ha fatto, esultino i figli di Sion nel loro Re. Lodino con danza, cantino le sue lodi col tamburello e la cetra, perché l'Eterno si compiace nel suo popolo; egli corona di salvezza gli umili". Questo mi fa pensare a come noi, i salvati per grazia da Yeshua abbiamo ancora molto da imparare su come rallegrarsi e esultare nel nostro Re. Siamo tornate all'ostello stanche ma soddisfatte per la giornata, alle 21 tutte a nanna. Il sabato mattina nel frattempo che ci preparavamo
ho iniziato a parlare con Kira che mi ha detto che ha fatto un sogno. Ho raccontato a Romy del sogno e anche lei è stata daccordo con me che è il momento che Kira incontra il Padre quindi ho iniziato ha parlare dell' amore di Dio che ha per noi e della Sua parola. Anche la Romy si è unita alla conversazione e insieme abbiamo avuto delle rivelazioni sulla vita di Kira. Quest' ultima ha incominciato a piangere gli abbiamo chiesto se potevamo pregare per lei e lei è stata ben disposta. Ha pianto per più di un ora e ha sentito il tocco di Abba. La cosa più meravigliosa di tutto ciò é che tutto il parlare con Kira è stato nel mio inglese di sopravvivenza, ma per Lui tutto é possibile! Siamo partite da Yerushalaim e tornati a Jaffa, abbiamo pranzato in spiaggia e Kira mi ha detto che sentiva la sua anima più leggera. Pregate per lei che Abba continui la Sua opera in lei, è una una persona molto speciale e siamo sicure che farà grandi cose nel Signore.
Tornate al Beit Oded abbiamo cenato e poi iniziato le pulizie dell' Ostello come si da ogni sabato sera. Se non si pulisce o i soldati che controllano le pulizie non sono soddisfatti non si esce la sera. Meno male che non controllo io le pulizie perché farei  passare il sabato sera a pulire tutti e non solo dove passa il papa come si dice da noi ;-);-);-);-);-)
Bene superato il controllo ci siamo concesse una tazza di espresso e una fetta di torta al cioccolato senza glutine.Il nostro Shabbat-weekend si é concluso. Domani ci aspetta un lungo viaggio e una nuova e tosta base verso il sud. Sono sicura che Abba ha preparato grandi cose per noi. Un abbraccio a tutti e alla prossima puntata del nostro viaggio. Shalom Shalom

Shalom
Proseguo il mio resoconto, ci siamo lasciati giovedì, quando abbiamo
lasciato la base x andare al Beit Oded un ostello militare messo a
disposizione gratuitamente x chi vuole restare a Tel Aviv. Il posto
esattamente si trova proprio all' entrata della Old Jaffa 5 minuti di
cammino dalle spiaggie di Tel Aviv. Quando siamo arrivate ci siamo
subito messe all' opera pulire il nostro alloggio e bagno xke purtroppo
il posto é bello ma molto trascurato in ogni senso. Ma come ho scritto
nella mail precedente anche se il posto è pieno di acari e polvere
ancora non ho usato nessun antistaminico ringraziando Dio. Le cose sono
procedure bene fino ai pasti perché visto che chi é il responsabile é
assente i volontari fanno quello che vogliono e se tu non arrivi quando
distribuiscono il cibo resti senza niente. Pensate che fino al sabato ne
io e a Romy abbiamo potuto prendere da bere i succhi o le bibite che a
differenza delle basi qui mettono disposizione, perché la maggior parte
del gruppo di volontari cattolici ungheresi ( una ventina) si portano le
bibite in camera cosa tra l 'altro proibita dal regolamento ma poiché il
responsabile appunto non c 'e i maleducati regnano. Proprio con una
vecchietta ungherese abbiamo avuto da litigare la prima notte perché
nella nostra camera eravamo in 6 tutte quelle del mio gruppo tranne 2.
La camera è di 8 persone quindi potevano venire altre persone. É venuta
solo una, la vecchietta! Ma visto che per tutta la giornata non si é
fatta vedere abbiamo tirato tutte un sospiro di sollievo perché appunto
pensavamo che sarebbe stata tranquilla e discreta. Invece no! Alle 23.45
quando tutte eravamo addormentate la vecchietta fa ritorno in camera in
maniera trionfale, accende luce, lascia porta aperta, parla, da sola ma
c'e l 'aveva con noi perché poi nel suo inglese da scuola materna ci ha
detto che voleva la finestra aperta. Insomma tutt ci siamo svegliate e
tutte a turno abbiamo cercato di trattare, facendogli capire che la luce
non si deve accendere ma potrebbe usare una torcia, la porta doveva
stare chiusa a causa della luce e che la finestra doveva stare aperta
xke non c' é aria condizionata. Insomma un caos perché tutte
incominciando da me eravamo nervose per come eravamo state svegliate
tanto che quando le sbraitava in maniera ungherese io gli rispondevo in
napoletano. Un caos fino all'una di notte. Dopo per grazia di Dio mi
sono ricordata di un altro episodio simile che mi era successo con altre
sorelle la prima volta che ero in Israele, ho chiesto perdono a Dio x
aver perso il controllo e ho incominciato a pregare, la Romy mi ha
seguito così le altre due sorelle norvegesi. In chiesto al Signore che
ci desse autorità e che quella stanza fosse una nostra benedizione e chi
non voleva restare in pace doveva andare via. Perché sono i figli delle
tenebre che scappano nel nome di Yeshua no i figli della luce. La
vecchietta é  andata via dalle sue amiche e fino a che non ci siamo
addormentate non é ritornata so solo che la mattina ci siamo svegliate
con finestra aperta, luce spenta e porta appena chiusa e la vecchietta
dormiva tranquilla. Gloria a Dio Alleluia! La mattina quando ci siamo
svegliate tutte noi gli abbiamo dato il buon giorno, il sto viso era
rilassato e ha incominciato a sorridere a parlarci nel suo poco
inglese.  Per le sere seguenti si é comportata in maniera rispettosa
unica cosa però ha voluto la porta aperta, ma poco importa xke non si sa
chi la luce del corridoio veniva spenta ;-)Diamo gloria a Dio x il suo
operare nelle nostre vite e intorno a noi! Tornando alla nostra
permanenza che non sia logistica siamo state molto bene in giro x Tel
Aviv e spiaggia  e si, siamo anche state in spiaggia ;-);-). Abbiamo
incontrato grazie a Dio un ebreo italiano di origine libica che ci ha
portato in giro per i negozi, grazie a  Eli, questo é il suo nome, Romy
ha trovato anche un Pentateuco in ebreo - spagnolo  a poco prezzo e
buono soprattutto da regalare a suo  babbo. Il sabato mattina invece
siamo andate a celebrare il Signore al Beit Immanuel.
In allegato la foto
Dopo il culto siamo andate con Sandro Burgassi che l'abbiamo trovato al
Beit Immanuel in giro x Old Jaffa e alla stazione vecchia, molto bella,
praticamente adesso é piena di negozietti.
La serata è terminata con pulizie alloggi, preparazione valigia, lettura
e poi nanna. Questa mattina ci siamo preparate x tornare alla base.
Ci vediamo x il seguito della seconda settimana
Shalom a tutti

 

Con scadenze settimanali pubblicheremo le impressioni di Annalisa e Romina, recatesi in Israele con il programma di Sar-El.
Le relazione saranno pubblicate così come ci arrivano, quasi fossero dei dispacci dal fronte, rendendo efficacemente l'emozione di un'esperienza unica nel suo genere.






Il 24/10/13 20.57, Annalisa Signoriello ha scritto:

Shalom carissimi
Alleluia la mia prima settimana al Sar El é passata. Il viaggio di
andata é  stato tranquillo a parte la dogana di Roma, Romy che quasi
perdeva aereo e io con lei xke x gli extra europei la fila era
immensa.
Cmq siamo riuscite a prendere ultimo bus x aereo.;-)
Arrivati  al Ben Gurion abbiamo passato dogana tranquillamente,
abbiamo
ritirato i bagagli comprato scheda telefonica israeliana
(0523581062 mio
numero israeliano) preso taxi per andare a Kfar Sava,dove la cugina
della Romy con la sua famiglia ci ha accolto in maniera molto
calorosa.
Suo marito ci ha preparato la pizza x onorarci. Devo dire che
era molto
buona anche se non era per niente una pizza;-)
Dopo il tramonto ci siamo goduti la città e il risveglio della
popolazione dallo Shabbat. Tutti verso il centro commerciale
all' aperto
con parco gratuito x bambini. La cittadina é molto carina come
del resto
tutta Israele, curiosità di Kfar Sava é che la popolazione é di
origine
sud americana, si parla molto lo spagnolo.  Abbiamo passato una
buona
serata unico "neo"e che la Romy si aspettava che la sua cugina
e famiglia fossero messianici invece ci siamo trovati con una
classica
famiglia sud americana quasi atea. Ma gloria a Dio abbiamo potuto
testimoniare della fedeltà di Abba specialmente la Romy. La mattina
della domenica abbiamo preso il  treno x tornare in stazione
aeroporto.
Devo dire che la giornata é iniziata in maniera modo molto
gradevole, la
Romy specialmente era estasiata a notare la dolcezza, la
disponibilità e
la gentilezza che gli israeliani ci mostravano aiutandoci a
portare le
valige in stazione e sul treno compreso  la security. Per non
parlare
della bellezza degli israeliani, tutti belli anche i ragazzi ma
purtroppo tutti fuori dalla nostra portata;-);-):-P
Siamo arrivate in aeroporto ed è qui che abbiamo imparato la prima
lezione dell' IDF : aspettare, aspettare, aspettare. Finalmente
dopo 4
ore ci hanno dato la destinazione. Una base a mezzora di Tel Aviv.
Arrivate ci hanno consegnato alloggi e divise,cenato sistemato
tutto e
alle 22 tutte a nanna almeno così pensavamo noi volontarie.
Invece no,
imparato 2 lezione, se si vuole dormire devi farlo anche se
fuori alla
tua porta le soldatesse parlano, ridono, cantano, festeggiano
compleanni
o si allenano. Non ci siamo ancora abituate alla cosa ma siamo
sopravvissute la prima settimana nella base. Il cibo é di base
praticamente credo di aver perso un kilo (cosa molto di
benedizione x
me) . Come lavoro invece la prima giornata abbiamo differenziato
l'immondizia carta e plastica. Secondo e terzo giorno invece ci
hanno
mandato in un altra base dove abbiamo disfatto e costruito tende con
ciminiere incluse. Oggi invece é stato giorno di pulizia alloggi
nella
base e poi quando ci hanno trasferiti a Jaffa nell' ostello x
soldati
abbiamo fatto pulizia anche qui. Io posso solo ringraziare Abba
che tra
la scarsa pulizia e polvere e cibo con grano non ho ancora preso
antistaminici. Gloria a Dio Alleluia. Con la lingua la cosa é stato
stata un po più difficile xke le nostre responsabili, soldatesse
giovanissime sono americane e quindi parlano come uno shuttle
che parte
x lo spazio. Ho chiesto che parlassero piano ma iniziano e poi si
perdono, anzi io mi perdo e loro continuano a parlare a raffica. Non
siamo solo io e Romy ad avere problemi con la lingua ma ci sono
anche
due norvegesi che non parlano bene  inglese. Gloria a Dio anche
x questo
xke per questo turno nella nostra camera sette delle 8
volontarie siamo
tutte "born again" e ci aiutiamo l 'une con le altre e sta
mattina che
non avevamo "fretta" ci siamo messe a pregare tutte insieme
ognuno nella
sua propria lingua. Sono stati giorni questi passati molto
intensi e ci
emozionavamo a lavorare con questi soldati-ragazzini che quando
sapevano
che noi volontari non eravamo ebrei non sapevano come ringraziarci.
Alcuni ci portavano le caramelle e cioccolatini, ci facevano fermare
spesso obbligandoci a bere e quando qualcuno di chiedevano xké
venire a
lavorare gratis noi rispondevamo quasi in coro"perché vi amiamo e
vogliamo dirvi che Israele non é solo"! La sera invece abbiamo
iniziato
ad avere lezione ebraico e storia di Israele. Per quando riguarda le
notizie del posto posso dire ben poco xke quando siamo nella
base siamo
tagliate dal mondo. Non abbiamo internet fila radio è solo in
ebraico.
Unica cosa che so e che martedì ci sono state le votazioni dei
sindaci e
x Tel Aviv e Gerusalemme i sindaci sono rimasti gli stessi. Sta sera
siamo andate al centro di Tel Aviv e tra poco rientriamo per
andare a
nanna sperando di dormire. Cosa dire sono felice di essere qui e
ringrazio Abba di questa opportunità. Spero entro sabato di mandarvi
notizie sul mio Shabbat weekend a Jaffa. Un abbraccione a tutti
Shalom

 

Mercoledì 16 Ottobre 2013 13:11

Corso di Israelologia a Caltanisetta con EDIPI

Evangelici d'Italia per Israele in collaborazione con l'associazione
B'Nei Efraim e la Chiesa Evangelica di Caltanisetta organizza un corso
di Israelologia il 16 di Novembre.
Il relatore sarà il prof. Rinaldo Diprose dell' Istituto Biblico
Evangelico di Roma che si avvarrà dell'ultima sua pubblicazione "Israele e la Chiesa".
Hanno già dato la loro adesione alcune chiese evangeliche siciliane di
Catania, Caltanisetta, Caltagirone e Palma di Montechiaro.
Per ulteriori informazioni telefonare alla segreteria organizzativa
3405261324 o all'indirizzo di posta elettronica  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .
EDIPI segnala inoltre che dal 3 di novembre iniziano a Roma i seminari
di Israelologia presso i locali della Chiesa Pentecostale di via del
grano n° 32. Ci sarà una sessione didattica ogni prima domenica del mese dalle 17:00 alle 18:30.

Anche in questo caso il relatore sarà il prof. Rinaldo Diprose.

Mercoledì 02 Ottobre 2013 12:21

Padova: Quarta Rassegna del Cinema Israeliano

Dal 30 settembre al 28 ottobre 2013, ogni lunedì, presso la Sala Cinema del Porto del CdQ 4 Sud-Est di Padova avrà luogo la quarta Rassegna del Cinema Israeliano; l'ingresso è libero con inizio alle 20:45.
Il programma prevede:
- 30/09, Karov la Bait (Vicino a casa) di Dalia Hager e Vidi Bili.
- 07/09, HaUlpan (Scuola di ebraico) di David Ofek Israel
- 14/09, Lady Kul Al Arab di Ibtisam Mara'an
- 21/09, Ha-Tzalmania (Life in stills) di Tamar Tal
- 28/09, Emek Tiferet (Il giardino di Hannah) di Hadar Fridlich
Il titolo che la curatrice dell'iniziativa, Marta Teitelbaum, ha dato alla rassegna è "Evoluzione", a dimostrazione della immensa varietà della società e della realtà israeliana in continua evoluzione. Ed è dedicata soprattutto all'evoluzione dei rapporti, della società, del Kibbutz, della vita delle singole persone e del Paese.
Il gruppo EDIPI di Padova sarà presente a tutte le proiezioni e vista l'ampia partecipazione della comunità ebraica di Padova, si è organizzato per dare agli interessati la pubblicazione di Rinaldo Diprose " I due tempi del Messia".

Come ogni anno nella prima domenica di ottobre si terrà la "Giornata
Mondiale di Preghiera per la Pace di Gerusalemme".
Giunta alla sua undicesima edizione ha l'obbiettivo di coinvolgere non
meno di 300 milioni di credenti di 175 nazionalità.
Anche quest'anno l'associazione Evangelici d'Italia per Israele sarà
coinvolta con i vari associati, presenti ormai in quasi tutte le regioni d'Italia, nelle rispettive congregazioni di appartenenza, per questo appuntamento importante e in ubbidienza a quanto è riportato nel Sal.122,6: "Pregate per la pace di Gerusalemme! Quelli che ti amano vivano tranquilli".
Per l'occasione verrà distribuita la pubblicazione di Derek White
"Medio-Oriente e Isarele: antichi dei e legami moderni" che è un vero e
proprio manuale di intercessione per i problemi spirituali del medio
oriente.
Un incontro speciale si terrà nella Chiesa della Nuova Pentecoste di
Sedico (BL) dove il presidente di EDIPI, past. Ivan Basana, donerà un
tallit (il caratteristico scialle di preghiera ebraico) al pastore
locale avv. Gino Mazzoccoli in ricordo della giornata.
Ogni chiesa può indicare la partecipazione all'evento segnalandola nel
sito www.daytopray.com

Lunedì 23 Settembre 2013 21:42

Programma Missione Keren Hayesod

Organizzato da Keren Hayesod segnaliamo l'iniziativa di questo speciale viaggio in Israle

Cari amici
abbiamo il piacere di inviarvi in allegato il programma dettagliato della prossima Missione in Israele del Keren Hayesod.
Il costo a persona in camera doppia é di €uro 1.500 incluso il volo di A/R con EL AL, pernottamento, tutti i pasti kasher, gli spostamenti ecc.
Il supplemento per la camera singola é di € 370. Per potersi iscrivere al viaggio bisogna versare al più presto una
caparra di € 500 sul nostro conto (qui di seguito i dati). Nella speranza di vedervi partecipi numerosi auguriamo a tutti voi e
alle vostre famiglie Shanà Tovà e Hag Sameach.


Samy Blanga, Presidente Nazionale Keren Hayesod
Andrea Jarach e Moussy Braun, Comitato organizzatore della Missione



Per effetturare il bonifico relativo all'acconto del viaggio:
BANCO POPOLARE
C/C INTESTATO AL KEREN HAYESOD
IT49G0503401660000000136092



Afsaneh Kaboli
KEREN HAYESOD
C.so Vercelli 9
20144 Milano
Tel. 02-48021691
Cell. 346-0785338
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Mercoledì 18 Settembre 2013 15:57

GIORNATA EUROPEA DELLA CULTURA EBRAICA

Domenica 29 settembre 2013

“NATURA ED EBRAISMO”

Anche quest’anno in occasione della Giornata della Cultura ebraica in
Italia e in Europa ci saranno le PORTE APERTE di tutte le Sinagoghe e
dei siti ebraici che si potranno visitare per tutto il giorno.
Verona ha preparato un ampio programma culturale, che vi alleghiamo, sul tema “Natura ed ebraismo”, suo filo conduttore.
La Giornata si concluderà con la proiezione del primo film della
Rassegna del Cinema Israeliano, che proseguirà
nelle settimane seguenti.

 

ALGHERO, 22 settembre 2013 - Significativo atto di Riconciliazione tra Israele e la Sardegna (segnalato da Matthias Winkler, delegato EDIPI per l'isola)

Il 22.9.2013 sarà una giornata importante per la Sardegna. Ad
Alghero, nel nord dell’Isola avrà luogo un importante evento di
riconciliazione tra la Sardegna ed Israele. Il Sindaco Stefano
Lubrano, convertitosi da poco, chiederà perdono davanti a
rappresentanti di Israele e ad altri per tutte le atrocità e
ingiustizie commesse nei confronti degli ebrei durante il periodo
della dominazione spagnola. Nel 1492 fu emanato un decreto da
parte dei governanti spagnoli Isabella di Castiglia e Ferdinando
di Aragona, che inaugurò la celebre Inquisizione e con il quale
tutti i giudei allora presenti nella penisola iberica avrebbero
dovuto convertirsi al cattolicesimo, pena l’espulsione, o in
ultima istanza, l’uccisione. Molti furono massacrati, spesso
bruciati sul rogo.
Vi chiediamo di pregare


-per la protezione di Stefano Lubrano, per la sua famiglia e per
tutta la giunta


-affinché questo atto possa portare una grande benedizione per
l’Isola, secondo quanto scritto in Genesi 12,3


Di seguito la programmazione dell’evento, inviatami da Ruth:


/Sono stati programmati una serie di eventi che si terranno a
partire dalla mattina: ci sarà una mostra fotografica (che durerà
una settimana o più a partire appunto da domenica 22) relativa a
tutti gli scavi che sono stati fatti per riportare alla luce
l'antico ghetto ebraico in città, più su alcuni documenti antichi
sempre relativi alla comunità ebraica del luogo, ecc. Quindi ci
sarà una conferenza con alcuni oratori tra i quali lo studioso
Mauro Perani che è stato la persona che alcuni mesi fa ha
stabilito l'esatta datazione e collocazione della più antica e
pressoché intatta Torah del mondo che è stata ritrovata in una
biblioteca dell'università di Bologna. Il tema della conferenza
sarà sempre riguardante la presenza ebraica qui in città nei
secoli scorsi./


/Numerosi ristoranti, soprattutto nella zona centrale della città
dove appunto si trovava il ghetto, proporranno dei piatti di
cucina kasher. /


/Alle 19.30 ci sarà l'inaugurazione della piazza della Juharia
(dove sorgeva un tempo la sinagoga dell'antico ghetto) e in questa
opportunità Stefano (il sindaco) chiederà pubblicamente perdono
per tutti gli abusi, i torti, lo spargimento di sangue e tutti gli
altri peccati commessi nei confronti degli ebrei della città. Lui
pensava di invitare anche il sindaco di Barcellona o di Tarragona
(con cui la città ha dei gemellaggi e accordi commerciali) per far
chiedere perdono anche a lui da parte degli spagnoli (perché in
effetti queste cose le hanno commesse soprattutto e quasi
esclusivamente gli spagnoli più che i sardi). /


/Alle fine del suo discorso noi (Carol, Antonello, Gabriella, io
insieme ad un gruppo di fratelli e sorelle che stiamo organizzando
un coro) faremo un evento di flash mob nel quale canteremo la
canzone Avinu Malkeinu, una canzone che sicuramente conoscete e
che è proprio la preghiera che si canta in occasione di Rosh
Hashana, che cade proprio in quei giorni./


/Poi alle 21.00 ci sarà un concerto di musica sefardita, sempre
nella piazza, che tra l'altro sarà una delle piazze più belle
della città, una volta aperta.../


/Sarebbe sicuramente una benedizione se voleste essere presenti
anche voi, perché sarà un momento molto importante e strategico
per la città e per il suo piano futuro nel Signore. /


Lo stesso giorno si troverà sull’Isola anche il Papa, che andrà a
visitare Cagliari, la capitale della Sardegna (programma
allegato). Vi chiedo di intercedere. Ecco alcune proposte di
preghiera:


-Naum 3 e Isaia 47 (vedi sotto)


-cancelliamo e annulliamo qualsiasi patto che viene fatto
riguardante la Madonna di Bonaria, ovvero lo Spirito chiamato
Regina del Cielo. C’è solo un Dio e un Re e si chiama Gesù.
Vogliamo sottomettere la Sardegna sotto il suo Dominio.


Isaia 47

*1*«Scendi e siedi sulla polvere,
vergine figlia di Babilonia!
Siediti in terra, senza trono,
figlia dei Caldei!
Infatti non sarai chiamata più la delicata, la voluttuosa.
*2* Metti mano alla mola e macina farina;
lèvati il velo, àlzati lo strascico,
scopriti la gamba e passa i fiumi!
*3* Si scopra la tua nudità,
si veda la tua vergogna;
io farò vendetta
e non risparmierò anima viva.
*4* Il nostro redentore si chiama SIGNORE degli eserciti,
il Santo d'Israele.
*5* Siediti in silenzio e va' nelle tenebre,
figlia dei Caldei,
poiché non sarai più chiamata la signora dei regni.
*6* Io mi adirai contro il mio popolo, profanai la mia eredità
e li diedi in mano tua;
tu non avesti per essi alcuna pietà;
facesti gravare duramente il tuo giogo sul vecchio,
*7* e dicesti: "Io sarò signora per sempre".
Non prendesti a cuore e non immaginasti la fine di tutto questo.
*8* Ora ascolta questo, o voluttuosa,
che abiti al sicuro,
e dici in cuor tuo:
"Io, e nessun altro all'infuori di me;
io non rimarrò mai vedova
e non conoscerò privazione di figli";
*9* ma queste due cose ti avverranno in un attimo, in uno stesso giorno:
privazione di figli e vedovanza;
ti piomberanno addosso tutte assieme,
nonostante la moltitudine dei tuoi sortilegi
e la grande abbondanza dei tuoi incantesimi.
*10* Tu ti fidavi della tua malizia
e dicevi: "Nessuno mi vede",
la tua saggezza e la tua scienza ti hanno sviata
e tu dicevi in cuor tuo:
"Io, e nessun altro fuori di me".
*11* Ma un male verrà sopra di te,
che non saprai come scongiurare;
una calamità ti piomberà addosso,
che non potrai allontanare con alcuna espiazione:
ti cadrà improvvisamente addosso una rovina imprevedibile.
*12* Sta' pure con i tuoi incantesimi
e con i tuoi numerosi sortilegi,
nei quali ti sei affaticata fin dalla tua giovinezza!
Forse potrai trarne profitto,
forse riuscirai a incutere terrore.
*13* Tu sei stanca di tutte le tue consultazioni;
si alzino dunque quelli che misurano il cielo,
che osservano le stelle,
che fanno pronostici a ogni novilunio;
ti salvino essi dalle cose che ti piomberanno addosso!
*14* Ecco, essi sono come stoppia; il fuoco li consuma;
non salveranno la loro vita dalla violenza della fiamma;
non ne rimarrà brace a cui scaldarsi,
né fuoco davanti al quale sedersi.
*15* Così sarà la sorte di quelli intorno a cui ti sei affaticata.
Quelli che hanno trafficato con te fin dalla tua giovinezza
andranno senza meta ognuno per conto suo
e non ci sarà nessuno che ti salvi.

Grazie di cuore per il vostro sostegno di questo momento cosi importante
per la nostra amata Isola.

Shalom

Matthias & Irene con Team
Riceviamo dal delegato EDIPI per la Sardegna, Matthias Winkler,
un breve resoconto dell’evento tenutosi il 22 settembre ad Alghero, con alcune foto della manifestazione scattate nel posto dell'antica sinagoga.
Queste iniziative rimarcano l'importanza di rimuovere i contenziosi spiritiali storici tra l'Italia ed Israele per ritornare sotto la benedizione di Dio.
Martedì 17 Settembre 2013 16:25

Milano - Jewish and the City.

Comunicazione segnalat ada Keren Hayesod


Cari Amici,
riceviamo e con piacere vi giriamo la comunicazione inerente Jewish and
the City, festival della cultura ebraica , che si terrà a Milano dal 28
Settembre al 1 Ottobre 2013 con un programma ricco e interessante e con
la partecipazione di importanti ospiti e relatori.
Con l'occasione auguriamo a tutti Voi e alle vostre famiglie Hatima Tovà.

Lunedì 16 Settembre 2013 16:28

Un seminario sul razzismo europeo

Associazione Veronese Italia-Israele

 

Martedì 24 settebre dalle 14.15 alle 18 si tiene il seminario "Il
razzismo europeo" con Alberto Burgi, docente all'Università di
Bologna, con l'intervento “Una questione di confini” e Davide Assael,
collaboratore della Fondazione Centro Studi Campostrini, "Le radici
antisemite della xenofobia europa”, in via Santa Maria in Organo, 2, a
Verona. L'emergere di pulsioni xenofobe e antisemite si sta espandendo
come un contagio in tutte le aree del Continente, da Nord a Sud.
Complici le difficoltà economiche, l'Europa sembra moralmente regredire
e tornano ad affacciarsi pulsioni che sembravano sopite dopo il secondo
conflitto mondiale. Un fenomeno che merita di essere osservato e pensato
prima che ci frani addosso. Per informazioni scrivere a
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Lunedì 16 Settembre 2013 16:08

VERONA - 1°Rassegna del Cinema Israeliano

Il cinema israeliano contemporaneo


“Oramai da circa dieci anni il cinema israeliano riscuote sempre
maggiore interesse anche in ambito critico ed è ospite fisso delle
maggiori manifestazioni cinematografiche. Questa cinematografia, assai
vivace sotto il versante artistico e culturale, è nuova, emergente:
specchio di una realtà in continua evoluzione che propone cineasti
liberi e capaci di colpire con le loro opere l'immaginario collettivo
internazionale” (da “Il cinema israeliano contemporaneo” di De Bonis,
Schweitzer, Spagnoletti)


In occasione della Giornata Europea della Cultura Ebraica, il 29
settembre 2013 prenderà il via anche a Verona la 1° Rassegna del Cinema
israeliano alle ore 20,45 presso la Sala del Centro Turistico Giovanile,
via S.Maria in Chiavica, 7 con la proiezione di “Emek Tiferet” (La bella
vallata). Seguiranno altre 3 serate come da programma allegato.
I film sono tutti sottotitolati in italiano.
La manifestazione è organizzata dall’Associazione Veronese
Italia-Israele e dalla Comunità Ebraica di Verona.

 

Con inizio domenica 29 settembre 2013, ore 20.45. Gli altri appuntamenti sono

per il mese di ottobre: domenica 6, lunedì 14 e mercoledì 16.
Allegato il programma della manifestazione.

