Annalisa Signoriello

Annalisa Signoriello

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Riceviamo dal prof. Angelo Lodetti , vicepresidente EDIPI nei primi anni della nostra associazione, questa interessante lettura spirituale di quanto avviene in Medio Oriente, riguardo al conflitto arabo-israeliano.

Adesso vorrei vedere in Italia quei " pacifisti " con la Kefia , sfilare contro il regime di Assad.
Dal 1948 ad oggi tutti i regimi che hanno combattuto contro Israele hanno fatto una brutta fine.
Si potrebbe fare un elenco
1. Egitto ( rivolta interna e miseria estrema , uccisione del Presidente Assad )
2. Libia  ( morte di Gheddafi per mano dei suoi stessi connazionali e fratelli musulmani )
3. Iraq ( morte di Saddam Hussein , acerrimo nemico di Israele, i suoi scud sono arrivati sino a Tel Aviv e Gerusalemme, senza mai fare danni. Morto impiccato come Amman nel libro di Ester, il quale macchinò un odio per i giudei. Morì nella forca che aveva preparato per il popolo ebraico
4. Tunisia ( paese di copertura per i terroristi palestinesi. Destituzione del Presidente e della sua Ferrari, risultato:  un popolo di morti di fame, che scappano in Italia ed in Europa alla ricerca di una vita migliore
5. Libano ( con capitale Beirut una volta la Parigi del mediterraneo, adesso la sede degli Hezbollah) adesso solo miseria e complotti interni con omicidi di esponenti politici di varie fazioni
6. Siria ( vedere le News della BBC, questo é uno dei paesi più nemici di Israele, di padre in figlio )
7.Giordania ( dopo la guerra dei 6 giorni, e la tremenda sconfitta subita, é l'unico paese che ha mantenuto un trattato di pace con Israele , le cose adesso vanno meglio, ed il suo turismo é fiorente come quello in Israele
8. Iran ( le continue provocazioni e minacce verso Israele diventeranno prima o poi realtà , ma anche loro ben presto saranno colpiti da una lotta interna che li divorerà

PERCHÉ TUTTO QUESTO ?
È una primavera araba ?
Per una lettura da chi non conosce il mondo spirituale , forse si .
Per chi conosce invece le profezie Bibliche, ecco la lettura:

Abramo é il progenitore del popolo ebraico
Venne chiamato il primo IVRI ( ebreo )
Il Signore disse ad *Abramo: «Va' via dal tuo paese, dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre, e va' nel paese che io ti mostrerò; io farò di te una grande nazione, ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai fonte di benedizione. Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra ». (Genesi 12:1-3 NR94)

Parte del destino di Israele é combattere e continuare a lottare. Molti cristiani , che hanno una mentalità pacifista,non comprendono la chiamata di Israele. Il Signore desidera concentrare gli occhi del mondo su una nazione minuscola e attraverso questa nazione vuole riportare l'attenzione sul vero obiettivo cioè Se stesso. Le nazioni arabe fanno parte di questo piano e per loro natura bellicosa alcune di esse , come AMMON e MOAB ( antichi nomi dell'attuale territorio Giordania- Siria) si estingueranno.

Perciò, com'è vero che io vivo», dice il Signore degli eserciti, Dio d'*Israele, «Moab diventerà come *Sodoma e Ammon come *Gomorra: una selva di ortiche, una salina, un deserto per sempre. Il resto del mio popolo li saccheggerà, il residuo della mia nazione li possederà». Questo accadrà per il loro orgoglio, perché hanno insultato e schernito il popolo del Signore degli eserciti. Il Signore sarà terribile verso di loro, perché annienterà tutti gli dèi della terra; tutte le nazioni lo adoreranno, da tutte le loro isole. (Sofonia 2:9-11 NR94)

Rimane una vera soluzione alla fine di questo conflitto
Il liberatore verrà da Sion, si chiama YESHUA ( in italiano Gesù )

Giovedì 02 Maggio 2013 16:14

News da Revive Israel


"Come Nei Giorni"
di Asher Intrater

In uno dei Suoi insegnamenti Gesu’ paragono’ i tempi del Suo ritorno
sulla terra al diluvio di Noe’ e alla distruzione di Sodoma. Quelli
erano veri eventi storici, eppure essi servono anche ad esempio di cio’
che avverra’ sulla terra alla fine dei tempi.
Luca 17:26, 28 
"Come ai tempi di Noè, così avverrà al ritorno del Figlio dell'uomo…
Sarà come ai tempi di Lot. La gente mangiava, beveva, comprava, vendeva,
piantava e costruiva case…” 

In entrambi questi eventi, vi fu - come punizione divina - la
distruzione totale. In tutti e due i casi, le persone furono totalmente
colti di sorpresa. Nel caso di Noè, la distruzione fu causata dal
diluvio universale. Nel caso di Lot, la distruzione venne col fuoco solo
nel distretto di Sodoma. Da questo possiamo concludere che al ritorno di
Cristo, tutto il mondo sara’ giudicato, ma col fuoco e non con l’acqua
(II Pietro 3).

Se la punizione sarà simile, possiamo immaginare che il peccato sarà
pure simile. Le circostanze che esistevano in quei giorni esisteranno
ancora una volta negli ultimi tempi. Nel caso di Noè, il peccato più
diffuso era la violenza.

Genesis 6:11 
"Ora la terra era corrotta …e la terra era ripiena di violenza.” 

(E’ interessante notare che la parola “violenza” in questo testo e’
“hamas”, che in ebraico e’ pronunciata come il nome dell’organizzazione
terroristica, Hamas, anche se non c’e’ alcuna connessione etimologica.)
E 'possibile pensare ad un mondo invaso con la criminalità, la
corruzione finanziaria e la violenza terroristica?

Questa settimana, in cui scrivo quest’articolo, cittadini sono stati
bombardati in Siria con armi chimiche, un aereo di sorveglianza senza
pilota (drone) da Hezbollah è stato abbattuto dalla forza aerea
israeliana mentre si avvicinava al porto di Haifa, e missili sono stati
lanciati dal confine egiziano verso il sud d’Israele. Una simile
violenza mondiale come quella nei giorni di Noe’ potrebbe essere
realizzata nei nostri giorni con la diffusione della Jihad islamica.

In Sodoma, il peccato era l’omosessualità." Il tipo di omosessualità"
che era aggressivo e violento (Genesis 19:4-11). Questa settimana la
Francia ha approvato la legge matrimoniale con lo stesso sesso. C’e’ un
movimento aggressivo che spinge i valori omosessuali attraverso il mondo
occidentale. Chiunque parli contro di loro viene attaccato. Il kibbutz
messianico in Israele, Yad Hashmonah, e’ stato denunciato quest’anno per
non aver permesso un matrimonio lesbico nella loro sinagoga.

Anche i credenti che non sono coinvolti in questo tipo di peccato
saranno influenzati da esso. Lot era un uomo giusto, ma non era in grado
di fare eventuali opere giuste. Tutto il suo sforzo spirituale era
concentrato sulla semplice sopravvivenza mentre cercava di superare il
tormento della sua anima (II Pietro 2: 7). Non lasciamoci paralizzare
da spiriti di perversione sessuale negli ultimi tempi, ma superiamo e
procediamo verso la vittoria per mezzo della fede.

Come nei tempi di Noe’ e di Lot, i peccati dominanti della nostra
generazione sono la Jihad e l’omosessualita’.

La battaglia del Bilancio 

Il nuovo segretario del TesoroYair Lapid ha dato il suo primo discorso
nel Knesset, affrontando fortemente l’abuso di fondi governativi da
parte dei religiosi Ultra-ortodossi . (Mi ricorda un po’ il rimprovero
di Yeshua's ai farisei di 2.000 anni fa – *Matthew 23*.)

Roma e Gerusalemme

Il Presidente Peres ha prenotato il volo per Roma questa settimana per
un incontro personale con il Papa Francesco. La Bibbia parla molto di
Roma e Gerusalemme. Il libro degli Atti inizia a Gerusalemme e termina a
Roma. I sacerdoti ebrei condannarono Gesu’ ed il procuratore romano lo
fece inchiodare alla Croce. Preghiamo per un miglioramento di rapporti e
che la volontà di Dio sia fatta tra Israele e la Chiesa cattolica.


Tiferet Yeshua 

Ci siamo uniti alla congregazione Tiferet Yeshua nel 2000, mentre era
ancora in fase di "pannolino". Ci siamo incontrati nel piccolo
scantinato con la moquette blu della casa del Sorkoram a Ramat Hasharon.
Ari e Shira hanno guidato la congregazione, come i pastori apostolici
fondatori, Eddie e Jackie Santoro hanno servito come pastori dei
giovani-adulti.

In 2004 ce ne andammo per iniziare la squadra ministeriale a Revive
Israel. In 2006 la squadra fondo’ la congregazione Ahavat Yeshua a
Gerusalemme, guidata dai pastori Santoros. Ahavat Yeshua and Tiferet
Yeshua sono diventate congregazioni “sorelle” a Gerusalemme ed a Tel
Aviv. Ci siamo riuniti per un picnic e un barbecue divertenti il mese
scorso in occasione del giorno d’Indipendenza di Israele.

Il Signore ha provveduto dei nuovi “leaders” a Revive ed Ahavat che ci
ha permesso di aderire nuovamente all’opera di Tiferet. Ari and Shira ci
hanno chiesto di assumere la guida generale della congregazione, per la
formazione della nuova generazione degli anni a venire.

Questo mese provvederemo all’ordinazione di cinque coppie di anziani:
Cantor, Cohen, Afriat, Ratz, and Rosenberg; con Ron Cantor a capo della
squadra di anziani.
Il nostro impegno è quello di fare tutto per grazia di Dio per vedere la
congregazione crescere e prosperare, e che Ari e Shira siano onorati
come i padri fondatori.

Per questo periodo, Eddie Santoro ha ricevuto una Parola profetica
derivata da Aggeo 2:9 : " La gloria di quest'ultimo tempio sarà piú
grande di quella del precedente".
Noi crediamp che Tiferet Yeshua crescera’ al di la’ della crescita degli
anni precedenti e completera’ un destino glorioiso nella zona di Tel Aviv.
(Nota: Ari “passera’ il bastone di comando” ad Asher nel corso di un
servizio speciale la prossima settimana. Vi chiedo di pregare che Asher
sia ripieno della grazia di Dio per poter sorvegliare questa corda
dinamica “a tre capi” di Revive Israele, Ahavat Yeshua e Tiferet Yeshua.)

Shavuot
Si prega di impostare i calendari per la preghiera di tutta la notte ed
il digiuno la vigilia di Pentecoste (Shavuot). Le congragazioni e le
case di preghiera entro Israele si uniranno a noi di pari intendimento
(Atti 1:14) per 12 ore dalle 22 alle 10 di mattina (ora israeliana),
il 14 e 15 maggio. Noi pregheremo per il compimento della promessa di un
risveglio mondiale degli ultimi tempi (Atti 2:17). Gruppi di preghiera
in tutto il mondo si uniranno a noi tramite l’Internet e streaming in
diretta. Serie di lode e di argomenti di preghiera, cosi’ come
collegamenti Internet, vi saranno inviati nelle prossime settimane.
Unitevi a noi per questo evento storico del futuro.

Anja אניה
Revive Israel Europe
רביבי ישראל אירופה

 

Revive Israel

 

(Trad. di Rosa Bianca Godi)

L'Ambasciata di Israele in Italia e l'associazione Keren Hayesod ha invitato il presidente di Evangelici d'Italia per Israele all'apertura della Campagna di Raccolta 2013.
La manifestazione si terrà lunedì 20 maggio 2013, ore 19:30 alla Pelota in via Palermo 10. Milano.
Ospite d'onore sarà Edward Luttwak, Senior Associate presso il Center for Strategic and Internationali Studies di Washington e giàconsulente per il US National Security Council, il White House Chief of Staff, il US State Department, il US Depatment of Defense.
Interverrà S.E. Naor Gilon, Ambasciatore di Israele in Italia, che ci aggiornerà sull'attuale situazione polico-economica di Isarele.
Per l'occasione il presidente EDIPI Ivan Basana consegnerà il contributo raccolto durante il XII° Raduno Nazionale EDIPI di Torino espressamente destinato a Keren Hayesod.
Questa organizzazione ebraica è nata nel 1920 dopo la dichiarazione di Sanremo per sostenere economicamente l'Aliyah, cioè il ritorno degli ebrei nella Terra Promessa e aiutarli nell'inserimento socio-economico.

Si chiuderà domenica 5 maggio a Venezia la mostra "Balene e Capelli Blu - la fantasia illustrativa di Israele".
L'appuntamento è per le ore 11:00 al Museo Ebraico di Venezia che ha organizzato assieme a CoopCulture del Comune di Venezia un "full-immertion" fino alle 18:00 di visite-gioco e laboratori creativi a conferma del grande interesse che questa iniziativa ha suscitato.
L'obbiettivo di questa mostra è di promuovere l'illustrazione israeliana in prima nazionale a Venezia. L'intento è quello di far conoscere l'illustrazione israeliana in Italia e di coinvolgere i bambini in questo mondo fantastico. In questo senso l'Associazione Teatrio di Venezia si impegnerà a promuovere la mostra a livello nazionale con la speranza che la stessa venga accolta col prestigio che merita in altre città italiane.
Il presidente di EDIPI, Ivan Basana, si recherà al Getto di Venezia per la chiusura della manifestazione e per verificare la possibilità di inserire nel programma della commemorazione del 500° anniversario del Ghetto di Venezia, previsto per il 2016, la realizzazione del nostro XV° Raduno Nazionale EDIPI. In tal senso è previsto un primo contatto con il comitato organizzativo.

La Fondazione Camis De Fonseca organizza presso la propria sede di Torino in via Pietro Micca 15, un importante conferenza sulla manipolazione delle foto e dei filmati per alterare la verità.
Il giornalista Marco Reis mostrerà e illustrerà come avviene la manipolazione delle immagini a scopo di disinformazione.
Marco Reis ha presentato nel nostro VI° Raduno EDIPI di Prato-Firenze del 2007 un'ampia ed esaustiva relazione sull'argomento.
L'appuntamento è per giovedì 9 maggio alle ore 18:00.
Una rappresentanza di EDIPI sarà presente per l'occasione.

Una delegazione di EDIPI sarà presente a Ferrara per l'edizione 2013 della Festa del libro Ebraico, che si terrà in varie sedi del ferrarese dal 24 al 28 aprile.
Per l'occasione il presidente EDIPI, past. Ivan Basana, consegnerà a Daniel Vogelmann della casa editrice Giuntina il manoscritto "Gli ebraismi nella lingua italiana" del dr.essa Nicla Pompea Costantino, associata da qualche mese ad EDIPI e profiqua collaboratrice nella nostra associazione.
Il dr. Vogelmann prenderà visione del manoscritto per un eventuale pubblicazione tra le collane della casa editrice Giuntina.

In uno splendido pomeriggio d'aprile all'inaugurazione della mostra "Balene e Capelli Blu" dedicata alle illustrazioni per l'infanzia, una delegazione di EDIPI si è recata per l'occasione all'Isola di San Servolo nella laguna di Venezia.
La mostra presentava in anteprima italiana il massimo della fantasia illustrativa di Israele per i ragazzi.
Per l'occasione il presidente di EDIPI, past. Ivan Basana, ha donato due litografie del pittore Ferruccio D'Angelo, con firma autografa dell'autore, relative al logo del XII° Raduno EDIPI di Torino, alla responsabile dell'Ufficio Culturale dell'Ambasciata di Israele, Ofra Farit e ad Anita Friedmann della Fondazione Italia-Israele per la Cultura e le Arti.
Erano presenti diverse autorità del mondo politico e culturale.
Segnaliamo in particolare Orna Granot, curatrice della Biblioteca Libri Illustrati per l'Infanzia dell'Israel Museum di Gerusalemme e tra la rappresentanza dei migliori illustratori israeliani Raaya Karas e Ofra Amit, quest'ultima famosa autrice delle illustrazioni per il libro "Bruno. Il bambino che imparò a Volare"

 

 

 

Nella foto Ofra Farit, responsabile dell'Ufficio Culturale dell'Ambasciata di Israele a colloquio con Ivan Basana (foto di repertorio)

In occasione del 65mo Anniversario dell’Indipendenza
dello Stato d’Israele
abbiamo il piacere di invitarvi all’incontro che avrà luogo nei locali
della Comunità Ebraica di Verona, in via Portici 3

GIOVEDI’ 18 APRILE 2013


Ore 18: “*La sposa promessa*” di Rama Burshtein, il film israeliano che
ha meritato la Coppa Volpi per la Miglior Attrice alla Mostra
cinematografica 2012 di Venezia, sarà proiettato nella Sala del 1°piano

Ore 19.30:*Brindisi d’onore* con rinfresco nel Salone del 2° piano

Ci uniamo alle preghiere per Alfonso Marchetta, pastore della chiesa Elim di Palma di Montechiaro (Agrigento) è anche vicepresidente di Evangelici d'Italia per Israele, collaborando con il dipartimento viaggi "Andie's Group" di EDIPI.

 

 

 

Il Pastore Alfonso Marchetta è stato colto da malore lo scorso lunedì 8 aprile. Ricoverato all'ospedale di Agrigento è stato operato d'urgenza per risolvere le conseguenze di un doppio infarto e di un'embolia polmonare. Al momento il pastore Marchetta è ancora in coma, e i medici non si pronunciano.

La voce s'è immediatamente sparsa tra le chiese evangeliche in tutta Italia, dove è in atto una catena di preghiera in favore del pastore. La sua pagina Facebook è piena da post di credenti con com messaggi di solidarietà e incoraggiamento, ed inviti alla preghiera.

Alfonso Marchetta, classe 1961, oltre ad essere responsabile della Chiesa Evangelica di Palma di Montechiaro ( AG), è titolare di una agenzie di viaggi, che da anni porta credenti in Israele, ed è in questa veste che è maggiormente conosciuto ed amato. Anche noi ci stringiamo intorno alla famiglia e alla comunità, invocando l'intervento di Dio, affinché possa ristabilirlo al più presto.

(notizia tratta da Buonanotizia)

In allegato l'invito e alcune informazioni


sulla mostra di illustratori israeliani "Balene e capelli blu. La
fantasia illustrativa di Israele"

 

 

 

 

 

 

 

Foto in allegato (Illustrazione di Ofra Amit)



A una novantina di km da Haifa è cominciata sabato una rivoluzione
destinata a fare onde altissime. Sotto il livello del mare, in un tubo
del diametro di 45 centimetri e lungo 150 chilometri, scorre verso il
porto israeliano di Ashdod, a partire da una piattaforma alta 290 metri
del peso di 34mila tonnellate, dopo una fatica di 4 anni, una quantità
enorme di gas naturale che modificherà tutti gli attuali equilibri
energetici.

Sono 250 milioni di metri cubi di gas naturale contenuti nella riserva
marina di Tamar a circa 80 chilometri dalla costa israeliana, e il
doppio ce n’è in quella adiacente di Leviathan, a cui Israele sta
lavorando. Il gas della Balena (questo vuol dire Leviathan) sarà
probabilmente esportato, mentre quello di Tamar è sufficiente a coprire
il fabbisogno delle necessità israeliane di un ventennio almeno.
L’ambiente ne gioirà, perché l’uso del gas naturale elimina le scorie
del diossido di carbonio, come se tutti i veicoli venissero rimossi
dalle strade d’Israele per 14 anni. Che significa tutto questo?

Primo, che “siamo giunti al giorno della liberazione, al giorno
dell’indipendenza” come ha detto il ministro dell’energia Silvan Shalom.
Ovvero, la schiavitù di Israele dall’Egitto, i cui dispendiosi tubi per
il rifornimento venivano oltretutto spesso fatti esplodere dai
terroristi nel Sinai, non esiste più. Secondo: Israele può diventare un
esportatore sicuro per l’Europa. Qui comincia un pericoloso balletto,
complicato dalle ambizioni turche, da quelle di Cipro, da quelle del
Libano, da quelle russe, da quelle iraniane e da quelle arabe in genere,
dato che dall’Algeria si snoda il maggiore rifornimento all’Europa. Ma
in Medio Oriente se non è complicato non ci si diverte.

E comunque Israele, con tutta la sfortuna di avere ai confini e oltre
solo vicini così antipatizzanti, finalmente ha ricevuto un regalone
geopolitico. Tutto quel gas, tutta quell’energia che in genere
consideriamo appannaggio del solito mondo arabo... Deve essere un
complotto americano-giudaico-massone.

 

 

 

 

 

(art. tratto da Il Giornale del 03 Aprile 2013)

Nel prossimo week-end a Torino, Israele sarà il protagonista per il
XII° Raduno Nazionale di Evangelici d'Italia per Israele.
Per l'occasione il pittore torinese Ferruccio D'Angelo (in allegato c.v.)

ha preparato una locandina debitamente firmata autografa e a disposizione

dei partecipanti. Allegato c'è il curriculum artistico dell'autore.

Si inizierà alla sera di venerdì 5 aprile con il corso di Israelologia
tenuto dal prof. Rinaldo Diprose. Continuerà anche per tutta la
mattinata del sabato sucessivo analizzando il collegamento e
l'interazione tra la Chiesa e Israele, attualizzando le analisi e
considerazioni anche su fatti ed eventi di drammatica attualità.

Il pomeriggio di sabato ci sarà un prologo di intercessione condotta
dal pastore Egidio Ventura. Alla sera, dopo la presentazione del
libro di Marcello Cicchese "La superbia dei Gentili" tenuta
dall'autore, ci sarà la serata musicale con un originale repertorio
di canti e musiche
perparate per l'occasione dalla Scuola Coro David di Marcella Amoruso e
Claudio Paracchinetto.

Tutta questa prima parte del XII° Raduno Nazionale EDIPI si svolgerà
all'Hotel NH Ambasciatori (corso Vitt. Emanuele,104 - Torino) dove
verranno allestiti gli stand della Casa della Bibbia, della CLC, di
Keren Hayesod,di Keren Kayemeth Leisrael oltre che di EDIPI; Keren
Hayesod e Keren Kayemet Leisrael sono le due associazioni israeliane
che meglio interpretano le profezie bibliche relative all'Aliyah (il
ritorno del popolo d'Israele nella Terra Promessa) e della
rifioritura del deserto (Isaia 35:1).

Domenica 7 aprile il Raduno EDIPI si trasferirà alla Sinagoga di Torino
e svilupperà in una giornata di studio il tema: "Dall'antisemitismo
all'antisionismo".
Interverranno 3 relatori della Comunità Ebraica (Rav Elia Richetti,
Claudo Vercelli e Ugo Volli) e tre evangelici (past. Corrado Maggia,
Marcello Cicchese e Rinaldo Diprose); i moderatori saranno il
visepresidente della Comunità Ebraica David Sorani e il presidente
EDIPI Ivan Basana.
La pausa per il pranzo, rigorosamente Kasher, è prevista al ristorante
ebraico Alef.
Al termine ci sarà la visita alla Sinagoga.
Per ulteriori informazioni:  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
www.edipi.net 3475788106

Questo anniversario è stato ricordato dalla sezione veneta di EDIPI nel

2006 (490° anniversario) con una giornata di preghiera e richiesta di

perdono a Dio finalizzata alla rimozione del contenzioso spirituale territoriale.

Per il 2016, 500° anniversario c'è il progetto di realizzare il XV° Raduno EDIPI sull'argomento.

 

 

Il 29 marzo 1516 il senato veneto obbligò gli ebrei a vivere in un
quartiere dotato di due porte, aperte al mattino e chiuse la sera. La
zona ospitava una fonderia, da qui il termine "geto", presto adottato in
molte altre città italiane ed europee. Sconfitta da Napoleone, la
Serenissima fu poi anche la prima nel 1797 a cancella questa orribile
istituzione.

Venezia, terra di libertà, democrazia grazie ai suoi mille anni di
repubblica, capitale della musica e dell'editoria, nasconde un terribile «segreto»:

il 29 marzo 1516 fu la prima città a chiudere gli ebrei in un ghetto.
Anzi il termine deriva proprio dalla deformazione di una parola
veneziana «geto», poiché il luogo scelto ospitava un'antica fonderia.
Con il tempo altri ghetti vennero poi aperti in Italia e nel resto
d'Europa, diventando presto sinonimo di emarginazione ed esclusione.
Fino a quando vennero aperti, o chiusi a secondo dei punti di vista,
dalla ventata napoleonica alla fine del Settecento. E ancora una volta
la Serenissima precedette tutte le altre città: fu la prima a cancellare questa vergogna.
Venezia come molti altri centri europei, iniziò assai presto a ospitare
gli ebrei erranti, primi insediamenti sono infatti documentati tra il IV e il V secolo. Una comunità rimasta per quasi un millennio in perfetto equilibrio, convivendo pacificamente con il resto della popolazione. La situazione però precipitò dopo il 1492 quando i cattolicissimi re di Spagna Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia ultimarono la «reconquista».
Il 2 gennaio di quell'anno infatti cadde Granada l'ultimo califfato
arabo oltre le colonne d'Ercole. Boabdil, governatore della città, venne cacciato insieme agli altri mori, ma l'azione dei due Reyes Católicos non si fermò qui. Spostarono subito la loro attenzione verso la numerosissima comunità ebrea ordinando la conversione o la cacciata.
Molti accettarono il diktat, diventarono «conversos», o «marrani»
termine che all'inizio non aveva nulla di spregiativo, altri invece
lasciarono il Paese.
Iniziò così la peregrinazione degli ebrei sefarditi, da Sefar, nome con
cui definivano la Spagna, che si dipanò lungo il nord Africa, la
Turchia, i Balcani e l'Italia. All'inizio del Cinquecento dunque a
Venezia il numero degli israeliti iniziò a crescere in maniera
tumultuosa. In quel periodo infatti si rifugiò in laguna anche Grazia
Nasi, alias Gracia Miquez, alias Beatriz de Luna, vedova di Francesco
Mendes, una delle donne più ricche e influenti del suo tempo. Denaro e
influenza che usò per salvare molti ebrei dai pogrom che iniziavano a
scoppiare in varie città europee.
Una presenza, e una potenza, che cominciò presto anche a destare qualche preoccupazione nei governanti veneziani così il 29 marzo 1516 il Consiglio dei Pregadi, il senato veneto, ordinò a tutti gli ebrei a
concentrarsi in una determinata zona della città, chiusa da due porte da aprire al mattino e chiudere alla sera, quando non era dunque più
permesso agli israeliti, di girare per calli e campielli. Come zona
venne scelto un'ex fonderia, per questo chiamata «geto» che gli ebrei
askenaziti, provenienti dal mondo germanico, pronunciavano però
«ghetto». Da lì non poteva uscire e neppure allargarsi, tanto che quando i residenti cominciarono a necessitare di maggior spazio dovevano ricavarlo, come poi avvenne in molti altri ghetti, in altezza.
Sopraelevando le loro abitazioni, arrivarono così a edifici alti fino a
otto piani, veri grattacieli per l'epoca. Una soluzione che però non
bastò, tanto che il governo della Serenissima fu costretta ad aggiungere al Ghetto Vecchio, quello Nuovo e quello Nuovissimo.
Dopo Venezia, la soluzione venne adottata presto anche in altre città
italiane: Ancora e Osimo, 1555, Bologna, 1566, Firenze, 1571. Nel
Seicento non c'era grosso centro che non avesse il suo quartiere, dove
rinchiudere gli ebrei. I ghetti rimasero attivi fino alla fine del
Settecento quando Napoleone passò come un ciclone attraverso la pianura
Padana. Fatta capitolare Venezia nel 1797, il futuro imperatore chiuse
il ghetto, contemporaneamente a quelli di Padova, Verona e Reggio
Emilia. Poi toccò a Mantova, 1798, Gradisca, 1782, Gorizia e Trieste,
1784. Per gli altri, bisognerà attendere un altro mezzo secolo: il
Piemonte e la Toscana li cancellarono nel 1848, L'Emilia Romagna nel
1859, le Marche nel 1861. L'ultimo fu quello di Roma nel 1870, quando le truppe piemontesi entrarono dalla breccia di Porta Pia e lo fece
scomparire dalla storia, insieme allo Stato Pontificio e alla figura del Papa Re.

( art. tratto da  il Giornale)

Lunedì 25 Marzo 2013 16:39

Hag Pesach Sameach! Buona Pasqua!

Ricordiamo che come ogni anno il gruppo di EDIPI di Padova celebra la Pasqua con la Comunità Ebraica padovana durante il Seder del 25 marzo. In questa occasione il pastore Ivan Basana illustrerà al rabbino capo della sinagoga di Padova Adolfo Locci, il programma del XII° Raduno Nazionale EDIPI di Torino.

 

 

Hag Pesach Sameach! Buona Pasqua!

 

Questa sera milioni di ebrei festeggeranno la Pasqua con un pasto tradizionale, Seder.

Ma, purtroppo, la maggior parte di loro non vedrà parallelismo tra

l'Agnello pasquale e  il Messia Yeshua ... non ancora ...

 

Il Seder è pieno di simbolismo, ombra delle cose future per la nazione d'Israele.

L'Agnello senza difetto, il sangue sugli stipiti delle porte, il pane azzimo (Matza) ,

tutte cose compiute e soddisfatte nella Pasqua di circa 2000 anni fa dall'Agnello di Dio,

il figlio di Dio, Gesù!

 

Guarda il video

 

Ai figli di Israele fu comandato di celebrare la Pasqua di generazione in generazione,

gli ebrei di tutto il mondo ricordano la liberazione dalla schiavitù in Egitto, preghiamo

che vedano l'unico modo possibile di essere liberati dalla schiavitù spirituale, cioè

Yeshua il Messia!

 

Benedizioni da Tel Aviv

Ari e Shira

(tratto da maoz israel)

Lunedì 25 Marzo 2013 15:59

65° YOM HAZMAUT - MIlano

Cari Amici Di Israele e simpatizzanti

In allegato troverete il manifesto per la festa del*65° Yom Hazmaut*
(65° anniversario della costituzione dello stato d'Israele). Anche
quest'anno la festa sarà organizzata dall'associazione *Amici Di
Israele* (ADI) presso i *Giardini della Guastalla a Milano il 21 Aprile
dalle 11.00 alle 17.00* ed è gratuita e aperta a tutti. Le novità di
quest'anno sono: un banco di cosmetici della ditta /Premier/ (una delle
migliori nel campo dei cosmetici basati sui minerali del Mar Morto) a
prezzi d'ingrosso, un banco di artigianato Ebraico a prezzi super
scontati, un banco di bigiotteria a prezzi di fabbrica e un banco di
vini, miele e marmelate da Israele a prezzi scontatissimi.

Alle 13.00 assaggi di cibi e frutta Israeliani (Kosher) a prezzo modico,
e alle 15.30 ci sara una dimostrazione dei maestri di Krav Maga (nota
arte marziale dell'esercito Israeliano) e alle 16.00 balli israeliani
con i ragazzi della comunità Ebraica.

Si concluderà con la lotteria dove il primo premio sarà un biglietto A/R
Milano Tel Aviv donato dalla /El Al/. L'iscrizione all'Frequent Flyer è
gratuita ed é l'unica richiesta da El Al per la donazione del biglietto.
_Potrete iscrivervi anche cliccando qui
<https://app.elal.co.il/clubs/registration/RegisterFlyer.aspx?lang=it&V_code=ADI35618172>.

 

(Tratto da amicidisraele)

 


Vi segnaliamo questo articolo di Stefano Magni sottolinendo il tempismo con cui EDIPI ha colto il problema e la contraddizione.

Il XII° Raduno Nazionale EDIPI di Torino affronterà infatti questo problema quanto mai attuale e che coinvolge quanti contrastando Israele non si sentano comunque antisemiti: dall'antisemitismo all'antisionismo!


La notizia è di quelle che provocano terremoti. Nel cuore dell’Europa, in un Paese membro dell’Ue, un governo assegna tre premi a tre razzisti e antisemiti dichiarati. Stiamo parlando, manco a dirlo, dell’Ungheria. Il governo del conservatore Viktor Orbàn, ormai, pare divertirsi a violare sistematicamente tutte le regole del politicamente corretto. E così ha dato il premio Tancsics per il giornalismo a Ferenc Szaniszló, noto per aver paragonato i Rom alle scimmie e per aver detto che “gli ebrei hanno occupato l’Ungheria o comunque la stanno per occupare”, fra le tante altre cose dello stesso tenore. Poi è stato assegnato l’Ordine al Merito a Kornel Bakay, archeologo, noto per le sue tesi antisemite sulla storia, fra cui quella secondo cui gli ebrei avrebbero organizzato loro la tratta degli schiavi, dal Medio Evo sino al secolo scorso. Infine, la Croce d’Oro al Merito è andata a Janos Petras, frontman della band ultranazionalista Karpatia.

Sotto attacco della stampa ungherese per il premio assegnato a Ferenc Szaniszló, il ministro delle Risorse Umane Zoltàn Balog ha accampato scuse quasi surreali: “Ho preso questa decisione senza sapere che questo editorialista e giornalista di esteri, i cui lavori precedenti erano di qualità ineccepibile, abbia violato la dignità umana con le sue dichiarazioni più recenti”. Che, paragonato alla realtà italiana, sarebbe un po’ come dire “Non sapevo che Santoro fosse di sinistra”. Il ministro Balog, comunque, non ha alcuna intenzione di ritirare il prestigioso premio a Szaniszló, perché “Le regole non me lo consentono. Posso solo rammaricarmi di aver preso una pessima decisione”.

In questa vicenda si possono evidenziare tre aspetti, che troppo spesso sfuggono. In Ungheria l’antisemitismo è evidentemente dilagante nella cultura, anche se si verificano meno assalti antisemiti rispetto alla vicina Russia. Il 63% della popolazione ungherese, secondo un sondaggio della Anti Defamation League, esprime idee e posizioni antisemite. Il pericolo è tanto grave che, per solidarietà con la grande comunità locale (150mila individui), il prossimo maggio il Congresso Mondiale Ebraico si terrà a Budapest. E sarà un evento storico, una delle rare volte che si svolgerà fuori da Gerusalemme. Ciò che troppo spesso sfugge di mente è che in Ungheria, per mezzo secolo, ha regnato un regime comunista, che si professava vincitore della lotta contro il nazismo e predicava la fratellanza dei popoli. Se questi sono i risultati, evidentemente il vecchio regime ha lasciato un buco enorme nella memoria storica collettiva degli ungheresi. Non è un caso i Paesi europei in cui, negli ultimi due decenni, si registra un’impennata di razzismo, siano tutti ex comunisti: Germania orientale, Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria (con i Rom), per non parlare della Russia, che “vanta” attualmente la società più razzista di tutte. La fratellanza ideologica, ipocrita nell’applicazione, è da individuare proprio fra le cause dell’impennata di odio etnico. Costretti a coesistere sotto lo stesso sistema totalitario, i vicini e i popoli coesistenti hanno iniziato a odiarsi, in un modo che noi non abbiamo sperimentato neppure fra meridionali e settentrionali d’Italia. Disabituati a ragionare in termini economici, in sistemi pianificati, i cittadini dell’Est hanno continuato a covare antichi rancori e leggende nere contro gli ebrei, come ai tempi del nazismo. Il giornalista Szaniszló è proprio l’esempio giusto: comunista della prima ora, educato a Mosca, corrispondente ungherese in Unione Sovietica, non gli ci è voluto molto per convertirsi in un razzista antisemita.

Seconda cosa che si tende a dimenticare: l’Ungheria è nell’Unione Europea dal 2004 e da allora ad oggi sta diventando sempre più razzista. Prova ne è la crescita di voti presi dal partito di estrema destra Jobbik: 2,2% nel 2006, 14,8% nel 2009, 16,7% nel 2010. Il 2009 è l’anno della crisi economica. La vecchia ideologia nazionalista è tornata ad ardere, ma l’Ue ha fatto da carburante invece che da estintore, evidentemente. Jobbik intercetta buona parte del voto euroscettico ed ha sempre più successo anche per quel motivo. Un percorso analogo lo si trova solo in Grecia, con la crescita del partito neonazista Alba Dorata. L’Ue, insomma, rischia di svolgere lo stesso ruolo che svolse l’Urss a suo tempo: predicando ipocritamente la fratellanza, finisce per alimentare l’odio etnico.