La Giornata Europea della Cultura Ebraica giunta alla sua 14sima
edizione ha, come città capofila per l'Italia, Napoli dove vive una
comunità ebraica che festeggia i 150 anni della sua fondazione.
La dr.essa Rossella Genovese, delegata EDIPI per la Campania, laureatasi
con un originale pubblicazione sulle Festività Ebraiche, parteciperà
alle diverse iniziative collegate all'evento con il marito avv. Giovanni Tortora, responsabile del dipartimento giuridico di EDIPI.
Per il programma completo delle varie iniziative si può consultare il
sito www.ucei.it/giornatadellacultura.
A livello nazionale Evangelici d'Italia per Israele distribuirà la
pubblicazione di Derek White "L'Ebraicità di Gesù".

Lunedì 12 Agosto 2013 10:31

Musica Israeliana all'Arena di Verona

Asaf Avidan leader e mente creativa del gruppo folk rock israeliano Asaf Avidan & the Mojos, già presente all'ultimo Festival di Sanremo, si esibirà giovedì 29 agosto alle ore 21:00 al Teatro Romano di Verona.

PADOVA: Mostra d'arte contemporanea "EBRAICITA' AL FEMMINILE"
Opere del '900, dal 31 agosto al 13 ottobre 2013.

DESCRIZIONE
In esposizione oltre 120 opere di otto artiste del '900: Paola Consolo, Eva Fischer, Alis Levi, Gabriella Oreffice, Adriana Pincherle, Charlotte Radnitz, Antonietta Raphael, Silvana Weiller. Le loro opere delineano la storia dell'arte italiana rappresentata dal punto di vista femminile e specificatamente di quello ebraico.
La mostra è curata da Marina Bakos con la collaborazione di Virginia Baradel.
L'evento è promosso dall'Assessorato alla cultura del Comune di Padova e sostenuto dalla Comunità Ebraica di Padova.

QUANDO
Dal 31 agosto al 13 ottobre, dalle ore 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 19:00, chiuso lunedì. Inaugurazione il 30 agosto alle 17:30.

DOVE
Centro Culturale Altinate/San Gaetano, via Altinate, 71 - Padova

INGRESSO
La visione della mostra è ad ingresso libero.

Martedì 23 Luglio 2013 12:51

News da Tehilat-Yah

Da questo mese il sito EDIPI darà le informazioni sulla congregazione Tehilat-Yah nella citta di Rishon Le-Tzion curata dal pastore messianico Micky Yaron; ricordiamo che Micky ebbe la rivelazione che Gesù era il Messia di Israele in Italia durante il periodo di studio per laurearsi in medicina a Roma. E' stato un'apprezzato conferenziere nei nostri Raduni Nazionali e in alcuni convegni regionali; inoltre ha organizzato per EDIPI il Raduno del decennale a Gerusalemme nel 2011.

In allegato la News Letter

Martedì 23 Luglio 2013 12:33

Bruxelles come Wannsee?

Di Ugo Volli

Cari amici,

questa notizia l'avete potuta leggere suoi giornali di oggi, IC ve la riporta in un'altra pagina, ma dovete perdonarmi se io ve ne do un piccolo commento ulteriore, diciamo per amor di discussione. Dunque è successo che... i paesi dell'America latina, già offesi con l'Europa per non aver accolto con onori adeguati il presidente boliviano, hanno intimato alla Gran Bretagna di etichettare le sue stoffe in maniera che sia chiaro se provengono o no dalle Falkland, che loro chiamano Malvinas e considerano abusivamente occupate da Sua Maestà Britannica, anche se gli abitanti sono inglesi da generazioni e vogliono restare tali. Se la Gran Bretagna non garantirà sulle etichette che neanche un filo delle sue lane rinomate viene dalle numerose pecore delle Falkland, nessuna stoffa o abito inglese potrebbe più entrare nei loro negozi...

No, non è andata così, mi confondo. Allora, sentite. Gli Usa, che non riconoscono l'occupazione turca di Cipro Nord, hanno deciso che prima di dare qualunque aiuto alla Turchia vogliono la garanzia che neanche un cent finirà a Nicosia e dintorni. Il governo turco deve inserire una clausola speciale contenente questo impegno su ogni accordo di collaborazione scientifica e culturale, su ogni vite di forniture all'esercito, su qualunque finanziamento americano.

No, non è accaduto, mi sbaglio di nuovo. E' la Russia che non è contenta dell'occupazione internazionale di Bosnia e Kossovo ai danni della sua sorella Serbia, e non approva l'ampliamento dell'Unione Europea ai paesi baltici che una volta erano sovietici, a voler essere sicura che il gas che vende agli Stati europei non prenda queste destinazioni non gradite. E' la Spagna, che rivendica Gibilterra, a non voler vendere più il suo vino e i suoi pomodori alla Gran Bretagna senza l'assicurazione che non finiranno nella fortezza dove finisce l'Europa...

Che confusione... mi sono sbagliato ancora. Ecco. Ci sono un paio di occupazioni particolarmente sensibili sul piano dei diritti umani. La Cina in Tibet, paese di antica civiltà, sta facendo una vera e propria pulizia etnica e un  genocidio culturale. L'enorme Russia fa una guerra di sterminio alla piccola Cecenia fin dai tempi della gioventù di Tostoj, che la raccontò in un libro più di un secolo e mezzo fa. L'Unione Europea, così sensibile ai diritti umani, ha deciso di non collaborare assolutamente con queste occupazioni e di condizionare ogni accordo con questi paesi alla fine di queste guerre che non è sbagliato definire coloniali. E inoltre ha anche stabilito che non darà più aiuti di sorta a Turchia, Iraq, Iran, Pakistan, Nigeria, Sudan, fino a che non finiranno le stragi di cristiani... Boicotterà la Russia (di nuovo) se continuerà ad armare il governo siriano e anche il Qatar se lo farà coi ribelli islamisti... Romperà gli accordi col Marocco che occupa l'ex Sahara spagnolo da decenni, in spregio alle risoluzioni dell'Onu che gli hanno imposto di tenere un referendum che mai si riesce a fare...

No, la notizia non è questa. Nessuna di quelle che vi ho elencato. La sensibilità dei grandi paesi e dell'UE per ingiustizie e stragi è molto bassa, la loro politica umanitaria del tutto subordinata alla convenienza economica e geopolitica. Pensate che l'Unione Europea si rifiuta ostinatamente di mettere sulla lista nera non uno Stato, ma un movimento che ha compiuto e preparato spesso attentati terroristici anche sul suo territorio, perché dice di non essere tanto sicura e in realtà ha paura di rappresaglie sui suoi soldati che sono stanziati del tutto inutilmente in un territorio dove dovrebbero sorvegliare e contribuire a disarmare questo movimento terrorista, ma ne sono neutralizzate e talvolta vergognosamente cacciate e disarmate loro. Sto parlando di Hezbollah e del Sud Libano. Mi vergogno profondamente del fatto che fra i paesi europei che si oppongono all'iscrizione di Hezbollah nella lista dei terroristi  stia in prima fila l'Italia, su spinta di un ministro che una volta passava per difensore dei diritti umani e ora fa la stessa politica di D'Alema. Sto parlando di Emma Bonino, naturalmente, il più grande bluff del nuovo governo.

C'è un'eccezione a questa cinica indifferenza della politica internazionale per occupazioni vere o presunte e violazioni dei diritti umani, anch'esse vere o presunte. E' Israele. E' di questo che volevo parlarvi. L'Unione Europea ha appena deciso nei confronti di Israele quel che non è stato mai deciso da nessuno rispetto a Russia e Cina, Gran Bretagna e Turchia, delle stragi di cristiani e delle occupazioni di Cipro e del Sahara spagnolo. E' Israele, che non solo l'Unione e i paesi europei cercano di destabilizzare dall'interno finanziando ONG che praticano vari tipi di “resistenza” ai confini della legalità, ma di cui pretende di stabilire i confini anche contro gli accordi di cui l'Unione Europea dovrebbe essere fra i garanti. Non solo sul piano giuridico infatti i territori al di là della linea verde non sono stati attribuiti a nessuno (ma esistono le deliberazioni della Società delle nazioni che fondavano il mandato britannico secondo cui essi dovevano essere dedicati allo “stanziamento - o se volete, “colonizzazione”: settling - ebraico”), ma negli accordi di Oslo, di cui l'Unione Europea è fra i garanti, si dice esplicitamente che la definizione dell'appartenenza dei territori sarà decisa da negoziati fra le parti. Ora l'Unione Europea ha deciso non solo che le merci prodotte oltre le linea verde non devono essere marcate come prodotti israeliani, ma che tutti gli accordi economici, culturali, scientifici ecc. fatti dall'Unione o da qualunque paese europeo con Israele devono escludere esplicitamente ogni contatto con gli insediamenti oltre la linea verde (anche Gerusalemme Est e il Golan, che sono stati annessi come parte del territorio israeliano), ogni ricaduta favorevole per loro, ogni forma di collaborazione. Cioè l'Unione Europea ha deciso di poter decidere lei quali sono i confini di Israele.

E' una mossa tipicamente coloniale. L'Unione Europea fa quel che facevano le grandi potenze ottocentesche in Cina e in Africa, dispone del territorio di un altro stato sovrano. Sul piano sostanziale, questo è un atto di guerra. L'Unione Europea ha in sostanza dichiarato guerra a Israele per costringerlo ad applicare delle politiche e delle delimitazioni territoriali che sono contrarie alla volontà e anche alle leggi israeliane. Includendo il Golan e Gerusalemme, che per le leggi israeliane sono parte del territorio nazionale e non possono essere discriminati, ha reso impossibile ogni forma di collaborazione da parte di Israele. E' importante notare che tutto ciò è accaduto con una delibera che non è stata votata da nessun parlamento né discussa pubblicamente nella politica europea: questo è caratteristico dell'assenza di democrazia, dell'autoreferenzialità politica dell'UE. E' possibile che i ministri degli esteri degli stati europei abbiano approvato questo gesto, non mi meraviglierebbe se Bonino, immemore delle posizioni pro-Israele che i radicali (una volta?) tenevano, avesse firmato. Ma certo non se n'è parlato nel Parlamento italiano, né nella nostra sfera pubblica, né probabilmente nel Parlamento Europeo, grande monumento inutile all'inesistenza della democrazia nel funzionamento concreto dell'Unione.

Questo deficit c'è dappertutto. Ma in questo caso è particolarmente grave, perché un guerra europea contro Israele dovrebbe far pensare. L'ultima volta che in tutta Europa, poco meno del territorio attuale dell'Unione Europea, si decise una guerra contro quello che allora era Israele, cioè gli ebrei europei, lo si fece a una conferenza tenuta in un'amena località di villeggiatura a una decina di chilometri da Berlino, il Wannsee. Era il 20 gennaio 1942, parteciparono certi signori in divisa nera che si chiamavano Heydrich, Müller, Eichmann, e stabilirono le modalità della “soluzione finale del problema ebraico”. Sono passati settant'anni, ma l'Europa è sempre lì, a occuparsi degli ebrei (e oggi del loro stato) in maniera diversa da tutti gli altri problemi; a discriminarli e boicottarli, in definitiva a cercare di eliminare quel fastidio che è la presenza ebraica nel loro mondo. Forse anche Bruxelles non è così lontana da Wannsee.

Mercoledì 17 Luglio 2013 12:55

L'Europa di Auschwitz

Di Deborah Fait

Ho sempre pensato  che l’odio razziale ottenebri il cervello e renda stupidi. 
Abbiamo tanti esempi, recentemente, nel loro piccolo, anzi miserevole, abbiamo letto  le opinioni di Sofri e Ovadia sul caso inesistente del bambino palestinese lanciapietre oppure abbiamo dovuto sentire gli abominevoli e indegni  insulti del ministro Calderoli a un altro ministro della Repubblica. Esempi di odio, stupidità, incapacità di collegare il cervello con qualcosa che non  sia  un ragionamento bestiale.
Adesso abbiamo un altro esempio di questo oscuramento cerebrale che l’odio razziale produce.

Qui non si tratta di omuncoli stupidi e razzisti, si tratta di qualcosa di grande ed esteso, addirittura dell’Europa, si amici, l’Europa che non ha mai perdonato agli ebrei di essere sopravvissuti e di aver creato una loro nazione moderna,  democratica,   in pieno sviluppo economico e scientifico, e che  vuole punirci per questo.

Dovevamo crepare tutti no? Dovevamo finire tutti nei forni e nelle fosse comuni  e invece, tra mille difficoltà, con gli inglesi che ci correvano dietro per impedircelo, siamo arrivati nella loro Palestina, il loro Mandato, la Colonia Britannica in Medio Oriente.
Siamo venuti qua, sopravvissuti ad Auschwitz e abbiamo creato Israele, dal nulla.

A questo punto, l’ultima speranza europea di eliminare l’ebreo dal mondo era che i paesi arabi riuscissero a distruggerci con le loro guerre. Neanche in questo sono riusciti, abbiamo vinto noi tutte le loro maledette guerre e Israele è diventata, con nessuna risorsa se non i cervelli degli ebrei, e con tutto il mondo contro,  una Nazione sviluppata moderna e democratica, un Paese bello e lussureggiante, uno Stato ad alta tecnologia, un leader nella ricerca scientifica internazionale.

Eh, no, questo non ce lo perdonano proprio. Dovevamo morire e invece siamo qua, più forti che mai. All’Unione Europea viene un travaso di bile ogni volta che nomina Israele.

Allora che hanno fatto, chiederete voi! 
Incominciamo da prima della guerra del ‘67, nessuno parlava di popolo palestinese, semplicemente non esisteva, si parlava solo di arabi e del loro desiderio di cancellare dal Medio Oriente una nazione non islamica abitata dagli odiati ebrei.

Prima del ‘67, cioè dal 1948, per venti lunghi anni,  Giudea e Samaria, quello che gli europei chiamano Cisgiordania o West Bank, erano occupate dalla Giordania e nessuno, dico NESSUNO al mondo, né gli arabi, né gli europei, né gli americani parlavano di dare la Giudea e Samaria/Cisgiordania/West Bank, a un popolo inesistente e questo popolo inesistente, appunto perché non esisteva, non aveva mai reclamato, in 20 anni il possesso di quei territori per creare una nazione.

Perché non lo hanno fatto?
Perché agli arabi non interessava e ai palestinesi che non c’erano e che non si chiamavano ancora palestinesi , interessava ancora meno. Il loro fine, di tutti i popoli arabi del MO, era cancellare Israele dalla carta geografica e i palestinesi, cioè gli arabi che loro avevano fatto fuggire dal Paese appena fondato, sono rinchiusi da 70 anni  nei campi “profughi” , senza diritti, profughi per generazioni,  per poter avere un grande “caso” da presentare al mondo occidentale e trasformare i palestinesi da terroristi a vittime di Israele.
Quale miglior occasione per gli europei di togliersi Auschwitz dalla coscienza, una colpa che non hanno mai voluto digerire e  accettare, un’occasionaccia incredibile: paragonare i palestinesi agli ebrei gasati e bruciati e gli israeliani ai nazisti!

STUPENDO! CHE GRANDE PENSATA!

Un’opportunità,  offerta  dalla lega Araba e la sua propaganda ,  su un piatto d’argento e Israele è diventato l’ebreo del mondo da distruggere definitivamente.

L’Europa si era lamentata in passato di non avere abbastanza coinvolgimento nelle questioni israelo-palestinesi,  è stata accontentata e coinvolta e adesso  finalmente può usare il suo potere malefico  per bastonare l’odiato Israele.
Da anni l’Unione Europea sta discutendo se  dichiarare Hezbollah organizzazione terrorista. Ancora non hanno deciso. Eh, difficile dire qualcosa contro gli arabi, meglio portarla alle calende greche.
Inutile ribadire che in Siria è in atto una guerra civile da genocidio, che in Egitto si stanno avvicinando  ai risultati siriani con omicidi, rivolte, stupri, inutile dire che l’Iran è a un passo dalla bomba che potrebbe distruggere Israele. Per l’Europa sono tutte bazzecole, robetta da niente,  scaramucce tra arabi in cui è meglio non mettere il becco.

L’Europa ha trovato cosa fare di veramente importante  per la pace nel mondo,  qualcosa di  vitale, necessaria, per abolire tutte le guerre che sconvolgono il pianeta.

Cosa ha fatto? Lo volete proprio sapere? Bene , l’Unione Europea, sotto lo sguardo affettuoso della sua ministra degli esteri, Ashton,  ha deciso che tutti i prodotti di West Bank (Giudea e Samaria), Gerusalemme Est e Golan non dovranno essere esportati con la scritta MADE IN ISRAEL. 
La UE, sotto lo sguardo commosso della sua ministra degli esteri , Lady Ashton, ha deciso che Giudea e Samaria, Gerusalemme Est e Golan non sono Israele e che tutto quello che si produce in quei posti non sarà considerato.
Lo stabilisce questo comma : “Solo le entità israeliane che si trovano entro i confini pre ‘67 saranno  riconosciute e considerate.”
Quindi l’Europa decide sui nostri confini, l’Europa decide per  Israele ma fa anche peggio se possibile , oltre ad allontanare i colloqui di “pace”,   non riconosce come parte di Israele nemmeno il Golan annesso a Israele nel lontano 1981 e nemmeno Gerusalemme est da sempre annessa, tutta intera, a Israele, dal 1967.

Questo significa avere una  sfacciataggine inaudita, significa voler umiliare una volta di più Israele che è uno stato sovrano, non una provincia europea. 
La UE , nella sua arroganza e sfrontatezza, non riconosce  parte di Israele non solo i territori contesi di Giudea e Samaria, da loro definiti occupati ( da me definiti anche occupati ma dai palestinesi, poiché Giudea e Samaria sono la culla del Popolo Ebraico, non certo di un popolo che esiste per volontà politica da usarsi contro Israele,  solo dal 1968) ma non riconosce come facenti parte della nazione ebraica nemmeno i territori che Israele, vincitrice assoluta delle guerra del ‘67 e del ‘73, ha annesso! 
Scusatemi  se ho scritto sotto l’effetto di una grande , indicibile e incontenibile  rabbia.

Vedremo cosa succederà nei prossimi giorni, il Governo di Israele è in seduta da ieri e aspettiamo  le sue decisioni in merito. 
Io posso dire tristemente solo una cosa , l’Europa è rimasta l’Europa di Auschwitz e Israele è l’Ebreo da distruggere.

 

(notizia tratta da informazionecorretta)

La Comunità Ebraica di Padova in collaborazione con l'Agenzia di Viaggi La Rosa Blu organizza per ottobre 2013 un viaggio della memoria sui luoghi dell'Olocausto. Considerando la tematica, il target di riferimento è quello degli adulti.

Alleghiamo il programma del viaggio organizzato con la
Comunità Ebraica di Padova nei giorni dal 20-24 ottobre 2013.
L' itinerario prevede Praga, Breslavia e Vienna per la visita ai campi
di concentramento di Terezin e Gross Rosen.

Il programma è particolarmente nutrito di visite e di consueti
approfondimenti sui temi del viaggio!
Per pianificare al meglio il viaggio vi chiediamo di avere le adesioni
entro il 30 luglio.

Cari amici,

c'è una bugia consolatoria che spesso sentiamo ripetere sul conflitto arabo-israeliano: che è una questione di terra e di confini, che l'ideologia non c'entra e tanto meno la religione e che dunque un compromesso è possibile, come in tutte le situazione in cui due parti si contendono qualcosa di materiale: basta dividerla, trovare il punto di equilibrio in cui tutti siano ugualmente soddisfatti (o tutti ugualmente insoddisfatti, non fa differenza): magari non sarà un compromesso perfettamente giusto (non ce n'è mai), ma alla fine ci si accomoda e funziona. Così è accaduto per le dispute territoriali fra Italia e Jugoslavia (l'Italia si è tenuta Trieste, che gli slavi volevano, ma loro hanno avuto Istria e Dalmazia, compreso città da sempre italiane come Pola e Fiume), fra Germania e Polonia, Russia e Finlandia, Gran Bretagna e Irlanda, eccetera eccetera. La pace in Europa si fonda su queste mezze ingiustizie dimenticate e chi oggi volesse rivendicare Lussino o Breslau sarebbe isolato come guerrafondaio stupido e pericoloso.

Tutto ciò funziona per l'Europa, anche se è costato grandi sacrifici a grosse popolazioni, proprio sulla base della certezza della chiusura delle rivendicazioni, sulla volontà degli stati di assorbire i profughi, sulla scelta di convivere accettando l'esistenza dei nemici e il loro diritto a vivere secondo la propria identità. Tutto questo  nella guerra che da cent'anni ormai gli arabi fanno all'insediamento ebraico nell'antica Terra di Israele non esiste e se fino a mezzo secolo fa gli arabi mantenevano memoria della presenza ebraica nel paese, precedente alla loro invasione e tenevano in considerazione quel che anche il Corano riconosce sull'appartenenza di Gerusalemme  al popolo ebraico, da quando si è inventata la "Palestina" come nazionalità autonoma (quasi 50 anni fa, con la fondazione dell'Olp) questi dati sono stati progressivamente cancellati e sostituiti da una colossale rimozione dell'ebraismo storico. Al Corano e alla tradizione islamica, che certo non sono teneri con i non musulmani, ma a certe condizioni tollerano l'esistenza dei "popoli del libro" nei territori islamizzati, si è sostituita una ideologia genocida, che si propone l'eliminazione completa degli ebrei dal territorio storico di Israele e in generale dal mondo islamico.

E' una delle poche mete ideologiche del panarabismo laico condivisa con l'islamismo e una delle poche vere realizzazioni del periodo postcoloniale in questi paesi. Dove una volta fiorivano comunità di decine e centinaia di migliaia di ebrei, in Iraq, Egitto, Libia, Algeria, Siria, Libano, ora non vi è più nessuno. Di recente si è parlato della comunità egiziana per la morte del vecchio presidente e la nomina di una nuova leader ed è uscito il numero di meno di 50 ebrei egiziani (http://www.jpost.com/Jewish-World/Jewish-News/Egyptian-Jewish-community-elects-new-leader-310195 ),mille volte meno del '48. Anche in paesi apparentemente più tolleranti, come il Marocco, la Tunisia, la Turchia, lo Yemen, il percorso demografico si svolge secondo la stessa traiettoria di estinzione, solo un po' più lentamente. Il semplice fatto che questa distruzione di comunità una volta fiorenti accada dappertutto fra l'Afghanistan e il Marocco, senza eccezioni, dimostra che non è un caso, ma il frutto di persecuzioni, espulsioni, espropriazioni, pogrom.

Ma soprattutto dimostra un'altra cosa, che il conflitto è religioso e genocida, che cioè per la grande maggioranza del mondo islamico contemporaneo non vi sia alcuna distinzione fra ebrei e israeliani, cioè che tutti gli ebrei, compresi quelli "buoni" alla Chomsky o alla Falk siano nemici; e che la loro sorte collettiva non può che essere la distruzione. La soluzione finale del problema ebraico per la grande maggioranza del mondo islamico attuale (non importa se sciita o sunnita, " Non posso mostrarvi qui tutta l'estensione di questa tendenza. Ne trovate peraltro le prove sparse in tutte le mie cartoline. Voglio solo darvi un esempio: l'Autorità Palestinese, quella buona e moderata, quella con cui bisognerebbe fare la pace, non solo è la stessa che ha stabilito che nel nuovo "stato palestinese" cui ambisce, o che ha già secondo le decisioni dell'assemblea dell'Onu, non debba poter vivere un singolo ebreo (il che trasforma la questione dei confini richiesti in un progetto di pulizia etnica), ma ha preso di recente la politica di porre la condizione, per ogni incontro con delegazioni e giornalisti di tutto il mondo "che non vi siano ebrei". E' accaduto così il mese scorso alla delegazione della città di Torino guidata dal sindaco Fassino, che pure era fortemente sbilanciata a favore dei palestinesi, per essere eufemistici. Continua a succedere coi giornalisti europei, che se hanno nomi che ai palestinesi suonano ebraici non sono ammessi, succede così anche alle delegazioni americane guidate da Kerry (http://www.gatestoneinstitute.org/3783/palestinians-no-jews-allowed ).moderato" o estremista, schierato dalla parte dell'Arabia Saudita, di Al Qaeda o dell'Iran) è perfettamente analoga a quella di Hitler, con l'unica eccezione che la conversione degli ebrei è possibile, diciamo in analogia a quel che decisero i re di Spagna e Portogallo con l'eliminazione della popolazione ebraica dalla penisola iberica alle soglie del Cinquecento. E' un po' più e peggio di una discriminazione: è razzismo bello e buono. Ma soprattutto è la negazione degli interlocutori, è un indizio chiarissimo che il conflitto non è territoriale, ma religioso, o meglio - diciamola questa parola, perché è giusta: razziale. E che non può esservi un compromesso, come non può esservi compromesso fra il pesce e il pescatore, o fra la mucca e  chi vuole trasformarla in bistecche. Per fortuna Israele non è né un pesce né una mucca, è  ben deciso a difendersi e sa farlo. Ma la prossima volta che vi capita di sentire parlare di compromesso e di pace, pensateci.

 

(Articolo tratto da informazione corretta)

 

Giovedì 27 giugno alle ore 19:30 presso la sala di culto della Chiesa Elim di Palma di Montechiaro (Agrigento) si terrà un culto speciale in ricordo del pastore Alfonso Marchetta che proprio lì esercitò il suo ministero pastorale con dedizione, impegno e abnegazione.
Per l'occasione presiederà il pastore Ivan Basana, presidente di Evangelici d'Italia per Israele, associacione nella quale peraltro il pastore Marchetta ricopriva la carica di vicepresidente.
Il gruppo giovanile B'nei Efraim della congregazione evangelica di Caltanisetta curerà la lode e il supporto musicale.
Per il pastore Basana sarà un'importante occasione di incoraggiare la famiglia Marchetta, dalla moglie Giusy ai figli Marco, Jessica e Giada, per continuare l'opera intrapresa da Alfonso nei confronti di Israele e il progetto che Dio stà realizzando con tutti coloro che hanno la rivelazione biblica del ruolo di Israele e la Chiesa negli ultimi tempi.
Chiederemo altresì sapienza al Signore per come aiutare, in qualità di EDIPI, la moglie Giusy riguardo all'organizzazione dei viaggi in Israele, aspetto chiaramente espresso da lei.
La serata di giovedì rappresenterà l'ideale prologo del III° Convegno Regionale EDIPI-Sicilia che si terrà dal 28 al 30 giugno a Caltagirone.

Lunedì 24 Giugno 2013 13:04

News da Beit Immanuel - Giugno 2013

La nuova generazione ha un impatto su Israele per Yeshua

Quando i camionisti Edan e Lev si presentarono alla grande e molto rispettata società di trasporti locale, sapevano che avrebbero dovuto essere onesti e dire al capo che erano ebrei messianici. Con centinaia di candidati che fanno domanda per i pochi posti che offrono un buono stipendio, benefici e sicurezza del lavoro, i Messianici israeliani sapevano che parlare della loro fede avrebbe potuto compromettere il lavoro.

"Così siete ebrei messianici", sorrise il capo. "So tutto di voi, ragazzi. Mio fratello è un Ebreo messianico proprio come voi ed è un bravo ragazzo. I Messianici che ho incontrato nel corso degli anni sono onesti e affidabili. Il lavoro è vostro!" esclamò

Questa storia vera sarebbe stata impensabile solo pochi anni fa. Pochi di numero e ostracizzati dalla loro stessa famiglia, non molto tempo fa gli Ebrei messianici in Israele non potevano ottenere un posto di lavoro o affittare un appartamento senza dover nascondere la propria fede. Erano considerati una minaccia per la sicurezza da parte delle autorità ed era loro impedito di servire nelle unità sensibili all'interno dell'esercito israeliano. Una nuove generazione di ebrei messianici più esperti sta cambiando tutto questo.

Oggi ci sono ebrei messianici che servono il Paese come comandanti ed ufficiali in ogni ramo delle forze armate israeliane, inclusa l'Intelligence, che richiede il massimo livello di controlli di sicurezza. Questa è una chiara indicazione che da qualche parte molto in alto nei ranghi del governo israeliano e dell'esercito, è stata presa la decisione di non considerare più gli ebrei messianici come un rischio per la sicurezza, ma anzi di riconoscerli come cittadini d'Israele affidabili e degni di fiducia.

Elisha, un ebreo messianico Sabra (nato in Israele) è un sergente dell'aeronautica militare israeliana. Al termine della sua formazione di base si unì alle centinaia di soldati al Muro del Pianto per giurare fedeltà allo Stato di Israele, ricevere la sua mitragliatrice e la Bibbia ebraica data a tutti i soldati israeliani. Durante la cerimonia Elisha alzò la mano al di sopra della folla e gridò al suo comandante, "Signore, posso utilizzare il mio Nuovo Testamento con il Tanaac (Scritture ebraiche) per il giuramento?" "Sì, si può", rispose il funzionario. E così Elisha si è unito al crescente numero di soldati ebrei apertamente messianici al servizio nella IDF.

Come la maggior parte degli ebrei messianici in Israele, Elisha dice di essere orgoglioso di servire il suo paese. Molti israeliani messianici scelgono di servire nelle unità di combattimento d'elite e per la maggior parte si tratta di soldati esemplari che vogliono dimostrare che la fede in Gesù non è il tradimento del loro patrimonio ebraico. In realtà, la fede nel Messia dà loro un desiderio ancora maggiore di servire la nazione d'Israele. “Sento che sto facendo qualcosa di veramente importante", dice Elisha. "Mi sono preparato per fare questo per il mio popolo. Sono contento di poter essere qui per un tempo come questo."