La novità dell’assegnazione di questi premi è la partecipazione del governo di Viktor Orbàn.Finora il suo partito Fidesz, era sempre stato attento a non mischiare le carte con i nazionalisti di Jobbik. Orbàn stesso ha difeso la comunità ebraica in più di un’occasione, mantiene buoni rapporti con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, ha fatto parte dell’American Enterprise Institute (un think tank conservatore statunitense che, sul Medio Oriente, esprime posizioni filo-sioniste) ed è stato premiato dall’ex presidente George W. Bush, uno dei maggiori alleati di Israele in tempi recenti. Dall’altra parte, Jobbik non ha mai sostenuto Orbàn: ha boicottato la sua riforma della Costituzione nel 2011 e quest’anno si è astenuto dal votare gli ultimi emendamenti alla legge suprema ungherese. Paradossalmente è proprio l’Unione Europea che sta spingendo Orbàn nelle braccia di Jobbik. Perché Bruxelles, del premier conservatore ungherese, ha condannato tutto, ma veramente tutto quello che ha detto, scritto e fatto. Accusandolo di populismo ed euroscetticismo, bocciando tutte le sue misure economiche anti-crisi, arrivando a parlare di rischio di violazione dei diritti umani per una riforma della Costituzione che (almeno finora) non viola alcun diritto individuale. Bruxelles (e la grancassa dei media) ha fatto di Orbàn un mostro, esattamente come ha fatto con Geert Wilders in Olanda, attribuendogli un fascismo che esiste solo nella mente dei suoi avversari socialdemocratici. E alla fine il mostro lo hanno creato. Contro un’Ue nemica e incombente, Viktor Orbàn dovrà cercare il consenso di Jobbik. E questi tre premi sono un sintomo che lo stia già facendo.


(art. tratto da www.lindipendenza.com)



Con la collaborazione dell'Associazione Culturale Giacomo Grosso, dell'Associazione Culturale Centro del Libro Cristiano e della Casa della Bibbia di TorinoEvangelici d'Italia per Israele organizza, dopo Napoli, un secondo Corso di Israelologia.

E' programmato per il 5 e 6 Aprile all'Hotel NH Ambasciatori, C.so Vitt. Emanuele 104 Torino (tel. 011.5752930) strutturato come full-immertion dalle ore 19:30 fino alle 21:30 di venerdì 5 Aprile e dalle 9:00 alle 13:00 di sabato 6 Aprile; la didattica è sviluppata sull'ultimo manuale di studio "Israele e la Chiesa" di Diprose.

Il corso sarà tenuto dall'autore stesso della pubblicazione con strumenti didattici quanto mai efficaci e comunicativi.
Il materiale didattico comprenderà oltre al Manuale di Studio "Israele e la Chiesa", il libretto degli esami, l'omonimo libro iniziale e le due pubblicazioni edite da EDIPI: "Dal patto Abramitico al Nuovo patto" e "I due tempi del Messia".

L'iscrizione al corso (max 40 persone) è da segnalare direttamente alla libreria CLC di Torino (011.5213723),  alla Casa della Bibbia (011.2052386) o alla segreteria EDIPI ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ).

La quota di iscrizione  di 30,00 Euro è comprensiva di tutto il materiale didattico (i 5 libri sopraindicati ).

Per informazioni 3475788106www.edipi.net

 

Programma:

venerdì 5 Aprile, 19:00 - 21:30

1.) Israele, un soggetto essenziale della teologia biblica
2.) La natura e gli scopi dell'elezione d'Israele
3.) Ciò che i patti biblici insegnano riguardo Israele e  alla Chiesa
4.) Israele fra passato e presente
5.) Il futuro d'Israele

 

sabato 6 Aprile, 09:00 - 11:00
6.) Il rapporto fra Israele e la Chiesa
7.) L'origine della Teologia (errata) della Sostituzione
8.) Gli effetti della Teologia della Sostituzione sull'Ecclesiologia
9.) Gli effetti della Teologia della Sostituzione sull'Escatologia

11:00 coffee break
11:30

10.) Ritorno alle Scritture
11.) La /nuova /visione maggioritaria e la dottrina della salvezza
12.) Ciò che il nostro studio ci ha insegnato con discussione finale e
domande relative

 

L'iniziativa di questo corso di Israeologia è da inquadrare come l'deale
anteprima promozionale del XII° Raduno EDIPI che si terrà a Torino nello
stesso Hotel NH Ambasciatori con la presentazione da parte del prof. Marcello Cicchese del suo ultimo libro "La Superbia dei Gentili" seguita dall'intervento musicale delle Scuole Coro David, nella serata di sabato 6 Aprile e poi nella Sinagoga di Torino, in collaborazione con la Comunità Ebraica, l'indomani domenica 7 Aprile.

 

Il XII° Raduno EDIPI sarà articolato in una giornata di studio sul tema
"Amalek non è morto: dall'antisemitismo all'Antisionismo" coinvolgendo 3 autorevoli relatori della comunità ebraica (il rav Elia Ricchetti, i prof. Claudio Vercelli e il Prof. Ugo Volli) e 3 evangelici ( il pastore Corrado Maggia e i prof. Rinaldo Diprose e Marcello Cicchese).

Info:  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.edipi.net3475788106

Il 6 e il 7 aprile EDIPI organizza assieme alla Comunità ebraica di Torino il XII° Raduno Nazionale su un tema scottante e quanto mai di attualità: "Amalek non è morto: Dall'antisemitismo all'antisionismo".
Sono previste due sessioni distinte all'Hotel NH Ambasciatori al sabato e nella Comunità Ebraica alla domenica.

Programma:

Sabato 6 aprile - Hotel NH Ambasciatori - Corso Vittorio Emanuele, 104

Ore 15:30 Prologo al XII° Raduno EDIPI
Il past. Egidio Ventura presiederà e condurra un tempo di
intercessione.

Ore 18:30 Conviviale e visita agli stand espositivi

Ore 21:10 Apertura del Raduno 
Ivan Basana: presentazione del tema e dei relatori

Ore 21:15 Marcello Cicchese: l'ultima pubblicazione "La superbia dei
Gentili - alle origini dell'odio antigiudaico"

Ore 21:45 Scuola Coro David di Torino nella selezione musicale preparata
per l'occasione "Leviamoci e Giubiliamo".



Domenica 7 aprile - Sala della Comunità Ebraica di Torino -
Piazzetta Primo Levi 12.

Ore 09:00 Prof. David Sorani presenta la giornata di studio intitolata
"AMALEK NON E' MORTO - DALL'ANTISEMITISMO ALL'ANTISIONISMO"

Ore 09:15 Rav Elia Richetti presidente dell'Assemblea dei Rabbini d'Italia,
introdurrà, con riferimenti biblici. l'argomento

Ore 10:00 Prof. Rinaldo Diprose (Istituto Biblico Evangelico Italiano):
"Da Aman a Samballat: un percorso che si ripete"

Ore 10:45 Domande e interventi

Ore 11:00 Prof. Claudio Vercelli ( ricercatore presso l'Ist. Salvemini):
"Una pervicace costanza: il paradigma antisemitico
nell'età dell'antisionismo militante"

Ore 11:45 Past. Corrado Maggia ( Chiesa di Cristo Re - Biella):
"Buone notizie: Amalek non è morto ma morirà"

Ore 12:30 Domande e interventi.


Ore 13:00 Pranzo nel ristorante Kasher "Alef" in via Sant'Anselmo 4***


Ore 14:30 Past. Ivan Basana presenta la sessione pomeridiana

Ore 14:45 Prof. Ugo Volli ( Università di Torino): "Il ruolo dei media"

Ore 15:30 Prof. Marcello Cicchese (diretttore www.ilvangelo-israele.it):
"Antigiudaismo, antisemitismo, antisionismo: tre forme
equivalenti di odio antiebraico".

Ore 16:15 Domande e interventi

Ore 16:30 Prof. David Sorani: Conclusioni e prospettive

Al termine è prevista una breve visita alla Sinagoga di Torino.

La sistemazione logistica è prevista all'Hotel NH Ambasciatori**
(011.5752930) www.nh-hottels.com a cui si devono inviare le prenotazioni specificando EDIPI.

 


Prezzi B&B : Camera doppia 85,00 Euro
Singola o doppia uso singola 75,00 Euro
City Tax 3,20 Euro

** I prezzi sopra indicati saranno garantiti fino al 22/03/2013

Gli ospiti provvederanno direttamente ad effettuare la prorpia prenotazione utilizzando

telefono o la mail :

n° verde dall'Italia 848 390 398

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E' importante, per usufruire della convenzione stipulata, segnalare che la prenotazione fa

parte di un contingente di camere riservate a nome di Edipi.

All'atto della prenotazione verrà richiesta una carta di credito come garanzia


*** Il  pranzo costa 20€  N.B. si accede solo con prenotazioni (per info Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Di Giovanni Quer per  IC Dossier


Le Comunità Israeliane di Giudea e Samaria

In seguito alla Guerra di Indipendenza 1948-1949, la Giordania occupa e annette le regioni fi Giudea, Samaria e Gerusalemme Est. La Lega Araba e l’ONU condannarono l’annessione per le mire espansionistiche della Giordania.
• Con l’occupazione giordana, le comunità ebraiche di lunga data (Nablus, Hebron, Gerusalemme) e di più recente formazione (kibbutzimmoshavim fondati a fine ‘800 e durante il Mandato Britannico) vengono espulse.
• La Giordania rinomina Giudea e Samaria come “West Bank”, per differenziarle dalla “East Bank”, che corrisponde al Regno di Giordania secondo la divisione tracciata dal fiume Giordano.
• Con la Guerra dei Sei Giorni nel 1967, Israele occupa le regioni di Giudea e Samaria, il cui status rimane ancora da definire. 
• Secondo gli Accordi di Oslo, Giudea e Samaria sono divise in zone A, B, e C, rispettivamente sotto amministrazione palestinese, congiunta (amministrazione civile palestinese e militare israeliana), e israeliana.

 

Gli insediamenti israeliani

Dopo il 1967, i governi israeliani di sinistra e di destra, hanno incoraggiato la formazione di nuove comunità in Giudea e Samaria, attraverso incentivi economici e benefici finanziari.
• Dopo l’espulsione degli ebrei dalle regioni di Giudea e Samaria sotto occupazione giordana, la nascita di nuovi insediamenti è considerata un “ritorno” ai luoghi in cui il popolo ebraico si è formato come gruppo nazionale.
• Ci sono 122 insediamenti riconosciuti, costruiti con autorizzazioni del governo, che non sono state più emesse dagli Accordi di Oslo.
• Dei 122 insediamenti, 4 sono riconosciuti come città: Ariel, Ma’ale Adumim, Beitar Ilit e Modi’in Ilit.
• Il Consiglio Regionale di Giudea e Samaria (Yesha Council, dall’acronimo ebraico Yehudah ve-Shomron) è l’organizzazione che riunisce i consigli rappresentativi locali.
• Ci sono circa 105 outposts, agglomerati che si espandono oltre gli insediamenti e che sono stati fondati senza autorizzazione.

 

I coloni

In Giudea e Samaria si contano 350.150 residenti israeliani.
• Le comunità sono perlopiù omogenee, e si dividono in religiosi sionisti, haredi (ortodossi e ultra-ortodossi) e laici/tradizionalisti.
• L’affiliazione politica delle comunità è variegata, con una maggioranza di votanti per il Likud e per Habayit Hayehudi, una parte di votanti per Yesh Atid (il partito di Yair Lapid) e per Avoda (il partito laburista) e una minoranza di votanti per Shas.
• Le comunità sono agricole, industriali e urbane.
• L’ideologia fondante è il sionismo, con una forte identificazione storico-religiosa, un consolidato impegno sociale e uno stile di vita solidaristico.

 

La disputa sulla legalità

Quale altra parola si può usare al posto di “insediamenti illegali”?
Dipende—Se ci vivono degli arabi chiamali città o villaggi.
Giusto—E se ci vivono degli ebrei? Si chiamano ostacoli alla pace.
Ah! Ho capito!

• L’argomentazione principale contro l’esistenza degli insediamenti consiste nel divieto di trasferire popolazione civile nelle zone occupate militarmente.
• Israele riconosce lo status di occupazione, riservandosi il diritto di amministrare i territori fino al raggiungimento di un accordo che garantisca confini sicuri.
• Secondo un’altra posizione, l’insediamento degli israeliani in Giudea e Samaria, territori il cui status non è ancora definito, non è da considerarsi un trasferimento di popolazione civile, quanto un ritorno alle comunità da cui gli ebrei sono stati cacciati in passato.
• Gli accordi esistenti con i palestinesi non includono né il divieto di espansione né lo smantellamento degli insediamenti, bensì prevedono che siano oggetto di negoziazioni.
• Nel maggio 2012, la Knesset boccia la proposta di legge avanzata dalla parlamentare Miri Regev (Likud) di estendere la sovranità territoriale a Giudea e Samaria.

 

La pace e la difendibilità

• L’esistenza degli insediamenti non ha impedito la pace con l’Egitto, con la Giordania né ha impedito gli Accordi di Oslo.
• L’offerta di Ehud Barak ad Arafat a Camp David nel 2000 fu di smantellare la maggior parte degli insediamenti in cambio della pace. Il rifiuto di Arafat mise in dubbio la formula “terra in cambio di pace”.
• L’idea che la pace si possa raggiungere con concessioni si è dimostrata fallimentare dopo il ritiro dagli insediamenti di Gaza voluto da Ariel Sharon nel 2005, che non ha portato a un avanzamento nelle trattative, ma a un aumento degli attacchi terroristici.
• Lo status degli insediamenti è ancora dubbio e potrà definirsi solo nel contesto di una negoziazione di confini certi e sicuri, come affermato anche dalle risoluzioni dell’ONU, in particolare dalla 242 del 1967 che invitava al ritiro concordato dai territori occupati durante la Guerra dei Sei Giorni.

 

Intervista al prof. David Cassuto Facoltà di Architettura, Università di Ariel in Samaria

La controversia sul piano di costruzione nella zona E1 è basata sulla volontà per prima affermata da Itzhak Rabin di creare una continuità territoriale tra Ma'ale Adumim e Gerusalemme. Designata zona C dagli accordi di Oslo, l'area è sottoposta a forti pressioni diplomatiche per la costruzione di nuovi edifici, in particolare dopo il riconoscimento della Palestina come membro non-osservatore dell'ONU. In cosa consiste il piano E1 e su quali principi urbanistici e politici è basato?
L'ordine di pianificare la zona E1 fu emesso ancora dall’allora Premier Rabin, per unire Ma’ale Adumim a Geursalemme. Il piano regolatore è stato preparato diversi anni fa e prevede la costruzione di tre quartieri che constano di 4,500 abitazioni (edifici dai 4 agli 8 piani). Al momento sono stati pianificati due dei tre quartieri, che comprendono 3,500 abitazioni, scuole, asili, parchi, case di riposo, centri medici ecc. Il piano originario prevedeva anche zone alberghiere, che per ora non sono state incluse nella pianificazione. Personalmente ho delle riserve sui principi urbanistici che prevedono la costruzione di edifici molto alti, in linea con il fenomeno di verticalizzazione delle grandi città in tutto il mondo. Credo, invece, che si dovrebbe rispettare di più l’idea di villaggio, con architettura bassa, caratteristica dell’area.

Come definire Gerusalemme Est da un punto di vista sociale, urbano, e politico?

Non esiste un’area definita Gerusalemme Est. Gerusalemme è una città unita, che è stata unificata nel 1967, quando è stato abbattuto il muro che la divideva e che era stato eretto sotto occupazione giordana. Gerusalemme oggi si espande attorno alle mura della città vecchia. Ci sono tre mercati: uno è Mahane Yehuda, un altro è nel cuore del quartiere ultra-ortodosso e il terzo è nella parte nord della città. I tre mercati sono accessibili a tutti. Ci sono anche diversi centri commerciali, che sono frequentati da ebrei, cristiani e musulmani, che si incontrano ogni giorno senza paura né odio. Da un certo punto di vista la strada numero 1, che diventa “Yigael Yadin Road” e poi “Derekh Ma’ale Adumim”, attraversa la città dividendo una parte est da una ovest. Tuttavia, questa divisione non è sociale, perché la strada non divide la popolazione. I politici palestinesi e l’estrema sinistra israeliana tentano di creare questa divisione artificiale, ma senza successo. Certo è che arabi ed ebrei dovrebbero creare più occasioni d’incontro e cooperazione, e credo che accadrà una volta che la situazione sarà più calma. La tranquillità è la prima risposta per una soluzione delle controversie, ed è anche il primo passo per creare la condizione d’incontro e collaborazione.
Una delle accuse principali mosse a Israele è di impedire la libera circolazione dei palestinesi da nord a sud della Palestina. Il piano E1 prevede qualche soluzione a riguardo?