In passato molti ebrei messianici israeliani preferirono studiare all'estero in istituzioni cristiane. Oggi i giovani Messianici scelgono di frequentare un college o un'università in Israele e perseguire competenze professionali avanzate proprio qui, a casa loro; ciò garantisce loro una ben più grande opportunità di successo nel mercato israeliano e la capacità di influenzare positivamente la società israeliana.

La giovane generazione di ebrei messianici in Israele vuole abbattere le idee sbagliate circa la fede in Yeshua. Stanno lavorando duramente per mostrare il loro amore e il rispetto per il loro popolo, la terra e il loro patrimonio ebraico. Questa vivace giovane generazione di messianici, militari, medici, infermieri, avvocati, professori, insegnanti, artigiani e uomini e donne d'affari, sta avendo un impatto enorme per il bene sull'atteggiamento nei confronti di Gesù e della fede messianica ebraica in ogni settore della società israeliana.

Gli ebrei messianici in Israele hanno lavorato a lungo e duramente per crescere famiglie e bambini che siano leali cittadini e prendano parte attiva nella società israeliana. Oggi questi giovani seguaci del Messia servono fedelmente il loro popolo e, dando un contributo positivo alla nazione, stanno rapidamente cambiando gli atteggiamenti degli ebrei israeliani verso Gesù e il giudaismo messianico.

Sostenere questi giovani Messianici

Come ricorderete, Sarah e Dima, i nostri leader dei giovani sono ancora nel loro primo anno di matrimonio! Sarah ha completato gli esami ed è ora di un'infermiera che lavora nel reparto maternità del più grande ospedale di Tel-Aviv. Si prende cura dei 20-30 bambini che nascono ogni giorno! Infatti, 161.000 bambini sono nati l'anno scorso in Israele. Un numero record!

Sarah e Dima hanno anche assunto la leadership di Yad b'Yad, il programma di riconciliazione ebraico-tedesco per i giovani. Essi accompagneranno un altro gruppo ad Auschwitz quest'estate.

Vi chiediamo di considerare il contributo che potete dare per sostenere la loro opera e l'opera con i bambini e giovani nei seguenti modi:

1. Una patente di guida per Dima per essere in grado di aiutare i giovani a raggiungere conferenze, riunioni ed eventi. Importo richiesto: 1.500 dollari USA.

2. Una borsa di studio per Dima per partecipare ad un corso messianico per l'opera con i giovani presso l'Israel College of the Bible. Importo necessario: 500 $ US.

3. Fornire un onorario per uno dei 14 insegnanti della scuola di Shabbat (“scuola domenicale”) a Beit Immanuel. Queste persone lavorano con diligenza per tutto l'anno e poichè ci avviciniamo alla fine dell'anno scolastico, questa è una grande opportunità per esprimere il vostro apprezzamento a loro che investono così tanto nella vita di tanti bambini in Israele. Importo necessario: 100 dollari USA per ogni insegnante.

Per sostenerci, vi preghiamo di scrivere ( write me )o seguire questo link Follow this link


Benedizioni a tutto voi, con tutto il nostro affetto,


David e Michaella

Beit Immanuel Congregation


(Traduzione di Azzurra Maggia)

Edipi sostiene il moshav Ama-Agri di Tifrah nella convinzione che il progetto biblico di far rinverdire il deserto passi anche attraverso le iniziative agricole

 

 

Tel Aviv

Anguria "personalizzata", il "la-moon plum", che sembra un limone ma ha la polpa simile alla prugna, una versione ibrida di broccoli e cavolo cinese, un tipo di sedano che sembra una zucchina. Sono state loro le star quest'anno dell'Agro-Mashov, la fiera che presenta ogni anno il meglio dell'agricoltura hi-tech israeliana. Questo tipo di coltivazione è parte integrante del sistema produttivo agricolo ed è certamente uno dei suoi elementi di punta nei mercati internazionali. Lo scopo di queste nuove varietà di frutta e ortaggi, ottenute manipolando il gene delle piante, con il loro aspetto insolito e più alto valore nutrizionale, è quello di permettere agli agricoltori di ottenere prodotti in grado di essere coltivati anche dove la natura sembra più ostile, che possono crescere anche in climi secchi senza un grande dispendio del bene più prezioso in Medio Oriente: l'acqua. Molti di questi ortaggi sono destinati anche a competere sul mercato mondiale sempre a caccia di novità alimentari. Infatti fra gli stand ci sono compratori da tutto il mondo. Quelli che vediamo sui banchi di esposizione sono "prototipi" coltivati su piccola scala, quindi se i grossisti non sono qui per firmare un contratto di almeno un anno con le aziende, non sarà facile vedere questi prodotti speciali nelle grandi catene di supermercati in Israele. In attesa di consumatori israeliani, però si sono fatti subito sotto quelli americani, i sudamericani e i cinesi naturalmente. Ma non sono mancati compratori da Gran Bretagna e Francia, 1Piacciono perché possono essere coltivati nei climi più ostili e sono rleschi di vitamine dove i prezzi medi sono quattro volte superiori a quelli in Israele, e i "cacciatori di gusto" che lavorano per i ristoranti dei grandi chef internazionali. L' anguria personalizzata sviluppata dalla "Origene Seeds" è una versione del frutto di diverse dimensioni: da un chilo e mezzo; dal a 3; da4a6;eda6a8chili.Pesiche si adattano a single e a piccole e grandi famiglie. Il frutto è altamente salutare, pieno di licopeni, zuccheri e vitamine, cresce con poca acqua e si mantiene alungo in frigo. «La gente si lamenta sempre per le dimensioni del cocomero da mettere in frigo e l'idea è stata quella di creare angurie con un elevato contenuto di zucchero, facili da trasportare e sufficienti anche per una persona sola, senza sprechi», spiega Dov Godinger, direttore delle vendite dell'azienda. Fra le altre tante novità di quest'anno gli spinaci nani, che crescono soltanto 20 millimetri, ma il cui concentrato di sapore è altissimo; il broccolo dolce, piccolo come grani di pepe, ideale per la cottura, messo sul mercato da una piccola azienda agricola a conduzione familiare di Afula. Ricco di vitamine A e C, è ideale per la cottura al forno o saltato in padella. Il pepe resta sempre un "cult" e qui non poteva manca-re quello più potente del mondo: da 150 a 300 volte più forte del pepe normale, messo a punto dalla Yofi Shel Yerakot (Belle Verdure), una cooperativa agricola della Valle di Arava. Che dire poi della banana con la buccia nera, ideale per essere cucinata sulla brace? Le nuove varietà di melanzana, che si affacciano da grandi cesti di vimini come mazzi di fiori allo stand della "B&D", hanno davvero grandi peculiarità. Una varietà ha come caratteristica principale il basso assorbimento di olio duranSono stati prodotti anche spinaci nani e melanzane senza send te la frittura, cioè un più alto valore nutrizionale unito alla velocità di cottura. Un'altra è invece senza semi, il che la rende più semplice da trattare per essere usata nelle pietanze ispirate alla "nouvelle cuisine"; le melanzane con i semi (sono questi a renderle amare) sono considerate inadeguate per essere servite nei ristoranti di fascia alta. Ai pomodorini di colore giallo o nero — questi ultimi si ottengono aggiungendo un pigmento del mirtillo — si sono aggiunti i peperoni a "stella", bassi e larghi. Il sedano che somiglia a una zucchina pub essere affettato in orizzontale e si presta bene per le "composizioni" degli chef più esigenti. Oppure i peperoncini color arancione, quasi per nulla piccanti che possono essere mangiati crudi come un frutto. L'hi-tech agricolo in Israele è un mercato in forte crescita e in espansione sui mercati mondiali, in campo ci sono le aziende agricole più diverse: quelle familiari, le cooperative, i kibbutz, quelle (poche) dello Stato dove fanno pratica i neo-agronomi appena usciti dall'università. Aziende, che realizzando la coltura agricola in serre e quasi su ordinazione, macinano fiordi utili. Uno degli altri aspetti più singolari è rappresentato bene dalle aziende della Valle dell'Arava, che congiunge la depressione del Mar Morto con la costadelMarRosso: anche se ènel deserto, il90% dei suoi abitanti sono tutti agricoltori di successo.

 

(Notizia tratta da informazionecorretta)



Ho avuto il grande piacere di partecipare al viaggio studio in Israele che Informazione Corretta organizza ogni anno. 
Oltre ad essere il mio primo viaggio con IC, è stata anche la prima volta che andavo in Israele. 
Molti musulmani, anche quelli che si ritengono "moderati", non si dimostrano entusiasti a visitare Israele, non ci mettono piede oppure non vogliono perché prevale il pregiudizio. 
Io invece, di famiglia musulmana e con passaporto albanese, anche se vivo ormai in Italia da diversi anni, ci tenevo moltissimo.
Questo viaggio ha rafforzato ancora di più la mia opinione positiva su Israele. Ho avuto la possibilità di incontrare tante persone, la cui cordialità e ospitalità mi ha impressionato.

Quello che ti lascia stupito - essendo Israele circondata da nemici e costantemente sotto minaccia - è stata la serenità e la gioia di vivere che gli israeliani sono in grado di trasmettere agli altri. 
Abbiamo avuto la possibilità di visitare i cosiddetti 'territori occupati', che tanto la stampa internazionale che nazionale demonizza, mettendo in cattiva luce Israele. 
Questi 'territori' - che poi sono delle cittadine - non hanno nulla da invidiare ai piccoli paesi che circondano le nostre grandi città- poiché sono tenuti in ordine, puliti, e con un piano regolatore ben definito. Qui vivono sia palestinesi che israeliani (definirli 'coloni' dà l'impressione che essi vivano in stato di degrado , quando invece così non è). Quello che mi ha colpito di più, e che spesso la stampa e i media non fanno vedere, è che le case dei palestinesi sono molto belle, anche se in base a un loro standard estetico che non è il nostro, non vivono in case fatiscenti come ci viene mostrato in TV.

L'amministrazione israeliana dei 'territori' funziona bene, perché fornisce sia a palestinesi che a israeliani strade, fognature, energia, acqua, telefono e tutto quello di cui un paese necessita. Le aziende israeliane che operano nei 'territori' danno lavoro anche ai palestinesi, i quali godono degli stessi diritti dei lavoratori israeliani con lo stesso trattamento economico. 
I lavoratori palestinesi versano le tasse da lavoro subordinato all'Autorità Palestinese nonostante il reddito venga generato su territorio di amministrazione israeliana.

La democrazia israeliana è disarmante, perché ti rendi conto che molte cose funzionano ancor meglio che nelle democrazie europee. Trovo molto democratico che un cittadino posso rivolgersi direttamente (!) alla Corte Suprema, se ritiene che un suo diritto sia stato calpestato dallo Stato. 
In quanto al rispetto delle  minoranze, I diritti degli omosessuali sono garantiti, l'adozione è possibile per le coppie omosessuali e anche per le persone singole.
Israele offre molte possibilità ai giovani che vogliono studiare e realizzare i propri progetti, non a caso è chiamata " Start-up Nation ". La percentuale degli studenti laureati è altissima.
La forza di Israele è il suo popolo.

Israele è stata in grado di trasformare in un giardino fiorito il deserto. Il verde si trova ovunque persino nei punti dove le piogge non cadono. Tutto questo grazie all'invenzione dell'irrigazione a goccia, una tecnologia che Israele ha esportato con successo in molti Paesi del mondo, anche presso i suoi nemici. 
Allora mi vien da pensare che Israele, tanto vituperata e boicottata dagli odiatori di profesione, non è poi questo demone che gli antisemiti e alcuni media ci vogliono far vedere. 
Per conoscere Israele bisogna andarci, toccare con mano la realtà, incontrare la gente e solo così ci si rende conto che Israele è una democrazia dove i diritti sono garantiti a tutti. Dove si è liberi di criticare il governo senza avere paura di essere arrestati o messi a tacere, come succede in tutti gli Stati arabo/musulmani.
Dal canto mio, posso dire che l'incontro con la terra d'Israele è stato amore a prima vista. Ricambiato.

(notizia tratta da informazionecorretta)

Cari amici,

al rientro dal viaggio di studio in Giudea e Samaria organizzato da Informazione Corretta, parlandone un po' con i miei interlocutori, mi sono accorto che la maggior parte delle persone, anche  quelli interessati alla situazione mediorientale e magari amici di Israele, ne sanno pochissimo. Ho parlato con diverse persone che vanno spesso in Israele e dicono di non aver mai messo piede nei "territori" e non intendono farlo - una forma di boicottaggio morbido molto politically correct che ricorda quello assai più duro e discusso dei teatri israeliani che rifiutarono di lavorare nel teatro di Ariel o delle università che boicottarono la promozione del centro universitario di quella cittadina a università vera e propria. Però bisogna sapere di che cosa si parla e  non c'è nulla di meglio che vedere di persona i fatti, almeno un po' di informazioni riferite saranno utili.

Intanto, le dimensioni: se Israele ha una superficie di 22 mila kmq, cioè un po' meno della Lombardia e parecchio meno di Piemonte  o Sicilia (mille volte meno dei territori arabi, guardate qui la mappa e i numeri:http://www.science.co.il/Arab-Israeli-conflict.asp#Maps), Giudea e Samaria sono 5.800 kmq, cioè un po' di più della provincia di Brescia e meno di quella di Cuneo.

La popolazione araba, secondo le pretese gonfiatissime dell'Autorità Palestinese sarebbe di 2.345.000 abitanti (http://en.wikipedia.org/wiki/Geography_of_the_West_Bank#Geography ) ma sono dati contestati anche da organismi neutri come la Banca Mondiale per cui è ragionevole pensare che siano in effetti un milione e mezzo (http://www.imra.org.il/story.php3?id=38108http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3808053,00.html). Il numero degli israeliani è assai più chiaro: sono ormai 600 mila, di cui 210 mila nei sobborghi di Gerusalemme oltre la linea verde.  Si tratta del 10% della popolazione ebraica di Israele.

Poi, la geografia e la storia. Giudea e Samaria sono "il monte" di Israele, la zona di colline alte (fra i 600 e i 100 metri) e ripide che sorge fra la piana costiera e la profonda depressione della Valle del Giordano e del Mar Morto. Potete visualizzarla come un'onda di terra che domina strategicamente dall'alto la parte costiera, agricola, industriale e urbanizzata di Israele, larga appena una ventina di chilometri.  Trovate qui (https://dl.dropboxusercontent.com/u/12827598/rilievo%20Samaria002.jpg;  http://mfa.gov.il/MFA/AboutIsrael/Maps/Pages/Samaria%20Cross-Section.aspx ) due spaccati del rilievo di quest'onda.

Inutile dire che chi la domina ha la possibilità di bombardare agevolmente, assai più agevolmente che da Gaza, città industrie, l'aeroporto internazionale Ben Gurion. La zona poi non è compatta, ma simile alle colline della Toscana o delle Langhe, tutto un saliscendi di rilievi solcati da valli più o meno strette. Su queste terre è nato il popolo ebraico, tremilacinquecento anni fa e per tutti i mille anni del suo Stato questi, non la costa, sono stati i territori centrali del suo insediamento: qui si trova Gerusalemme e tutte le altre località in cui sono stati costruiti regge, santuari, tombe, insediamenti biblici.

Al momento attuale Giudea e Samaria sono divise in tre zone: la A sotto controllo integrale palestinese, la B, in cui l'Autorità Palestinese governa ma Israele gestisce la sicurezza (in entrambe è proibito l'ingresso ai civili israeliani e non ci sono abitanti ebrei), e la C che è sotto amministrazione israeliana e ospita tutti le comunità e i pionieri, in cui vi erano nel '67 e vi sono ancora pochissimi abitanti arabi, in tutto il 4 % della loro popolazione. Data la struttura montuosa del territorio, non dovete figurarvi una divisione netta per fasce divise da confini lineari, come le nostre provincie o gli stati europei. Vi è invece un intreccio fittissimo e tortuoso. Ne trovate qui la mappa (http://mfa.gov.il/MFA/AboutIsrael/Maps/Pages/Judea%20and%20Samaria.aspx ) La zona C a sua volta si può dividere in tre parti: A Est c'è la Valle del Giordano e il deserto di Giudea che la sovrasta, relativamente vasto praticamente disabitato; a Ovest, vicino alla linea del cessate il fuoco del '49 (quelle che gli ignoranti o i propagandisti palestinesi in malafede chiamano "confini del '67") e a Gerusalemme alcuni grandi blocchi di insediamenti dove vive buona parte dei pionieri, la cosiddetta "Seam Zone" (http://en.wikipedia.org/wiki/Seam_Zone). In mezzo c'è l'intreccio fittissimo fra cittadine e villaggi palestinesi e cittadine e villaggi israeliani: trenta case su una collina, cento in mezzo ai campi in fondo alla valle, una moschea di qua, una sinagoga di là, un cartello rosso che impedisce agli israeliani l'accesso a un paese, una barriera di sicurezza che tiene fuori i possibili aggressori da un altro paese. I campi si confondono, gli insediamenti si distinguono per modelli urbanistici e architettonici, ma è impossibile separarli, anche perché buona parte dei percorsi stradali sono gli stessi.

Per farlo bisognerebbe  espiantare tutti i villaggi di un popolo, lasciando solo quelli dell'altro e bisognerebbe anche eliminare la possibilità di raggiungere alcune comunità che si potrebbero salvare con un confine tortuoso, perché le strade verrebbero assegnate all'altra parte. Non stiamo naturalmente parlando di espellere sistematicamente gli arabi, perché questo Israele non l'ha mai fatto, neppure nella guerra del '48, dove pure qualche distruzione di villaggi per ragioni belliche c'è stata, anche da parte israeliana, ma di cacciare gli ebrei - cosa che gli arabi hanno fatto senza problemi (guardate qui l'elenco della comunità ebraiche in quel territorio cancellate nel sangue fra il '48 e il 49, certamente prima che si potesse parlare di qualunque "occupazione": terreno regolarmente acquistato sotto il mandato inglese, dissodato con immensa fatica e distrutto in buona parte già prima della proclamazione dell'indipendenza di Israele:http://mfa.gov.il/MFA/AboutIsrael/Maps/Pages/Jewish%20Communities%20Lost%20in%20the%20War%20of%20Independence.aspx)

E' ciò che vogliono i dirigenti dell'Autorità Palestinese e i politici e i media di mezzo mondo che li appoggiano. Si tratta solo della zona C, naturalmente, perché le zone A e B sono già in mano all'autorità palestinese e Judenrein. L'eufemismo per questa pulizia etnica si chiama " independent and viable Palestinian state ", uno stato  palestinese indipendente e "praticabile", come se ora le comunità arabe non fossero "praticabili". E' questo che vogliono i sostenitori dei "due stati": due entità impermeabili e distinte, cioè in pratica l'espulsione degli ebrei da Giudea e Samaria (perché che cos'è un giudeo in Giudea? un'occupante, naturalmente, da eliminare, come ci ha detto un anziano pioniere che abbiampo incontrato in uno di questi villaggi). Ed è questo tipo di pace ("fecero il deserto e la chiamarono pace" Tacito) che sta diventando impossibile, come avverte drammaticamente Kerry (http://www.jpost.com/Diplomacy-and-Politics/Kerry-We-are-running-out-of-time-possibilities-for-peace-315352 ) e Livni (http://www.jpost.com/Diplomacy-and-Politics/Former-FM-Livni-set-to-unveil-plan-for-peace ), anche se in realtà gli stessi allarmi erano stati lanciati molte volte in passato (http://elderofziyon.blogspot.it/2013/06/the-window-of-opportunity-for-peace-is.html ).

Le ragioni di questa crescente impossibilità ci sono state spiegate con grande rimpianto da un dirigente molto di sinistra del Keren Hayesod, un'organizzazione che avrebbe la missione di aiutare a costruire lo stato ebraico: c'è stato il terrorismo palestinese e la gente non si fida più della parola degli arabi ed è passato tanto tempo per cui i giovani considerano quei territori come nostri e non come semplici gettoni di scambio per la pace; è riluttante a cederli, non a restituirli. (e ha ragione dato che i "palestinesi" non li avevano mai posseduti, erano turchi dal '500, prima egiziani, crociati, siriani, bizantini e poi solo parte di un mandato britannico). Proprio così, anche perché ciò che Israele ha ceduto a partire dai trattati con l'Egitto e da Oslo è diventato sempre prima o poi una base per attacchi terroristici: il Libano del sud per Hezbollah, Gaza e ora il Sinai per Hamas, le zone A e B per il terrorismo delle intifade.

C'è un altro ostacolo fondamentale a questo tipo di "pace" ed è il fatto che l'Anp non è affatto disposto ad accontentarsi della distruzione dei villaggi intrecciati con quelli arabi nel centro del paese: vuole anche le altre due parti della zona C, il confine con la Giordania che senza il controllo israeliano diverrebbe un'autostrada per l'importazione di terroristi e i territori dei grandi blocchi vicino alla linea d'armistizio, ottime piattaforme per bombardare il cuore economico di Israele. In questa maniera fra l'altro, ancor prima di esercitare il vantaggio militare per il terrorismo, otterrebbe il caos più totale in Israele. 
I pionieri al di là della linea verde sono il 10 % della popolazione ebraica: come potrebbe l'Italia spostare e risistemare 6 milioni di suoi cittadini, poniamo dai confini orientali (cioè tutti gli abitanti del Veneto e del Friuli Venezia Giulia), senza crollare economicamente e socialmente sotto questo problema? Giustamente molti chiamano questa "pace" i confini di Auschwitz: la striscia centrale del paese sarebbe larga in certi punti una quindicina di chilometri, che a piedi si fanno in due ore e sono oggi esposte ai colpi di un'arma portatile a spalla; e anche la strada attuale per Gerusalemme sarebbe resa impossibile, dato che l'Anp rivendica anche la zona di Latrun che la interromperebbe.

Insomma, quella che si propone sotto la teoria dei due stati è semplicemente la distruzione di Israele, sulla base di un'appropriazione araba di territori che non appartengono loro ma hanno ottime ragioni per appartenere a Israele (http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2013/jun/07/what-you-call-settlements-solid-moral-ground ). Naturalmente ci vuole un'alternativa, che può essere costruita in maniera creativa, partendo dal dato di fatto dell'incrocio di competenze e di poteri che si realizza in questo territorio.

Nell'area C vi è un doppio regime di dipendenza, territoriale e personale: il territorio è amministrato da Israele (nell'area B neppure quello, solo la sicurezza), ma le persone si riferiscono alla loro comunità. Per un arabo che vive in Area C, le tasse vanno pagate all'Anp, non a Israele, ed è l'Anp che concede la patente, amminstra la giustizia ecc. , mentre per gli ebrei lo fa Israele. Questo meccanismo potrebbe essere perfezionato, ambiti ulteriori di autonomia potrebbero essere ricavati, vi potrebbe essere una maggiore libertà di movimento degli arabi in Israele e degli ebrei nelle zone A e B (attualmente quest'ultima possibilità è molto più limitata della prima: ci sono parecchi arabi dell'Anp che lavorano in Israele, non l'inverso).

Tutto questo processo, naturalmente, dipenderebbe da una diminuzione progressiva della minaccia terroristica, che in Giudea e Samaria si vede solo in parte, per quanto riguarda gli attacchi organizzati con armi da fuoco, non per sassi e coltelli che possono essere altrettanto mortali, e certo non per Gaza). E dipenderebbe anche dalla fine della propaganda antisemita e stragista che domina il mondo arabo e in particolare i territori governati da Anp e Hamas. Questa è la strada lenta e difficile per la pace, non certo la costruzione di un'entità territoriale araba compatta in Giudea e Samaria che comporterebbe la distruzione delle comunità oltre la linea verde. 
Questa è la convinzione che ho ricavato dal viaggio di studio che abbiamo fatto in questi territori e dai colloqui che ho avuto. So bene che è impopolare, considerata abominevole da chi pratica il politically correct. Ma di fatto si sta affermando, con scorno degli antisionisti. Che volete, i fatti sono ostinati.

(Art. tratto da informazione corretta)

Sergio Minerbi: «Il Vaticano e la Shoah»

di Stefano Magni 

Riportiamo da “L’Opinione” la terza parte dell'intervista a Sergio Minerbi, ex ambasciatore di Israele a Bruxelles e professore all'Università Ebraica di Gerusalemme.

In Italia è morto Giulio Andreotti, ricordato come l'uomo dei compromessi (non solo con l'Islam). Secondo Lei quanto influì sulla politica del Vaticano?
Io mi rendo conto che il Vaticano non possa adottare una linea di politica estera all'israeliana, se non altro perché manca di esercito. Ma anche con le sue limitate possibilità, il Vaticano ha una tale potenza dichiarativa che una sola presa di posizione sarebbe recepita in tutto il mondo. Il Vaticano, evidentemente, ha perso fiducia di poter fare qualsiasi cosa in contrasto con la marea musulmana. E quindi non so dire se l'atteggiamento di Andreotti sia stato influenzato dal Vaticano o viceversa. E' ininfluente, da un punto di vista storico. Adesso che Andreotti non c'è più, non cambierà niente. 

Un'assenza di prese di posizione che ricorda anche l'atteggiamento di Pio XII nei confronti del nazismo…
Non è paragonabile. Pio XII aveva precisi motivi politici per ritenere che la salvezza della Chiesa passasse attraverso il silenzio sul nazismo e sullo sterminio degli ebrei. Non si può affermare che il Papa fosse all'oscuro di tutto. Nel 1941 e nel 1942, Pio XII ricevette due volte Don Pirro Scavizzi. Cappellano militare dell'Armir in Russia, seguiva i treni ospedale. Per bontà sua, chiedeva notizie sugli ebrei. Nelle due volte che vide Pio XII e nelle quattro lettere che gli scrisse, forniva informazioni precise sull'uccisione di 2 milioni di ebrei. Fu uno dei primi al mondo. Cosa ne fece Pio XII? Assolutamente nulla. Il vescovo Von Preysing di Berlino scrisse 10 lettere al Papa in 6 mesi nel 1943, in cui chiedeva con urgenza un suo intervento contro la persecuzione degli ebrei. Fu punito, non venne promosso e la sua richiesta venne ignorata. Non c'era solo indifferenza, c'era il timore che una presa di posizione contro lo sterminio potesse danneggiare la Chiesa. 

Pio XII, però, salvò la vita agli ebrei che poté ospitare nelle chiese, nei conventi, nello stesso Vaticano.
No, nessun documento lo suggerisce. Suor Grazia Loparco, nel suo libro sugli ebrei riparati nei conventi di Roma, sa quante volte nomina papa Pio XII? Una sola volta. Nella prefazione. Per 90 pagine non è mai citato. Chi salvò gli ebrei furono il priore, la madre superiora, i singoli conventi… mai nomina un intervento papale. Non abbiamo prove di un'imboccata di Pio XII. Mentre le abbiamo di un intervento dell'arcivescovo di Firenze. Io scrissi sul cardinale Boezio, a Genova, che salvò ebrei. Vi furono molti casi di salvataggi di ebrei ai tempi di Pio XII. Ma, ripeto, nessuna prova di suoi ordini a riguardo. Se li avesse dati, vi sarebbero stati molti più salvataggi anche in altre parti d'Europa. Personalmente, ho voluto consegnare il diploma di Giusto dello Yad Vashem al capo della scuola San Leone Magno. Salvò me e un'altra ventina di ebrei, nascosti fra 900 allievi. Andai a trovarlo a Carmagnola, in una casa di riposo per anziani sacerdoti. Ci ho messo cinquant'anni: ammetto la mia colpa. Ma alla fine lo rincontrai quando era ancora vivo. Lui era procuratore di tutti i maristi. Quindi vedeva il Papa una volta al mese. "Glielo ha chiesto il Papa di salvare gli ebrei?" gli domandai. E lui fece un salto fino al soffitto, dicendo "No!". Quindi la possibilità che queste persone abbiano agito di loro iniziativa, senza attendere direttive papali, mi sembra evidente. 

Giovanni Paolo II, però, definì il nazismo come "male assoluto".
Mia madre era polacca e mi ha dato una conoscenza di base sulla Polonia. Giovanni Paolo II non esulò mai dagli stretti limiti dei polacchi nei confronti degli ebrei. Quando non era ancora Papa, Woytila chiese la beatificazione di Maximilian Kolbe, prete ucciso ad Auschwitz. Alla cerimonia di beatificazione, in Vaticano, il vescovo di Cracovia, futuro Papa, portò delle ceneri da Auschwitz (e con quale autorità lo fece, non mi è ancora del tutto chiaro). Volle accaparrare la tragedia di Auschwitz nella storia cattolica. Nel primo discorso fatto da Giovanni Paolo II, ad Auschwitz, il cui testo (per ragioni misteriose) è in italiano, il Papa disse: "Qui sono morti 6 milioni di polacchi". Non di ebrei. E c'è voluto Benedetto XVI per correggere l'errore. Papa Giovanni Paolo II continuò a cristianizzare la storia della Shoah. E perché mai dobbiamo rubarci i morti a vicenda? E' una cosa assurda. 

(L'Opinione, 7 giugno 2013)

Con il tema "La presenza Ebraica nella storia e nell'economia della Sicilia", si terra a Caltagirone il terzo comvegno regionale EDIPI-Sicilia dal 28 al 30 giugno.
Il convegno sarà dedicato alla memoria del pastore Alfonso Marchetta (già vicepresidente di Evangelici d'Italia per Israele), che inizialmente lo aveva progettato e che è mancato il 4 di giugno.
L'evento si svolgerà presso la sala congressi dell'Hotel Villa Sturzo e prevede nella giornata inaugurale di venerdì 28, l'arrivo, la registrazione e la sistemazione in albergo dei partecipanti; in serata ci sarà la presentazione delle due associazioni coinvolte nell'organizzazione: B'nei Efraim con la prof. Nazzarena Condemi e il pastore Ivan Basana per EDIPI.
Sabato 29 giugno ci sarà la giornata di studio focalizzata su
"La presenza ebraica nella storia e nell'economia della Sicilia": parteciperanno i più autorevoli esponenti della politica, della cultura e dell'arte di Caltagirone, tra cui il sindaco dr. Nicolò Bonanno, il presidente del Museo Comunale prof. Domenico Amoroso e il prof. Massimo Porta presidente dell'associazione "Storia, Patria e Cultura di Caltagirone".
Interessante sarà anche l'intervento del pastore Giacomo Trombino della Comunità Evangelica di Caltagirone su "Le radici ebraiche della fede cristiana".
Domenica mattina la chiusura dell'evento prevede due importanti interventi da parte del presidente della Comunità Ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, e del presidente di Evangelici d'Italia per Israele, Ivan Basana, sull'argomento "Israele nell'economia del futuro della Sicilia?"
L'evento patrocinato dal Comune di Caltagirone prevede alla domenica pomeriggio una visita al quartiere ebraico, in fase di recupero per destinarlo a mete turistica.
Per l'occasione si è stipulata la convenzione con l'albergo ospitante di 40,00 Euro in pensione completa (Specificare Convegno EDIPI):
Hotel Villa Sturzo - Via mons. F. Fasola,3 - 95041 - Caltagirone (CT) tel.0933.27196 - fax 0933,24605 - www.hotelvillasturzo.it

 

Mercoledì 05 Giugno 2013 16:14

I Pionieri di Ugo Volli

Cari amici,

la vitalità di un popolo non si misura solo dalle sue realizzazioni materiali, dalla bellezza dei paesaggi che lo circondano, dalle sue realizzazioni materiali e culturali, dal suo potere militare o economico. Da tutti questi punti di vista una visita in Israele mostra la straordinaria produttività del popolo ebraico nel secolo e mezzo circa in cui si è dedicato alla rinascita della sua terra d'origine. La bellezza delle città nei loro monumenti antichi e nell'edilizia moderna; lo straordinario fiore di una terra per secoli etichettata come desertica e improduttiva; i suoi scrittori, i suoi pittori, gli inventori e gli scienziati, e ancora un'economia florida e un esercito capace di vincere contro nemici molto superiori per numero e per ricchezza: tutto questo costituisce un risultato così straordinario da confermare mille volte al giorno la celebre frase di Ben Gurion secondo cui da queste parti non è realista chi non crede nei miracoli. Ma in fondo non è questo l'essenziale. Anche l'Italia ha paesaggi e monumenti straordinari, grande arte o almeno la testimonianza che ha lasciato, gode di molto benessere nonostante la crisi e si vanta della sua creatività; ma difficilmente oggi si trova qualcuno in Italia che si dichiari contento della nostra condizione collettiva. Quel che conta è lo spirito delle persone, la loro capacità di sentire la propria vita dedicata a un fine collettivo, l'indipendenza, il coraggio, la capacità di immaginare un futuro migliore e di provare a realizzarlo.

E' questo spirito quel che mi ha colpito di più nel nostro giro dedicato soprattutto alla Giudea e alla Samaria e ai suoi pionieri. La speranza, la determinazione, l'amore per il proprio compito. Ricordo il discorso che ci ha fatto il giovanissimo direttore di una scuola preparatoria al servizio militare, in mezzo alla Samaria: una spiegazione per nulla esaltata o polemica, in cui spiegava l'importanza dell'educazione, ma anche il senso del dovere verso la collettività e soprattutto delineava un progetto rovesciato rispetto al meccanismo stanco e ripetitivo delle trattative per le trattative, in cui invitava ad avere fantasia istituzionale, a badare innanzitutto alle condizioni di vita dei vicini arabi, a cercare l'accordo di quei molti fra loro che accettano la presenza ebraica come un dato positivo. Ricordo l'evidente amore per la terra e per l'eccellenza di due vignaioli che ci hanno parlato dei loro vini e delle loro cantine come l'effetto del rapporto peculiare che la vite ha con il suo luogo di produzione - e in effetti ricordo anche i loro vini intensi e profumati come pochi altri. Ricordo il medico che ci ha spiegato con tutta semplicità le tappe con cui si è costruito un servizio di cardiochirurgia infantile che assiste e opera bambini di tutto il mondo, più di duemila finora, inclusi quelli che provengono da paesi nemici di Israele, ma ricordo anche la narrazione di quei genitori di Gaza, più d'uno, che hanno tentato di introdursi nell'ospedale che doveva cercare di salvare la vita ai loro figli approfittando della confusione per passare con giubbotti esplosivi, destinati a uccidere bambini e benefattori. Ricordo anche il coraggio semplice con cui il medico ha scosso le spalle e ha continuato a parlare dei progetti nuovi che preparano, senza farsi turbare dai terroristi. Ricordo le facce dei bambini di un kibbutz vicino a Gaza, colti da un film nel momento di un bombardamento di razzi Kassam, e visti poi invece allegri a giocare nei locali di una scuola coperta da quaranta centimetri di cemento armato contro i razzi, come ogni casa nel kibbutz; e le fermate dell'autobus e i parchi giochi con annessi rifugi altrettanto massicci, sgraziati parallelepipedi di cemento dipinti di giallo e di azzurro per renderli meno minacciosi.

Un kibbutz che potrebbe essere una specie di paradiso, con grandi alberi e prati verdi su cui si muovono i pavoni e i pony che servono a far giocare i ragazzi; se non fosse che ogni angolo è calcolato per difendersi dai razzi che piovono spesso, gli ultimi due settimane fa. E ricordo la presentazione del sindaco, tutto fiero per la produzione agricola tratta da grandi campi fino al confine con la tortuga terrorista che ripete gesti di morte e di odio. Potrei andare avanti a lungo. Ma spero di avervi dato il senso dello spirito, del coraggio, della calma, dell'inventiva della fantasia, dell'amore, del senso della vita delle persone che abbiamo incontrato in questo viaggio. Pionieri, come vi ho scritto ieri, pionieri e non coloni, persone che non cercano di ottenere il massimo vantaggio personale o di accomodarsi alle opinioni della maggioranza, ma fanno quel che sentono giusto. Gente fiera, coraggiosa e indipendente, ma dall'aria piuttosto mite, ricca di umorismo, capace di argomentare. Il punto fondamentale è l'amore per la terra di Israele, il senso di partecipare a un momento storicamente decisivo per il popolo ebraico, la volontà di fare la propria parte, di non voler lasciare andare il compito che la storia, il destino, o per molti di loro la volontà divina ha affidato a questa generazione. Sono loro, i pionieri, ad assicurare il futuro di questo paese, la loro profonda convinzione, la loro moralità, la loro inventiva, il loro entusiasmo. Averli conosciuti di persona è stato un grande privilegio di questo viaggio fuori dai percorsi consueti in Israele.

(Notizia tratta da informazione corretta)

Martedì 04 Giugno 2013 14:25

Viaggio nei territori contesi di Ugo Volli

Cari amici,

continuo a parlarvi del nostro viaggio in Giudea e Samaria. Di fronte all'esperienza, almeno se si tengono gli occhi aperti, molti pregiudizi spariscono. Per esempio la “povertà” palestinese di fronte alla “ricchezza” israeliana. I villaggi palestinesi che si attraversano sono di solito assai disordinati e confusi sul piano urbanistico, con molta spazzatura sulle strade. In alcuni casi la povertà è evidente e aggressiva, come abbiamo visto nel suk di Hebron, soffocante, sporco, pieno di odori forti e frequentato da ragazzini al primo contatto

sorridenti e poi molto aggressivi se non ricevono l'elemosina che pretendono e magari propensi anche a prendersi dalle tue tasche quel che non è abbastanza sorvegliato, come nei vecchi film sul “ventre di Napoli”. Ma tutte le città e i villaggi hanno anche grandi condomini nuovi, vistose ville dei boss con tetti a pagoda o colonne palladiane e altre caratteristiche di pessimo gusto. Ho visto un paio di volte dei carretti trainati da animali, una volta un ragazzo che cavalcava fiero un asino in mezzo al suk di Hebron; ma le macchine nuove e anche di lusso con la targa verde non mancano affatto.

La seconda impressione che smentisce i luoghi comuni riguarda l'organizzazione del territorio. Che di natura è tutto a saliscendi, a curve e a valli, coperto da un fitto intreccio di strade e molto abitato, salvo i tratti veramente desertici. Quel che colpisce sul piano della riflessione politica è il modo in cui le popolazioni sono inestricabilmente mescolate. Si ha un bel parlare di linea verde, di zona A amministrata dell'Autorità Palestinese, zona B condivisa e zona C tutta gestita dagli israeliani. Ma non bisogna figurarsi che queste zone siano larghe fette geometriche, come i confini delle nostre province. In realtà si intrecciano, si mescolano, si sovrappongono quasi. Per cui non c'è quasi pezzo di strada o vetta di collina da cui non si vedano due o tre villaggi palestinesi, con i serbatoi d'acqua neri sui tetti, le moschee, pochi alberi e nessuna pianificazione urbanistica e altrettanti villaggi israeliani, con le casette a schiera coi tetti rossi macchiati dai pannelli solari, molti alberi e fiori, il segno di un progetto di edificazione ben studiato. Separarli con una linea coerente sarebbe impossibile, stabilire dove incomincia la Palestina e dove finisce Israele si potrebbe fare solo al prezzo di espulsioni di massa di dimensioni intollerabili. E bisognerebbe spiantare anche campi che sono altrettanto mescolati fra le diverse comunità, industrie, strade che congiungono villaggi e cittadine che andrebbero distrutte...

Per chi gira un po' per questi territori l'impressione sempre più forte è che i due Stati separati territorialmente siano un'illusione insostenibile, resa impossibile dall'adattamento geografico reciproco delle due società, che hanno in comune le strade principali, molti servizi, un paesaggio affascinante quanto compresso e limitato. L'indizio più chiaro si ha guardando le fermate degli autobus, protette da blocchi di cemento in direzione della strada per evitare quella forma di terrorismo diffusa qualche tempo fa che consisteva nel travolgere con macchine e camion i “sionisti” in attesa. Queste fermate, almeno quelle collocate lungo le grandi arterie e ai loro incroci, sono frequentatissime: le frequentano soldati in verde oliva, donne velate, ebrei ultrareligiosi tutti neri, ragazzi dall'aria molto casual che non sai identificare come arabi o ebrei. Esempio perfetto di convivenza, si direbbe, se non si sapesse che a una di queste fermate, su un incrocio dove siamo passati tre o quattro volte, solo due settimane fa un israeliano scelto a caso o forse solo per il suo aspetto è stato ucciso da un terrorista.

Questo è il segno di questi luoghi, così pieni di spiritualità e di pace. Il paesaggio dei patriarchi, pietre bianche e terra rossastra e ulivi e colline spoglie che diventano deserto è cosparso di memorie di sangue. In quella vecchia casermetta della polizia inglese sono morti in undici, qui è stata uccisa una bambina piccola, su quella strada si ricordano spari continui fino a che è stata protetta da una barriera di cemento, ma più in là ancora si lanciano pietre. La logica urbanistica lo racconta molto bene. I villaggi israeliani sono compatti, almeno quelli piccoli, come tartarughe fiorite che si difendono dentro il loro guscio e naturalmente sono protetti da reti di sicurezza, sensori, telecamere, filo spinato, ronde di polizia in buona parte pagate dalle comunità. I paesi arabi sono disseminati, le case isolate e i piccoli nuclei aperti non mancano affatto: segno chiaro che nessuno li vuole aggredire. Gli ebrei di Hebron vivono barricati in una sola strada, il 3% della città. Li si incolpa di molestare con lanci di oggetti il suk che passa sotto le loro case, ma se volessero passarvi potrebbero farlo solo con la difesa delle armi, come fanno tutti assieme una volta alla settimana. Se qualcuno di loro fosse colto isolato e senza difesa nella città in cui i suoi antenati hanno vissuto ininterrottamente per tremila e passa anni fino ai terribili pogrom degli anni Venti e Trenta del secolo scorso che resero la città dove c'è la tomba di Abramo judenrein, neanche lui vivrebbe a lungo.E dunque, prima della progettazione, lo ripeto, infinitamente problematica, dei confini fra due stati compatti e ben separati, bisognerebbe porsi il problema di moderare le pulsioni omicide degli arabi nei confronti degli ebrei, cioè bisognerebbe disfare quel che decenni di propaganda ininterrotta all'odio e alla morte hanno fatto e continuano a fare. La separazione completa dei due popoli è probabilmente impossibile, è più facile che l'intreccio si arricchisca e si complichi ancora, com'è stato per secoli non solo in tutto il Medio Oriente, ma nei Balcani, nel Caucaso, in tutte le zone di confine. Chiunque pensa di essere progressista e pluralista dovrebbe apprezzare questa possibile mescolanza, che naturalmente ha come precondizione fondamentale la rinuncia alla violenza, il riconoscimento del diritto all'esistenza dell'altro, la sconfitta definitiva del terrorismo. Ora ci sono certamente stati episodi di violenza anche da parte ebraica, ma è evidente, perfino visibile sul territorio che il terrorismo è stato in grandissima maggioranza esercitato e continua ad esserlo da parte degli arabi sugli ebrei. Un arabo che passeggia nel centro di Gerusalemme non rischia nulla, anzi è un fenomeno ovvio e comunissimo cui nessuno bada; un ebreo a Ramallah o a Jenin entra a rischio della propria vita, come ripetono i grandi cartelli rossi di divieto che si leggono a ogni diramazione delle strade principali che porta verso un insediamento palestinese. E' questo il punto, mi è sembrato di capire finora: sconfiggere la furia omicida e antisemita della società palestinese. Qualche segnale che induce all'ottimismo c'è, i militari che abbiamo incontrato ci hanno parlato di una collaborazione fruttuosa con la loro controparte palestinese, un capovillaggio arabo ci ha detto che a lui e ai suoi non interessa in che Stato dovrà vivere, purché possa vivere a modo suo; responsabili di uffici e di imprese israeliane ci hanno detto di lavoratori e consumatori palestinesi che non si sognano di rispettare i boicottaggi degli ideologi antisionisti in Europa e in America. Gli incidenti che capitano abbastanza spesso, ci hanno spiegato i responsabili del consiglio di Giudea e Samaria, non vengono per lo più dai contadini, che collaborano abbastanza bene fra di loro sulla base di interessi comuni, ma da gruppi estremisti stranieri e israeliani (di estrema sinistra), che cercano di “aiutare” in questo modo i palestinesi, inasprendo in realtà la loro condizione di vita in nome di un'ideologia sedicente rivoluzionaria (ma in fondo antisemita) C'è dunque, forse, qualche speranza, se si pensa fuori dagli schemi. Il benessere che si affaccia, anche se molto ineguale, sulla società palestinese, e l'intreccio con una presenza israeliana che ormai è stabile da generazioni, forse possono produrre degli effetti di pacificazione (o come dicono i suoi nemici di “normalizzazione”) nonostante la volontà contraria delle élites politiche e religiose. Ma bisognerà che anche la politica israeliana sappia abbandonare la pantomima della “pace” fra due Stati, come spiegano quelli che vivono a contatto con i palestinesi, nelle comunità oltre la linea verde. Gli odiatori di Israele traducono la loro definizione inglese (“settlers”) con l'espressione volutamente insultante di “coloni”. Io penso che bisognerebbe chiamarli piuttosto “pionieri”, perché lo sono, indicano una strada nuova e difficile, hanno animo e coraggio. Ne riparleremo.

(Notizia tratta da informazionecorretta)

Studentesse palestinesi seguono un seminario all'Università di Ariel (Samaria). Apartheid ?

Cari amici,

è in corso il viaggio di Informazione Corretta in Israele che ha come meta principale Giudea e Samaria, cioè quei territori che furono liberati dall'occupazione giordana nella guerra del '67 e che costituiscono il teatro del più antico insediamento del popolo ebraico: il paesaggio di Abramo e di re Davide, per intenderci. Ma se preferite, potete anche dire in maniera geograficamente inesatta “Cisgiordania” (“cis-” è un prefisso che significa “al di qua”, come nella napoleonica “Repubblica cisalpina”, opposto a un trans-, e in effetti c'era una volta una Transgiordania; se non che in effetti tutto Israele è geograficamente al di qua del Giordano, come tutto Israele risponde alla denominazione di West Bank, è cioè sul lato occidentale del fiume). Ancora più sbagliato è dire “territori occupati”, perché chi li occupò con la forza nel '49 fu la Giordania, che non ne aveva alcun diritto, e in effetti l'occupazione giordana allora non fu riconosciuta da nessuno Stato, a parte i Paesi arabi e la sua grande protettrice Gran Bretagna.

Vi sono ottime ragioni legali per sostenere il buon diritto dell'amministrazione israeliana, o almeno per sostenere che il destino di questi territori debba essere deciso da trattative fra Israele e palestinesi, come fu stabilito ad Oslo. Peccato che i palestinesi queste trattative non le vogliano proprio, pongano ogni ostacolo e precondizione, e che dunque i territori restino contesi. Meglio chiamarli dunque Giudea e Samaria, come sono stati denominati da tremila anni.

I lettori di Informazione certamente sanno di questo viaggio, perché l'annuncio è rimasto esposto sulla prima pagina del nostro sito per parecchie settimane. E' un evento raro, perché in genere su di essi) si hanno notizie di terza mano (quel che i giornali occidentali o i politici riferiscono su quel che raccontano loro i palestinesi). Ma a parte le solite visite a Ramallah delle delegazioni politiche e a Betlemme dei pellegrinaggi cristiani, quasi nessuno dei politici, dei giornalisti, dei pacifisti israeliani conosce la realtà sul terreno, per la semplice ragione che non ci va. E non ne sanno molto neanche gli ebrei italiani che magari se sono di sinistra deplorano “l'occupazione”, ma ne hanno pochissime informazioni. Buona parte di loro, che pure ha avuto cronache quotidiane di un viaggio banalissimo, sulle orme battutissime del solito turismo pacifista, organizzato da quel gruppo di estrema sinistra (o se preferite “diversamente sionista”), che si chiama in America J-Street e in Europa J-Call, non ne ha avuto nessuna informazione, perché i media dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, che pure si autodefiniscono “la piazza aperta a tutti” dell'ebraismo italiano, di questa iniziativa non hanno ritenuto il caso di parlare.

In attesa di un discorso più organico vi riferisco qui qualche impressione. In primo luogo, l'accesso. Alle zone amministrate da Israele secondo l'accordo di Oslo (definite “C” nel gergo diplomatico) si accede con grande facilità. Si passa una sorta di casello autostradale al passaggio dal territorio israeliano alla zona “C”, senza quasi fermarsi. In  seguito le strade principali sono condivise, con automobili tanto a targa israeliana gialle quanto palestinesi a targa bianca e verde. La barriera di sicurezza si vede ogni tanto, soprattutto in forma di rete, che diventa un muro di cemento solo nei punti in cui l'esperienza mostra che ci sono pericoli dfi spari o di lancio di sassi che possono mettere in pericolo i passanti. Gli insediamenti ebraici sono spesso delimitati da un portone o da sbarre nella strada d'accesso; le strade che portano a zone ad amministrazione palestinese sono invece marcate da grandi cartelli rossi che intimano agli automobilisti ebrei israeliani un tassativo divieto d'accesso. A tratti vi sono pensiline per la sosta dei bus, che sono anch'essi visibilmente condivisi dalle due popolazioni. L'impressione generale è quella di un traffico molto misto e sciolto, per nulla angosciato, con una presenza decisamente scarsa di mezzi di polizia o militari.

Oltre ad altre occasioni più specifiche di cui vi parlerò, abbiamo visitato l'università di Ariel, ben dentro in Samaria, oggetto di boicottaggi fra i virtuosi del politicamente corretto. L'università è bella, piena di verde, ottimamente organizzata con quattro grandi facoltà (ingegneria, scienze, medicina, studi umanistici e sociali) e due scuole (architettura e comunicazione). Ha quindicimila studenti, che è molto per queste latitudini ed è specializzate in minoranze etniche. Qui sono numerosi russi, etiopi ... e palestinesi, cioè ragazzi (e ragazze!) arabe che hanno scelto di studiare secondo i livelli di eccellenza del sistema di istruzione israeliano: nessuna discriminazione, nessun apartheid, tutto il contrario. La stessa cosa si può dire di una fabbrica di prodotti di plastica per il bagno che abbiamo pure visitato. Metà degli operai sono palestinesi (cittadini dell'Autorità Palestinese): prendono esattamente lo stesso stipendio e hanno esattamente le stesse garanzie sociali, lo stesso orario, la stessa possibilità di carriera dei loro colleghi israeliani, l'impressione è di un  luogo in cui i rapporti sono distesi e assolutamente normali. Naturalmente anche questa fabbrica è oggetto di boicottaggi per il semplice fatto di sorgere al di là della linea armistiziale fra Israele e Giordania del '49. Nessuno però ha chiesto il loro parere a chi ci lavora, venendo da una parte e dall'altra.

La stessa cosa accade a Maalé Adumim, che è una specie di grande quartiere satellite di Gerusalemme, dove i palestinesi lavorano nell'edilizia (e dunque la richiesta di blocco è un invito a licenziarli) e parecchie decine di beduini sono dipendenti comunali. A ovest della cittadina vi sono alcuni chilometri quadrati di territorio rimboschito, che sono diventati famosi sotto il nome di E1, dove ci potrebbe essere un'espansione edilizia del centro urbano ormai saturo. A questa collinetta hanno dedicato note diplomatiche e pensosi editoriali le più belle menti dei servizi diplomatici e dei grandi giornali internazionali, bevendosi la bufala propagandistica palestinese che qui si giochi la possibilità dei due Stati, perché l'edificazione di questa zona comporterebbe l'interruzione dei rapporti fra Nord e Sud del futuro territorio palestinese, cioè fra Ramallah e Betlemme. A parte il fatto che nessuno può dire oggi se e come questo territorio sarà delimitato, basta affacciarsi da una terrazza per vedere che vi è un sacco di terreno sgombero, anzi desertico, che degrada verso la lontana valle del Giordano, su cui ogni collegamento potrebbe essere tracciato. Insomma, basta venire qui, guardare con i propri occhi, cercare di comprendere e si vede facilmente come siano propagandistiche e inconsistenti le cose che si riciclano continuamente nella propaganda palestinese e  purtroppo anche sulla stampa. Vi racconterò di più nelle prossime cartoline.

 

 

 

(Notizia tratta da informazione corretta)

ASSOCIAZIONE VERONESE ITALIA-ISRAELE

COMUNITA’ EBRAICA DI VERONA:


DAN BAHAT  Archeologo e docente di Storia e Archeologia gerosolimitana
che presenterà con immagini fotografiche:

“GERUSALEMME AL TEMPO DI GESU’”

 

AN BAHAT è uno dei maggiori archeologhi di Israele: ha diretto scavi
nei più importanti siti archeologici del paese,ma in particolare è stato
a lungo il responsabile degli scavi in Gerusalemme. Gli si deve il
Tunnel lungo il Muro Occidentale. Autore di numerosi libri ed articoli,
attualmente insegna Storia e Archeologia gerosolomitana presso il St.
Michael College, University of Toronto, Canada. E’ autore del noto
“ATLANTE DI GERUSALEMME” recentemente pubblicato per la prima volta in
italiano, nella Collana Bibbia e Terra Santa dell’Editrice Messaggero di Padova.

L'Associazione Ungherese di Chiamata di Mezzanotte, organizza a Budapest il 13 luglio 2013, la sua terza conferenza nazionale su Israele.
I relatori saranno Norbert Lieth e Mészàros Kàlmàn.
La responsabile organizzativa Nagy Erzsbet, ha invitato EDIPI per l'occasione e stiamo valutando la possibilità di organizzare un gruppo per partecipare all'evento.
Il convegno si svolgerà su un battello fluviale che percorrerà il Danubio su tutto il percorso frontestante la capitale magiara e facendo base logistica nell'isola Margherita al centro del fiume, proprio a Budapest.

La Dott.ssa Neus Casellas, rappresentante dell’Associazione “Red de Juderías de España”,  presenterà agli assistenti la rete dei quartieri ebraici spagnoli e le iniziative organizzate dalla suddetta punto di visto culturale e turistico.

L'Associazione veronese Italia-Israele organizza una conferenza
sull'odierna situazione politica e socio-economica in Israele.
L'incontro è previsto presso la Comunità Ebraica di Verona in via
Portici 3 per il 30 maggio alle ore 21:00.
Interverrà in video-conferenza Marco Paganoni (In video conferenza), direttore di israele.net;
seguirà un dibattito tra il pubblico.

 

*MARCO PAGANONI

Nato in Israele nel 1959 da genitori italiani non ebrei, vive in Italia
dal 1967. Nel 1986 pubblica il libro /“Dimenticare Amalek – rimozione e/
/disinformazione nel discorso della sinistra sulla questione
israeliana”/ (La Giuntina). Iscritto all’Albo dei giornalisti di Milano,
nel 1989 è tra i fondatori, a Milano, del centro di informazione /NES –
Notizie e Stampa/ e da allora è direttore del notiziario periodico NES,
specializzato su Israele e Medioriente. Dall’ottobre 2000 dirige il sito
www.israele.net <http://www.israele.net> .
E’ stato incaricato dell’insegnamento di “Storia e Istituzioni dello
Stato d’Israele” presso l’Università di Trieste e di “Storia d’Israele”
nel Corso di Laurea in Studi Ebraici di Roma. Nel 2006 pubblica “/Ad
rivum eundem/” (Proedi Editore – Milano). E’ autore del documentario
storico “Israele: un racconto per immagini”.

Gerusalemme - Convocazione di tutte le Nazioni.

Dopo 10 anni EDIPI, su invito di Tom Hess per rappresentare l'Italia, il pastore Ivan Basana si recherà con un gruppo EDIPI a Gerusalemme nell'albergo Kibbutz di Ramat Rachel per presenziare alla convocazione di tutte le Nazioni per Israele.
Dal 4 al 15 settembre ministri evangelici di tutto il mondo e leader messianici si alterneranno nelle lode, adorazione, preghiere, predicazioni e richieste di perdono per i contenziosi spirituali che condizionano ancora la Chiesa nei confronti di Isarele.
Il dipartimento viaggi di EDIPI curato da Andie Basana ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. - 049.8073447)) si rende disponibile a quanti volessero partecipare ma, si informa fin d'ora, per motivi organizzativi si prevede di fare un concentramento arrivi a Tel Aviv.
Nel 2001, 2002 e 2003 Andie e Ivan Basana si sono recati consecutivamente a questa convocazione che ha permesso loro di stringere rapporti fraterni e di amicizia con tutti i messianici invitati poi nei vari Raduni Nazionali EDIPI e molte delle conferme profetiche sulla nostra associazione si sono realizzate proprio lì.

Riceviamo dal prof. Angelo Lodetti , vicepresidente EDIPI nei primi anni della nostra associazione, questa interessante lettura spirituale di quanto avviene in Medio Oriente, riguardo al conflitto arabo-israeliano.