Certo. Il piano E1 prevede due arterie che colleghino Betlemme a Ramallah, senza checkpoint, permettendo la libera circolazione dei palestinesi. Queste due arterie passeranno attorno a villaggi e quartieri, perché, come nel resto del mondo, le autostrade non attraversano le città, anche se questo è considerato un modo di discriminare i palestinesi. Per ora, questo progetto rimane sulla carta, in quanto le negoziazioni sono in stallo.
Ariel, il maggiore degli "insediamenti" nella West Bank, è stato definito la "capitale della Samaria". Qual è la coesione urbana e sociale tra Ariel e le altre comunità della Samaria?
Ariel ha 40.000 abitanti, con un’importante università che conta 12,000 studenti. Ariel è anche il centro industriale della regione, con molte industrie e imprese anche nel settore della tecnologia e dell’innovazione. Nelle imprese lavorano sia israeliani sia palestinesi e garantiscono la stabilità e lo sviluppo degli impiegati palestinesi. Per questo motivo i tentativi di boicottaggio economico e culturale contro Israele causano più danno che beneficio ai palestinesi. Boicottare l’economia israeliana significa danneggiare i lavoratori e l’intera economia palestinese.
Ariel ospita anche un'università, aperta a ebrei e arabi, che ha affrontato un lungo processo per il riconoscimento del titolo ufficiale di "università" ed è ancora soggetta a boicottaggi culturali e accademici. L'istituzione di un centro universitario ad Ariel ha contribuito allo sviluppo delle comunità in Samaria?
Come ho detto, l’Università della Samaria conta 12,000 studenti di ogni origine e appartenenza culturale, etnica, religiosa e linguistica: nativi israeliani (sabra), russi, etiopi e arabi, che costituiscono il 10% degli studenti come nelle altre università israeliane. L’Università di Ariel è stata riconosciuta dal governo e dal Consiglio Nazionale per l’Alta Formazione. Conta diverse facoltà: ingegneria, architettura, scienze naturali, pensiero ebraico, fisioterapia, medicina, scienze della comunicazione, sociologia e altri ancora. L’università ha contribuito in maniera decisiva allo sviluppo delle comunità di Samaria. Sia l’università sia il Centro Culturale, che è cresciuto negli ultimi anni, sono dei punti di riferimento fondamentali per la popolazione della regione. Quando non esisteva, i residenti della zona andavano a Gerusalemme per la vita culturale, ora vengono ad Ariel. Vorrei ricordare Ron Nachman, sindaco di Ariel per più di trent’anni. Scomparso di recente, Ron Nachman è stato fondamentale nello sviluppo di Ariel per la dedizione a una causa così importante per il suo popolo.
Tra i principali problemi delle comunità in Giudea e Samaria vi è la sicurezza, per cui si sono istituiti checkpoint, blocchi stradali e in alcune parti si è deciso di separare il traffico ebraico da quello arabo. Queste misure sono considerate da molti un sistema di apartheid. Qual è la realtà urbana delle regioni di Giudea e Samaria?
Ci sono misure di sicurezza, ma il sistema di protezione non può in alcun modo essere considerato una forma di apartheid. La realtà urbana è che checkpoint, posti di blocco e barriere possono esser rimossi nel giro di una giornata. Ciò accadrà quando i palestinesi fermeranno gli attacchi terroristici. Finché continueranno ad attaccare la popolazione ebraica, le misure di sicurezza saranno mantenute. Ma quando la minaccia terroristica cesserà, allora i blocchi e i muri saranno smantellati. Per ora la minaccia persiste, come anche Hamas e Abu Mazen hanno dichiarato. Inoltre, l’apartheid è un sistema di segregazione razziale, che non può esser paragonato alle misure di sicurezza adottate per proteggere una popolazione dagli atti criminali di chi ti vuole sterminare. Comunque la vita in Samaria e Giudea è molto più semplice di quanto pensi la gente. Molti arabi palestinesi sono impiegati dagli israeliani e vivono dei favori dell’economia fiorente proprio grazie alle colonie israeliane. Il problema è la politica dell’ANP (Autorità Nazionale Palestinese) e l’ideologia della sinistra radicale: vogliono boicottare le forme di cooperazione, con conseguenze negative sulle comunità israeliane e anche sulla vita dei palestinesi. La cooperazione tra israeliani e palestinesi in Giudea e Samaria è straordinaria e non è influenzata dall’ideologia politica. Al contrario, i politici vogliono impedire queste forme di cooperazione. La presenza delle colonie israeliane in Giudea e Samaria può esser vista come un’occasione d’incontro tra israeliani e arabi. Io sono architetto e lavoro anche nell’edilizia. Per lavoro incontro molti arabi, con cui parlo. Sono loro i primi a dire che temono la creazione di uno stato palestinese, che in realtà non vogliono. La pressione diplomatica esercitata da USA e UE è controproducente, ed è basata su due aspetti: la dipendenza dal petrolio arabo e l’antisemitismo. Il mondo ha bisogno degli arabi per il petrolio e l’energia. Come forza economica, gli Stati arabi sono in grado d influenzare le strategie e l’agenda politica della comunità internazionale. Forse quando il petrolio finirà, allora saremo in grado di risolvere questo problema.
Perché i residenti vogliono vivere a Samaria? Ci sono altre ragioni oltre a quella politica?
Ce ne sono varie. Principalmente si vuole vivere in Samaria e Giudea per le radici ebraiche, ma c’è più di questo. La qualità della vita in questa regione è molto alta, ed è radicata nella natura, nella tranquillità e nei valori sociali. È la stessa situazione di chi lascia la città per i kibbutzim, proprio per adottare stili di vita preclusi alla vita di città. A tale proposito vorrei aggiungere che c’è qualche incomprensione nel pubblico generale circa i residenti di Samaria e Giudea. Alcuni politici credono che i sussidi dati dal governo siano notevolmente maggiori rispetto a quelli destinati ad altre parti del Paese. Questo non è vero. I sussidi sono uguali ovunque in tutto il Paese, ma anche se il governo avesse deciso di costruire in altre parti, le persone avrebbero comunque scelto Samaria e Giudea come posto di residenza, proprio perché la qualità della vita che si può raggiungere qui. E ancora di più ora con il centro culturale, che ha migliorato di molto gli standard di vita nella regione.

 

Intervista a Yisrael Medad Portavoce del Consiglio Regionale di Giudea e Samaria

Quando si parla di Cisgiordania o West Bank, la presenza degli israeliani è definita come “occupazione illegale” o usurpazione delle terre sotto controllo israeliano in seguito alla Guerra dei Sei Giorni nel 1967. Lei non condivide questa posizione: quali sono a suo avviso i diritti degli ebrei sulle terre di Giudea e Samaria?

Questa è la patria degli ebrei ed è illegalmente occupata dagli arabi. Noi ebrei abbiamo perso la nostra indipendenza nazionale in seguito alla rivolta di Bar Kochba, nel II secolo e.v., quando gli ebrei hanno perso l’ultima guerra contro i romani. Poi sono venuti i bizantini, quindi i persiani e infine gli arabi. Per brevi periodi questa terra è stata occupata dai Crociati e da altri ancora, finché sono tornati gli arabi. Quindi gli arabi sono gli occupanti illegali della terra ebraica. In duemila anni di esilio, la terra di Israele è stata un concetto di patria nazionale. La Bibbia è piena di riferimenti a luoghi che ancora oggi esistono e che costituiscono la nostra identità nazionale.

Ho frequentato una scuola ebraica religiosa negli Stati Uniti, dove studiavamo non solo la storia, ma anche le leggi sulla terra, compreso il diritto agrario biblico, anche se ovviamente non era applicato. Tuttavia, questo dimostra che il legame con la terra è sempre stato forte e reale. In più, gli ebrei sono sempre venuti a vivere qui in Terra d’Israele.Sto raccogliendo del materiale per una pubblicazione cui lavoro da qualche tempo, e vedo come non sia mai passato anno senza che sia accaduto qualcosa che coinvolgesse un ebreo: comunità ebraiche espulse da Gerusalemme o Safed, nuove città fondate, nuove comunità ebraiche nate in questa regione, ecc. Quando la Lega delle Nazioni nel 1922-1923 ha riconosciuto il diritto degli ebrei a ricostituire la loro storica patria nazionale in questa regione, è stato solo una riconferma del nostro diritto a stare qui. Altresì, nel 1937, dopo i risultati della Commissione Peel, e nel 1947, dopo il piano di spartizione ONU, gli Arabi hanno sempre rifiutato l’esistenza di uno stato ebraico. Sono convinto, e come me presumo lo siano anche gli altri residenti israeliani di Giudea e Samaria, che non sia possibile in alcun modo sostenere la tesi secondo cui questa sarebbe la patria degli arabi.

Come sono le relazioni tra residenti ebrei e arabi della West Bank?

Ho vissuto a Shilo, nel nord-ovest della Samaria, per 32 anni e in Israele dal 1970, quindi credo di poter dare una certa prospettiva temporale al periodo che gli arabi chiamano “occupazione”. Abbiamo vissuto due fasi.La prima fase è compresa tra il 1967, quando ero qui in Israele come studente in un programma di scambio, e il 1987, l’anno in cui è iniziata la Prima Intifada. In questo periodo ci sono stati scontri, ma non c’era alcun problema nel visitare i villaggi arabi, dove di solito ci recavamo a fare compere. Da Shilo andavamo a piedi fino ai villaggi arabi qui attorno, avevamo le armi, ma non avevamo paura e non avvertivamo alcun sentore di pericolo imminente.

La seconda fase incomincia nel 1987. Dall’inizio della Prima Intifada la situazione è peggiorata sempre di più, finché è diventata invivibile. Prima lanciavano le pietre, poi hanno incominciato a sparare sulle persone, rendendo le strade insicure. Da lì abbiamo incominciato ad aumentare le misure di sicurezza: prima abbiamo messo reti sulle finestre, poi controfinestre, poi finestre rinforzate. Poi sono arrivati gli accordi di Oslo: e le regioni di Giudea e Samaria sono state divise in aree A, B e C, rispettivamente sotto amministrazione palestinese, congiunta e israeliana. Dopo questa divisione, come israeliano, non posso accedere a molte aree di Giudea e Samaria. Questa è la relazione con i vicini arabi nella regione. A questo proposito vorrei raccontare di Zaki, un arabo palestinese del villaggio di Khiberet Samra, che lavorava a Shilo. È stato portato a Shchem (probabilmente più nota come Nablus) e torturato, perché lavorava con noi e tanto bastava per credere che fosse una spia e un traditore. Perché gli arabi dovrebbero lavorare con noi se possono strappargli le dita per questo.

C’erano ebrei che vivevano in Giudea e Samaria prima del 1947, quindi prima del 1967 e dell’occupazione delle terre sotto dominazione giordana?

Certo, c’erano ebrei e comunità ebraiche fondate durante il Mandato Britannico. Gli inglesi, in un certo senso, hanno permesso la pulizia etnica degli ebrei da parte degli arabi in Giudea, Samaria e a Gaza tra il 1920 e il 1947. Il Mandato doveva favorire la ricostituzione di una patria ebraica, ma ha permesso agli arabi, direttamente o indirettamente, di portare a termine la campagna di espulsione degli ebrei che vivevano a Hebron, Shchem (Nablus) e Gaza fino al 1929. Le comunità ebraiche fondate nell’area di Gush Etzion, i 4 kibbutzim (cooperative agricole) e i 2 moshavim (insediamenti di comunità) a nord di Gerusalemme (Ataroth e Neve Ya’akov) sono stati distrutti nella guerra 1947-1948. C’era anche un kibbutz, Bet ha-Arava, nel Mar Morto, che è stato smantellato a causa della guerra. Non ci si deve poi dimenticare degli ebrei che vivevano nella città vecchia di Gerusalemme, che sono stati prima espulsi dal quartiere musulmano nel 1936-1939 e quindi cacciati dal quartiere ebraico nel 1947-1948. Secondo i miei studi, nella Guerra 1947-1948, circa 17.000 ebrei sono stati cacciati dalla regione che oggi il mondo chiama West Bank. A questi si devono aggiungere dai 5.000 ai 7.000 ebrei che vivevano in varie aree negli anni precedenti, compresi Gaza, Hebron, Shchem (Nablus) e qualche altro luogo. Per esser cauti, si può dire che almeno 20.000 ebrei sono stati espulsi dalle loro proprietà negli anni ’30 e ’40.

Quindi erano rifugiati, rifugiati ebrei…

Sì, erano rifugiati. Questo è un argomento su cui ho incominciato a lavorare dieci anni fa, e ho avuto conferma dei dati confrontandoli con i documenti dell’UNRWA (United Nations Relief and Work Agency), che fino al 1952 aveva sotto protezione circa 3.000 ebrei. Infatti, l’UNRWA, secondo la risoluzione inziale, è stata fondata per i “rifugiati di Palestina” non per i “rifugiati palestinesi”! Oggi palestinese significa solo arabo, mentre la decisione iniziale, parlando di “rifugiati palestinesi”, includeva sia ebrei sia arabi. Nel 1952, Israele ha gestito la situazione autonomamente, comunicando all’UNRWA che si sarebbe preso cura dei propri rifugiati e terminando di conseguenza l’assistenza internazionale.

Oltre al Sionismo, quali sono i principi politici e sociali che formano la vita delle comunità di Giudea e Samaria?

È fondamentale rilevare che la nostra presenza qui non è per nulla una situazione di vantaggio personale o economico. Ci accusano di voler vivere qui per i sussidi e gli incentivi economici del governo. I benefici economici sono ormai terminati. Nei primi anni, avevamo tassi d’interesse agevolati e altri incentivi di questo tipo. Rabin li ha ridotti e Barak, nei primi anni ’90 ha cambiato definitivamente politica. Pertanto vivere qui in Giudea e Samaria significa in realtà non solo dover spendere di più in trasporti e non avere i migliori negozi, ma anche soffrire della precaria situazione di sicurezza. Ciononostante continuano a dire che vivendo qui ne traiamo un guadagno, ma non è per niente così. Le case qui sono certo meno care che a Gerusalemme, ma anche a Tel Aviv costano meno che a Gerusalemme. Molte delle piccole e medie comunità hanno una precisa ideologia e sono religiose, il che implica un certo tipo di stile di vita. Per esempio, quando nasce un bambino in una famiglia, il resto della comunità aiuta la madre che non ha tempo di cucinare né lavare perché deve accudire il neonato e il padre che continua a lavorare. Lo stesso vale per altre occasioni. Chi vive in queste comunità ha una devozione per la vita sociale, per gli “atti di carità”—che in ebraico si definiscono con la parola hessed. A Shilo ci sono circa 30 gamahim, che in ebraico sta per gmilat hassadim, e può esser tradotto come “atti di prodigalità”. Per esempio, se si vuole organizzare un matrimonio, si va dal gamah che fornisce tutto il necessario per l’evento. Tutto ciò è espressione non solo del nostro credo religioso, ma soprattutto è espressione della corrente religiosa sionista, che sostanzialmente si basa sul principio di portare vita alla terra. Quando stiamo su questa terra, non vediamo solo una splendida natura e dei bei paesaggi, ma sentiamo un legame. È nostra convinzione che noi abbiamo un patto con D-o, così come ad Abramo è stato comandato “va’ nella terra di Moria”. Il legame che sentiamo non è solo dovuto al fatto che qui siamo sicuri fisicamente, ma è anche dovuto a ciò che siamo. Essere ebrei e vivere in Terra di Israele e far crescere la terra di Israele, farla fiorire, significa anche, per esempio, creare buone istituzioni educative, scuole ecc. Solo a Shilo ci sono 1.000 bambini nella scuola elementare. Inoltre, le comunità di Giudea e Samaria hanno tassi di criminalità molto bassi rispetto alle altre città del Paese. Gli episodi di violenza che accadono sono perlopiù legati alle controversie sulle proprietà della terra con gli agglomerati che si sono espansi fuori dagli insediamenti radicati sul territorio. Per lo sviluppo di questi agglomerati non è stato espulso nessun arabo dalle sue proprietà. In alcuni casi abbiamo torto, ma nella maggior parte dei casi abbiamo ragione.

Uno degli argomenti usati contro le comunità di Giudea e Samaria è il costo degli insediamenti al governo. Qual è la sua opinione a riguardo?

L’idea di ritirarsi dalla Giudea e dalla Samaria non arrecherà alcun beneficio a Israele. Per far trasferire 350.000 ebrei dalla Giudea e dalla Samaria all’altra parte della Linea Verde, lo Stato di Israele dovrà spendere molti soldi per ricostruire abitazioni, scuole, aumentare i servizi sanitari nelle nuove aree di residenza. Quindi il ritiro non farà risparmiare nulla al governo.

Le relazioni tra ebrei e arabi in Giudea e Samaria sono caratterizzate da episodi di violenza. Israele ha risposto con una serie di misure di sicurezza, che includono blocchi stradali e posti di blocco. Queste misure sono considerate come una forma di apartheid. È così?

Non è per nulla così. L’apartheid semplicemente non esiste. Gli arabi possono percorrere le nostre strade; mentre siamo noi a non poter percorrere le loro. Se si viaggia nelle aree C, si vede che più del 50% delle auto hanno la targa palestinese.

Com’è la situazione con riferimento al radicalismo delle comunità religiose di Giudea e Samaria, note per le azioni “price tag” (atti di vandalismo contro proprietà di arabi e attivisti israeliani di sinistra)? Sono una minoranza? E perché attirano così tanto l’attenzione dei media?

C’è una componente di ossessione mediatica perché ci sono importanti mezzi di comunicazione, come il quotidiano israeliano “Haaretz” in Israele, che sono, per così dire, la Bibbia dei media di sinistra.

Avete per caso sentito parlare di azioni “price tag” nell’ultimo mese? No. Ce ne sono state? Sì. Quindi il punto non è l’azione “price tag” in sé, ma la percezione di questi episodi di violenza e delle persone che li compiono. Posso citare cinque comunità che definirei problematiche. Potrei fare i nomi di cinque persone che ritengo problematiche. In tutto, stiamo parlando di 300, 500 persone, forse meno ancora. La maggior parte delle volte, inoltre, questi episodi di violenza sono attacchi di risposta. Non nascondo che ci siano problemi, perché c’è una parte delle comunità che spinge in favore di una risposta violenta alla situazione che si è creata; il che è inutile, immorale e illegale. Il Consiglio Regionale di Giudea e Samaria ha da sempre denunciato questi episodi di violenza e ha chiesto alla polizia di intervenire. Le forze di sicurezza non sono riuscite a prendere i responsabili. Negli ultimi due anni, delle più di dieci persone che sono state arrestate, solo cinque sono finite in tribunale. Un anno e mezzo fa alcuni rabbini sono stati coinvolti e sono stati arrestati per poi esser rilasciati a causa d’insufficienza di prove. Tuttavia per i giornali rimangono rabbini che incitano alla violenza, senza prove, senza capi d’accusa e senza processo. Non dico che non ci sia niente di tutto questo, ma almeno esigo un minimo di rispetto, se non per noi, almeno per la legge e le garanzie costituzionali. Sembra che questi principi democratici di base non si applichino a noi, perché siamo “radicali”, “fanatici religiosi”, perché “arrechiamo danno allo Stato di Israele”.

L’errata percezione delle comunità di Giudea e Samaria è evidente nel modo in cui i media ci descrivono. Circa otto mesi fa il Consiglio Regionale di Giudea e Samaria ha pubblicato i risultati di una ricerca demografica, da cui appare che un terzo degli abitanti è religioso sionista, un terzo haredi (tradotto come ortodosso o ultra-ortodosso), e un terzo laico/tradizionalista. Perché i laici devono essere condannati insieme ai religiosi per gli atti di qualche ragazzino? Allo stesso modo, se c’è uno stupro a Tel Aviv, dovrei forse dire che a Tel Aviv sono tutti stupratori?

Gerusalemme Est è inclusa nella denominazione “territori occupati”. Qual è la realtà urbana e sociale di Gerusalemme Est?

Gerusalemme Est non ricade nella competenza territoriale del Consiglio di Giudea e Samaria, bensì è sotto responsabilità della Municipalità di Gerusalemme. È il sindaco di Gerusalemme a dover garantire appropriate infrastrutture, sistema fognario, elettricità, scuole. Questo migliorerebbe di molto la situazione. C’è anche da dire, però, che decine di migliaia di arabi residenti di Gerusalemme Est hanno carta di identità israeliana e decidono di votare pur avendone diritto. Vogliono assicurarsi la residenza, ma non vogliono esser identificati con Israele. In molti sostengono che la città sia ancora divisa e che gli ebrei non vadano a visitare i quartieri arabi, ma quando lo fanno, sono presi di mira. Insomma è il caso di dire “come fai, sbagli”. Ci sono poi migliaia di arabi che vivono a Gerusalemme Ovest, il che dimostra che la città è unita, in realtà. Molto dev’esser ancora fatto per migliorare le situazioni di svantaggio, con interventi alle infrastrutture, al sistema scolastico e alla rete sociale. Ribadisco che è un problema della Municipalità di Gerusalemme. Se nemmeno Teddy Kollek ci ha pensato, che è stato il sindaco di Gerusalemme con più lunga carica, più di 20 anni, e che era un laico pragmatico, non è di certo colpa dei cosiddetti “fanatici religiosi di destra”.