Adesso vorrei vedere in Italia quei " pacifisti " con la Kefia , sfilare contro il regime di Assad.
Dal 1948 ad oggi tutti i regimi che hanno combattuto contro Israele hanno fatto una brutta fine.
Si potrebbe fare un elenco
1. Egitto ( rivolta interna e miseria estrema , uccisione del Presidente Assad )
2. Libia  ( morte di Gheddafi per mano dei suoi stessi connazionali e fratelli musulmani )
3. Iraq ( morte di Saddam Hussein , acerrimo nemico di Israele, i suoi scud sono arrivati sino a Tel Aviv e Gerusalemme, senza mai fare danni. Morto impiccato come Amman nel libro di Ester, il quale macchinò un odio per i giudei. Morì nella forca che aveva preparato per il popolo ebraico
4. Tunisia ( paese di copertura per i terroristi palestinesi. Destituzione del Presidente e della sua Ferrari, risultato:  un popolo di morti di fame, che scappano in Italia ed in Europa alla ricerca di una vita migliore
5. Libano ( con capitale Beirut una volta la Parigi del mediterraneo, adesso la sede degli Hezbollah) adesso solo miseria e complotti interni con omicidi di esponenti politici di varie fazioni
6. Siria ( vedere le News della BBC, questo é uno dei paesi più nemici di Israele, di padre in figlio )
7.Giordania ( dopo la guerra dei 6 giorni, e la tremenda sconfitta subita, é l'unico paese che ha mantenuto un trattato di pace con Israele , le cose adesso vanno meglio, ed il suo turismo é fiorente come quello in Israele
8. Iran ( le continue provocazioni e minacce verso Israele diventeranno prima o poi realtà , ma anche loro ben presto saranno colpiti da una lotta interna che li divorerà

PERCHÉ TUTTO QUESTO ?
È una primavera araba ?
Per una lettura da chi non conosce il mondo spirituale , forse si .
Per chi conosce invece le profezie Bibliche, ecco la lettura:

Abramo é il progenitore del popolo ebraico
Venne chiamato il primo IVRI ( ebreo )
Il Signore disse ad *Abramo: «Va' via dal tuo paese, dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre, e va' nel paese che io ti mostrerò; io farò di te una grande nazione, ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai fonte di benedizione. Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra ». (Genesi 12:1-3 NR94)

Parte del destino di Israele é combattere e continuare a lottare. Molti cristiani , che hanno una mentalità pacifista,non comprendono la chiamata di Israele. Il Signore desidera concentrare gli occhi del mondo su una nazione minuscola e attraverso questa nazione vuole riportare l'attenzione sul vero obiettivo cioè Se stesso. Le nazioni arabe fanno parte di questo piano e per loro natura bellicosa alcune di esse , come AMMON e MOAB ( antichi nomi dell'attuale territorio Giordania- Siria) si estingueranno.

Perciò, com'è vero che io vivo», dice il Signore degli eserciti, Dio d'*Israele, «Moab diventerà come *Sodoma e Ammon come *Gomorra: una selva di ortiche, una salina, un deserto per sempre. Il resto del mio popolo li saccheggerà, il residuo della mia nazione li possederà». Questo accadrà per il loro orgoglio, perché hanno insultato e schernito il popolo del Signore degli eserciti. Il Signore sarà terribile verso di loro, perché annienterà tutti gli dèi della terra; tutte le nazioni lo adoreranno, da tutte le loro isole. (Sofonia 2:9-11 NR94)

Rimane una vera soluzione alla fine di questo conflitto
Il liberatore verrà da Sion, si chiama YESHUA ( in italiano Gesù )

Giovedì 02 Maggio 2013 16:14

News da Revive Israel


"Come Nei Giorni"
di Asher Intrater

In uno dei Suoi insegnamenti Gesu’ paragono’ i tempi del Suo ritorno
sulla terra al diluvio di Noe’ e alla distruzione di Sodoma. Quelli
erano veri eventi storici, eppure essi servono anche ad esempio di cio’
che avverra’ sulla terra alla fine dei tempi.
Luca 17:26, 28 
"Come ai tempi di Noè, così avverrà al ritorno del Figlio dell'uomo…
Sarà come ai tempi di Lot. La gente mangiava, beveva, comprava, vendeva,
piantava e costruiva case…” 

In entrambi questi eventi, vi fu - come punizione divina - la
distruzione totale. In tutti e due i casi, le persone furono totalmente
colti di sorpresa. Nel caso di Noè, la distruzione fu causata dal
diluvio universale. Nel caso di Lot, la distruzione venne col fuoco solo
nel distretto di Sodoma. Da questo possiamo concludere che al ritorno di
Cristo, tutto il mondo sara’ giudicato, ma col fuoco e non con l’acqua
(II Pietro 3).

Se la punizione sarà simile, possiamo immaginare che il peccato sarà
pure simile. Le circostanze che esistevano in quei giorni esisteranno
ancora una volta negli ultimi tempi. Nel caso di Noè, il peccato più
diffuso era la violenza.

Genesis 6:11 
"Ora la terra era corrotta …e la terra era ripiena di violenza.” 

(E’ interessante notare che la parola “violenza” in questo testo e’
“hamas”, che in ebraico e’ pronunciata come il nome dell’organizzazione
terroristica, Hamas, anche se non c’e’ alcuna connessione etimologica.)
E 'possibile pensare ad un mondo invaso con la criminalità, la
corruzione finanziaria e la violenza terroristica?

Questa settimana, in cui scrivo quest’articolo, cittadini sono stati
bombardati in Siria con armi chimiche, un aereo di sorveglianza senza
pilota (drone) da Hezbollah è stato abbattuto dalla forza aerea
israeliana mentre si avvicinava al porto di Haifa, e missili sono stati
lanciati dal confine egiziano verso il sud d’Israele. Una simile
violenza mondiale come quella nei giorni di Noe’ potrebbe essere
realizzata nei nostri giorni con la diffusione della Jihad islamica.

In Sodoma, il peccato era l’omosessualità." Il tipo di omosessualità"
che era aggressivo e violento (Genesis 19:4-11). Questa settimana la
Francia ha approvato la legge matrimoniale con lo stesso sesso. C’e’ un
movimento aggressivo che spinge i valori omosessuali attraverso il mondo
occidentale. Chiunque parli contro di loro viene attaccato. Il kibbutz
messianico in Israele, Yad Hashmonah, e’ stato denunciato quest’anno per
non aver permesso un matrimonio lesbico nella loro sinagoga.

Anche i credenti che non sono coinvolti in questo tipo di peccato
saranno influenzati da esso. Lot era un uomo giusto, ma non era in grado
di fare eventuali opere giuste. Tutto il suo sforzo spirituale era
concentrato sulla semplice sopravvivenza mentre cercava di superare il
tormento della sua anima (II Pietro 2: 7). Non lasciamoci paralizzare
da spiriti di perversione sessuale negli ultimi tempi, ma superiamo e
procediamo verso la vittoria per mezzo della fede.

Come nei tempi di Noe’ e di Lot, i peccati dominanti della nostra
generazione sono la Jihad e l’omosessualita’.

La battaglia del Bilancio 

Il nuovo segretario del TesoroYair Lapid ha dato il suo primo discorso
nel Knesset, affrontando fortemente l’abuso di fondi governativi da
parte dei religiosi Ultra-ortodossi . (Mi ricorda un po’ il rimprovero
di Yeshua's ai farisei di 2.000 anni fa – *Matthew 23*.)

Roma e Gerusalemme

Il Presidente Peres ha prenotato il volo per Roma questa settimana per
un incontro personale con il Papa Francesco. La Bibbia parla molto di
Roma e Gerusalemme. Il libro degli Atti inizia a Gerusalemme e termina a
Roma. I sacerdoti ebrei condannarono Gesu’ ed il procuratore romano lo
fece inchiodare alla Croce. Preghiamo per un miglioramento di rapporti e
che la volontà di Dio sia fatta tra Israele e la Chiesa cattolica.


Tiferet Yeshua 

Ci siamo uniti alla congregazione Tiferet Yeshua nel 2000, mentre era
ancora in fase di "pannolino". Ci siamo incontrati nel piccolo
scantinato con la moquette blu della casa del Sorkoram a Ramat Hasharon.
Ari e Shira hanno guidato la congregazione, come i pastori apostolici
fondatori, Eddie e Jackie Santoro hanno servito come pastori dei
giovani-adulti.

In 2004 ce ne andammo per iniziare la squadra ministeriale a Revive
Israel. In 2006 la squadra fondo’ la congregazione Ahavat Yeshua a
Gerusalemme, guidata dai pastori Santoros. Ahavat Yeshua and Tiferet
Yeshua sono diventate congregazioni “sorelle” a Gerusalemme ed a Tel
Aviv. Ci siamo riuniti per un picnic e un barbecue divertenti il mese
scorso in occasione del giorno d’Indipendenza di Israele.

Il Signore ha provveduto dei nuovi “leaders” a Revive ed Ahavat che ci
ha permesso di aderire nuovamente all’opera di Tiferet. Ari and Shira ci
hanno chiesto di assumere la guida generale della congregazione, per la
formazione della nuova generazione degli anni a venire.

Questo mese provvederemo all’ordinazione di cinque coppie di anziani:
Cantor, Cohen, Afriat, Ratz, and Rosenberg; con Ron Cantor a capo della
squadra di anziani.
Il nostro impegno è quello di fare tutto per grazia di Dio per vedere la
congregazione crescere e prosperare, e che Ari e Shira siano onorati
come i padri fondatori.

Per questo periodo, Eddie Santoro ha ricevuto una Parola profetica
derivata da Aggeo 2:9 : " La gloria di quest'ultimo tempio sarà piú
grande di quella del precedente".
Noi crediamp che Tiferet Yeshua crescera’ al di la’ della crescita degli
anni precedenti e completera’ un destino glorioiso nella zona di Tel Aviv.
(Nota: Ari “passera’ il bastone di comando” ad Asher nel corso di un
servizio speciale la prossima settimana. Vi chiedo di pregare che Asher
sia ripieno della grazia di Dio per poter sorvegliare questa corda
dinamica “a tre capi” di Revive Israele, Ahavat Yeshua e Tiferet Yeshua.)

Shavuot
Si prega di impostare i calendari per la preghiera di tutta la notte ed
il digiuno la vigilia di Pentecoste (Shavuot). Le congragazioni e le
case di preghiera entro Israele si uniranno a noi di pari intendimento
(Atti 1:14) per 12 ore dalle 22 alle 10 di mattina (ora israeliana),
il 14 e 15 maggio. Noi pregheremo per il compimento della promessa di un
risveglio mondiale degli ultimi tempi (Atti 2:17). Gruppi di preghiera
in tutto il mondo si uniranno a noi tramite l’Internet e streaming in
diretta. Serie di lode e di argomenti di preghiera, cosi’ come
collegamenti Internet, vi saranno inviati nelle prossime settimane.
Unitevi a noi per questo evento storico del futuro.

Anja אניה
Revive Israel Europe
רביבי ישראל אירופה

 

Revive Israel

 

(Trad. di Rosa Bianca Godi)

L'Ambasciata di Israele in Italia e l'associazione Keren Hayesod ha invitato il presidente di Evangelici d'Italia per Israele all'apertura della Campagna di Raccolta 2013.
La manifestazione si terrà lunedì 20 maggio 2013, ore 19:30 alla Pelota in via Palermo 10. Milano.
Ospite d'onore sarà Edward Luttwak, Senior Associate presso il Center for Strategic and Internationali Studies di Washington e giàconsulente per il US National Security Council, il White House Chief of Staff, il US State Department, il US Depatment of Defense.
Interverrà S.E. Naor Gilon, Ambasciatore di Israele in Italia, che ci aggiornerà sull'attuale situazione polico-economica di Isarele.
Per l'occasione il presidente EDIPI Ivan Basana consegnerà il contributo raccolto durante il XII° Raduno Nazionale EDIPI di Torino espressamente destinato a Keren Hayesod.
Questa organizzazione ebraica è nata nel 1920 dopo la dichiarazione di Sanremo per sostenere economicamente l'Aliyah, cioè il ritorno degli ebrei nella Terra Promessa e aiutarli nell'inserimento socio-economico.

Si chiuderà domenica 5 maggio a Venezia la mostra "Balene e Capelli Blu - la fantasia illustrativa di Israele".
L'appuntamento è per le ore 11:00 al Museo Ebraico di Venezia che ha organizzato assieme a CoopCulture del Comune di Venezia un "full-immertion" fino alle 18:00 di visite-gioco e laboratori creativi a conferma del grande interesse che questa iniziativa ha suscitato.
L'obbiettivo di questa mostra è di promuovere l'illustrazione israeliana in prima nazionale a Venezia. L'intento è quello di far conoscere l'illustrazione israeliana in Italia e di coinvolgere i bambini in questo mondo fantastico. In questo senso l'Associazione Teatrio di Venezia si impegnerà a promuovere la mostra a livello nazionale con la speranza che la stessa venga accolta col prestigio che merita in altre città italiane.
Il presidente di EDIPI, Ivan Basana, si recherà al Getto di Venezia per la chiusura della manifestazione e per verificare la possibilità di inserire nel programma della commemorazione del 500° anniversario del Ghetto di Venezia, previsto per il 2016, la realizzazione del nostro XV° Raduno Nazionale EDIPI. In tal senso è previsto un primo contatto con il comitato organizzativo.

La Fondazione Camis De Fonseca organizza presso la propria sede di Torino in via Pietro Micca 15, un importante conferenza sulla manipolazione delle foto e dei filmati per alterare la verità.
Il giornalista Marco Reis mostrerà e illustrerà come avviene la manipolazione delle immagini a scopo di disinformazione.
Marco Reis ha presentato nel nostro VI° Raduno EDIPI di Prato-Firenze del 2007 un'ampia ed esaustiva relazione sull'argomento.
L'appuntamento è per giovedì 9 maggio alle ore 18:00.
Una rappresentanza di EDIPI sarà presente per l'occasione.

Una delegazione di EDIPI sarà presente a Ferrara per l'edizione 2013 della Festa del libro Ebraico, che si terrà in varie sedi del ferrarese dal 24 al 28 aprile.
Per l'occasione il presidente EDIPI, past. Ivan Basana, consegnerà a Daniel Vogelmann della casa editrice Giuntina il manoscritto "Gli ebraismi nella lingua italiana" del dr.essa Nicla Pompea Costantino, associata da qualche mese ad EDIPI e profiqua collaboratrice nella nostra associazione.
Il dr. Vogelmann prenderà visione del manoscritto per un eventuale pubblicazione tra le collane della casa editrice Giuntina.

In uno splendido pomeriggio d'aprile all'inaugurazione della mostra "Balene e Capelli Blu" dedicata alle illustrazioni per l'infanzia, una delegazione di EDIPI si è recata per l'occasione all'Isola di San Servolo nella laguna di Venezia.
La mostra presentava in anteprima italiana il massimo della fantasia illustrativa di Israele per i ragazzi.
Per l'occasione il presidente di EDIPI, past. Ivan Basana, ha donato due litografie del pittore Ferruccio D'Angelo, con firma autografa dell'autore, relative al logo del XII° Raduno EDIPI di Torino, alla responsabile dell'Ufficio Culturale dell'Ambasciata di Israele, Ofra Farit e ad Anita Friedmann della Fondazione Italia-Israele per la Cultura e le Arti.
Erano presenti diverse autorità del mondo politico e culturale.
Segnaliamo in particolare Orna Granot, curatrice della Biblioteca Libri Illustrati per l'Infanzia dell'Israel Museum di Gerusalemme e tra la rappresentanza dei migliori illustratori israeliani Raaya Karas e Ofra Amit, quest'ultima famosa autrice delle illustrazioni per il libro "Bruno. Il bambino che imparò a Volare"

 

 

 

Nella foto Ofra Farit, responsabile dell'Ufficio Culturale dell'Ambasciata di Israele a colloquio con Ivan Basana (foto di repertorio)

In occasione del 65mo Anniversario dell’Indipendenza
dello Stato d’Israele
abbiamo il piacere di invitarvi all’incontro che avrà luogo nei locali
della Comunità Ebraica di Verona, in via Portici 3

GIOVEDI’ 18 APRILE 2013


Ore 18: “*La sposa promessa*” di Rama Burshtein, il film israeliano che
ha meritato la Coppa Volpi per la Miglior Attrice alla Mostra
cinematografica 2012 di Venezia, sarà proiettato nella Sala del 1°piano

Ore 19.30:*Brindisi d’onore* con rinfresco nel Salone del 2° piano

In allegato l'invito e alcune informazioni


sulla mostra di illustratori israeliani "Balene e capelli blu. La
fantasia illustrativa di Israele"

 

 

 

 

 

 

 

Foto in allegato (Illustrazione di Ofra Amit)



A una novantina di km da Haifa è cominciata sabato una rivoluzione
destinata a fare onde altissime. Sotto il livello del mare, in un tubo
del diametro di 45 centimetri e lungo 150 chilometri, scorre verso il
porto israeliano di Ashdod, a partire da una piattaforma alta 290 metri
del peso di 34mila tonnellate, dopo una fatica di 4 anni, una quantità
enorme di gas naturale che modificherà tutti gli attuali equilibri
energetici.

Sono 250 milioni di metri cubi di gas naturale contenuti nella riserva
marina di Tamar a circa 80 chilometri dalla costa israeliana, e il
doppio ce n’è in quella adiacente di Leviathan, a cui Israele sta
lavorando. Il gas della Balena (questo vuol dire Leviathan) sarà
probabilmente esportato, mentre quello di Tamar è sufficiente a coprire
il fabbisogno delle necessità israeliane di un ventennio almeno.
L’ambiente ne gioirà, perché l’uso del gas naturale elimina le scorie
del diossido di carbonio, come se tutti i veicoli venissero rimossi
dalle strade d’Israele per 14 anni. Che significa tutto questo?

Primo, che “siamo giunti al giorno della liberazione, al giorno
dell’indipendenza” come ha detto il ministro dell’energia Silvan Shalom.
Ovvero, la schiavitù di Israele dall’Egitto, i cui dispendiosi tubi per
il rifornimento venivano oltretutto spesso fatti esplodere dai
terroristi nel Sinai, non esiste più. Secondo: Israele può diventare un
esportatore sicuro per l’Europa. Qui comincia un pericoloso balletto,
complicato dalle ambizioni turche, da quelle di Cipro, da quelle del
Libano, da quelle russe, da quelle iraniane e da quelle arabe in genere,
dato che dall’Algeria si snoda il maggiore rifornimento all’Europa. Ma
in Medio Oriente se non è complicato non ci si diverte.

E comunque Israele, con tutta la sfortuna di avere ai confini e oltre
solo vicini così antipatizzanti, finalmente ha ricevuto un regalone
geopolitico. Tutto quel gas, tutta quell’energia che in genere
consideriamo appannaggio del solito mondo arabo... Deve essere un
complotto americano-giudaico-massone.

 

 

 

 

 

(art. tratto da Il Giornale del 03 Aprile 2013)

Nel prossimo week-end a Torino, Israele sarà il protagonista per il
XII° Raduno Nazionale di Evangelici d'Italia per Israele.
Per l'occasione il pittore torinese Ferruccio D'Angelo (in allegato c.v.)

ha preparato una locandina debitamente firmata autografa e a disposizione

dei partecipanti. Allegato c'è il curriculum artistico dell'autore.

Si inizierà alla sera di venerdì 5 aprile con il corso di Israelologia
tenuto dal prof. Rinaldo Diprose. Continuerà anche per tutta la
mattinata del sabato sucessivo analizzando il collegamento e
l'interazione tra la Chiesa e Israele, attualizzando le analisi e
considerazioni anche su fatti ed eventi di drammatica attualità.

Il pomeriggio di sabato ci sarà un prologo di intercessione condotta
dal pastore Egidio Ventura. Alla sera, dopo la presentazione del
libro di Marcello Cicchese "La superbia dei Gentili" tenuta
dall'autore, ci sarà la serata musicale con un originale repertorio
di canti e musiche
perparate per l'occasione dalla Scuola Coro David di Marcella Amoruso e
Claudio Paracchinetto.

Tutta questa prima parte del XII° Raduno Nazionale EDIPI si svolgerà
all'Hotel NH Ambasciatori (corso Vitt. Emanuele,104 - Torino) dove
verranno allestiti gli stand della Casa della Bibbia, della CLC, di
Keren Hayesod,di Keren Kayemeth Leisrael oltre che di EDIPI; Keren
Hayesod e Keren Kayemet Leisrael sono le due associazioni israeliane
che meglio interpretano le profezie bibliche relative all'Aliyah (il
ritorno del popolo d'Israele nella Terra Promessa) e della
rifioritura del deserto (Isaia 35:1).

Domenica 7 aprile il Raduno EDIPI si trasferirà alla Sinagoga di Torino
e svilupperà in una giornata di studio il tema: "Dall'antisemitismo
all'antisionismo".
Interverranno 3 relatori della Comunità Ebraica (Rav Elia Richetti,
Claudo Vercelli e Ugo Volli) e tre evangelici (past. Corrado Maggia,
Marcello Cicchese e Rinaldo Diprose); i moderatori saranno il
visepresidente della Comunità Ebraica David Sorani e il presidente
EDIPI Ivan Basana.
La pausa per il pranzo, rigorosamente Kasher, è prevista al ristorante
ebraico Alef.
Al termine ci sarà la visita alla Sinagoga.
Per ulteriori informazioni:  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
www.edipi.net 3475788106

Questo anniversario è stato ricordato dalla sezione veneta di EDIPI nel

2006 (490° anniversario) con una giornata di preghiera e richiesta di

perdono a Dio finalizzata alla rimozione del contenzioso spirituale territoriale.

Per il 2016, 500° anniversario c'è il progetto di realizzare il XV° Raduno EDIPI sull'argomento.

 

 

Il 29 marzo 1516 il senato veneto obbligò gli ebrei a vivere in un
quartiere dotato di due porte, aperte al mattino e chiuse la sera. La
zona ospitava una fonderia, da qui il termine "geto", presto adottato in
molte altre città italiane ed europee. Sconfitta da Napoleone, la
Serenissima fu poi anche la prima nel 1797 a cancella questa orribile
istituzione.

Venezia, terra di libertà, democrazia grazie ai suoi mille anni di
repubblica, capitale della musica e dell'editoria, nasconde un terribile «segreto»:

il 29 marzo 1516 fu la prima città a chiudere gli ebrei in un ghetto.
Anzi il termine deriva proprio dalla deformazione di una parola
veneziana «geto», poiché il luogo scelto ospitava un'antica fonderia.
Con il tempo altri ghetti vennero poi aperti in Italia e nel resto
d'Europa, diventando presto sinonimo di emarginazione ed esclusione.
Fino a quando vennero aperti, o chiusi a secondo dei punti di vista,
dalla ventata napoleonica alla fine del Settecento. E ancora una volta
la Serenissima precedette tutte le altre città: fu la prima a cancellare questa vergogna.
Venezia come molti altri centri europei, iniziò assai presto a ospitare
gli ebrei erranti, primi insediamenti sono infatti documentati tra il IV e il V secolo. Una comunità rimasta per quasi un millennio in perfetto equilibrio, convivendo pacificamente con il resto della popolazione. La situazione però precipitò dopo il 1492 quando i cattolicissimi re di Spagna Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia ultimarono la «reconquista».
Il 2 gennaio di quell'anno infatti cadde Granada l'ultimo califfato
arabo oltre le colonne d'Ercole. Boabdil, governatore della città, venne cacciato insieme agli altri mori, ma l'azione dei due Reyes Católicos non si fermò qui. Spostarono subito la loro attenzione verso la numerosissima comunità ebrea ordinando la conversione o la cacciata.
Molti accettarono il diktat, diventarono «conversos», o «marrani»
termine che all'inizio non aveva nulla di spregiativo, altri invece
lasciarono il Paese.
Iniziò così la peregrinazione degli ebrei sefarditi, da Sefar, nome con
cui definivano la Spagna, che si dipanò lungo il nord Africa, la
Turchia, i Balcani e l'Italia. All'inizio del Cinquecento dunque a
Venezia il numero degli israeliti iniziò a crescere in maniera
tumultuosa. In quel periodo infatti si rifugiò in laguna anche Grazia
Nasi, alias Gracia Miquez, alias Beatriz de Luna, vedova di Francesco
Mendes, una delle donne più ricche e influenti del suo tempo. Denaro e
influenza che usò per salvare molti ebrei dai pogrom che iniziavano a
scoppiare in varie città europee.
Una presenza, e una potenza, che cominciò presto anche a destare qualche preoccupazione nei governanti veneziani così il 29 marzo 1516 il Consiglio dei Pregadi, il senato veneto, ordinò a tutti gli ebrei a
concentrarsi in una determinata zona della città, chiusa da due porte da aprire al mattino e chiudere alla sera, quando non era dunque più
permesso agli israeliti, di girare per calli e campielli. Come zona
venne scelto un'ex fonderia, per questo chiamata «geto» che gli ebrei
askenaziti, provenienti dal mondo germanico, pronunciavano però
«ghetto». Da lì non poteva uscire e neppure allargarsi, tanto che quando i residenti cominciarono a necessitare di maggior spazio dovevano ricavarlo, come poi avvenne in molti altri ghetti, in altezza.
Sopraelevando le loro abitazioni, arrivarono così a edifici alti fino a
otto piani, veri grattacieli per l'epoca. Una soluzione che però non
bastò, tanto che il governo della Serenissima fu costretta ad aggiungere al Ghetto Vecchio, quello Nuovo e quello Nuovissimo.
Dopo Venezia, la soluzione venne adottata presto anche in altre città
italiane: Ancora e Osimo, 1555, Bologna, 1566, Firenze, 1571. Nel
Seicento non c'era grosso centro che non avesse il suo quartiere, dove
rinchiudere gli ebrei. I ghetti rimasero attivi fino alla fine del
Settecento quando Napoleone passò come un ciclone attraverso la pianura
Padana. Fatta capitolare Venezia nel 1797, il futuro imperatore chiuse
il ghetto, contemporaneamente a quelli di Padova, Verona e Reggio
Emilia. Poi toccò a Mantova, 1798, Gradisca, 1782, Gorizia e Trieste,
1784. Per gli altri, bisognerà attendere un altro mezzo secolo: il
Piemonte e la Toscana li cancellarono nel 1848, L'Emilia Romagna nel
1859, le Marche nel 1861. L'ultimo fu quello di Roma nel 1870, quando le truppe piemontesi entrarono dalla breccia di Porta Pia e lo fece
scomparire dalla storia, insieme allo Stato Pontificio e alla figura del Papa Re.

( art. tratto da  il Giornale)

Lunedì 25 Marzo 2013 16:39

Hag Pesach Sameach! Buona Pasqua!

Ricordiamo che come ogni anno il gruppo di EDIPI di Padova celebra la Pasqua con la Comunità Ebraica padovana durante il Seder del 25 marzo. In questa occasione il pastore Ivan Basana illustrerà al rabbino capo della sinagoga di Padova Adolfo Locci, il programma del XII° Raduno Nazionale EDIPI di Torino.

 

 

Hag Pesach Sameach! Buona Pasqua!

 

Questa sera milioni di ebrei festeggeranno la Pasqua con un pasto tradizionale, Seder.

Ma, purtroppo, la maggior parte di loro non vedrà parallelismo tra

l'Agnello pasquale e  il Messia Yeshua ... non ancora ...

 

Il Seder è pieno di simbolismo, ombra delle cose future per la nazione d'Israele.

L'Agnello senza difetto, il sangue sugli stipiti delle porte, il pane azzimo (Matza) ,

tutte cose compiute e soddisfatte nella Pasqua di circa 2000 anni fa dall'Agnello di Dio,

il figlio di Dio, Gesù!

 

Guarda il video

 

Ai figli di Israele fu comandato di celebrare la Pasqua di generazione in generazione,

gli ebrei di tutto il mondo ricordano la liberazione dalla schiavitù in Egitto, preghiamo

che vedano l'unico modo possibile di essere liberati dalla schiavitù spirituale, cioè

Yeshua il Messia!

 

Benedizioni da Tel Aviv

Ari e Shira

(tratto da maoz israel)

Lunedì 25 Marzo 2013 15:59

65° YOM HAZMAUT - MIlano

Cari Amici Di Israele e simpatizzanti

In allegato troverete il manifesto per la festa del*65° Yom Hazmaut*
(65° anniversario della costituzione dello stato d'Israele). Anche
quest'anno la festa sarà organizzata dall'associazione *Amici Di
Israele* (ADI) presso i *Giardini della Guastalla a Milano il 21 Aprile
dalle 11.00 alle 17.00* ed è gratuita e aperta a tutti. Le novità di
quest'anno sono: un banco di cosmetici della ditta /Premier/ (una delle
migliori nel campo dei cosmetici basati sui minerali del Mar Morto) a
prezzi d'ingrosso, un banco di artigianato Ebraico a prezzi super
scontati, un banco di bigiotteria a prezzi di fabbrica e un banco di
vini, miele e marmelate da Israele a prezzi scontatissimi.

Alle 13.00 assaggi di cibi e frutta Israeliani (Kosher) a prezzo modico,
e alle 15.30 ci sara una dimostrazione dei maestri di Krav Maga (nota
arte marziale dell'esercito Israeliano) e alle 16.00 balli israeliani
con i ragazzi della comunità Ebraica.

Si concluderà con la lotteria dove il primo premio sarà un biglietto A/R
Milano Tel Aviv donato dalla /El Al/. L'iscrizione all'Frequent Flyer è
gratuita ed é l'unica richiesta da El Al per la donazione del biglietto.
_Potrete iscrivervi anche cliccando qui
<https://app.elal.co.il/clubs/registration/RegisterFlyer.aspx?lang=it&V_code=ADI35618172>.

 

(Tratto da amicidisraele)

 


Vi segnaliamo questo articolo di Stefano Magni sottolinendo il tempismo con cui EDIPI ha colto il problema e la contraddizione.

Il XII° Raduno Nazionale EDIPI di Torino affronterà infatti questo problema quanto mai attuale e che coinvolge quanti contrastando Israele non si sentano comunque antisemiti: dall'antisemitismo all'antisionismo!


La notizia è di quelle che provocano terremoti. Nel cuore dell’Europa, in un Paese membro dell’Ue, un governo assegna tre premi a tre razzisti e antisemiti dichiarati. Stiamo parlando, manco a dirlo, dell’Ungheria. Il governo del conservatore Viktor Orbàn, ormai, pare divertirsi a violare sistematicamente tutte le regole del politicamente corretto. E così ha dato il premio Tancsics per il giornalismo a Ferenc Szaniszló, noto per aver paragonato i Rom alle scimmie e per aver detto che “gli ebrei hanno occupato l’Ungheria o comunque la stanno per occupare”, fra le tante altre cose dello stesso tenore. Poi è stato assegnato l’Ordine al Merito a Kornel Bakay, archeologo, noto per le sue tesi antisemite sulla storia, fra cui quella secondo cui gli ebrei avrebbero organizzato loro la tratta degli schiavi, dal Medio Evo sino al secolo scorso. Infine, la Croce d’Oro al Merito è andata a Janos Petras, frontman della band ultranazionalista Karpatia.

Sotto attacco della stampa ungherese per il premio assegnato a Ferenc Szaniszló, il ministro delle Risorse Umane Zoltàn Balog ha accampato scuse quasi surreali: “Ho preso questa decisione senza sapere che questo editorialista e giornalista di esteri, i cui lavori precedenti erano di qualità ineccepibile, abbia violato la dignità umana con le sue dichiarazioni più recenti”. Che, paragonato alla realtà italiana, sarebbe un po’ come dire “Non sapevo che Santoro fosse di sinistra”. Il ministro Balog, comunque, non ha alcuna intenzione di ritirare il prestigioso premio a Szaniszló, perché “Le regole non me lo consentono. Posso solo rammaricarmi di aver preso una pessima decisione”.

In questa vicenda si possono evidenziare tre aspetti, che troppo spesso sfuggono. In Ungheria l’antisemitismo è evidentemente dilagante nella cultura, anche se si verificano meno assalti antisemiti rispetto alla vicina Russia. Il 63% della popolazione ungherese, secondo un sondaggio della Anti Defamation League, esprime idee e posizioni antisemite. Il pericolo è tanto grave che, per solidarietà con la grande comunità locale (150mila individui), il prossimo maggio il Congresso Mondiale Ebraico si terrà a Budapest. E sarà un evento storico, una delle rare volte che si svolgerà fuori da Gerusalemme. Ciò che troppo spesso sfugge di mente è che in Ungheria, per mezzo secolo, ha regnato un regime comunista, che si professava vincitore della lotta contro il nazismo e predicava la fratellanza dei popoli. Se questi sono i risultati, evidentemente il vecchio regime ha lasciato un buco enorme nella memoria storica collettiva degli ungheresi. Non è un caso i Paesi europei in cui, negli ultimi due decenni, si registra un’impennata di razzismo, siano tutti ex comunisti: Germania orientale, Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria (con i Rom), per non parlare della Russia, che “vanta” attualmente la società più razzista di tutte. La fratellanza ideologica, ipocrita nell’applicazione, è da individuare proprio fra le cause dell’impennata di odio etnico. Costretti a coesistere sotto lo stesso sistema totalitario, i vicini e i popoli coesistenti hanno iniziato a odiarsi, in un modo che noi non abbiamo sperimentato neppure fra meridionali e settentrionali d’Italia. Disabituati a ragionare in termini economici, in sistemi pianificati, i cittadini dell’Est hanno continuato a covare antichi rancori e leggende nere contro gli ebrei, come ai tempi del nazismo. Il giornalista Szaniszló è proprio l’esempio giusto: comunista della prima ora, educato a Mosca, corrispondente ungherese in Unione Sovietica, non gli ci è voluto molto per convertirsi in un razzista antisemita.

Seconda cosa che si tende a dimenticare: l’Ungheria è nell’Unione Europea dal 2004 e da allora ad oggi sta diventando sempre più razzista. Prova ne è la crescita di voti presi dal partito di estrema destra Jobbik: 2,2% nel 2006, 14,8% nel 2009, 16,7% nel 2010. Il 2009 è l’anno della crisi economica. La vecchia ideologia nazionalista è tornata ad ardere, ma l’Ue ha fatto da carburante invece che da estintore, evidentemente. Jobbik intercetta buona parte del voto euroscettico ed ha sempre più successo anche per quel motivo. Un percorso analogo lo si trova solo in Grecia, con la crescita del partito neonazista Alba Dorata. L’Ue, insomma, rischia di svolgere lo stesso ruolo che svolse l’Urss a suo tempo: predicando ipocritamente la fratellanza, finisce per alimentare l’odio etnico.

La novità dell’assegnazione di questi premi è la partecipazione del governo di Viktor Orbàn.Finora il suo partito Fidesz, era sempre stato attento a non mischiare le carte con i nazionalisti di Jobbik. Orbàn stesso ha difeso la comunità ebraica in più di un’occasione, mantiene buoni rapporti con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, ha fatto parte dell’American Enterprise Institute (un think tank conservatore statunitense che, sul Medio Oriente, esprime posizioni filo-sioniste) ed è stato premiato dall’ex presidente George W. Bush, uno dei maggiori alleati di Israele in tempi recenti. Dall’altra parte, Jobbik non ha mai sostenuto Orbàn: ha boicottato la sua riforma della Costituzione nel 2011 e quest’anno si è astenuto dal votare gli ultimi emendamenti alla legge suprema ungherese. Paradossalmente è proprio l’Unione Europea che sta spingendo Orbàn nelle braccia di Jobbik. Perché Bruxelles, del premier conservatore ungherese, ha condannato tutto, ma veramente tutto quello che ha detto, scritto e fatto. Accusandolo di populismo ed euroscetticismo, bocciando tutte le sue misure economiche anti-crisi, arrivando a parlare di rischio di violazione dei diritti umani per una riforma della Costituzione che (almeno finora) non viola alcun diritto individuale. Bruxelles (e la grancassa dei media) ha fatto di Orbàn un mostro, esattamente come ha fatto con Geert Wilders in Olanda, attribuendogli un fascismo che esiste solo nella mente dei suoi avversari socialdemocratici. E alla fine il mostro lo hanno creato. Contro un’Ue nemica e incombente, Viktor Orbàn dovrà cercare il consenso di Jobbik. E questi tre premi sono un sintomo che lo stia già facendo.


(art. tratto da www.lindipendenza.com)



Con la collaborazione dell'Associazione Culturale Giacomo Grosso, dell'Associazione Culturale Centro del Libro Cristiano e della Casa della Bibbia di TorinoEvangelici d'Italia per Israele organizza, dopo Napoli, un secondo Corso di Israelologia.

E' programmato per il 5 e 6 Aprile all'Hotel NH Ambasciatori, C.so Vitt. Emanuele 104 Torino (tel. 011.5752930) strutturato come full-immertion dalle ore 19:30 fino alle 21:30 di venerdì 5 Aprile e dalle 9:00 alle 13:00 di sabato 6 Aprile; la didattica è sviluppata sull'ultimo manuale di studio "Israele e la Chiesa" di Diprose.

Il corso sarà tenuto dall'autore stesso della pubblicazione con strumenti didattici quanto mai efficaci e comunicativi.
Il materiale didattico comprenderà oltre al Manuale di Studio "Israele e la Chiesa", il libretto degli esami, l'omonimo libro iniziale e le due pubblicazioni edite da EDIPI: "Dal patto Abramitico al Nuovo patto" e "I due tempi del Messia".

L'iscrizione al corso (max 40 persone) è da segnalare direttamente alla libreria CLC di Torino (011.5213723),  alla Casa della Bibbia (011.2052386) o alla segreteria EDIPI ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ).

La quota di iscrizione  di 30,00 Euro è comprensiva di tutto il materiale didattico (i 5 libri sopraindicati ).

Per informazioni 3475788106www.edipi.net

 

Programma:

venerdì 5 Aprile, 19:00 - 21:30

1.) Israele, un soggetto essenziale della teologia biblica
2.) La natura e gli scopi dell'elezione d'Israele
3.) Ciò che i patti biblici insegnano riguardo Israele e  alla Chiesa
4.) Israele fra passato e presente
5.) Il futuro d'Israele

 

sabato 6 Aprile, 09:00 - 11:00
6.) Il rapporto fra Israele e la Chiesa
7.) L'origine della Teologia (errata) della Sostituzione
8.) Gli effetti della Teologia della Sostituzione sull'Ecclesiologia
9.) Gli effetti della Teologia della Sostituzione sull'Escatologia

11:00 coffee break
11:30

10.) Ritorno alle Scritture
11.) La /nuova /visione maggioritaria e la dottrina della salvezza
12.) Ciò che il nostro studio ci ha insegnato con discussione finale e
domande relative

 

L'iniziativa di questo corso di Israeologia è da inquadrare come l'deale
anteprima promozionale del XII° Raduno EDIPI che si terrà a Torino nello
stesso Hotel NH Ambasciatori con la presentazione da parte del prof. Marcello Cicchese del suo ultimo libro "La Superbia dei Gentili" seguita dall'intervento musicale delle Scuole Coro David, nella serata di sabato 6 Aprile e poi nella Sinagoga di Torino, in collaborazione con la Comunità Ebraica, l'indomani domenica 7 Aprile.

 

Il XII° Raduno EDIPI sarà articolato in una giornata di studio sul tema
"Amalek non è morto: dall'antisemitismo all'Antisionismo" coinvolgendo 3 autorevoli relatori della comunità ebraica (il rav Elia Ricchetti, i prof. Claudio Vercelli e il Prof. Ugo Volli) e 3 evangelici ( il pastore Corrado Maggia e i prof. Rinaldo Diprose e Marcello Cicchese).

Info:  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.edipi.net3475788106

Il 6 e il 7 aprile EDIPI organizza assieme alla Comunità ebraica di Torino il XII° Raduno Nazionale su un tema scottante e quanto mai di attualità: "Amalek non è morto: Dall'antisemitismo all'antisionismo".
Sono previste due sessioni distinte all'Hotel NH Ambasciatori al sabato e nella Comunità Ebraica alla domenica.

Programma:

Sabato 6 aprile - Hotel NH Ambasciatori - Corso Vittorio Emanuele, 104

Ore 15:30 Prologo al XII° Raduno EDIPI
Il past. Egidio Ventura presiederà e condurra un tempo di
intercessione.

Ore 18:30 Conviviale e visita agli stand espositivi

Ore 21:10 Apertura del Raduno 
Ivan Basana: presentazione del tema e dei relatori

Ore 21:15 Marcello Cicchese: l'ultima pubblicazione "La superbia dei
Gentili - alle origini dell'odio antigiudaico"

Ore 21:45 Scuola Coro David di Torino nella selezione musicale preparata
per l'occasione "Leviamoci e Giubiliamo".



Domenica 7 aprile - Sala della Comunità Ebraica di Torino -
Piazzetta Primo Levi 12.

Ore 09:00 Prof. David Sorani presenta la giornata di studio intitolata
"AMALEK NON E' MORTO - DALL'ANTISEMITISMO ALL'ANTISIONISMO"

Ore 09:15 Rav Elia Richetti presidente dell'Assemblea dei Rabbini d'Italia,
introdurrà, con riferimenti biblici. l'argomento

Ore 10:00 Prof. Rinaldo Diprose (Istituto Biblico Evangelico Italiano):
"Da Aman a Samballat: un percorso che si ripete"

Ore 10:45 Domande e interventi

Ore 11:00 Prof. Claudio Vercelli ( ricercatore presso l'Ist. Salvemini):
"Una pervicace costanza: il paradigma antisemitico
nell'età dell'antisionismo militante"

Ore 11:45 Past. Corrado Maggia ( Chiesa di Cristo Re - Biella):
"Buone notizie: Amalek non è morto ma morirà"

Ore 12:30 Domande e interventi.


Ore 13:00 Pranzo nel ristorante Kasher "Alef" in via Sant'Anselmo 4***


Ore 14:30 Past. Ivan Basana presenta la sessione pomeridiana

Ore 14:45 Prof. Ugo Volli ( Università di Torino): "Il ruolo dei media"

Ore 15:30 Prof. Marcello Cicchese (diretttore www.ilvangelo-israele.it):
"Antigiudaismo, antisemitismo, antisionismo: tre forme
equivalenti di odio antiebraico".

Ore 16:15 Domande e interventi

Ore 16:30 Prof. David Sorani: Conclusioni e prospettive

Al termine è prevista una breve visita alla Sinagoga di Torino.

La sistemazione logistica è prevista all'Hotel NH Ambasciatori**
(011.5752930) www.nh-hottels.com a cui si devono inviare le prenotazioni specificando EDIPI.

 


Prezzi B&B : Camera doppia 85,00 Euro
Singola o doppia uso singola 75,00 Euro
City Tax 3,20 Euro

** I prezzi sopra indicati saranno garantiti fino al 22/03/2013

Gli ospiti provvederanno direttamente ad effettuare la prorpia prenotazione utilizzando

telefono o la mail :

n° verde dall'Italia 848 390 398

Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

E' importante, per usufruire della convenzione stipulata, segnalare che la prenotazione fa

parte di un contingente di camere riservate a nome di Edipi.

All'atto della prenotazione verrà richiesta una carta di credito come garanzia


*** Il  pranzo costa 20€  N.B. si accede solo con prenotazioni (per info Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Di Giovanni Quer per  IC Dossier


Le Comunità Israeliane di Giudea e Samaria

In seguito alla Guerra di Indipendenza 1948-1949, la Giordania occupa e annette le regioni fi Giudea, Samaria e Gerusalemme Est. La Lega Araba e l’ONU condannarono l’annessione per le mire espansionistiche della Giordania.
• Con l’occupazione giordana, le comunità ebraiche di lunga data (Nablus, Hebron, Gerusalemme) e di più recente formazione (kibbutzimmoshavim fondati a fine ‘800 e durante il Mandato Britannico) vengono espulse.
• La Giordania rinomina Giudea e Samaria come “West Bank”, per differenziarle dalla “East Bank”, che corrisponde al Regno di Giordania secondo la divisione tracciata dal fiume Giordano.
• Con la Guerra dei Sei Giorni nel 1967, Israele occupa le regioni di Giudea e Samaria, il cui status rimane ancora da definire. 
• Secondo gli Accordi di Oslo, Giudea e Samaria sono divise in zone A, B, e C, rispettivamente sotto amministrazione palestinese, congiunta (amministrazione civile palestinese e militare israeliana), e israeliana.

 

Gli insediamenti israeliani

Dopo il 1967, i governi israeliani di sinistra e di destra, hanno incoraggiato la formazione di nuove comunità in Giudea e Samaria, attraverso incentivi economici e benefici finanziari.
• Dopo l’espulsione degli ebrei dalle regioni di Giudea e Samaria sotto occupazione giordana, la nascita di nuovi insediamenti è considerata un “ritorno” ai luoghi in cui il popolo ebraico si è formato come gruppo nazionale.
• Ci sono 122 insediamenti riconosciuti, costruiti con autorizzazioni del governo, che non sono state più emesse dagli Accordi di Oslo.
• Dei 122 insediamenti, 4 sono riconosciuti come città: Ariel, Ma’ale Adumim, Beitar Ilit e Modi’in Ilit.
• Il Consiglio Regionale di Giudea e Samaria (Yesha Council, dall’acronimo ebraico Yehudah ve-Shomron) è l’organizzazione che riunisce i consigli rappresentativi locali.
• Ci sono circa 105 outposts, agglomerati che si espandono oltre gli insediamenti e che sono stati fondati senza autorizzazione.

 

I coloni

In Giudea e Samaria si contano 350.150 residenti israeliani.
• Le comunità sono perlopiù omogenee, e si dividono in religiosi sionisti, haredi (ortodossi e ultra-ortodossi) e laici/tradizionalisti.
• L’affiliazione politica delle comunità è variegata, con una maggioranza di votanti per il Likud e per Habayit Hayehudi, una parte di votanti per Yesh Atid (il partito di Yair Lapid) e per Avoda (il partito laburista) e una minoranza di votanti per Shas.
• Le comunità sono agricole, industriali e urbane.
• L’ideologia fondante è il sionismo, con una forte identificazione storico-religiosa, un consolidato impegno sociale e uno stile di vita solidaristico.

 

La disputa sulla legalità

Quale altra parola si può usare al posto di “insediamenti illegali”?
Dipende—Se ci vivono degli arabi chiamali città o villaggi.
Giusto—E se ci vivono degli ebrei? Si chiamano ostacoli alla pace.
Ah! Ho capito!

• L’argomentazione principale contro l’esistenza degli insediamenti consiste nel divieto di trasferire popolazione civile nelle zone occupate militarmente.
• Israele riconosce lo status di occupazione, riservandosi il diritto di amministrare i territori fino al raggiungimento di un accordo che garantisca confini sicuri.
• Secondo un’altra posizione, l’insediamento degli israeliani in Giudea e Samaria, territori il cui status non è ancora definito, non è da considerarsi un trasferimento di popolazione civile, quanto un ritorno alle comunità da cui gli ebrei sono stati cacciati in passato.
• Gli accordi esistenti con i palestinesi non includono né il divieto di espansione né lo smantellamento degli insediamenti, bensì prevedono che siano oggetto di negoziazioni.
• Nel maggio 2012, la Knesset boccia la proposta di legge avanzata dalla parlamentare Miri Regev (Likud) di estendere la sovranità territoriale a Giudea e Samaria.

 

La pace e la difendibilità

• L’esistenza degli insediamenti non ha impedito la pace con l’Egitto, con la Giordania né ha impedito gli Accordi di Oslo.
• L’offerta di Ehud Barak ad Arafat a Camp David nel 2000 fu di smantellare la maggior parte degli insediamenti in cambio della pace. Il rifiuto di Arafat mise in dubbio la formula “terra in cambio di pace”.
• L’idea che la pace si possa raggiungere con concessioni si è dimostrata fallimentare dopo il ritiro dagli insediamenti di Gaza voluto da Ariel Sharon nel 2005, che non ha portato a un avanzamento nelle trattative, ma a un aumento degli attacchi terroristici.
• Lo status degli insediamenti è ancora dubbio e potrà definirsi solo nel contesto di una negoziazione di confini certi e sicuri, come affermato anche dalle risoluzioni dell’ONU, in particolare dalla 242 del 1967 che invitava al ritiro concordato dai territori occupati durante la Guerra dei Sei Giorni.

 

Intervista al prof. David Cassuto Facoltà di Architettura, Università di Ariel in Samaria

La controversia sul piano di costruzione nella zona E1 è basata sulla volontà per prima affermata da Itzhak Rabin di creare una continuità territoriale tra Ma'ale Adumim e Gerusalemme. Designata zona C dagli accordi di Oslo, l'area è sottoposta a forti pressioni diplomatiche per la costruzione di nuovi edifici, in particolare dopo il riconoscimento della Palestina come membro non-osservatore dell'ONU. In cosa consiste il piano E1 e su quali principi urbanistici e politici è basato?
L'ordine di pianificare la zona E1 fu emesso ancora dall’allora Premier Rabin, per unire Ma’ale Adumim a Geursalemme. Il piano regolatore è stato preparato diversi anni fa e prevede la costruzione di tre quartieri che constano di 4,500 abitazioni (edifici dai 4 agli 8 piani). Al momento sono stati pianificati due dei tre quartieri, che comprendono 3,500 abitazioni, scuole, asili, parchi, case di riposo, centri medici ecc. Il piano originario prevedeva anche zone alberghiere, che per ora non sono state incluse nella pianificazione. Personalmente ho delle riserve sui principi urbanistici che prevedono la costruzione di edifici molto alti, in linea con il fenomeno di verticalizzazione delle grandi città in tutto il mondo. Credo, invece, che si dovrebbe rispettare di più l’idea di villaggio, con architettura bassa, caratteristica dell’area.

Come definire Gerusalemme Est da un punto di vista sociale, urbano, e politico?

Non esiste un’area definita Gerusalemme Est. Gerusalemme è una città unita, che è stata unificata nel 1967, quando è stato abbattuto il muro che la divideva e che era stato eretto sotto occupazione giordana. Gerusalemme oggi si espande attorno alle mura della città vecchia. Ci sono tre mercati: uno è Mahane Yehuda, un altro è nel cuore del quartiere ultra-ortodosso e il terzo è nella parte nord della città. I tre mercati sono accessibili a tutti. Ci sono anche diversi centri commerciali, che sono frequentati da ebrei, cristiani e musulmani, che si incontrano ogni giorno senza paura né odio. Da un certo punto di vista la strada numero 1, che diventa “Yigael Yadin Road” e poi “Derekh Ma’ale Adumim”, attraversa la città dividendo una parte est da una ovest. Tuttavia, questa divisione non è sociale, perché la strada non divide la popolazione. I politici palestinesi e l’estrema sinistra israeliana tentano di creare questa divisione artificiale, ma senza successo. Certo è che arabi ed ebrei dovrebbero creare più occasioni d’incontro e cooperazione, e credo che accadrà una volta che la situazione sarà più calma. La tranquillità è la prima risposta per una soluzione delle controversie, ed è anche il primo passo per creare la condizione d’incontro e collaborazione.
Una delle accuse principali mosse a Israele è di impedire la libera circolazione dei palestinesi da nord a sud della Palestina. Il piano E1 prevede qualche soluzione a riguardo?

Certo. Il piano E1 prevede due arterie che colleghino Betlemme a Ramallah, senza checkpoint, permettendo la libera circolazione dei palestinesi. Queste due arterie passeranno attorno a villaggi e quartieri, perché, come nel resto del mondo, le autostrade non attraversano le città, anche se questo è considerato un modo di discriminare i palestinesi. Per ora, questo progetto rimane sulla carta, in quanto le negoziazioni sono in stallo.
Ariel, il maggiore degli "insediamenti" nella West Bank, è stato definito la "capitale della Samaria". Qual è la coesione urbana e sociale tra Ariel e le altre comunità della Samaria?
Ariel ha 40.000 abitanti, con un’importante università che conta 12,000 studenti. Ariel è anche il centro industriale della regione, con molte industrie e imprese anche nel settore della tecnologia e dell’innovazione. Nelle imprese lavorano sia israeliani sia palestinesi e garantiscono la stabilità e lo sviluppo degli impiegati palestinesi. Per questo motivo i tentativi di boicottaggio economico e culturale contro Israele causano più danno che beneficio ai palestinesi. Boicottare l’economia israeliana significa danneggiare i lavoratori e l’intera economia palestinese.
Ariel ospita anche un'università, aperta a ebrei e arabi, che ha affrontato un lungo processo per il riconoscimento del titolo ufficiale di "università" ed è ancora soggetta a boicottaggi culturali e accademici. L'istituzione di un centro universitario ad Ariel ha contribuito allo sviluppo delle comunità in Samaria?
Come ho detto, l’Università della Samaria conta 12,000 studenti di ogni origine e appartenenza culturale, etnica, religiosa e linguistica: nativi israeliani (sabra), russi, etiopi e arabi, che costituiscono il 10% degli studenti come nelle altre università israeliane. L’Università di Ariel è stata riconosciuta dal governo e dal Consiglio Nazionale per l’Alta Formazione. Conta diverse facoltà: ingegneria, architettura, scienze naturali, pensiero ebraico, fisioterapia, medicina, scienze della comunicazione, sociologia e altri ancora. L’università ha contribuito in maniera decisiva allo sviluppo delle comunità di Samaria. Sia l’università sia il Centro Culturale, che è cresciuto negli ultimi anni, sono dei punti di riferimento fondamentali per la popolazione della regione. Quando non esisteva, i residenti della zona andavano a Gerusalemme per la vita culturale, ora vengono ad Ariel. Vorrei ricordare Ron Nachman, sindaco di Ariel per più di trent’anni. Scomparso di recente, Ron Nachman è stato fondamentale nello sviluppo di Ariel per la dedizione a una causa così importante per il suo popolo.
Tra i principali problemi delle comunità in Giudea e Samaria vi è la sicurezza, per cui si sono istituiti checkpoint, blocchi stradali e in alcune parti si è deciso di separare il traffico ebraico da quello arabo. Queste misure sono considerate da molti un sistema di apartheid. Qual è la realtà urbana delle regioni di Giudea e Samaria?
Ci sono misure di sicurezza, ma il sistema di protezione non può in alcun modo essere considerato una forma di apartheid. La realtà urbana è che checkpoint, posti di blocco e barriere possono esser rimossi nel giro di una giornata. Ciò accadrà quando i palestinesi fermeranno gli attacchi terroristici. Finché continueranno ad attaccare la popolazione ebraica, le misure di sicurezza saranno mantenute. Ma quando la minaccia terroristica cesserà, allora i blocchi e i muri saranno smantellati. Per ora la minaccia persiste, come anche Hamas e Abu Mazen hanno dichiarato. Inoltre, l’apartheid è un sistema di segregazione razziale, che non può esser paragonato alle misure di sicurezza adottate per proteggere una popolazione dagli atti criminali di chi ti vuole sterminare. Comunque la vita in Samaria e Giudea è molto più semplice di quanto pensi la gente. Molti arabi palestinesi sono impiegati dagli israeliani e vivono dei favori dell’economia fiorente proprio grazie alle colonie israeliane. Il problema è la politica dell’ANP (Autorità Nazionale Palestinese) e l’ideologia della sinistra radicale: vogliono boicottare le forme di cooperazione, con conseguenze negative sulle comunità israeliane e anche sulla vita dei palestinesi. La cooperazione tra israeliani e palestinesi in Giudea e Samaria è straordinaria e non è influenzata dall’ideologia politica. Al contrario, i politici vogliono impedire queste forme di cooperazione. La presenza delle colonie israeliane in Giudea e Samaria può esser vista come un’occasione d’incontro tra israeliani e arabi. Io sono architetto e lavoro anche nell’edilizia. Per lavoro incontro molti arabi, con cui parlo. Sono loro i primi a dire che temono la creazione di uno stato palestinese, che in realtà non vogliono. La pressione diplomatica esercitata da USA e UE è controproducente, ed è basata su due aspetti: la dipendenza dal petrolio arabo e l’antisemitismo. Il mondo ha bisogno degli arabi per il petrolio e l’energia. Come forza economica, gli Stati arabi sono in grado d influenzare le strategie e l’agenda politica della comunità internazionale. Forse quando il petrolio finirà, allora saremo in grado di risolvere questo problema.
Perché i residenti vogliono vivere a Samaria? Ci sono altre ragioni oltre a quella politica?
Ce ne sono varie. Principalmente si vuole vivere in Samaria e Giudea per le radici ebraiche, ma c’è più di questo. La qualità della vita in questa regione è molto alta, ed è radicata nella natura, nella tranquillità e nei valori sociali. È la stessa situazione di chi lascia la città per i kibbutzim, proprio per adottare stili di vita preclusi alla vita di città. A tale proposito vorrei aggiungere che c’è qualche incomprensione nel pubblico generale circa i residenti di Samaria e Giudea. Alcuni politici credono che i sussidi dati dal governo siano notevolmente maggiori rispetto a quelli destinati ad altre parti del Paese. Questo non è vero. I sussidi sono uguali ovunque in tutto il Paese, ma anche se il governo avesse deciso di costruire in altre parti, le persone avrebbero comunque scelto Samaria e Giudea come posto di residenza, proprio perché la qualità della vita che si può raggiungere qui. E ancora di più ora con il centro culturale, che ha migliorato di molto gli standard di vita nella regione.

 

Intervista a Yisrael Medad Portavoce del Consiglio Regionale di Giudea e Samaria

Quando si parla di Cisgiordania o West Bank, la presenza degli israeliani è definita come “occupazione illegale” o usurpazione delle terre sotto controllo israeliano in seguito alla Guerra dei Sei Giorni nel 1967. Lei non condivide questa posizione: quali sono a suo avviso i diritti degli ebrei sulle terre di Giudea e Samaria?

Questa è la patria degli ebrei ed è illegalmente occupata dagli arabi. Noi ebrei abbiamo perso la nostra indipendenza nazionale in seguito alla rivolta di Bar Kochba, nel II secolo e.v., quando gli ebrei hanno perso l’ultima guerra contro i romani. Poi sono venuti i bizantini, quindi i persiani e infine gli arabi. Per brevi periodi questa terra è stata occupata dai Crociati e da altri ancora, finché sono tornati gli arabi. Quindi gli arabi sono gli occupanti illegali della terra ebraica. In duemila anni di esilio, la terra di Israele è stata un concetto di patria nazionale. La Bibbia è piena di riferimenti a luoghi che ancora oggi esistono e che costituiscono la nostra identità nazionale.

Ho frequentato una scuola ebraica religiosa negli Stati Uniti, dove studiavamo non solo la storia, ma anche le leggi sulla terra, compreso il diritto agrario biblico, anche se ovviamente non era applicato. Tuttavia, questo dimostra che il legame con la terra è sempre stato forte e reale. In più, gli ebrei sono sempre venuti a vivere qui in Terra d’Israele.Sto raccogliendo del materiale per una pubblicazione cui lavoro da qualche tempo, e vedo come non sia mai passato anno senza che sia accaduto qualcosa che coinvolgesse un ebreo: comunità ebraiche espulse da Gerusalemme o Safed, nuove città fondate, nuove comunità ebraiche nate in questa regione, ecc. Quando la Lega delle Nazioni nel 1922-1923 ha riconosciuto il diritto degli ebrei a ricostituire la loro storica patria nazionale in questa regione, è stato solo una riconferma del nostro diritto a stare qui. Altresì, nel 1937, dopo i risultati della Commissione Peel, e nel 1947, dopo il piano di spartizione ONU, gli Arabi hanno sempre rifiutato l’esistenza di uno stato ebraico. Sono convinto, e come me presumo lo siano anche gli altri residenti israeliani di Giudea e Samaria, che non sia possibile in alcun modo sostenere la tesi secondo cui questa sarebbe la patria degli arabi.