 

(Tratto da Informazione Corretta)


Il fratello Angelo Lodetti  ha condiviso con noi alcune foto della Giornata della Memoria a Caltagirone dove il comune ha dedicato una via ed una targa nel quartiere ebraico cacciato con l'editto della regina Isabella di
Spagna 1492.

Le foto sono in allegato.La n°2 è il momento della preghiera del KADDISH.

 

P.S: Angelo Lodetti è stato uno dei fondatori di EDIPI e per i primi anni ha rivestito la carica di vicepresidente.

Foto di Benedetta La Cara

 

Oltre Lodetti era presente anche l'Ass. Bnei Efraim, di seguito un resoconto della  Nazzarena Condemi.

Il giorno 27 gennaio scorso siamo stati invitati come Bnei Efraim  alla apposizione di una targa di riparazione e ridenominazione dell'antico
quartiere ebraico di Caltagirone.Siamo stati invitati dall'amministrazione comunale ,presente il Sindaco che ha tenuto un
discorso insieme ad alcuni esponenti della sua giunta e al presidente dell'associazione calatina storia patria e cultura.Ho fatto un
intervento anch'io e abbiamo inaugurato la targa bilingue ,ebraico e italiano, come atto di riparazione per la cacciata degli ebrei di
Caltagirone.Ho invitato Angelo Lodetti che è venuto e a cui ho chiesto di leggere il Kaddish in memoria delle vitime della shoah e delle
vittime della cacciata dal regno di Sicilia.Poi si è formato un corteo che ha attraversato le vie cittadine al suono dello shofar e dei canti
ebraici del gruppo lode dell'associazione efraim che alla fine ha tenuto un concerto, molto apprezzato , nella sala comunale  della
giunta .Debbo dirti che è stata una esperienza toccante che ha commosso tutti i presenti al di là delle aspettative.
Shalom

Martedì 22 Gennaio 2013 15:06

Giornata della Memoria - Rimini

In allegato tutte le info per la città di Rimini

Martedì 22 Gennaio 2013 14:49

Giornata della Memoria - Padova

In allegato tutte le info per la città di Padova

Martedì 22 Gennaio 2013 14:32

Le sfide impossibili che Israele vincerà

di Fiamma Nirenstein

Le incertezze e le incognite del 2013 non spaventano il popolo israeliano

 

Vorreste forse un bel pezzo positivo per il 2013?
Bene, io un'idea positiva ce l'ho, me la da la forza di Israele nel
mantenere la barra diritta nonostante tutto. Forse un altro Stato, meno
motivato, meno convinto della propria universale ragione di esistere
(basta ricordare come simbolo di perdita di significato l'atteggiamento
di collaborazionismo rinunciatario di Chamberlain di fronte alla
Germania nazista che intendeva conquistare il mondo) si sarebbe stufato.
Avrebbe abbassato le difese, si sarebbe indebolito e impaurito, di
fronte alla minaccia iraniana, all'aggressivo mistero del futuro dominio
della Fratellanza Musulmana nel mondo arabo, al rifiuto infinito dei
palestinesi.
Ma Israele ha una misteriosa forza per cui non si stanca. "L'idea di
Israele", scriveva Dante Lattes, "ha permeato di sé le più alte
manifestazioni dello spirito e conquistato scuole e altari. La sua
apologia è stata compiuta dalla storia". Israele non può stancarsi e
questo è il più bell'augurio per quest'anno civile: non stancarsi mai.
Qualche giorno fa sono andata, in mezzo a una foresta poco lontana da
Gerusalemme, a visitare il memoriale per i piloti israeliani caduti. Per
ogni guerra, dal 1948 in poi, c'è una colonna fra le querce, e tanti
nomi di giovani, i migliori, i più dotati e generosi, i più belli,
falciati mentre dispiegavano le loro ali in cielo per difendere quel
fazzoletto di terra così piccolo che uno neanche capisce come far
decollare con un F16, alzarsi nell'aria e non essere già oltre i confini
patri.
Pensavo: come ha fatto Israele a sopportare che tutti questi fiori siano
stati recisi?
Come hanno fatto le loro mamme, come i primi ministri, come i capi di
stato maggiore a seguitare a credere che fosse buono e giusto continuare
a vivere e a combattere? Come hanno fatto a sopportare il dolore e
insieme anche l'ingiustizia del giudizio mondiale e perfino locale ed
ebraico?
Come hanno potuto sopportare che la stampa internazionale si riempisse
di biasimo per le "spropositate" reazioni di Israele in guerra, invece
che di lodi per l'eroismo di quei ragazzi? Ditemelo voi, come ha fatto
Israele durante la seconda Intifada non solo a sopportare che tutto
saltasse per aria, che gli autobus, i caffè, i supermarket e persino le
sale di attesa della mutua esplodessero per la crudeltà di chi "ama la
morte più della vita", che Israele fosse cosparsa di morti civili, ma
che poi le tv e i sapientoni di tutto il mondo seguitassero a dare la
colpa dell'attacco jihadista palestinese alla passeggiata di Sharon
sulla Spianata del Tempio (ora si sa bene, parola di Suha Arafat, che
l'Intifada era programmata da tempo) e che il mondo non alzasse un
sopracciglio per quei ragazzi e quelle donne massacrati?
Come fa oggi, dopo quello che è successo sgomberando Gaza nella fiducia
che quello fosse un gesto di pace compiuto secondo il parametro basilare
che il mondo cerca di imporre "sgomberate territorio e avrete pace",
dopo che ( i palestinesi di ) Hamas si è impossessata di Gaza con i suoi
missili e i suoi matrimoni di massa di anziani individui con le bambine
locali, a sentire ancora omaggiare la popolazione di Gaza come se fosse
la vittima di Israele e non quella dei suoi governanti terroristi?
Come si fa a seguitare a sentire ripetere ogni giorno che Abu Mazen è un
partner per la pace, quando la radio, la tv, i libri di scuola
palestinesi ufficiali, i suoi più intimi assistenti e anche lui appena
può, proclamano la sparizione dello Stato d'Israele come l'unica
prospettiva possibile, eludendo ogni possibile iniziativa che metta le
due parti di fronte alla necessità di discutere una soluzione? Invece
occorre sedersi insieme per stabilire i parametri di due Stati per due
popoli secondo la risoluzione 242, che prevede che in cambio "di
territori" e non "dei territori" Israele debba ricevere assicurazioni
per la sicurezza dei suoi cittadini che appartengano a una realtà
credibile e non al mondo della fantasia. Come si fa a dimenticare ogni
giorno, ogni secondo, che sgomberare territori al buio è reso
impossibile dalla inaffidabilità totale di qualcuno che se per caso
prende il posto degli attuali abitanti ebrei (pardon, coloni!) comincia
a sparare e a organizzare nidi di missili su Gerusalemme,
sull'aeroporto, sull'autostrada principale? Vi sembrano esagerazioni?
Allora rileggete la storia di Israele, perché ciò che crea una visione
generosa e irenica è spesso ignoranza, noncuranza, perbenismo,
politically correct, opportunismo. Per esempio quelli che ripetono che
gli insediamenti violano la legge internazionale secondo la quarta
convenzione di Ginevra dicono una stupidaggine pazzesca, sia rispetto
alla stessa convenzione del 1949 per la protezione di civili (le
circostanze in cui fu creata disegnavano uno scenario che non c'entra
niente con quello di cui si parla e cercavano di evitare la politica di
deportazione delle popolazioni civili, ciò che non esiste nella politica
israeliana), che rispetto agli accordi stabiliti nel corso degli anni
fra palestinesi e israeliani che disegnano fra il 93 e il 99 per cento
un quadro, insediamenti inclusi, che esclude ogni riferimento a
costruzioni, pianificazione territoriale, divisione in zone e rimanda
ogni decisione a colloqui che non si sono mai fatti per il rifiuto
palestinese.
Quello che ancora non si capisce, dato che Israele dà fiducia anche
elettorale a queste persone, come si consideri affidabile chi spara
slogan spesso incomprensibili, perché ditemi voi cosa dicono Tzipi Livni
o Ehud Olmert quando propagandano la loro azione di pace, tutta fallita
nel nulla (a Annapolis, per esempio, nonostante le grandiose offerte) e
di conseguenza sparano slogan (elettorali) contro il proprio governo. Ed
essi diventano subito la citazione preferita all'estero: "l'ha detto
Tzipi Livni, lo scrive l'Ha'aretz, lo ripete Olmert, lo sostiene Amira
Hass, lo dice Gideon Levy. La tv israeliana ha fatto un'inchiesta, alla
radio israeliana persino Gale'i Tzahal, la radio dell'esercito...".
Si, viene da Israele la delegittimazione preferita dello Stato Ebraico.
Israele è tutt'altro che perfetta, ci sono incidenti di insofferenza,
intolleranza, persino di razzismo, ma come può Israele sopportare che si
parli della sua incredibile democrazia, contro ogni possibile evidenza
sotto il naso di tutti, come di uno "Stato di apartheid" e mi vergogno
qui persino a spiegare quella follia, e stavolta non lo farò.
O come si può riportare come atto di intolleranza il fatto che una
deputata israeliana araba, che era sulla Mavi Marmara diretta in
missione di solidarietà ad Hamas a Gaza, venga messa in discussione in
quanto membro eletto di un parlamento che vuole distruggere (e in cui
certamente tornerà a sedersi)? Insomma, come fa Israele a sopportare
contemporaneamente la minaccia iraniana, lo stringersi della morsa delle
primavere arabe (il primo consigliere di Mursi, presidente egiziano, ha
detto che Israele è destinata a sparire nei prossimi dieci anni), la
diffamazione e la delegittimazione giorno dopo giorno, la baronessa
Ashley che non si occupa dei 45mila uccisi in Siria, ma ce la mette
tutta a "preoccuparsi" per gli insediamenti ebraici?
Come fa Israele a camminare avanti, orgogliosa dei suoi ragazzi, del suo
esercito, della sua high tech, della sua economia, della enorme
solidarietà che caratterizza la sua società così variegata? Non lo so
come fa, alle volte io non ce la faccio nemmeno a pensarla da lontano,
ma quello che so è che invece Israele ce l'ha sempre fatta, ce la fa, ce
la farà. E quindi sarà un bel 2013. Cito di nuovo Dante Lattes: "Dovette
avere una grande bellezza questa idea ebraica se, affidata nelle mani di
un piccolo popolo del Mediterraneo, cinto e insidiato dai grandi imperi
che confluivano nel suo breve territorio, riuscì a valicare le età
antiche nonostante i pericoli e i traviamenti che ne minacciano la vita
senza tregua.
Se al popolo che l'aveva espressa nei tempi eroici e nei tempi
drammatici dette così singolar forza di resistenza...".

(Shalom, gennaio 2013)

di David Meghnagi

Israele è colpevole ontologicamente. Non per quello che fa, ma per il
fatto di esistere.

Non è qui in gioco il diritto a discutere le scelte israeliane. La
critica è il sale della democrazia.
È un diritto dovere di cui in Israele tra l'altro si fa ampio uso, forse
come in nessun altro paese democratico. Sono qui in discussione la forma
che assume la critica, i pregiudizi di cui si alimenta, i doppi standard
che si utilizzano per giudicare le scelte e i comportamenti, la
delegittimazione che fa da sfondo. Per non parlare della demonizzazione
e della falsificazione aperta dei fatti. Il solo fatto di dovere ogni
volta iniziare con questa premessa, per potere adeguatamente sviluppare
un'argomentazione più fondata su quanto accade nel Vicino Oriente e nel
teatro delle sue rappresentazioni collettive, dovrebbe far riflettere.
Sarebbe sufficiente una breve disamina delle vignette apparse negli anni
sui principali quotidiani europei, a commento della crisi mediorientale,
per comprendere che non siamo di fronte a degli "errori" di valutazione,
che si potrebbero facilmente correggere con informazioni più fondate e
veritiere. Siamo di fronte a una deriva culturale che offende
l'intelligenza, a luoghi comuni che appaiono "impermeabili" e resistenti
alla dimostrazione della loro infondatezza. Siamo di fronte a una deriva
che si è formata per sedimentazioni successive nell'arco di cinque
decenni, saldando l'antica ostilità contro gli ebrei al rifiuto di
Israele e alla sua delegittimazione. È un intreccio complesso dove sono
all'opera molti elementi.
Solo per citarne alcuni: i residui dell'alleanza fra i regimi totalitari
(l'URSS e i suoi satelliti) con i regimi dittatoriali emersi dalle lotte
di liberazione dei loro popoli (Movimento del Terzo Mondo); il bisogno
sempre più attuale delle metropoli ex coloniali di riscattarsi dalle
loro colpe passate senza dover pagare per intero il prezzo morale e
politico; la volontà dei regimi oppressivi arabi e islamici di dirottare
all'esterno le responsabilità storiche dei loro fallimenti. In questo
perverso gioco di rispecchiamenti perversi, Israele è lo Stato ideale
contro il quale dirigere il fallimento dei rapporti fra le ex metropoli
coloniali europee - alle prese con un grave declino economico e una
crisi identitaria e valoriale per i profondi cambiamenti culturali
indotti dai processi migratori degli ultimi decenni - e l'odio
antisemita che dilaga nel mondo arabo e islamico.
Se non fosse per la realtà tragica del Vicino Oriente, verrebbe da
ridere amaramente di fronte alle innumerevoli varianti di un tema che
sulla falsariga dell'insegnamento preconciliare del disprezzo contro gli
ebrei, ha purtroppo assunto i tratti di una psicosi collettiva. Come
nell'insegnamento preconciliare dell'odio contro gli ebrei, Israele è
colpevole ontologicamente. Non per quello che fa, ma per il fatto di
essere. In questa perversa deriva lo Stato degli Ebrei diventa per molti
l'Ebreo fra gli Stati, di cui si può dire tutto il male in uno stato di
"innocenza" ritrovata, in cui l'antisemitismo mascherato di antisionismo
può falsamente declinarsi come lotta al razzismo.

(Shalom, gennaio 2013)

Martedì 22 Gennaio 2013 13:31

Giornata delle Buone Azioni

In allegato tutte le info a riguardo

versione italiana di Sharon Nizza

Cari Europei,

Avete convocato i nostri Ambasciatori per rimproverarli di una delle cose più naturali al mondo per un popolo: abitare la propria terra. Ma vi siete confusi. Non ci siamo insediati in “territori palestinesi occupati”. Questa è la nostra terra, l’unica patria del popolo ebraico. Non siamo tornati su queste terre a causa dei pogrom né tantomeno della Shoah. Non vi abbiamo chiesto alcun favore in cambio, “a scapito dei palestinesi”, come conseguenza del passatempo di lunga data di sterminare, uccidere e disperdere gli ebrei.

Siamo tornati a casa perché questo era il nostro desiderio profondo da generazioni. Non abbiamo mai rinunciato al sogno del ritorno a Sion. Ovunque nel mondo, gli ebrei hanno sempre pregato rivolti verso Sion. Tre volte al giorno, ogni giorno, hanno supplicato di poter vedere con i propri occhi il ritorno a Sion. Ogni volta che mangiavano pane, ringraziavano Dio, ma non si dimenticavano di chiedere “misericordia per Sion” e “che Gerusalemme sia costruita in fretta, ai giorni nostri”. Nel giorno più felice della loro vita, lo sposo e la sposa hanno fatto il giuramento degli esuli di Sion “se ti dimentico, oh Gerusalemme, si paralizzi la mia mano destra”. Il calendario degli ebrei  in esilio era regolato in base alle stagioni agricole della Terra d’Israele. Il nostro popolo ha iniziato a tornare verso la propria terra in gruppi sempre più grandi già cento anni prima della fondazione del Movimento Sionista.
E allo stesso tempo, la terra si è dimostrata fedele verso i propri figli. Mai ha accettato un’altra nazione. Da quando fummo costretti all’esilio, non si è insediato nessun altro stato qui. Anzi, la maggior parte di questa terra è stata trascurata per secoli. Vi hanno transitato nomadi.

Dopo la distruzione del secondo Tempio, nel primo secolo dopo Cristo, rimasero molti ebrei nella Terra d’Israele. Questi riuscirono a resistere alla conquista cristiana nel VII secolo. Poi arrivò il conquistatore musulmano e pose due alternative di fronte agli ebrei che qui abitavano: o conversione all’Islam o esilio. Quelli che rimasero fedeli al Dio d’Israele, furono esiliati. Quelli che rimasero fedeli alla Terra d’Israele, si convertirono. Vissero come i marrani per una o due generazioni, poi si assimilarono del tutto. Ironia della storia: i veri veterani tra gli arabi israeliani hanno in parte origini ebraiche. Gli altri arrivanono perlopiù quando noi iniziammo a ritornare a casa. Come gli immigrati musulmani da voi, anche nella terra d’Israele sono arrivati molti musulmani dai paesi della regione in cerca di lavoro. Molti di loro sono giunti con l’inizio dell’occupazione britannica.

Gli inglesi da un lato impedivano agli ebrei di fare ritorno alla loro terra, dall’altro non monitornavano il flusso migratorio degli arabi mediorientali, che invece continuavano ad accedere senza disturbo. A proposito, nel 1948 molti di loro abbandonarono la terra sotto consiglio dei loro leader, fino a che non avessero finito con gli ebrei. L’ONU ha persino cambiato per loro la definizione di “profugo”, ovvero: chiunque avesse vissuto nella Terra d’Israele fino a due anni prima del 1948. Voi capite bene quindi che, nella prima metà del ventesimo secolo, sono arrivati qui centinaia di migliaia di arabi e fino al giorno d’oggi esigono il “diritto al ritorno”. Anche voi, cari Europei, siete complici di questa farsa.

2) Palestina è il nome che i Romani diedero a quest’area nel secondo secolo dopo Cristo, con lo scopo ben preciso di cancellare il nome “Giudea” e di spezzare il legame tra gli ebrei e la loro terra. Gli arabi della zona adottarono con entusiasmo il nome romano, che ricordava i Filistei, la popolazione marittima che aveva invaso la terra di Canaan mille anni prima. Hanno anche fatto proprio lo stesso scopo dei romani, quello di cancellare il legame tra gli ebrei e la loro terra. Spesso ambivano anche a cancellare il legame tra gli ebrei e le loro teste. Invidiavano la vostra storia.
Voi pretendete di risolvere il conflitto tra noi e il mondo musulmano, ma non sapete come affrontare l’occupazione musulmana delle vostre città. Non è lontano il giorno in cui milioni di immigrati musulmani si solleveranno per reclamare parte della vostra terra: un’autonomia musulmana, una partizione della terra, oppure – se continuerete a non procreare – una presa di potere islamica democratica e politicamente corretta. Cosa farete allora? Il vostro istinto di sopravvivenza si è spento già da tempo.
Voi credete che, se collaborerete con la menzogna araba, vi comprerete il silenzio; credete che, se ci sacrificherete sull’altare dei vostri interessi a breve termine, sarete lasciati in pace. E’ davvero così corta la vostra memoria? Siete davvero così sordi da non sentire la folla ringhiare nelle vostre strade?
Avete confuso la vostra storia con la nostra. E’ vero che voi avete un passato colonialista, avete depredato terre non vostre, avete stabilito confini impossibili che hanno diviso territori tribali o unito gli opposti (si veda Siria e Libano o l’Iraq), destinando intere regioni a una guerra perpetua. E pensavate pure di sfruttare i poveracci quanto possibile.