Come sono le relazioni tra residenti ebrei e arabi della West Bank?

Ho vissuto a Shilo, nel nord-ovest della Samaria, per 32 anni e in Israele dal 1970, quindi credo di poter dare una certa prospettiva temporale al periodo che gli arabi chiamano “occupazione”. Abbiamo vissuto due fasi.La prima fase è compresa tra il 1967, quando ero qui in Israele come studente in un programma di scambio, e il 1987, l’anno in cui è iniziata la Prima Intifada. In questo periodo ci sono stati scontri, ma non c’era alcun problema nel visitare i villaggi arabi, dove di solito ci recavamo a fare compere. Da Shilo andavamo a piedi fino ai villaggi arabi qui attorno, avevamo le armi, ma non avevamo paura e non avvertivamo alcun sentore di pericolo imminente.

La seconda fase incomincia nel 1987. Dall’inizio della Prima Intifada la situazione è peggiorata sempre di più, finché è diventata invivibile. Prima lanciavano le pietre, poi hanno incominciato a sparare sulle persone, rendendo le strade insicure. Da lì abbiamo incominciato ad aumentare le misure di sicurezza: prima abbiamo messo reti sulle finestre, poi controfinestre, poi finestre rinforzate. Poi sono arrivati gli accordi di Oslo: e le regioni di Giudea e Samaria sono state divise in aree A, B e C, rispettivamente sotto amministrazione palestinese, congiunta e israeliana. Dopo questa divisione, come israeliano, non posso accedere a molte aree di Giudea e Samaria. Questa è la relazione con i vicini arabi nella regione. A questo proposito vorrei raccontare di Zaki, un arabo palestinese del villaggio di Khiberet Samra, che lavorava a Shilo. È stato portato a Shchem (probabilmente più nota come Nablus) e torturato, perché lavorava con noi e tanto bastava per credere che fosse una spia e un traditore. Perché gli arabi dovrebbero lavorare con noi se possono strappargli le dita per questo.

C’erano ebrei che vivevano in Giudea e Samaria prima del 1947, quindi prima del 1967 e dell’occupazione delle terre sotto dominazione giordana?

Certo, c’erano ebrei e comunità ebraiche fondate durante il Mandato Britannico. Gli inglesi, in un certo senso, hanno permesso la pulizia etnica degli ebrei da parte degli arabi in Giudea, Samaria e a Gaza tra il 1920 e il 1947. Il Mandato doveva favorire la ricostituzione di una patria ebraica, ma ha permesso agli arabi, direttamente o indirettamente, di portare a termine la campagna di espulsione degli ebrei che vivevano a Hebron, Shchem (Nablus) e Gaza fino al 1929. Le comunità ebraiche fondate nell’area di Gush Etzion, i 4 kibbutzim (cooperative agricole) e i 2 moshavim (insediamenti di comunità) a nord di Gerusalemme (Ataroth e Neve Ya’akov) sono stati distrutti nella guerra 1947-1948. C’era anche un kibbutz, Bet ha-Arava, nel Mar Morto, che è stato smantellato a causa della guerra. Non ci si deve poi dimenticare degli ebrei che vivevano nella città vecchia di Gerusalemme, che sono stati prima espulsi dal quartiere musulmano nel 1936-1939 e quindi cacciati dal quartiere ebraico nel 1947-1948. Secondo i miei studi, nella Guerra 1947-1948, circa 17.000 ebrei sono stati cacciati dalla regione che oggi il mondo chiama West Bank. A questi si devono aggiungere dai 5.000 ai 7.000 ebrei che vivevano in varie aree negli anni precedenti, compresi Gaza, Hebron, Shchem (Nablus) e qualche altro luogo. Per esser cauti, si può dire che almeno 20.000 ebrei sono stati espulsi dalle loro proprietà negli anni ’30 e ’40.

Quindi erano rifugiati, rifugiati ebrei…

Sì, erano rifugiati. Questo è un argomento su cui ho incominciato a lavorare dieci anni fa, e ho avuto conferma dei dati confrontandoli con i documenti dell’UNRWA (United Nations Relief and Work Agency), che fino al 1952 aveva sotto protezione circa 3.000 ebrei. Infatti, l’UNRWA, secondo la risoluzione inziale, è stata fondata per i “rifugiati di Palestina” non per i “rifugiati palestinesi”! Oggi palestinese significa solo arabo, mentre la decisione iniziale, parlando di “rifugiati palestinesi”, includeva sia ebrei sia arabi. Nel 1952, Israele ha gestito la situazione autonomamente, comunicando all’UNRWA che si sarebbe preso cura dei propri rifugiati e terminando di conseguenza l’assistenza internazionale.

Oltre al Sionismo, quali sono i principi politici e sociali che formano la vita delle comunità di Giudea e Samaria?

È fondamentale rilevare che la nostra presenza qui non è per nulla una situazione di vantaggio personale o economico. Ci accusano di voler vivere qui per i sussidi e gli incentivi economici del governo. I benefici economici sono ormai terminati. Nei primi anni, avevamo tassi d’interesse agevolati e altri incentivi di questo tipo. Rabin li ha ridotti e Barak, nei primi anni ’90 ha cambiato definitivamente politica. Pertanto vivere qui in Giudea e Samaria significa in realtà non solo dover spendere di più in trasporti e non avere i migliori negozi, ma anche soffrire della precaria situazione di sicurezza. Ciononostante continuano a dire che vivendo qui ne traiamo un guadagno, ma non è per niente così. Le case qui sono certo meno care che a Gerusalemme, ma anche a Tel Aviv costano meno che a Gerusalemme. Molte delle piccole e medie comunità hanno una precisa ideologia e sono religiose, il che implica un certo tipo di stile di vita. Per esempio, quando nasce un bambino in una famiglia, il resto della comunità aiuta la madre che non ha tempo di cucinare né lavare perché deve accudire il neonato e il padre che continua a lavorare. Lo stesso vale per altre occasioni. Chi vive in queste comunità ha una devozione per la vita sociale, per gli “atti di carità”—che in ebraico si definiscono con la parola hessed. A Shilo ci sono circa 30 gamahim, che in ebraico sta per gmilat hassadim, e può esser tradotto come “atti di prodigalità”. Per esempio, se si vuole organizzare un matrimonio, si va dal gamah che fornisce tutto il necessario per l’evento. Tutto ciò è espressione non solo del nostro credo religioso, ma soprattutto è espressione della corrente religiosa sionista, che sostanzialmente si basa sul principio di portare vita alla terra. Quando stiamo su questa terra, non vediamo solo una splendida natura e dei bei paesaggi, ma sentiamo un legame. È nostra convinzione che noi abbiamo un patto con D-o, così come ad Abramo è stato comandato “va’ nella terra di Moria”. Il legame che sentiamo non è solo dovuto al fatto che qui siamo sicuri fisicamente, ma è anche dovuto a ciò che siamo. Essere ebrei e vivere in Terra di Israele e far crescere la terra di Israele, farla fiorire, significa anche, per esempio, creare buone istituzioni educative, scuole ecc. Solo a Shilo ci sono 1.000 bambini nella scuola elementare. Inoltre, le comunità di Giudea e Samaria hanno tassi di criminalità molto bassi rispetto alle altre città del Paese. Gli episodi di violenza che accadono sono perlopiù legati alle controversie sulle proprietà della terra con gli agglomerati che si sono espansi fuori dagli insediamenti radicati sul territorio. Per lo sviluppo di questi agglomerati non è stato espulso nessun arabo dalle sue proprietà. In alcuni casi abbiamo torto, ma nella maggior parte dei casi abbiamo ragione.

Uno degli argomenti usati contro le comunità di Giudea e Samaria è il costo degli insediamenti al governo. Qual è la sua opinione a riguardo?

L’idea di ritirarsi dalla Giudea e dalla Samaria non arrecherà alcun beneficio a Israele. Per far trasferire 350.000 ebrei dalla Giudea e dalla Samaria all’altra parte della Linea Verde, lo Stato di Israele dovrà spendere molti soldi per ricostruire abitazioni, scuole, aumentare i servizi sanitari nelle nuove aree di residenza. Quindi il ritiro non farà risparmiare nulla al governo.

Le relazioni tra ebrei e arabi in Giudea e Samaria sono caratterizzate da episodi di violenza. Israele ha risposto con una serie di misure di sicurezza, che includono blocchi stradali e posti di blocco. Queste misure sono considerate come una forma di apartheid. È così?

Non è per nulla così. L’apartheid semplicemente non esiste. Gli arabi possono percorrere le nostre strade; mentre siamo noi a non poter percorrere le loro. Se si viaggia nelle aree C, si vede che più del 50% delle auto hanno la targa palestinese.

Com’è la situazione con riferimento al radicalismo delle comunità religiose di Giudea e Samaria, note per le azioni “price tag” (atti di vandalismo contro proprietà di arabi e attivisti israeliani di sinistra)? Sono una minoranza? E perché attirano così tanto l’attenzione dei media?

C’è una componente di ossessione mediatica perché ci sono importanti mezzi di comunicazione, come il quotidiano israeliano “Haaretz” in Israele, che sono, per così dire, la Bibbia dei media di sinistra.

Avete per caso sentito parlare di azioni “price tag” nell’ultimo mese? No. Ce ne sono state? Sì. Quindi il punto non è l’azione “price tag” in sé, ma la percezione di questi episodi di violenza e delle persone che li compiono. Posso citare cinque comunità che definirei problematiche. Potrei fare i nomi di cinque persone che ritengo problematiche. In tutto, stiamo parlando di 300, 500 persone, forse meno ancora. La maggior parte delle volte, inoltre, questi episodi di violenza sono attacchi di risposta. Non nascondo che ci siano problemi, perché c’è una parte delle comunità che spinge in favore di una risposta violenta alla situazione che si è creata; il che è inutile, immorale e illegale. Il Consiglio Regionale di Giudea e Samaria ha da sempre denunciato questi episodi di violenza e ha chiesto alla polizia di intervenire. Le forze di sicurezza non sono riuscite a prendere i responsabili. Negli ultimi due anni, delle più di dieci persone che sono state arrestate, solo cinque sono finite in tribunale. Un anno e mezzo fa alcuni rabbini sono stati coinvolti e sono stati arrestati per poi esser rilasciati a causa d’insufficienza di prove. Tuttavia per i giornali rimangono rabbini che incitano alla violenza, senza prove, senza capi d’accusa e senza processo. Non dico che non ci sia niente di tutto questo, ma almeno esigo un minimo di rispetto, se non per noi, almeno per la legge e le garanzie costituzionali. Sembra che questi principi democratici di base non si applichino a noi, perché siamo “radicali”, “fanatici religiosi”, perché “arrechiamo danno allo Stato di Israele”.

L’errata percezione delle comunità di Giudea e Samaria è evidente nel modo in cui i media ci descrivono. Circa otto mesi fa il Consiglio Regionale di Giudea e Samaria ha pubblicato i risultati di una ricerca demografica, da cui appare che un terzo degli abitanti è religioso sionista, un terzo haredi (tradotto come ortodosso o ultra-ortodosso), e un terzo laico/tradizionalista. Perché i laici devono essere condannati insieme ai religiosi per gli atti di qualche ragazzino? Allo stesso modo, se c’è uno stupro a Tel Aviv, dovrei forse dire che a Tel Aviv sono tutti stupratori?

Gerusalemme Est è inclusa nella denominazione “territori occupati”. Qual è la realtà urbana e sociale di Gerusalemme Est?

Gerusalemme Est non ricade nella competenza territoriale del Consiglio di Giudea e Samaria, bensì è sotto responsabilità della Municipalità di Gerusalemme. È il sindaco di Gerusalemme a dover garantire appropriate infrastrutture, sistema fognario, elettricità, scuole. Questo migliorerebbe di molto la situazione. C’è anche da dire, però, che decine di migliaia di arabi residenti di Gerusalemme Est hanno carta di identità israeliana e decidono di votare pur avendone diritto. Vogliono assicurarsi la residenza, ma non vogliono esser identificati con Israele. In molti sostengono che la città sia ancora divisa e che gli ebrei non vadano a visitare i quartieri arabi, ma quando lo fanno, sono presi di mira. Insomma è il caso di dire “come fai, sbagli”. Ci sono poi migliaia di arabi che vivono a Gerusalemme Ovest, il che dimostra che la città è unita, in realtà. Molto dev’esser ancora fatto per migliorare le situazioni di svantaggio, con interventi alle infrastrutture, al sistema scolastico e alla rete sociale. Ribadisco che è un problema della Municipalità di Gerusalemme. Se nemmeno Teddy Kollek ci ha pensato, che è stato il sindaco di Gerusalemme con più lunga carica, più di 20 anni, e che era un laico pragmatico, non è di certo colpa dei cosiddetti “fanatici religiosi di destra”.

 

(Tratto da Informazione Corretta)


Il fratello Angelo Lodetti  ha condiviso con noi alcune foto della Giornata della Memoria a Caltagirone dove il comune ha dedicato una via ed una targa nel quartiere ebraico cacciato con l'editto della regina Isabella di
Spagna 1492.

Le foto sono in allegato.La n°2 è il momento della preghiera del KADDISH.

 

P.S: Angelo Lodetti è stato uno dei fondatori di EDIPI e per i primi anni ha rivestito la carica di vicepresidente.

Foto di Benedetta La Cara

 

Oltre Lodetti era presente anche l'Ass. Bnei Efraim, di seguito un resoconto della  Nazzarena Condemi.

Il giorno 27 gennaio scorso siamo stati invitati come Bnei Efraim  alla apposizione di una targa di riparazione e ridenominazione dell'antico
quartiere ebraico di Caltagirone.Siamo stati invitati dall'amministrazione comunale ,presente il Sindaco che ha tenuto un
discorso insieme ad alcuni esponenti della sua giunta e al presidente dell'associazione calatina storia patria e cultura.Ho fatto un
intervento anch'io e abbiamo inaugurato la targa bilingue ,ebraico e italiano, come atto di riparazione per la cacciata degli ebrei di
Caltagirone.Ho invitato Angelo Lodetti che è venuto e a cui ho chiesto di leggere il Kaddish in memoria delle vitime della shoah e delle
vittime della cacciata dal regno di Sicilia.Poi si è formato un corteo che ha attraversato le vie cittadine al suono dello shofar e dei canti
ebraici del gruppo lode dell'associazione efraim che alla fine ha tenuto un concerto, molto apprezzato , nella sala comunale  della
giunta .Debbo dirti che è stata una esperienza toccante che ha commosso tutti i presenti al di là delle aspettative.
Shalom

Martedì 22 Gennaio 2013 15:06

Giornata della Memoria - Rimini

In allegato tutte le info per la città di Rimini

Martedì 22 Gennaio 2013 14:49

Giornata della Memoria - Padova

In allegato tutte le info per la città di Padova

Martedì 22 Gennaio 2013 14:32

Le sfide impossibili che Israele vincerà

di Fiamma Nirenstein

Le incertezze e le incognite del 2013 non spaventano il popolo israeliano

 

Vorreste forse un bel pezzo positivo per il 2013?
Bene, io un'idea positiva ce l'ho, me la da la forza di Israele nel
mantenere la barra diritta nonostante tutto. Forse un altro Stato, meno
motivato, meno convinto della propria universale ragione di esistere
(basta ricordare come simbolo di perdita di significato l'atteggiamento
di collaborazionismo rinunciatario di Chamberlain di fronte alla
Germania nazista che intendeva conquistare il mondo) si sarebbe stufato.
Avrebbe abbassato le difese, si sarebbe indebolito e impaurito, di
fronte alla minaccia iraniana, all'aggressivo mistero del futuro dominio
della Fratellanza Musulmana nel mondo arabo, al rifiuto infinito dei
palestinesi.
Ma Israele ha una misteriosa forza per cui non si stanca. "L'idea di
Israele", scriveva Dante Lattes, "ha permeato di sé le più alte
manifestazioni dello spirito e conquistato scuole e altari. La sua
apologia è stata compiuta dalla storia". Israele non può stancarsi e
questo è il più bell'augurio per quest'anno civile: non stancarsi mai.
Qualche giorno fa sono andata, in mezzo a una foresta poco lontana da
Gerusalemme, a visitare il memoriale per i piloti israeliani caduti. Per
ogni guerra, dal 1948 in poi, c'è una colonna fra le querce, e tanti
nomi di giovani, i migliori, i più dotati e generosi, i più belli,
falciati mentre dispiegavano le loro ali in cielo per difendere quel
fazzoletto di terra così piccolo che uno neanche capisce come far
decollare con un F16, alzarsi nell'aria e non essere già oltre i confini
patri.
Pensavo: come ha fatto Israele a sopportare che tutti questi fiori siano
stati recisi?
Come hanno fatto le loro mamme, come i primi ministri, come i capi di
stato maggiore a seguitare a credere che fosse buono e giusto continuare
a vivere e a combattere? Come hanno fatto a sopportare il dolore e
insieme anche l'ingiustizia del giudizio mondiale e perfino locale ed
ebraico?
Come hanno potuto sopportare che la stampa internazionale si riempisse
di biasimo per le "spropositate" reazioni di Israele in guerra, invece
che di lodi per l'eroismo di quei ragazzi? Ditemelo voi, come ha fatto
Israele durante la seconda Intifada non solo a sopportare che tutto
saltasse per aria, che gli autobus, i caffè, i supermarket e persino le
sale di attesa della mutua esplodessero per la crudeltà di chi "ama la
morte più della vita", che Israele fosse cosparsa di morti civili, ma
che poi le tv e i sapientoni di tutto il mondo seguitassero a dare la
colpa dell'attacco jihadista palestinese alla passeggiata di Sharon
sulla Spianata del Tempio (ora si sa bene, parola di Suha Arafat, che
l'Intifada era programmata da tempo) e che il mondo non alzasse un
sopracciglio per quei ragazzi e quelle donne massacrati?
Come fa oggi, dopo quello che è successo sgomberando Gaza nella fiducia
che quello fosse un gesto di pace compiuto secondo il parametro basilare
che il mondo cerca di imporre "sgomberate territorio e avrete pace",
dopo che ( i palestinesi di ) Hamas si è impossessata di Gaza con i suoi
missili e i suoi matrimoni di massa di anziani individui con le bambine
locali, a sentire ancora omaggiare la popolazione di Gaza come se fosse
la vittima di Israele e non quella dei suoi governanti terroristi?
Come si fa a seguitare a sentire ripetere ogni giorno che Abu Mazen è un
partner per la pace, quando la radio, la tv, i libri di scuola
palestinesi ufficiali, i suoi più intimi assistenti e anche lui appena
può, proclamano la sparizione dello Stato d'Israele come l'unica
prospettiva possibile, eludendo ogni possibile iniziativa che metta le
due parti di fronte alla necessità di discutere una soluzione? Invece
occorre sedersi insieme per stabilire i parametri di due Stati per due
popoli secondo la risoluzione 242, che prevede che in cambio "di
territori" e non "dei territori" Israele debba ricevere assicurazioni
per la sicurezza dei suoi cittadini che appartengano a una realtà
credibile e non al mondo della fantasia. Come si fa a dimenticare ogni
giorno, ogni secondo, che sgomberare territori al buio è reso
impossibile dalla inaffidabilità totale di qualcuno che se per caso
prende il posto degli attuali abitanti ebrei (pardon, coloni!) comincia
a sparare e a organizzare nidi di missili su Gerusalemme,
sull'aeroporto, sull'autostrada principale? Vi sembrano esagerazioni?
Allora rileggete la storia di Israele, perché ciò che crea una visione
generosa e irenica è spesso ignoranza, noncuranza, perbenismo,
politically correct, opportunismo. Per esempio quelli che ripetono che
gli insediamenti violano la legge internazionale secondo la quarta
convenzione di Ginevra dicono una stupidaggine pazzesca, sia rispetto
alla stessa convenzione del 1949 per la protezione di civili (le
circostanze in cui fu creata disegnavano uno scenario che non c'entra
niente con quello di cui si parla e cercavano di evitare la politica di
deportazione delle popolazioni civili, ciò che non esiste nella politica
israeliana), che rispetto agli accordi stabiliti nel corso degli anni
fra palestinesi e israeliani che disegnano fra il 93 e il 99 per cento
un quadro, insediamenti inclusi, che esclude ogni riferimento a
costruzioni, pianificazione territoriale, divisione in zone e rimanda
ogni decisione a colloqui che non si sono mai fatti per il rifiuto
palestinese.
Quello che ancora non si capisce, dato che Israele dà fiducia anche
elettorale a queste persone, come si consideri affidabile chi spara
slogan spesso incomprensibili, perché ditemi voi cosa dicono Tzipi Livni
o Ehud Olmert quando propagandano la loro azione di pace, tutta fallita
nel nulla (a Annapolis, per esempio, nonostante le grandiose offerte) e
di conseguenza sparano slogan (elettorali) contro il proprio governo. Ed
essi diventano subito la citazione preferita all'estero: "l'ha detto
Tzipi Livni, lo scrive l'Ha'aretz, lo ripete Olmert, lo sostiene Amira
Hass, lo dice Gideon Levy. La tv israeliana ha fatto un'inchiesta, alla
radio israeliana persino Gale'i Tzahal, la radio dell'esercito...".
Si, viene da Israele la delegittimazione preferita dello Stato Ebraico.
Israele è tutt'altro che perfetta, ci sono incidenti di insofferenza,
intolleranza, persino di razzismo, ma come può Israele sopportare che si
parli della sua incredibile democrazia, contro ogni possibile evidenza
sotto il naso di tutti, come di uno "Stato di apartheid" e mi vergogno
qui persino a spiegare quella follia, e stavolta non lo farò.
O come si può riportare come atto di intolleranza il fatto che una
deputata israeliana araba, che era sulla Mavi Marmara diretta in
missione di solidarietà ad Hamas a Gaza, venga messa in discussione in
quanto membro eletto di un parlamento che vuole distruggere (e in cui
certamente tornerà a sedersi)? Insomma, come fa Israele a sopportare
contemporaneamente la minaccia iraniana, lo stringersi della morsa delle
primavere arabe (il primo consigliere di Mursi, presidente egiziano, ha
detto che Israele è destinata a sparire nei prossimi dieci anni), la
diffamazione e la delegittimazione giorno dopo giorno, la baronessa
Ashley che non si occupa dei 45mila uccisi in Siria, ma ce la mette
tutta a "preoccuparsi" per gli insediamenti ebraici?
Come fa Israele a camminare avanti, orgogliosa dei suoi ragazzi, del suo
esercito, della sua high tech, della sua economia, della enorme
solidarietà che caratterizza la sua società così variegata? Non lo so
come fa, alle volte io non ce la faccio nemmeno a pensarla da lontano,
ma quello che so è che invece Israele ce l'ha sempre fatta, ce la fa, ce
la farà. E quindi sarà un bel 2013. Cito di nuovo Dante Lattes: "Dovette
avere una grande bellezza questa idea ebraica se, affidata nelle mani di
un piccolo popolo del Mediterraneo, cinto e insidiato dai grandi imperi
che confluivano nel suo breve territorio, riuscì a valicare le età
antiche nonostante i pericoli e i traviamenti che ne minacciano la vita
senza tregua.
Se al popolo che l'aveva espressa nei tempi eroici e nei tempi
drammatici dette così singolar forza di resistenza...".

(Shalom, gennaio 2013)

di David Meghnagi

Israele è colpevole ontologicamente. Non per quello che fa, ma per il
fatto di esistere.

Non è qui in gioco il diritto a discutere le scelte israeliane. La
critica è il sale della democrazia.
È un diritto dovere di cui in Israele tra l'altro si fa ampio uso, forse
come in nessun altro paese democratico. Sono qui in discussione la forma
che assume la critica, i pregiudizi di cui si alimenta, i doppi standard
che si utilizzano per giudicare le scelte e i comportamenti, la
delegittimazione che fa da sfondo. Per non parlare della demonizzazione
e della falsificazione aperta dei fatti. Il solo fatto di dovere ogni
volta iniziare con questa premessa, per potere adeguatamente sviluppare
un'argomentazione più fondata su quanto accade nel Vicino Oriente e nel
teatro delle sue rappresentazioni collettive, dovrebbe far riflettere.
Sarebbe sufficiente una breve disamina delle vignette apparse negli anni
sui principali quotidiani europei, a commento della crisi mediorientale,
per comprendere che non siamo di fronte a degli "errori" di valutazione,
che si potrebbero facilmente correggere con informazioni più fondate e
veritiere. Siamo di fronte a una deriva culturale che offende
l'intelligenza, a luoghi comuni che appaiono "impermeabili" e resistenti
alla dimostrazione della loro infondatezza. Siamo di fronte a una deriva
che si è formata per sedimentazioni successive nell'arco di cinque
decenni, saldando l'antica ostilità contro gli ebrei al rifiuto di
Israele e alla sua delegittimazione. È un intreccio complesso dove sono
all'opera molti elementi.
Solo per citarne alcuni: i residui dell'alleanza fra i regimi totalitari
(l'URSS e i suoi satelliti) con i regimi dittatoriali emersi dalle lotte
di liberazione dei loro popoli (Movimento del Terzo Mondo); il bisogno
sempre più attuale delle metropoli ex coloniali di riscattarsi dalle
loro colpe passate senza dover pagare per intero il prezzo morale e
politico; la volontà dei regimi oppressivi arabi e islamici di dirottare
all'esterno le responsabilità storiche dei loro fallimenti. In questo
perverso gioco di rispecchiamenti perversi, Israele è lo Stato ideale
contro il quale dirigere il fallimento dei rapporti fra le ex metropoli
coloniali europee - alle prese con un grave declino economico e una
crisi identitaria e valoriale per i profondi cambiamenti culturali
indotti dai processi migratori degli ultimi decenni - e l'odio
antisemita che dilaga nel mondo arabo e islamico.
Se non fosse per la realtà tragica del Vicino Oriente, verrebbe da
ridere amaramente di fronte alle innumerevoli varianti di un tema che
sulla falsariga dell'insegnamento preconciliare del disprezzo contro gli
ebrei, ha purtroppo assunto i tratti di una psicosi collettiva. Come
nell'insegnamento preconciliare dell'odio contro gli ebrei, Israele è
colpevole ontologicamente. Non per quello che fa, ma per il fatto di
essere. In questa perversa deriva lo Stato degli Ebrei diventa per molti
l'Ebreo fra gli Stati, di cui si può dire tutto il male in uno stato di
"innocenza" ritrovata, in cui l'antisemitismo mascherato di antisionismo
può falsamente declinarsi come lotta al razzismo.

(Shalom, gennaio 2013)

versione italiana di Sharon Nizza

Cari Europei,

Avete convocato i nostri Ambasciatori per rimproverarli di una delle cose più naturali al mondo per un popolo: abitare la propria terra. Ma vi siete confusi. Non ci siamo insediati in “territori palestinesi occupati”. Questa è la nostra terra, l’unica patria del popolo ebraico. Non siamo tornati su queste terre a causa dei pogrom né tantomeno della Shoah. Non vi abbiamo chiesto alcun favore in cambio, “a scapito dei palestinesi”, come conseguenza del passatempo di lunga data di sterminare, uccidere e disperdere gli ebrei.

Siamo tornati a casa perché questo era il nostro desiderio profondo da generazioni. Non abbiamo mai rinunciato al sogno del ritorno a Sion. Ovunque nel mondo, gli ebrei hanno sempre pregato rivolti verso Sion. Tre volte al giorno, ogni giorno, hanno supplicato di poter vedere con i propri occhi il ritorno a Sion. Ogni volta che mangiavano pane, ringraziavano Dio, ma non si dimenticavano di chiedere “misericordia per Sion” e “che Gerusalemme sia costruita in fretta, ai giorni nostri”. Nel giorno più felice della loro vita, lo sposo e la sposa hanno fatto il giuramento degli esuli di Sion “se ti dimentico, oh Gerusalemme, si paralizzi la mia mano destra”. Il calendario degli ebrei  in esilio era regolato in base alle stagioni agricole della Terra d’Israele. Il nostro popolo ha iniziato a tornare verso la propria terra in gruppi sempre più grandi già cento anni prima della fondazione del Movimento Sionista.
E allo stesso tempo, la terra si è dimostrata fedele verso i propri figli. Mai ha accettato un’altra nazione. Da quando fummo costretti all’esilio, non si è insediato nessun altro stato qui. Anzi, la maggior parte di questa terra è stata trascurata per secoli. Vi hanno transitato nomadi.

Dopo la distruzione del secondo Tempio, nel primo secolo dopo Cristo, rimasero molti ebrei nella Terra d’Israele. Questi riuscirono a resistere alla conquista cristiana nel VII secolo. Poi arrivò il conquistatore musulmano e pose due alternative di fronte agli ebrei che qui abitavano: o conversione all’Islam o esilio. Quelli che rimasero fedeli al Dio d’Israele, furono esiliati. Quelli che rimasero fedeli alla Terra d’Israele, si convertirono. Vissero come i marrani per una o due generazioni, poi si assimilarono del tutto. Ironia della storia: i veri veterani tra gli arabi israeliani hanno in parte origini ebraiche. Gli altri arrivanono perlopiù quando noi iniziammo a ritornare a casa. Come gli immigrati musulmani da voi, anche nella terra d’Israele sono arrivati molti musulmani dai paesi della regione in cerca di lavoro. Molti di loro sono giunti con l’inizio dell’occupazione britannica.

Gli inglesi da un lato impedivano agli ebrei di fare ritorno alla loro terra, dall’altro non monitornavano il flusso migratorio degli arabi mediorientali, che invece continuavano ad accedere senza disturbo. A proposito, nel 1948 molti di loro abbandonarono la terra sotto consiglio dei loro leader, fino a che non avessero finito con gli ebrei. L’ONU ha persino cambiato per loro la definizione di “profugo”, ovvero: chiunque avesse vissuto nella Terra d’Israele fino a due anni prima del 1948. Voi capite bene quindi che, nella prima metà del ventesimo secolo, sono arrivati qui centinaia di migliaia di arabi e fino al giorno d’oggi esigono il “diritto al ritorno”. Anche voi, cari Europei, siete complici di questa farsa.

2) Palestina è il nome che i Romani diedero a quest’area nel secondo secolo dopo Cristo, con lo scopo ben preciso di cancellare il nome “Giudea” e di spezzare il legame tra gli ebrei e la loro terra. Gli arabi della zona adottarono con entusiasmo il nome romano, che ricordava i Filistei, la popolazione marittima che aveva invaso la terra di Canaan mille anni prima. Hanno anche fatto proprio lo stesso scopo dei romani, quello di cancellare il legame tra gli ebrei e la loro terra. Spesso ambivano anche a cancellare il legame tra gli ebrei e le loro teste. Invidiavano la vostra storia.
Voi pretendete di risolvere il conflitto tra noi e il mondo musulmano, ma non sapete come affrontare l’occupazione musulmana delle vostre città. Non è lontano il giorno in cui milioni di immigrati musulmani si solleveranno per reclamare parte della vostra terra: un’autonomia musulmana, una partizione della terra, oppure – se continuerete a non procreare – una presa di potere islamica democratica e politicamente corretta. Cosa farete allora? Il vostro istinto di sopravvivenza si è spento già da tempo.
Voi credete che, se collaborerete con la menzogna araba, vi comprerete il silenzio; credete che, se ci sacrificherete sull’altare dei vostri interessi a breve termine, sarete lasciati in pace. E’ davvero così corta la vostra memoria? Siete davvero così sordi da non sentire la folla ringhiare nelle vostre strade?
Avete confuso la vostra storia con la nostra. E’ vero che voi avete un passato colonialista, avete depredato terre non vostre, avete stabilito confini impossibili che hanno diviso territori tribali o unito gli opposti (si veda Siria e Libano o l’Iraq), destinando intere regioni a una guerra perpetua. E pensavate pure di sfruttare i poveracci quanto possibile.

Noi invece siamo tornati a casa. Non siamo colonialisti stranieri, bensì gli unici discendenti legali di questa terra. Non siamo tornati a Tel Aviv, ma in particolare nelle zone dove è nato e si è rafforzato il nostro popolo. Giudea, Samaria, Gerusalemme. Conoscete la Bibbia, giusto? Una persona non può essere un occupante della propria stessa casa.

3) Nonostante ciò, negli ultimi cento anni abbiamo chiesto molte volte di giungere a un compromesso con i nostri vicini. Dopotutto, siamo persone razionali. La nostra antica legge ci insegna che quando due persone afferrano una mantella e uno dice “è tutta mia” e l’altro dice “è tutta mia” – devono dividersela. Anche se non crediamo nell’affermazione araba “è tutta mia”. Questa terra non è mai stata loro; non contenti dell’enorme spazio intorno a noi, hanno ambito anche alla nostra terra. Siamo stati disponibili a giungere a un compromesso su una o due stanza della nostra casa. Ma non è servito a nulla. Lo scopo dichiarato dei nostri vicini non era uno stato indipendente, ma lo sterminio totale degli ebrei nella loro terra. Non hanno mai voluto mettere fine alla loro fantasia di distruzione di un piccolo paese, nemmeno accettando i confini incoscienti proposti da Ehud Olmert nel 2008. Figuriamoci con i confini delineati a Oslo dal team di sognatori del governo Rabin.

Quando non sono riusciti con la violenza, sono passati alla strada del negoziato; quando si sono stufati, sono tornati a farsi esplodere nelle nostre città. E poi di nuovo alle trattative e nelle pause entravano nell’altra stanza e lanciavano missili sugli asili. Una specie di passatempo. Combattenti per la libertà, sapete...

Questa semplice e spaventosa verità voi in Occidente non la concepite; purtroppo nemmeno la sinistra israeliana. Vi sembra troppo primitivo e stupido. Cercate di ricordarvi quante volte nel corso della vostra lunga storia avete cancellato delle verità solo perché vi sembravano troppo semplici o non abbastanza sofisticate. A differenza delle mode filosofiche che hanno caratterizzato il Vecchio Continente, a volte la realtà è ben più semplice e chiara.

4) Ma il vostro giudizio della realtà è stato danneggiato da tempo dall’impostazione idealistica che richiede la pace a ogni costo. Anche a costo del vostro suicidio, o del nostro. Anche se i nostri vicini non sono interessati alla varietà di opzioni che sono state loro presentate e lo dichiarano pure – non in inglese, non a voi, ma al loro popolo, in arabo chiaro e apertamente. Recentemente l’hanno anche detto in inglese, dagli scranni delle Nazioni Unite. La menzogna non è stata mai così evidente, eppure vi ostinate a stringere l’orlo della sua veste sporca e a gridare “Eureka!”.

Adesso ci rimproverate per l’intenzione di costruire abitazioni sulla nostra terra. Ma cosa sarebbe questa terra se non fosse per gli ebrei? Cosa sarebbe Gerusalemme se non fosse per il nostro popolo? Cosa sarebbe la civiltà occidentale se non fosse per gli ebrei? Lo Stato d’Israele è l’avamposto dell’Occidente. L’Islam questo lo sa bene. Per questo ci combatte e vi usa contro di noi. Il ritorno a Sion non è una questione cara soltanto al popolo ebraico; è un vostro interesse, cari Europei. Senza il ritorno a Sion, anche voi perirete.

 

Notizia tratta da Informazione corretta

Giovedì 13 Dicembre 2012 09:50

Chi dirige l’Unesco: Joseph Goebbels?

Di Giulio Meotti

A colpi di schiaffi in faccia alla storia, l’Unesco ha fatto propria la  propaganda araba e ha espropriato la storia ebraica.

Nel maggio del 2011 il villaggio di Batir in Giudea, definito “territorio palestinese occupato”, ha vinto il premio Unesco “Tutela e gestione dei paesaggi culturali” dell’Organizzazione delle Nazioni  Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura.

Ora l’ONU ha informato l’Autorità Palestinese che accelererà il processo di riconoscimento degli antichi terrazzamenti vicino al villaggio di Batir come “Patrimonio mondiale dell’umanità”.

Queste terrazze sorgono sul più antico dei colli biblici della Giudea e se la strategia degli arabi palestinesi avrà successo, il luogo dovrebbe essere classificato  come sito sia naturale che culturale del patrimonio mondiale dell’umanità, il che è molto raro, solo cinque siti in tutto il mondo hanno ricevuto questo riconoscimento.

L’Unesco sta conducendo una geografia arabizzata totalizzante che apre le porte a una Giudea “Judenrein”, una “Terra Santa” degiudeizzata, come la chiamano i linguisti anti-semiti.

Ma l’attacco al linguaggio è più che semantico.  “Giudea e Samaria” diventano “West Bank” o “Palestina”,  termini sostitutivi per dire che “è stato rubato dagli ebrei”. E gli arabi palestinesi, le cui origini risalgono al 7° secolo, quando  dal deserto giunsero in Terra Santa ,  discendenti dei  “ cananei” citati nella Bibbia.

È per questo che un paio di giorni fa Irina Bokova, Direttrice dell’Unesco, ha inviato un messaggio all’Autorità Palestinese “in occasione della Giornata Internazionale di Solidarietà con il Popolo palestinese”, in cui  proclama il sostegno all’ “storia culturale palestinese”.

Batir, tuttavia, non è “un villaggio palestinese”, dotato un antico sistema d’irrigazione, ma è il luogo sacro dell’antica fortezza ebraica di Betar, il sito dell’ultima resistenza organizzata dagli ebrei contro la dominazione romana nel 135 era volgare, durante la rivolta storicamente documentata di Bar Kochba .

Nei protocolli dell’Unesco, però, Betar non è neppure citata.

Secondo la joint venture Unesco- Autorità Palestinese, Eretz Yisrael è un mito, una invenzione colonialista, un complotto ebraico.

Le mosse successive dell’Unesco si stanno svolgendo sotto gli occhi di Israele: ben presto il Monte del Tempio, i Rotoli del Mar Morto, la Tomba di Giuseppe e la Sinagoga Shalom al Israel,  saranno designati dall’agenzia delle Nazioni Unite come “moschee”.

A colpi di schiaffi in faccia alla storia, l’Unesco ha già adottato la propaganda del conflitto arabo-islamico e ha dichiarato che la Tomba di Rachele e la Grotta dei Patriarchi di Hebron sono “moschee musulmane”.

In un rapporto scientifico, l’Unesco ha convertito con la forza il medico ebreo Maimonide all’Islam, chiamandolo “Moussa ben Maimoun”. Nella relazione dell’Unesco si legge:

“Dopo la liberazione di Toledo dai Mori da parte dei Crociati nel 1085, gli studiosi europei  tradussero i testi classici antichi dal greco (che l’Europa aveva dimenticato) in arabo, ebraico e latino, dando origine così alla prima parte del Medioevo europeo (1100-1543). Nella letteratura scientifica, i nomi di alcuni studiosi europei sono apparsi accanto a un gran numero di studiosi musulmani, tra cui Ibn Rushd (Averroè), Maimouna Ibn Moussa (Maimonide), Tousi e Ibn Nafis ".

Questo non è soltanto il ben noto anti-sionismo che ci aspettiamo da parte delle Nazioni Unite. Si tratta di un preciso e coerente modello  di negazione della storia ebraica. In altre parole, le Nazioni Unite hanno ufficializzato l’anti-semitismo.

Attraverso l’adesione all’Unesco, i palestinesi stanno anche cercando di portare Israele di fronte alla Corte Internazionale di Giustizia dell’ Aia per condannare gli scavi israeliani a Gerusalemme come “crimini di guerra e crimini contro l’umanità”. Questa è la calunnia più grave che sia stata collegata direttamente alla morte di decine di israeliani e palestinesi durante le cosiddette” rivolte  del Tunnel del Muro Occidentale” del 1995.

Negli ultimi anni, l’Unesco ha aumentato la sua collaborazione con l’Isesco, la struttura culturale dell’Organizzazione della Conferenza islamica con sede in Arabia Saudita. Pochi giorni fa, l’Isesco ha annunciato il suo piano per registrare “Al Quds” come sito del patrimonio mondiale dell’umanità e l’Unesco ha già catalogato Gerusalemme “capitale della cultura araba”, d’accordo con i funzionari dell’Autorità Palestinese e personaggi chiave arabi, per protestare contro “l'occupazione israeliana della Santa Gerusalemme”. Altre città che hanno ricevuto questo titolo nel corso degli anni sono state Algeri, Damasco, Il Cairo, Tunisi, Amman, Beirut e Khartoum.

L’Unesco recentemente ha catalogato la Chiesa della Natività a Betlemme come “primo Sito patrimonio dell’Umanità” della Palestina. La palestinizzazione di Gesù, con il corollario di un cristianesimo arabizzato, è una delle armi più letali e bugiarde nella guerra degli arabi contro lo Stato ebraico.

La pressione economica araba all’interno dell’agenzia delle Nazioni Unite sta crescendo a un ritmo allarmante.

Di recente, l’Arabia Saudita ha donato 20 milioni di dollari all’Unesco. Inoltre, re Abdullah dell’Arabia Saudita ha ricevuto la Medaglia d’Oro dell’Unesco per “aver incrementato la cultura del dialogo e della pace”. La degiudaizzazione di Gerusalemme è il passo logico del programma antisionista per delegittimare Israele.

Se può essere “provato” alla comunità internazionale che Gerusalemme è “la capitale palestinese”, allora i nemici di Israele, compresa la sinistra liberale, gli ebrei auto-odiatori, e ampi settori del cristianesimo e dell’islamismo, avranno giustificato lo sradicamento del popolo ebraico.

Settant’anni fa la “germanizzazione” ha preceduto la “spoliazione” dei territori conquistati in Europa. Ora è la volta dell’ “arabizzazione” che precede la “liberazione” della Terra Santa.

L’Unesco è la dimostrazione di come Joseph Goebbels - fu lui a dire che una menzogna ripetuta molte volte  diventa  verità -  era riuscito nell’intento da far accettare al mondo il principio nazista di “Judenrein”.

Giulio Meotti è l'autore di " Non smetteremo di danzare " (Lindau Ed.) pubblicato in inglese con il titolo " A New Shoah", scrive per Yediot Aharonot, Wall Street Journal, Arutz Sheva, FrontPage Mag,The Jerusalem Post, Il Foglio. E' in preparazione il suo nuovo libro su Israele e Vaticano.

 

(art. tratto da informazione corretta )

Mercoledì 12 Dicembre 2012 12:48

IL TUO POPOLO SARA' IL MIO POPOLO

Il tuo popolo sarà il mio popolo, come Israele, gli Ebrei e la Chiesa Cristiana si uniranno negli ultimi tempi.

 

Troppi credenti gentili pensano che il cristianesimo sia una sostituzione dell'Ebraismo e di Israele nel piano di DIo.

Questo libro rivela l'attualità dei propositi di DIo per il Suo Popolo del Patto e come questo approccio si stia manifestando nella Chiesa.

A differenza di Ruth nell'Antico Testamento, molti di noi hanno voltato le spalle ai parenti del Messia; condividiamo il senso di colpa collettivo accumulato nei secoli per la loro persecuzione.

Don Finto ci ricorda che confessare questi peccati è solo l'inizio.

Oggi più che mai dobbiamo intercedere per il Popolo Eletto da Dio, allineando le nostre preghiere per il piano divino.

Per Israele e il Suo popolo, ancora una volta al centro della scena in un momento cruciale della storia del mondo, le nostre preghiere sono più che mai di vitale importanza.

Riusciremo a fare la stessa alleanza promessa ad Israele che Ruth ha fatto a Naomi?

Così facendo l Chiesa non sarà più la stessa.

 

SOMMARIO

- Prefazione di Debbie e Michael W. Smith

- Ringraziamenti

- Introduzione

1 L'inizio della fine

Il grande dibattito

La rivelazione che viene dallo Spirito

Luca 21 ed il movimento di Dio ai nostri giorni

I segni della Sua venuta

 

2 Il risveglio della più grande ricchezza del mondo

Prevedere

Il ritorno degli Ebrei ed il risveglio del mondo

Segni e prodigi

 

3 Israele, una nazione di sacerdoti

Un Dio che riposa

Un Dio che protegge

Ricordo e proclamazione per le Nazioni

 

4 Lo scopo dello sterminio

l complotto per distruggere il seme

Nella pienezza dei tempi

La disputa continua

 

5 La primitiva Chiesa Ebraica

L'adempimento del Giudaismo

Un Ebreo per sempre

Il nostro Messia Ebreo

 

6 La gentilizzazione della Chiesa

Chi ha ucciso il Messia?

L'alienazione continua

 

7 La divisione e il Dna della Chiesa Gentile

I Cristiani Gentili

Il Figlio rimasto a casa

Le nostre mani macchiate di sangue

Bentornati a casa!

 

8 Ritorno alla Terra

Il ritorno del residuo d'Israele

La storia di Eliezer Urbach

La prima H

Una nuova Nazione

Nessun escluso

 

9 Il risveglio

La storia di Reuven

Il mandato di Isaia

Fino a quando?

La generazione di Gesù

 

10 I nazareni risorti

I segni delle cose che verranno

L'eredità di Joseph Rabinowitz

Nasce il Giudaismo Messianico

Caduta del Comunismo, rinascita dell'Evangelo

Crescita in mezzo all'opposizione

Una cosa nuova

 

11 Ebrei e Gentili un solo uomo nuovo

Onorare l'eredità Ebraica

Il ritorno all'unità

Il tempo dei gentili

Il futuro ruolo di Gerusalemme ed Israele

 

12 Un tempo per pregare

Soci di Dio

 

13 L'Esodo finale

Le piaghe dell'era moderna

Sei pronto a soffrire?

 

14 Benedetti per essere una benedizione

Come amare il Popolo Ebraico

 

A. Letture raccomandate

B. Movimenti e Congregazioni Messianiche

C. Dichiarazione di Pentimento

 

Didascalie delle Foto

Libri consigliati

Dvd consigliati

Recensioni

 

Don Finto ha servito come pastore nella Belmount Church di Nashville per più di 25 anni. Adesso continua a servire come consulente nei collegi pastorali ministeriali. Ha un ruolo attivo con la comunità di ebrei messianici sia negli USA che in Israele. Don e sua moglie Martha Ann hanno 3 figli e 7 nipoti. Risiedono nel Tennessee

 

Il seguente Comunicato  è stato anche letto duramte il ns. 2° Convegno Internazionale di Edipi nella giornata inaugurale dallo stesso On. Sandro Olivieri.

 

 

COMUNICATO STAMPA – On. SANDRO OLIVERI

SANDRO OLIVERI: “L’amicizia con Israele deve rimanere una priorità del nostro Paese. La votazione dell’Italia espressa all’ONU rappresenta un cambio di indirizzo della politica estera italiana improvviso, non condiviso e non concordato”.

COMUNICATO STAMPA Roma, 03.12.2012

 

Da anni sono in corso trattative per la pace tra Israele e Palestina. Giovedi 29 novembre, votazione storica: l’Autorità Palestinese richiede all’ONU il riconoscimento unilaterale della Palestina e la richiesta viene accolta. In questa votazione l’Italia esprime voto favorevole al conferimento dello status di Stato osservatore alla Palestina.

Tralasciando la vanificazione degli innumerevoli incontri e del lavoro del Quartetto finalizzati alle trattative di pace che questa decisione ha prodotto e tralasciando le sia pure rilevanti considerazioni sui problemi di sicurezza che da questo Atto ne discendono, la votazione del nostro Paese sorprende per la decisione espressa. Si tratta di un cambio improvviso e non concordato di indirizzo della politica estera italiana.

Senza preavviso, senza condivisione, senza autorizzazione parlamentare.

 

l voto dell’Italia sulla risoluzione Palestinese, deciso da Palazzo Chigi, è infatti contrario alle posizioni molte volte assunte da Senato e Camera.

È un fatto grave per la democrazia, oltre che per il processo di pace, che il Presidente Monti, nella sua funzione di tecnico non abbia scelto una prudente astensione, così come hanno fatto altri grandi paesi europei come la Germania e il Regno Unito o quantomeno non abbia sentito il bisogno di acquisire un indirizzo da parte del Parlamento che, già nel 2010, quando venne posta la medesima questione all’ONU, aveva dato indicazione di voto negativo.

Il timore è che in un giorno, attraverso quella decisione a cui il nostro Paese ha attivamente contribuito, si possano veder vanificati in modo permanente gli sforzi diplomatici di molti anni di lavoro e si assista a un nuovo crescendo di terrore e morte. In poche ore l’attestato Italiano di “migliore amico europeo di Israele” è svanito provocando le comprensibili proteste dell’ambasciata Israeliana a Roma. L’augurio è di poter presto recuperare con nuovi atti di segno opposto, a partire dalla prossima legislazione. Questa volta però con metodo democratico, con il coinvolgimento e condivisione delle due Camere del Parlamento.

On. Sandro Oliveri

 

(in allegato il comunicato)

Fiamma Nirenstein invia un messaggio di saluto al Convegno
Internazionale EDIPI

Non potendo per motivi familiari partecipare di persona all’ultimo
Convegno Internazionale di EDIPI, a cui era stata invitata come
oratrice, l’onorevole Fiamma Nirenstein ha inviato al presidente Ivan
Basana un messaggio di saluto e augurio. 

Roma, 7 dicembre 2012
Carissimo Ivan, carissimi amici dell'EDIPI,
è vero come dice Marcello nella sua lettera
<http://www.ilvangelo-israele.it/Lettera_aperta_a_Benjamin_Netanyahu.html>:
la vostra forza è grande il vostro amore caloroso ed incoraggiante. Mi
capita molte volte di pensare a voi come a una grande consolazione nella
solitudine della battaglia per sostenere Israele, la battaglia più
grande, più santa, più difficile.
Non ripeto a voi, che siete certamente vicini a me, a noi ebrei, a
Israele in questo, la delusione immensa, la rabbia e persino il disgusto
per il voto all'ONU. Dalla mia posizione in Parlamento, in particolare
ho sentito un sentimento di incredulità alla decisione di Palazzo Chigi,
e anche una sensazione di autentico tradimento: dopo anni di amicizia
con Israele che si sono tradotti in molti importanti gesti
istituzionali, visite, manifestazioni, leggi, voti in Aula e in
Commissione, il Governo ha completamente scavalcato il Parlamento e reso
nulla tutta la politica estera da esso prescelta. Sto seguitando a
promuovere iniziativa di dura protesta per questo, abbiamo un documento
firmato da 100 deputati del PDL che verrà presentato oggi alla stampa,
martedì non mancheremo di protestare durante l'audizione del ministro
degli Esteri, ma purtroppo la menzogna che si è trattato di un gesto
favorevole alla pace trova la sua eco nell'azione politica che si
rinnova come anni fa a favore dei palestinesi, senza conoscenza dei
fatti, senza critica per il continuo rifiuto di riconoscere Israele,
senza osservare i sostegno di Abu Mazen alla violenza e al terrorismo.
Non devo dire a voi quanto sia falsa l'idea che il voto all'ONU aiuterà
la pace, è così evidente il contrario: se la trattativa viene
allontanata e si sostiene il radicalismo palestinese che rifiuta di
sedersi con Israele e di riconoscere quindi lo Stato ebraico come
interlocutore, non si spinge avanti la pace, ma la guerra e il terrore,
ed è quello che accadrà.
Io so che voi resterete sempre accanto a Israele, accanto allo Stato
Ebraico, e siamo certi che comunque solo il riconoscimento della sua
esistenza potrà portare alla pace, e niente altro. Voi siete i nostri
coraggiosi compagni di lotta, vi auguro il più grande successo per il
vostro congresso e sono così personalmente dispiaciuta che la mia
situazione familiare mi abbia impedito di essere con voi. Sarebbe stato
il mio più grande piacere, il mio riposo e la mia gioia. E' così
difficile trovarsi fra amici, e lo diventa sempre di più.
Sappiate comunque che è in discussione sia una mozione sulla messa degli
Hezbollah nella lista delle organizzazioni terroriste, sia una per la
completa revisione di fondi ai palestinesi. Il lavoro continua anche
nella delusione, anzi, la durezza della lotta ci rinforza.
Un abbraccio cari amici, buon lavoro,
On. Fiamma Nirenstein


Il 2°Convegno Internazionale EDIPI è sui blocchi di partenza e nel
nutrito programma spunta un'ulteriore novità assoluta.
Infatti la collana editoriale EDIPI si arricchisce di un nuovo titolo:
IL TUO POPOLO SARA' IL MIO POPOLO.
Con l'appassionata prefazione di Michael W. Smith, l'autore Don Finto
analizza come Israele, gli ebrei e la chiesa cristiana si uniranno negli ultimi tempi.
Tradotto in molte lingue, la tiratura solo negli USA ha superato le
114.000 copie. Il presidente di EDIPI, Ivan Basana, ha detto: "Questo
libro è un intervento di cardiochirurgia spirituale che genera un cuore
nuovo per Israele".
Il libro verrà presentato in anteprima nazionale nella giornata
introduttiva del 2° Convegno Internazionale EDIPI di Pomezia-Roma
(www.aliyah.edipi.net)

Il senatore Lucio Malan, socio Edipi e relatore nella giornata introduttiva di venerdì 7 dicembre al 2° Convegno Internazionale EDIPI di Pomezia-Roma ha dichiarato:


<<Il voto dell’Italia sulla Palestina, voluto da Mario Monti, è contrario alle posizioni molte volte assunte da Senato e Camera e non ha nulla a che fare con l’Unione Europea, che si è spaccata. È grave che, senza avere consultato il Parlamento, il Presidente del Consiglio, cosiddetto tecnico, non si sia associato alla prudente astensione, scelta da oltre metà dell’Unione Europea, tra cuiRegno UnitoGermaniaPolonia, ma abbia scelto di distaccarsi del tutto dalla posizione contraria degli Usa, seguiti invece dalla coraggiosa Repubblica Ceca. Un passo che compromette il ruolo dell’Italia per una pace stabile nell’area, un ruolo che sarebbe utile anche per il rispetto delle aspirazioni legittime dei palestinesi.
Nel comunicato di Palazzo Chigi colpisce poi l’involuto passaggio dove si dice che nell’area <l’assetto finale> debba vedere <lo Stato d’Israele come Stato ebraico, riconoscendone lalegittima aspirazione quale patria del popolo ebraico>. Definire lo Stato d’Israele, che è membro dell’ONU da sei anni prima che lo fosse l’Italia, come un’aspirazione, è – voglio sperare – una gaffe di qualche addetto stampa di cui ci si deve attendere un rapido allontanamento. All’autore della frase, chiunque sia, va segnalato che il livello di <legittima aspirazione> era già stato superato alla conferenza di Sanremo del 1920, un quarto di secolo prima che nascesse l’ONU stessa.>>

( Notizia tratta da luciomalan.it)

Dichiarazione dell’On. Fiamma Nirenstein, Vice Presidente della Commissione Esteri:


“Non si è mai visto un rovesciamento politico come quello cui ci ha costretto ad assistere Palazzo Chigi, del tutto inaspettatamente, nelle ultime ore, lanciando il fulmine a ciel sereno del riconoscimento unilaterale della Palestina. E' davvero una brutta sorpresa, un incomprensibile rovesciamento di linea politica, per un Parlamento che nel corso di questi anni ha costruito con Israele un rapporto speciale, in cui sono stati respinti con voto d'aula unitario il truffaldino Rapporto Goldstone, è stato bocciato il cosiddetto Durban 2, sono stati tessuti rapporti speciali nel campo della scienza, della cultura, dei rapporti commerciali.

L'Italia, uno dei migliori amici di Israele per scelta democratica, adesso si ritrova, senza che il Parlamento sia mai stato consultato, insieme allo schieramento automatico dei Paesi Islamici e insieme all'Europa nella peggiore delle sue accezioni, ideologica e impaurita, incerta e succube, sensibile all'odore del petrolio e alla paura dell'Islam, non con l'Europa più affidabile ma con quella da sempre antisraeliana e filoaraba, di cui Francia e Spagna sono i capofila, sempre pronta al giudizio più aspro verso il diritto all'autodifesa di Israele, indifferente alla sua sicurezza sempre così terribilmente a rischio, incurante di fronte alla sua magnifica vibrante democrazia. La democrazia per l'Europa è sempre stato un tema debole, non così per gli USA che non a caso sostengono Israele.

Non è affatto vero, come dice Palazzo Chigi che questa risoluzione serve ad affermare il principio di due Stati per due popoli, al contrario essa cancella tutto il lavoro di costruzione di un processo di pace bilaterale. Non nascerà la Palestina da questa risoluzione, ma solo la conferma che i Palestinesi per ottenere ciò che vogliono non hanno bisogno di cedere alcunché né sul piano ideologico né su quello dello scambio territoriale, che non hanno il dovere di sedersi di fronte al loro interlocutore, che hanno il diritto di non riconoscerlo persino come un interlocutore. Per non parlare degli accordi internazionali, a partire da quello di Oslo: questo voto li cancella tutti, e crea una situazione di caos in cui fiorirà Hamas. Al contrario di quello che si afferma, non è la parte moderata che viene qui aiutata. Palazzo Chigi aiuta di fatto un punto di vista estremista perché isolazionista, accusatore, palesemente carico di disprezzo e d'odio verso Israele. E l'ha fatto contro il parere espresso dal Parlamento in questi quattro anni”.

 

(Art. tratto da www.fiammanirenstein.com)

A seguito della visita del premier sen. Mario Monti a Doha accompagnato da rappresentanti della Repubblica Italiana e della Regione Sardegna per trattative economiche con la Qatar Holing, abbiamo concordato con il delegato EDIPI per la Sardegna, Matthias Winkler, di inoltrare la seguente lettera al presidente della regione autonoma della Sardegna Ugo Cappellacci.

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