Noi invece siamo tornati a casa. Non siamo colonialisti stranieri, bensì gli unici discendenti legali di questa terra. Non siamo tornati a Tel Aviv, ma in particolare nelle zone dove è nato e si è rafforzato il nostro popolo. Giudea, Samaria, Gerusalemme. Conoscete la Bibbia, giusto? Una persona non può essere un occupante della propria stessa casa.

3) Nonostante ciò, negli ultimi cento anni abbiamo chiesto molte volte di giungere a un compromesso con i nostri vicini. Dopotutto, siamo persone razionali. La nostra antica legge ci insegna che quando due persone afferrano una mantella e uno dice “è tutta mia” e l’altro dice “è tutta mia” – devono dividersela. Anche se non crediamo nell’affermazione araba “è tutta mia”. Questa terra non è mai stata loro; non contenti dell’enorme spazio intorno a noi, hanno ambito anche alla nostra terra. Siamo stati disponibili a giungere a un compromesso su una o due stanza della nostra casa. Ma non è servito a nulla. Lo scopo dichiarato dei nostri vicini non era uno stato indipendente, ma lo sterminio totale degli ebrei nella loro terra. Non hanno mai voluto mettere fine alla loro fantasia di distruzione di un piccolo paese, nemmeno accettando i confini incoscienti proposti da Ehud Olmert nel 2008. Figuriamoci con i confini delineati a Oslo dal team di sognatori del governo Rabin.

Quando non sono riusciti con la violenza, sono passati alla strada del negoziato; quando si sono stufati, sono tornati a farsi esplodere nelle nostre città. E poi di nuovo alle trattative e nelle pause entravano nell’altra stanza e lanciavano missili sugli asili. Una specie di passatempo. Combattenti per la libertà, sapete...

Questa semplice e spaventosa verità voi in Occidente non la concepite; purtroppo nemmeno la sinistra israeliana. Vi sembra troppo primitivo e stupido. Cercate di ricordarvi quante volte nel corso della vostra lunga storia avete cancellato delle verità solo perché vi sembravano troppo semplici o non abbastanza sofisticate. A differenza delle mode filosofiche che hanno caratterizzato il Vecchio Continente, a volte la realtà è ben più semplice e chiara.

4) Ma il vostro giudizio della realtà è stato danneggiato da tempo dall’impostazione idealistica che richiede la pace a ogni costo. Anche a costo del vostro suicidio, o del nostro. Anche se i nostri vicini non sono interessati alla varietà di opzioni che sono state loro presentate e lo dichiarano pure – non in inglese, non a voi, ma al loro popolo, in arabo chiaro e apertamente. Recentemente l’hanno anche detto in inglese, dagli scranni delle Nazioni Unite. La menzogna non è stata mai così evidente, eppure vi ostinate a stringere l’orlo della sua veste sporca e a gridare “Eureka!”.

Adesso ci rimproverate per l’intenzione di costruire abitazioni sulla nostra terra. Ma cosa sarebbe questa terra se non fosse per gli ebrei? Cosa sarebbe Gerusalemme se non fosse per il nostro popolo? Cosa sarebbe la civiltà occidentale se non fosse per gli ebrei? Lo Stato d’Israele è l’avamposto dell’Occidente. L’Islam questo lo sa bene. Per questo ci combatte e vi usa contro di noi. Il ritorno a Sion non è una questione cara soltanto al popolo ebraico; è un vostro interesse, cari Europei. Senza il ritorno a Sion, anche voi perirete.

 

Notizia tratta da Informazione corretta

Giovedì 13 Dicembre 2012 09:50

Chi dirige l’Unesco: Joseph Goebbels?

Di Giulio Meotti

A colpi di schiaffi in faccia alla storia, l’Unesco ha fatto propria la  propaganda araba e ha espropriato la storia ebraica.

Nel maggio del 2011 il villaggio di Batir in Giudea, definito “territorio palestinese occupato”, ha vinto il premio Unesco “Tutela e gestione dei paesaggi culturali” dell’Organizzazione delle Nazioni  Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura.

Ora l’ONU ha informato l’Autorità Palestinese che accelererà il processo di riconoscimento degli antichi terrazzamenti vicino al villaggio di Batir come “Patrimonio mondiale dell’umanità”.

Queste terrazze sorgono sul più antico dei colli biblici della Giudea e se la strategia degli arabi palestinesi avrà successo, il luogo dovrebbe essere classificato  come sito sia naturale che culturale del patrimonio mondiale dell’umanità, il che è molto raro, solo cinque siti in tutto il mondo hanno ricevuto questo riconoscimento.

L’Unesco sta conducendo una geografia arabizzata totalizzante che apre le porte a una Giudea “Judenrein”, una “Terra Santa” degiudeizzata, come la chiamano i linguisti anti-semiti.

Ma l’attacco al linguaggio è più che semantico.  “Giudea e Samaria” diventano “West Bank” o “Palestina”,  termini sostitutivi per dire che “è stato rubato dagli ebrei”. E gli arabi palestinesi, le cui origini risalgono al 7° secolo, quando  dal deserto giunsero in Terra Santa ,  discendenti dei  “ cananei” citati nella Bibbia.

È per questo che un paio di giorni fa Irina Bokova, Direttrice dell’Unesco, ha inviato un messaggio all’Autorità Palestinese “in occasione della Giornata Internazionale di Solidarietà con il Popolo palestinese”, in cui  proclama il sostegno all’ “storia culturale palestinese”.

Batir, tuttavia, non è “un villaggio palestinese”, dotato un antico sistema d’irrigazione, ma è il luogo sacro dell’antica fortezza ebraica di Betar, il sito dell’ultima resistenza organizzata dagli ebrei contro la dominazione romana nel 135 era volgare, durante la rivolta storicamente documentata di Bar Kochba .

Nei protocolli dell’Unesco, però, Betar non è neppure citata.

Secondo la joint venture Unesco- Autorità Palestinese, Eretz Yisrael è un mito, una invenzione colonialista, un complotto ebraico.

Le mosse successive dell’Unesco si stanno svolgendo sotto gli occhi di Israele: ben presto il Monte del Tempio, i Rotoli del Mar Morto, la Tomba di Giuseppe e la Sinagoga Shalom al Israel,  saranno designati dall’agenzia delle Nazioni Unite come “moschee”.

A colpi di schiaffi in faccia alla storia, l’Unesco ha già adottato la propaganda del conflitto arabo-islamico e ha dichiarato che la Tomba di Rachele e la Grotta dei Patriarchi di Hebron sono “moschee musulmane”.

In un rapporto scientifico, l’Unesco ha convertito con la forza il medico ebreo Maimonide all’Islam, chiamandolo “Moussa ben Maimoun”. Nella relazione dell’Unesco si legge:

“Dopo la liberazione di Toledo dai Mori da parte dei Crociati nel 1085, gli studiosi europei  tradussero i testi classici antichi dal greco (che l’Europa aveva dimenticato) in arabo, ebraico e latino, dando origine così alla prima parte del Medioevo europeo (1100-1543). Nella letteratura scientifica, i nomi di alcuni studiosi europei sono apparsi accanto a un gran numero di studiosi musulmani, tra cui Ibn Rushd (Averroè), Maimouna Ibn Moussa (Maimonide), Tousi e Ibn Nafis ".

Questo non è soltanto il ben noto anti-sionismo che ci aspettiamo da parte delle Nazioni Unite. Si tratta di un preciso e coerente modello  di negazione della storia ebraica. In altre parole, le Nazioni Unite hanno ufficializzato l’anti-semitismo.

Attraverso l’adesione all’Unesco, i palestinesi stanno anche cercando di portare Israele di fronte alla Corte Internazionale di Giustizia dell’ Aia per condannare gli scavi israeliani a Gerusalemme come “crimini di guerra e crimini contro l’umanità”. Questa è la calunnia più grave che sia stata collegata direttamente alla morte di decine di israeliani e palestinesi durante le cosiddette” rivolte  del Tunnel del Muro Occidentale” del 1995.

Negli ultimi anni, l’Unesco ha aumentato la sua collaborazione con l’Isesco, la struttura culturale dell’Organizzazione della Conferenza islamica con sede in Arabia Saudita. Pochi giorni fa, l’Isesco ha annunciato il suo piano per registrare “Al Quds” come sito del patrimonio mondiale dell’umanità e l’Unesco ha già catalogato Gerusalemme “capitale della cultura araba”, d’accordo con i funzionari dell’Autorità Palestinese e personaggi chiave arabi, per protestare contro “l'occupazione israeliana della Santa Gerusalemme”. Altre città che hanno ricevuto questo titolo nel corso degli anni sono state Algeri, Damasco, Il Cairo, Tunisi, Amman, Beirut e Khartoum.

L’Unesco recentemente ha catalogato la Chiesa della Natività a Betlemme come “primo Sito patrimonio dell’Umanità” della Palestina. La palestinizzazione di Gesù, con il corollario di un cristianesimo arabizzato, è una delle armi più letali e bugiarde nella guerra degli arabi contro lo Stato ebraico.

La pressione economica araba all’interno dell’agenzia delle Nazioni Unite sta crescendo a un ritmo allarmante.

Di recente, l’Arabia Saudita ha donato 20 milioni di dollari all’Unesco. Inoltre, re Abdullah dell’Arabia Saudita ha ricevuto la Medaglia d’Oro dell’Unesco per “aver incrementato la cultura del dialogo e della pace”. La degiudaizzazione di Gerusalemme è il passo logico del programma antisionista per delegittimare Israele.

Se può essere “provato” alla comunità internazionale che Gerusalemme è “la capitale palestinese”, allora i nemici di Israele, compresa la sinistra liberale, gli ebrei auto-odiatori, e ampi settori del cristianesimo e dell’islamismo, avranno giustificato lo sradicamento del popolo ebraico.

Settant’anni fa la “germanizzazione” ha preceduto la “spoliazione” dei territori conquistati in Europa. Ora è la volta dell’ “arabizzazione” che precede la “liberazione” della Terra Santa.

L’Unesco è la dimostrazione di come Joseph Goebbels - fu lui a dire che una menzogna ripetuta molte volte  diventa  verità -  era riuscito nell’intento da far accettare al mondo il principio nazista di “Judenrein”.

Giulio Meotti è l'autore di " Non smetteremo di danzare " (Lindau Ed.) pubblicato in inglese con il titolo " A New Shoah", scrive per Yediot Aharonot, Wall Street Journal, Arutz Sheva, FrontPage Mag,The Jerusalem Post, Il Foglio. E' in preparazione il suo nuovo libro su Israele e Vaticano.

 

(art. tratto da informazione corretta )

Mercoledì 12 Dicembre 2012 12:48

IL TUO POPOLO SARA' IL MIO POPOLO

Il tuo popolo sarà il mio popolo, come Israele, gli Ebrei e la Chiesa Cristiana si uniranno negli ultimi tempi.

 

Troppi credenti gentili pensano che il cristianesimo sia una sostituzione dell'Ebraismo e di Israele nel piano di DIo.

Questo libro rivela l'attualità dei propositi di DIo per il Suo Popolo del Patto e come questo approccio si stia manifestando nella Chiesa.

A differenza di Ruth nell'Antico Testamento, molti di noi hanno voltato le spalle ai parenti del Messia; condividiamo il senso di colpa collettivo accumulato nei secoli per la loro persecuzione.

Don Finto ci ricorda che confessare questi peccati è solo l'inizio.

Oggi più che mai dobbiamo intercedere per il Popolo Eletto da Dio, allineando le nostre preghiere per il piano divino.

Per Israele e il Suo popolo, ancora una volta al centro della scena in un momento cruciale della storia del mondo, le nostre preghiere sono più che mai di vitale importanza.

Riusciremo a fare la stessa alleanza promessa ad Israele che Ruth ha fatto a Naomi?

Così facendo l Chiesa non sarà più la stessa.

 

SOMMARIO

- Prefazione di Debbie e Michael W. Smith

- Ringraziamenti

- Introduzione

1 L'inizio della fine

Il grande dibattito

La rivelazione che viene dallo Spirito

Luca 21 ed il movimento di Dio ai nostri giorni

I segni della Sua venuta

 

2 Il risveglio della più grande ricchezza del mondo

Prevedere

Il ritorno degli Ebrei ed il risveglio del mondo

Segni e prodigi

 

3 Israele, una nazione di sacerdoti

Un Dio che riposa

Un Dio che protegge

Ricordo e proclamazione per le Nazioni

 

4 Lo scopo dello sterminio

l complotto per distruggere il seme

Nella pienezza dei tempi

La disputa continua

 

5 La primitiva Chiesa Ebraica

L'adempimento del Giudaismo

Un Ebreo per sempre

Il nostro Messia Ebreo

 

6 La gentilizzazione della Chiesa

Chi ha ucciso il Messia?

L'alienazione continua

 

7 La divisione e il Dna della Chiesa Gentile

I Cristiani Gentili

Il Figlio rimasto a casa

Le nostre mani macchiate di sangue

Bentornati a casa!

 

8 Ritorno alla Terra

Il ritorno del residuo d'Israele

La storia di Eliezer Urbach

La prima H

Una nuova Nazione

Nessun escluso

 

9 Il risveglio

La storia di Reuven

Il mandato di Isaia

Fino a quando?

La generazione di Gesù

 

10 I nazareni risorti

I segni delle cose che verranno

L'eredità di Joseph Rabinowitz

Nasce il Giudaismo Messianico

Caduta del Comunismo, rinascita dell'Evangelo

Crescita in mezzo all'opposizione

Una cosa nuova

 

11 Ebrei e Gentili un solo uomo nuovo

Onorare l'eredità Ebraica

Il ritorno all'unità

Il tempo dei gentili

Il futuro ruolo di Gerusalemme ed Israele

 

12 Un tempo per pregare

Soci di Dio

 

13 L'Esodo finale

Le piaghe dell'era moderna

Sei pronto a soffrire?

 

14 Benedetti per essere una benedizione

Come amare il Popolo Ebraico

 

A. Letture raccomandate

B. Movimenti e Congregazioni Messianiche

C. Dichiarazione di Pentimento

 

Didascalie delle Foto

Libri consigliati

Dvd consigliati

Recensioni

 

Don Finto ha servito come pastore nella Belmount Church di Nashville per più di 25 anni. Adesso continua a servire come consulente nei collegi pastorali ministeriali. Ha un ruolo attivo con la comunità di ebrei messianici sia negli USA che in Israele. Don e sua moglie Martha Ann hanno 3 figli e 7 nipoti. Risiedono nel Tennessee

 

Il seguente Comunicato  è stato anche letto duramte il ns. 2° Convegno Internazionale di Edipi nella giornata inaugurale dallo stesso On. Sandro Olivieri.

 

 

COMUNICATO STAMPA – On. SANDRO OLIVERI

SANDRO OLIVERI: “L’amicizia con Israele deve rimanere una priorità del nostro Paese. La votazione dell’Italia espressa all’ONU rappresenta un cambio di indirizzo della politica estera italiana improvviso, non condiviso e non concordato”.

COMUNICATO STAMPA Roma, 03.12.2012

 

Da anni sono in corso trattative per la pace tra Israele e Palestina. Giovedi 29 novembre, votazione storica: l’Autorità Palestinese richiede all’ONU il riconoscimento unilaterale della Palestina e la richiesta viene accolta. In questa votazione l’Italia esprime voto favorevole al conferimento dello status di Stato osservatore alla Palestina.

Tralasciando la vanificazione degli innumerevoli incontri e del lavoro del Quartetto finalizzati alle trattative di pace che questa decisione ha prodotto e tralasciando le sia pure rilevanti considerazioni sui problemi di sicurezza che da questo Atto ne discendono, la votazione del nostro Paese sorprende per la decisione espressa. Si tratta di un cambio improvviso e non concordato di indirizzo della politica estera italiana.

Senza preavviso, senza condivisione, senza autorizzazione parlamentare.

 

l voto dell’Italia sulla risoluzione Palestinese, deciso da Palazzo Chigi, è infatti contrario alle posizioni molte volte assunte da Senato e Camera.

È un fatto grave per la democrazia, oltre che per il processo di pace, che il Presidente Monti, nella sua funzione di tecnico non abbia scelto una prudente astensione, così come hanno fatto altri grandi paesi europei come la Germania e il Regno Unito o quantomeno non abbia sentito il bisogno di acquisire un indirizzo da parte del Parlamento che, già nel 2010, quando venne posta la medesima questione all’ONU, aveva dato indicazione di voto negativo.

Il timore è che in un giorno, attraverso quella decisione a cui il nostro Paese ha attivamente contribuito, si possano veder vanificati in modo permanente gli sforzi diplomatici di molti anni di lavoro e si assista a un nuovo crescendo di terrore e morte. In poche ore l’attestato Italiano di “migliore amico europeo di Israele” è svanito provocando le comprensibili proteste dell’ambasciata Israeliana a Roma. L’augurio è di poter presto recuperare con nuovi atti di segno opposto, a partire dalla prossima legislazione. Questa volta però con metodo democratico, con il coinvolgimento e condivisione delle due Camere del Parlamento.

On. Sandro Oliveri

 

(in allegato il comunicato)

Fiamma Nirenstein invia un messaggio di saluto al Convegno
Internazionale EDIPI

Non potendo per motivi familiari partecipare di persona all’ultimo
Convegno Internazionale di EDIPI, a cui era stata invitata come
oratrice, l’onorevole Fiamma Nirenstein ha inviato al presidente Ivan
Basana un messaggio di saluto e augurio. 

Roma, 7 dicembre 2012
Carissimo Ivan, carissimi amici dell'EDIPI,
è vero come dice Marcello nella sua lettera
<http://www.ilvangelo-israele.it/Lettera_aperta_a_Benjamin_Netanyahu.html>:
la vostra forza è grande il vostro amore caloroso ed incoraggiante. Mi
capita molte volte di pensare a voi come a una grande consolazione nella
solitudine della battaglia per sostenere Israele, la battaglia più
grande, più santa, più difficile.
Non ripeto a voi, che siete certamente vicini a me, a noi ebrei, a
Israele in questo, la delusione immensa, la rabbia e persino il disgusto
per il voto all'ONU. Dalla mia posizione in Parlamento, in particolare
ho sentito un sentimento di incredulità alla decisione di Palazzo Chigi,
e anche una sensazione di autentico tradimento: dopo anni di amicizia
con Israele che si sono tradotti in molti importanti gesti
istituzionali, visite, manifestazioni, leggi, voti in Aula e in
Commissione, il Governo ha completamente scavalcato il Parlamento e reso
nulla tutta la politica estera da esso prescelta. Sto seguitando a
promuovere iniziativa di dura protesta per questo, abbiamo un documento
firmato da 100 deputati del PDL che verrà presentato oggi alla stampa,
martedì non mancheremo di protestare durante l'audizione del ministro
degli Esteri, ma purtroppo la menzogna che si è trattato di un gesto
favorevole alla pace trova la sua eco nell'azione politica che si
rinnova come anni fa a favore dei palestinesi, senza conoscenza dei
fatti, senza critica per il continuo rifiuto di riconoscere Israele,
senza osservare i sostegno di Abu Mazen alla violenza e al terrorismo.
Non devo dire a voi quanto sia falsa l'idea che il voto all'ONU aiuterà
la pace, è così evidente il contrario: se la trattativa viene
allontanata e si sostiene il radicalismo palestinese che rifiuta di
sedersi con Israele e di riconoscere quindi lo Stato ebraico come
interlocutore, non si spinge avanti la pace, ma la guerra e il terrore,
ed è quello che accadrà.
Io so che voi resterete sempre accanto a Israele, accanto allo Stato
Ebraico, e siamo certi che comunque solo il riconoscimento della sua
esistenza potrà portare alla pace, e niente altro. Voi siete i nostri
coraggiosi compagni di lotta, vi auguro il più grande successo per il
vostro congresso e sono così personalmente dispiaciuta che la mia
situazione familiare mi abbia impedito di essere con voi. Sarebbe stato
il mio più grande piacere, il mio riposo e la mia gioia. E' così
difficile trovarsi fra amici, e lo diventa sempre di più.
Sappiate comunque che è in discussione sia una mozione sulla messa degli
Hezbollah nella lista delle organizzazioni terroriste, sia una per la
completa revisione di fondi ai palestinesi. Il lavoro continua anche
nella delusione, anzi, la durezza della lotta ci rinforza.
Un abbraccio cari amici, buon lavoro,
On. Fiamma Nirenstein


Il 2°Convegno Internazionale EDIPI è sui blocchi di partenza e nel
nutrito programma spunta un'ulteriore novità assoluta.
Infatti la collana editoriale EDIPI si arricchisce di un nuovo titolo:
IL TUO POPOLO SARA' IL MIO POPOLO.
Con l'appassionata prefazione di Michael W. Smith, l'autore Don Finto
analizza come Israele, gli ebrei e la chiesa cristiana si uniranno negli ultimi tempi.
Tradotto in molte lingue, la tiratura solo negli USA ha superato le
114.000 copie. Il presidente di EDIPI, Ivan Basana, ha detto: "Questo
libro è un intervento di cardiochirurgia spirituale che genera un cuore
nuovo per Israele".
Il libro verrà presentato in anteprima nazionale nella giornata
introduttiva del 2° Convegno Internazionale EDIPI di Pomezia-Roma
(www.aliyah.edipi.net)

Il senatore Lucio Malan, socio Edipi e relatore nella giornata introduttiva di venerdì 7 dicembre al 2° Convegno Internazionale EDIPI di Pomezia-Roma ha dichiarato:


<<Il voto dell’Italia sulla Palestina, voluto da Mario Monti, è contrario alle posizioni molte volte assunte da Senato e Camera e non ha nulla a che fare con l’Unione Europea, che si è spaccata. È grave che, senza avere consultato il Parlamento, il Presidente del Consiglio, cosiddetto tecnico, non si sia associato alla prudente astensione, scelta da oltre metà dell’Unione Europea, tra cuiRegno UnitoGermaniaPolonia, ma abbia scelto di distaccarsi del tutto dalla posizione contraria degli Usa, seguiti invece dalla coraggiosa Repubblica Ceca. Un passo che compromette il ruolo dell’Italia per una pace stabile nell’area, un ruolo che sarebbe utile anche per il rispetto delle aspirazioni legittime dei palestinesi.
Nel comunicato di Palazzo Chigi colpisce poi l’involuto passaggio dove si dice che nell’area <l’assetto finale> debba vedere <lo Stato d’Israele come Stato ebraico, riconoscendone lalegittima aspirazione quale patria del popolo ebraico>. Definire lo Stato d’Israele, che è membro dell’ONU da sei anni prima che lo fosse l’Italia, come un’aspirazione, è – voglio sperare – una gaffe di qualche addetto stampa di cui ci si deve attendere un rapido allontanamento. All’autore della frase, chiunque sia, va segnalato che il livello di <legittima aspirazione> era già stato superato alla conferenza di Sanremo del 1920, un quarto di secolo prima che nascesse l’ONU stessa.>>

( Notizia tratta da luciomalan.it)

Dichiarazione dell’On. Fiamma Nirenstein, Vice Presidente della Commissione Esteri:


“Non si è mai visto un rovesciamento politico come quello cui ci ha costretto ad assistere Palazzo Chigi, del tutto inaspettatamente, nelle ultime ore, lanciando il fulmine a ciel sereno del riconoscimento unilaterale della Palestina. E' davvero una brutta sorpresa, un incomprensibile rovesciamento di linea politica, per un Parlamento che nel corso di questi anni ha costruito con Israele un rapporto speciale, in cui sono stati respinti con voto d'aula unitario il truffaldino Rapporto Goldstone, è stato bocciato il cosiddetto Durban 2, sono stati tessuti rapporti speciali nel campo della scienza, della cultura, dei rapporti commerciali.

L'Italia, uno dei migliori amici di Israele per scelta democratica, adesso si ritrova, senza che il Parlamento sia mai stato consultato, insieme allo schieramento automatico dei Paesi Islamici e insieme all'Europa nella peggiore delle sue accezioni, ideologica e impaurita, incerta e succube, sensibile all'odore del petrolio e alla paura dell'Islam, non con l'Europa più affidabile ma con quella da sempre antisraeliana e filoaraba, di cui Francia e Spagna sono i capofila, sempre pronta al giudizio più aspro verso il diritto all'autodifesa di Israele, indifferente alla sua sicurezza sempre così terribilmente a rischio, incurante di fronte alla sua magnifica vibrante democrazia. La democrazia per l'Europa è sempre stato un tema debole, non così per gli USA che non a caso sostengono Israele.

Non è affatto vero, come dice Palazzo Chigi che questa risoluzione serve ad affermare il principio di due Stati per due popoli, al contrario essa cancella tutto il lavoro di costruzione di un processo di pace bilaterale. Non nascerà la Palestina da questa risoluzione, ma solo la conferma che i Palestinesi per ottenere ciò che vogliono non hanno bisogno di cedere alcunché né sul piano ideologico né su quello dello scambio territoriale, che non hanno il dovere di sedersi di fronte al loro interlocutore, che hanno il diritto di non riconoscerlo persino come un interlocutore. Per non parlare degli accordi internazionali, a partire da quello di Oslo: questo voto li cancella tutti, e crea una situazione di caos in cui fiorirà Hamas. Al contrario di quello che si afferma, non è la parte moderata che viene qui aiutata. Palazzo Chigi aiuta di fatto un punto di vista estremista perché isolazionista, accusatore, palesemente carico di disprezzo e d'odio verso Israele. E l'ha fatto contro il parere espresso dal Parlamento in questi quattro anni”.

 

(Art. tratto da www.fiammanirenstein.com)

A seguito della visita del premier sen. Mario Monti a Doha accompagnato da rappresentanti della Repubblica Italiana e della Regione Sardegna per trattative economiche con la Qatar Holing, abbiamo concordato con il delegato EDIPI per la Sardegna, Matthias Winkler, di inoltrare la seguente lettera al presidente della regione autonoma della Sardegna Ugo Cappellacci.

Mercoledì 28 Novembre 2012 14:13

Non c'è futuro senza memoria

Marcia silenziosa in ricordo degli ebrei padovani deportati

La Comunità Ebraica di Padova organizza una marcia "Memoria per la deportazione  degli Ebrei di Padova"

Una delegazione di EDIPI sarà presente alla manifestazione.

Domenica 25 Novembre 2012 10:17

News letter da Beit Imanuel - Ancora in guerra

Ancora in guerra!

Cari amici di Beit Immanuel,

grazie infinite per i messaggi, le telefonate e le preghiere di sostegno alle nostre famiglie e alla nostra gente durante questo tempo difficile in Israele. Sappiate che stiamo tutti bene ed i vostro preoccuparvi per noi ci è di grande incoraggiamento. Tutti i membri della nosta congregazione sono estremamente toccati dal vostro sostegno e ci hanno chiesto di portare i più cari saluti di ringraziamento ed affetto ad ognuno di voi.

Figli e figlie in guerra

La Guerra spaventa specialmente I bambini. La paura è un riflesso non facile da ignorare e i bimbi non nascondono i loro sentimenti facilmente come facciamo noi. Piangono quando sentono le sirene con i loro terribile stridulo di avvertimento. Tremano quando i missili esplodono, mentre cerchiamo di confortarli in questi giorni di guerra a volte mi chiedo perché Dio li ha fatti così vulnerabili. Perché le cose che amiamo di più sono le più delicate e si fanno così facilmente male?

I coraggio e la cura durante la guerra

La vulnerabilità umana, è un fatto della vita non facile da vivere, ed è un tema importante nella Bibbia. Le Bibbia racconta di come gli egiziani hanno cercato di uccidere il bambino Mosè e è stato salvato in un cesto dalla moglie del Faraone o come il re Erode voleva uccidere il bambino Yeshua e come sua madre e suo padre lo portano in salvo verso il basso Egitto. Infatti, tutti i grandi eroi affrontane dei periodi di pericolo, minacce e vulnerabilità.

Perché Dio permette al suo popolo di essere così sensibili alla distruzione? Perché Egli rende così distruggere le sue opere?

Non è questo il modo di tutta la creazione?

Non abbiamo un leone e un agnello?

Dio non è l'autore del potere, della forza e del vagito di un neonato?

Mentre Lui è conosciuto come il Signore degli eserciti, E è anche il Dio della misericordia di una madre con il suo bambino, delle lacrime e delle risate.

Alcuni di noi vengono lasciati a casa per prendersi cura delle nostre famiglie, mentre i nostri figli e le nostre figlie sono sul campo di battaglia per proteggere noi. Noi che siamo rimasti a casa abbiamo la responsabilità di curare i nostri giovani. Dobbiamo avere il coraggio di avere coraggio. La famiglia di Dio non avrà paura di esprimere l'amore e la gentilezza, la dolcezza e la cura, anche in tempi di guerra.

Nel tumulto delle sirene di guerra, nei missili e bombe volanti che ci esplodono intorno, dobbiamo tenere aperto il cuore al grido di un bambino. Qualsiasi bambino. Dobbiamo stringere le mani dei nostri figli con la speranza che tutto vada bene. Non possiamo permettere che la guerra ci uccida dentro.

I soldati messianici

Naturalmente la nostra maggiore preoccupazione sono I nostri figli, molti dei quali sono nell’esercito. Durante il nostro culto del Sabato questa settimana ci siamo soffermati sulle famiglie della nostra congregazione che hanno figli in servizio attivo, alcuni dei nostri membri sono stati chiamati al Miluim (servizio di riserva) e dobbiamo sostenerli. Vi prego di leggere il breve rapporto mandatoci da uno dei nostri figli che servono nell’unità anti-missile “Cupola d’acciaio”.

 

Con Elisha abbiamo fatto visita ad un soldato Ebreo Messianico che serve nel gruppo anti-missile”Cupola d’acciaio” a 15 km da Gaza. Ecco il nostro rapporto.

Questo ultimo Shabbat, BeerSheva era come una città fantasma, le strade erano vuote eccetto per i pochi cani e gatti in cerca di scarti. Nel guidare verso la periferia sud della città,girammo a destra prendendo un strada sterrata e salimmo la collina deserta che sovrasta la città dove la squadra Iron Dome aspetta il prossimo attacco missilistico di Gaza. Malgrado la popolazione di oltre 200.000 annidata sotto la cima della collina che dipende dalla loro difesa la squadra sembra sorprendentemente rilassata, alcuni addirittura nelle loro magliette del sabato e le scarpe da ginnastica, masticando panini del mezzodì e guardando il cielo aspettando il prossimo attacco. “Non era così quando cominciarono ad arrivare i primi missili” diceva Elisha. “Quando suonava l’allarme ed arrivarono i primi missili avevamo molta paura, ammette, 15 razzi ci piovvero addosso tutti insieme sembrava che ci avrebbero colpito". Le colline in cui questi coraggiosi uomini e donne prestano servizio sono nella linea di fuoco di Gaza.

All’inizio non eravamo sicuri se Iron Dome(Cupola d'acciaio) avrebbe funzionato, dice Elisha, ci mettevamo il casco, tenevamo giù la testa e pregavamo, quello era il momento della verità, se il nostro duro addestramento funzionava. E funziona, 85% dei missili contro il centro di Gerusalemme sono stati atterrati da noi, quando abbiamo visto quei missili fatti esplodere dalla nostra unità abbiamo cominciato a ridere e a saltare su e giù, non ci potevamo credere!

Mentre stiamo parlando le sirene risuonano sulla città ed in pochi secondi 2 razzi sono partiti dalla batteria dell’Iron Dome ad intercettare i missili. Guarda questo, sorride Elisha. Non possiamo vedere il missile in arrivo ma solo la coda bianca di fumo del nostro razzo che si fa strada nel cielo azzurro alla ricerca del missile letale. Poi vediamo un fumo grigio a circa un km sopra le nostre teste e a pochi secondi arriva il rimbombante boom dell’esplosione a mezz’aria.

Dopo una settimana di combattimento i soldati hanno più fiducia nelle capacità del sistema . Anche i civili si sentono più sicuri per questo. "La gente viene quassù dalla città per portarci pacchi di cose per ringraziarci che gli salviamo la vita" dice. Anche se questo è proibito, alcuni li facciamo passare, è bello essere uniti in questi tempi difficili, spiega Elisha, è come essere una grande famiglia, tutti vogliono aiutare.

Come la maggior parte dei Messianici d’Israele Elisha è orgoglioso di servire il suo paese, ce ne sono centinaia nell’esercito israeliano.

Molti di loro sono nelle truppe d'élite da terra che si muovono dentro Gaza.

La maggior parte sono soldati esemplari che vogliono dimostrare che la fede in Yeshua non vuol dire tradire l’eredità Ebraica, infatti la fede in Gesù da loro maggior desiderio di servire la loro nazione. “Mi sento come se stessi facendo una cosa molto importante, dice Elisha, è per la mia gente, sono felice di essere qui in un tempo come questo”. Mentre stavamo per lasciarlo ci ha chiesto di pregare per lui e gli altri soldati e lo abbiamo assicurato che lo avremmo fatto e che molti altri nel mondo stanno pregando per loro.

Speriamo che anche voi vi unirete con noi per pregare per questi giovani che adesso servono in Israele. E che Dio benedica Israele.

 

Per i nostri giovani adulti

Nel corso degli ultimi mesi abbiamo lavorato a stretto contatto con i nostri giovani adulti ed è così incoraggiante vedere molti di loro crescere in maturità e prendere decisioni personali sul seguire il Messia. Non è una cosa facile da fare in questo in questa età. Si prega di continuare a sostenere e pregare Dima e Sarah così come tutti gli insegnanti dei nostri figli e il nostro staff

 

Vostri

David e Michaella Lazarus

 

(Trad. Barbara di Egidio)

 

 

 

Ieri la manifestazione indetta da Summit, associazione presieduta
dall'On. Fiamma Nirenstein, e da altre organizzazioni di amicizia
ebraico cristiana "Per la Verità, per Israele" ha avuto un risultato
eccezionale. Nonostante i tempi brevissimi in cui è stata organizzata –
solamente due giorni - essa ha radunato un migliaio di persone con le
bandiere d'Israele e d'Italia davanti al Parlamento e grandi nomi di
tutto lo spettro della politica nazionale. Oltre cinquanta sono stati
gli speaker della maratona oratoria, tra gli altri il presidente della
Comunità ebraica romana Riccardo Pacifici, il Rabbino capo di Roma
Riccardo Di Segni, Lucio Malan, Beatrice Lorenzin, Andrea Ronchi, Mara
Carfagna, Paola Binetti, Carlo Giovanardi, Enzo Raisi, Luca Barbareschi,
Luigi Compagna, Andrea Orsini, Walter Verini...

Sono venuti a dare la loro testimonianza di rispetto e d’amore per
Israele, contro le menzogne diffuse in questi giorni di guerra. Abbiamo
scoperto di nuovo con enorme soddisfazione come l'esistenza di Israele e
la sua salvaguardia sia cara al popolo italiano e ai suoi
rappresentanti, come ormai ciascuno è in grado di identificare le
menzogne dettate dall'antisemitismo travestito da critica al governo
d'Israele.

Da Renzi, leader di primo piano della sinistra, ad Alfano, segretario
del PDL e con un messaggio scritto anche Renato Schifani, Presidente del
Senato e Gianfranco Fini, Presidente della Camera hanno spiegato come le
accuse a Israele siano dettate principalmente dal desiderio di vederlo
soccombere, e con esso l'intera nostra civiltà democratica.

“L'Italia ha costruito in questi anni - ha detto Nirenstain - un
percorso che l'ha portata fuori dall'odio di maniera per Israele visto
come nemico del Terzo Mondo e longa manus dell'imperialismo. Tutti hanno
capito che è al contrario il bastione dei diritti umani e della
democrazia, e questo ci ha unito ieri, italiani con israeliani, di
fronte al nostro parlamento, a Montecitorio.”

 

(Art. tratto da Quintuplo.it)

Rimettiamo le cose in ordine. L'esercito israeliano Tsahal ha evacuato Gaza, unilateralmente, senza condizioni, nel 2005, su iniziativa di Ariel Sharon. Da allora, non c'è più presenza militare israeliana in questo territorio che, per la prima volta, è sotto controllo palestinese. Le persone che lo amministrano — e che, tra parentesi, non sono arrivate al potere attraverso le urne ma con la violenza e al termine (giugno 2007) di uno scontro sanguinoso con altri palestinesi durato parecchi mesi — non hanno ormai, con l'ex occupante, nemmeno l'ombra di un contenzioso territoriale, come quello per esempio che aveva l'Olp di Yasser Arafat. 
Si poteva ritenere che le rivendicazioni di Arafat, e quelle di Mahmud Abbas oggi, fossero eccessive, o formulate male o in parte inaccettabili: almeno esistevano e lasciavano la possibilità di un accordo politico, di un compromesso. Mentre ora, con Hamas, prevale un odio nudo, senza parole né sfide negoziabili: solo una pioggia di razzi e missili sparati secondo una strategia che, avendo come unico fine la distruzione della «entità sionista», bisogna pur chiamare guerra totale.

Quando Israele si accorge infine di questo, quando i suoi dirigenti decidono di rompere il riserbo che per mesi li aveva portati ad accettare quello che nessun altro dirigente al mondo ha mai dovuto accettare; quando constatano, oltretutto nel terrore, che il ritmo dei bombardamenti è passato da una media di 700 lanci all'anno a quasi 200 in qualche giorno, e che l'Iran ha cominciato a consegnare ai suoi protetti i razzi Fajr-5 che possono colpire non più soltanto il Sud, ma il cuore stesso del Paese, fino ai sobborghi di Tel Aviv e Gerusalemme, e si decidono a reagire e a farlo con vigore, cosa crediamo che succeda? 
Il Consiglio di sicurezza dell'Onu, che raramente abbiamo visto negli ultimi mesi così pronto a scattare, si riunisce con urgenza: non tuttavia per dibattere dell'eventuale sproporzione della legittima difesa israeliana, ma del suo principio stesso. 
Il ministro degli Esteri britannico — al quale non auguriamo di vedere il Sud del suo Paese sotto il fuoco di una organizzazione che riprendesse il sentiero della guerra terroristica — avverte minaccioso lo Stato ebraico che, facendo il suo lavoro di proteggere i propri cittadini, perderà gli ultimi magri sostegni che egli ha la bontà di riconoscergli sulla scena internazionale. La responsabile della diplomazia europea, Catherine Ashton, comincia con lo sdoganare Hamas da attacchi che, secondo lei, sarebbero in parte fomentati da «altri gruppi armati» e — stimando nel più puro stile tartufesco che i torti siano da condividere fra gli estremisti dei due campi — si limita a deplorare una «escalation della violenza» in cui, come nella notte hegeliana, tutte le vacche diventano nere. 
Il Partito comunista, in Francia, esige «sanzioni». I Verdi, che non si son quasi sentiti né sulla Siria né sulla Libia, né sulle centinaia di migliaia di morti delle guerre dimenticate in Africa o nel Caucaso, proclamano che «l'impunità di Israele deve finire». I manifestanti «pacifisti», che non si degnano di uscir di casa quando sono Gheddafi o Assad a uccidere, scendono in piazza: ma è per dire la loro solidarietà con l'unico partito che, in Palestina, rifiuta la soluzione dei due Stati, dunque la pace. E non parliamo degli esperti in complotti che in questa storia vogliono vedere solo la mano demoniaca di un Netanyahu felice di una nuova guerra che faciliterà la sua rielezione. 
Non mi addentrerò in conteggi che dimostrerebbero a questa gente ignorante come tutti i sondaggi, prima della crisi, davano Netanyahu già vincitore. Non mi abbasserò a confidare a coloro che comunque ritengono Israele, qualsiasi cosa faccia, come l'eterno colpevole, i motivi che, se fossi israeliano, mi dissuaderebbero dal votare per la coalizione uscente. Cosa serve ricordare a tali piccoli furbi che, se c'è una manovra, una sola, all'origine dell'attuale tragedia, è quella di un establishment Hamas pronto a tutti gli eccessi e a tutte le fughe in avanti, e deciso, in realtà, a lottare fino all'ultima goccia di sangue dell'ultimo palestinese pur di non dover restituire il potere, e i relativi vantaggi, ai nemici giurati del Fatah? 
Di fronte a questo concerto di cinismo e di malafede, di fronte al due pesi e due misure, secondo cui un morto arabo è degno di interesse solo se si può incriminare Israele; di fronte all'inversione dei valori che trasforma l'aggressore in aggredito e il terrorista in resistente; di fronte all'abile gioco di prestidigitazione che vede gli Indignati di ogni Paese «eroicizzare» una Nomenklatura brutale e corrotta, spietata con i deboli, le donne, le minoranze, e che arruola i propri bambini in battaglioni di piccoli schiavi inviati a scavare i tunnel attraverso cui transiteranno i traffici fruttuosi che la arricchiranno ancora di più; di fronte all'ignoranza crassa della natura reale di un movimento di cui i Protocolli dei saggi di Sion sono uno dei testi costitutivi, e di cui è capo Khaled Meshaal, che fino a poco tempo fa lo dirigeva da una confortevole villa di Damasco, c'è una sola parola: oscenità. 

(Art. tratto dal Corriere della Sera, 22 novembre 2012)

Daniel Gal è stato l'ultimo titolare del Consolato di Israele in Italia con sede a Milano, ed è stato ospite di EDIPI nei nostri primi due Raduni Nazionali circa 10 anni fa.
Con lui Edipi ha mantenuto ottimi contatti, è stato invitato in molte chiese evangeliche italiane e spesso ha ricevuto gruppi di visitatori e turisti quando passavano per Gerusalemme.

 

Oggi si compie una settimana da quando Israele ha lanciato l’operazione ‘pilastro di difesa’, in seguito ai continui attacchi lanciati da Gaza dall’organizzazione terroristica Hamas contro la pacifica popolazione del sud d’Israele. 
A pochi giorni dalla energica reazione di Israele per metter fine a questo continuo rovescio di missili sul sud del paese, si è scatenata una pesante attività da parte dell’ONU e di molti stati per porre fine alla decisione di Israele di difendersi.

A questo proposito vi voglio raccontare un episodio della guerra d’indipendenza del 1948, che può proiettare una luce particolare sulla sull’attività diplomatica intensa di cui siamo testimoni oggi. L’episodio, avvenuto pochi giorni prima della dichiarazione di indipendenza dello stato d’Israele a maggio 48, mi è stato narrato alla fine degli anni 70.
David Ben Gurion e i capi della Haganà erano convinti che subito dopo la dichiarazione d’indipendenza d’Israele gli eserciti dei paesi confinanti, insieme a vari gruppi armati, avrebbero attaccato il paese per distruggerlo.
Perciò l’Haganà mandò emissari in giro per il mondo per cercar di acquistare armi e per mobilitare i volontari disposti ad arruolarsi e combattere in difesa del paese. 
L’eroe della storia, un ebreo inglese, già ufficiale di alto rango durante la seconda guerra mondiale nelle forze britanniche, fu invitato a raggiungere clandestinamente Israele per consigliare l’Haganà, vista la sua esperienza e la sua conoscenza in campo militare. 
Il capo dell’Haganà gli chiese di redigere in tempi brevissimi un rapporto sulla situazione per Ben Gurion. Accompagnato dai massimi ufficiali dell’Haganà, fece l’inventario delle magre risorse e delle armi a disposizione.
Concluse dicendo che, viste le intenzioni ostili dei paesi arabi confinanti con Israele, l’unica soluzione possibile era resistere una settimana, poi L’ONU e le grandi potenze, allarmate dal ‘disastro militare’ in Israele, sarebbero subito intervenute per porre fine alla tragedia.

Ben Gurion lo ricevette personalmente e lo ringraziò calorosamente, ma aggiunse che non era affatto d’accordo sulla conclusione. 
Secondo lui l’ONU e le grandi potenze sarebbero intervenute entro una settimana soltanto a una condizione: che Israele stesse già prendendo il sopravvento. 
Tutto il resto è storia. 
64 anni dopo, David Ben Gurion è ancora profeta in patria.

(Art. tratto da informazionecorretta.com

Nella ricorrenza della data di apertura del più grande campo di concentramento nazi-fascista nella provincia di Padova a Vò Euganeo, su iniziativa del Comune di Vò si terrà un evento su questa tragica vicenda.

 

In allegato, l'invito all'evento "Per non dimenticare..." l’apertura del campo di concentramento degli ebrei a Villa Venier di
Vo’ (3 dicembre 1943) e la tragica vicenda delle persone che vi furono rinchiuse.

Vorreste vivere un solo giorno così? (guarda il video)  15 secondi per salvarti la vita (guarda il video) 

Attacchi missilistici da Gaza su città israeliane (obiettivi civili) dal 2006 al 2012

 

Dati aggiornati al 13.11.12 (Fonte: ITIC) Il grafico mostra il numero di razzi e missili per anno lanciati dalla Striscia di Gaza in territorio
israeliano dal 2006 (dunque dopo il completo ritiro israeliano, senza pertanto alcun legittimo pretesto per accuse di occupazione, e dopo la
presa di potere violenta da parte di Hamas nella Striscia di Gaza) al 2012. Si vede chiaramente l’escalation ingiustificata di lanci di
missili, cessata poi bruscamente per effetto dell’operazione Piombo Fuso, tra dicembre 2008 e gennaio 2009.

Dal 2010 in poi è stato nuovamente un crescendo di lanci di razzi, missili e colpi di mortaio, sebbene non vi sia stata da parte israeliana

alcuna azione militare.  Casa privata a Netivòt centrata da un razzo lanciato dalla Striscia di Gaza (foto: Portavoce IDF) Si vede chiaramente dal grafico come il numero dei missili lanciati nel 2012 abbia raggiunto un picco insopportabile e intollerabile, pari quasi a quello precedente
l’operazione Piombo Fuso. Tutto questo, però, nell’assoluta indifferenza della comunità internazionale, di Onu, Commissione per i Diritti Umani, governi, stampa internazionale e “pacifisti”, risvegliatisi invece improvvisamente adesso che Israele è stato costretto a intervenire in
difesa dei cittadini del sud del Paese esposti al lancio di missili.  Resti di un’automobile colpita da un razzo palestinese nella città
israeliana di Beer-Sheva (foto: Portavoce IDF) Dall’inizio del 2012, come si vede nel grafico, più di 800 missili sono stati lanciati dalla
Striscia di Gaza governata da Hamas, contro i centri abitati in territorio Israeliano; più di 200 soltanto la scorsa settimana.  Tami
Shadadi controlla i danni subiti dalla sua casa a Sderot (12 nov. 2012), colpita da un razzo lanciato da terroristi palestinesi dalla Striscia di
Gaza (foto: Reuters) La vita di oltre un milione di israeliani è sotto minaccia, e la vita quotidiana nel sud di Israele è stata bruscamente
interrotta e gravemente scombussolata. Sono sospese le quotidiane attività scolastiche e lavorative, la gente dorme nei rifugi. 
Israeliani corrono a ripararsi, allertati dalla siren ache lancia l’allarme di attacchi missilistici a Kiryat Malachi (foto: Reuters)
Tutto questo NON dopo l’intervento israeliano di questi giorni, ma PRIMA, settimane, mesi prima, così come risulta chiaramente dal grafico.
Questa è l’amara realtà per oltre un sesto della popolazione israeliana negli ultimi anni. Questa attività terroristica è messa in atto da Hamas
e da altre organizzazioni terroristiche che operano sotto la protezione di Hamas.  Kiryat Malachi, 15 novembre 2012 (foto: GPO/Moshe Milner). Soltanto nella giornata di ieri tre civili israeliani sono rimasti uccisi nelle loro abitazioni, nella città di Kiryat Malachi, da un razzo
di Hamas che ha colpito l’edificio. Altre persone, compreso un bambino di 4 anni, sono rimaste ferite.  Mirah Scharf, 25 anni, Aharon Smadja, 49 anni, e Itzik Amsalem, 24 anni, uccisi il 15 novembre a Kiryat Malachi, nella loro abitazione, da un missile lanciato da Gaza.  Un
neonato israeliano ferito nell’attacco missilistico in cui sono rimasti uccisi tre civili israeliani a Kiryat Malachi (Foto: Reuters/Gideon
Rahamim) Ma l’Alto Commissariato per i Diritti Umani dell’Onu tace ancora. Non una parola di simpatia è giunta, non una parola di
preoccupazione per la violazione dei diritti umani dei cittadini israeliani. Soltanto un assordante silenzio. Anche Israele ha i suoi
diritti umani. l’Alto Commissariato semplicemente non se ne cura.

Sito del Ministero degli Esteri israeliano sugli attacchi missilistici da Gaza nel sud di Israele:
http://embassies.gov.il/Israel-Under-Fire/Pages/default.aspx Altri link:
Galleria di immagini dalla vita quotidiana nel sud di Israele:
http://embassies.gov.il/Israel-Under-Fire/Pages/ImageGallery.aspx
Canale Youtube “Israel under fire”: http://www.youtube.com/IsraelUnderFire

Sito del Ministero degli Esteri israeliano: http://www.mfa.gov.il

Sito dell’Ambasciata d’Israele in Italia: http://embassies.gov.il/rome

 

(tratto da Newsletter dell'Ambasciata Israeliana)


Dichiarazione dell’On. Fiamma Nirenstein, Vice Presidente della
Commissione Esteri:

“Due giorni fa ero in Israele con una delegazione dell'Associazione
Parlamentare di Amicizia Italia - Israele da poco rientrata, dunque, mi
raggiunge la notizia dell'uccisione volontaria di tre civili innocenti
nella loro casa di Kiryat Malachi, causata dal lancio di 450 missili in
48 ore indiscriminatamente su una popolazione di un milione e mezzo di
civili del Sud. Dico "volontaria" perché è evidente che il bombardamento
è indirizzato alla popolazione civile, come sempre peraltro da quando
nell’agosto 2005 Israele ha sgomberato Gaza, oggi interamente nelle mani
dei palestinesi di Hamas. Da allora dalla Striscia, con qualche
intervallo, piove su Israele un insopportabile quantità di missili in
parte di lunga gittata (Fajr) di probabile fabbricazione iraniana, in
parte Grad, Katyusha e razzi vari”.

Continua Nirenstein: “L'Associazione ha visitato la popolazione e
portato la sua solidarietà in un kibbutz, Kfar Asa, duramente colpito
nei giorni scorsi. Abbiamo visto i bambini rinchiusi da giorni nelle
stanze blindate, le case bombardate, i negozi chiusi, la gente pronta a
raggiungere in quindici secondi i rifugi costruiti in ogni casa. Abbiamo
ascoltato episodi di morti e di feriti. La mia impressione è che gli
israeliani abbiano vissuto e vivano nelle ultime settimane una
condizione inaccettabile per qualunque Paese, incluso il nostro, in cui
si colpisce gratuitamente e con studiata crudeltà la popolazione civile.
Penso anche che l'esercito israeliano abbia cercato di contenere al
massimo il numero dei palestinesi uccisi nell'ambito dell'operazione in
corso, Israele non ha mai cercato altro che di fermare il lancio di
missili colpendo i responsabili e i nidi di armi, e che l'esposizione
volontaria che Hamas fa dei propri civili rende molto difficile
un'operazione mirata con perfezione, della qual cosa certamente ci
dobbiamo dispiacere sperando che anche Gaza un giorno pensi al proprio
sviluppo e alla propria gente piuttosto che alla distruzione di Israele.
Dall'altra parte, è chiaro che l'enorme investimento israeliano nella
vita degli abitanti con un sistema di protezione capillare, un rifugio
per ogni casa e il continuo investimento per proteggere le scuole e i
luoghi di lavoro, rendono più difficile colpire i civili. Per questo il
numero di morti è contenuto nonostante i lanci ormai continui e senza
tregua. Speriamo che quanto prima il fuoco di guerra si spenga, ma è
evidente che al di là della logica pena umana per ogni morto e ferito,
occorre che l'organizzazione terrorista Hamas cessi dalla sua insistita
determinazione a distruggere lo Stato d'Israele. Molte famiglie simili
alle nostre stanotte stanno di nuovo per affrontare una notte di incubo
nei rifugi sotto un attacco che cerca i civili per ucciderli, e a loro
va la nostra solidarietà mentre speriamo nella pace”.

 

 

(Notizia tratta da fiammanirenstein.com)

Ucciso Jabari, leader militare di Hamas. La replica del gruppo
terrorista: "Si aprono le porte dell'inferno"

Ci ha pensato a lungo il governo israeliano prima di sferrare
l’operazione “Amud Ashan”, colonna di fumo, con l’uccisione mirata del
capo del braccio armato di Hamas, Ahmad Jabari, responsabile di un
numero di assassinati israeliani che si conta a centinaia. Le
conseguenze saranno dure: già piovono molti missili Grad sulla città di
Beersheba, il cielo sul deserto del Negev è percorso da strisce di
livida luce, la gente è nei rifugi anche nel resto del sud d’Israele;
Gaza vive a sua volta una notte di incubo, l’aviazione colpisce i
depositi dei missili Fajr 5 e forse altri due capi di Hamas sono statoi
uccisi. Hamas ha dichiarato che per gli ebrei “si aprono le porte
dell’inferno”; il Sinai è tutto percorso dal terrore antisraeliano, ora
a caccia; l’Iran potrebbe ordinare agli Hezbollah, al nord, di aprire il
fuoco; e l’Egitto del presidente Morsi, che minaccia di ritirare
l’ambasciatore se Israele non cessa dagli attacchi, può reagire in
maniera furiosa in difesa di Hamas, anch’esso parte dei Fratelli Musulmani.

Jabari se ne andava in giro in macchina in pieno giorno, evidentemente
sicuro che Netanyahu non avrebbe osato o non avesse le informazioni
giuste, oppure che il suo viaggio al Nord insieme a Ehud Barak
testimoniasse un disinteresse per Gaza. Eppure l’avviso era venuto
diretto e e preciso sia dal Premier che da Barak: “Agiremo quando meno
se l’aspettano, come vorremo, quando vorremo” E ancora, rivolto agli
ambasciatori convocati a Ashkelon: “Nessun Paese al mondo potrebbe
accettare che la sua popolazione sia bombardata ogni giorno, Hamas deve
smettere pena la fine”. L’alternativa era fra un’invasione da terra come
nel 2008-9 o un urlo deciso fino nell’orecchio di Ismail Hanje, il primo
ministro, e gli altri capi di Hamas: è proibito sparare missili su un
milione e mezzo di cittadini innocenti del sud d’Israele. L’aviazione
israliana ha seguitato per qualche ora a tempestare i depositi di armi e
razzi, specialmente di missili Fajr 5 di lunga gittata, e le
istallazioni militari; il numero di morti, pari per ora a dieci, sembra
indicare che il governo rispetto a un’operazione di terra con molte
vittime e reazioni internazionali imprevedibili, preferisca intervenire
dall’aria. In questi giornoi, il sud di Israele aveva subito una pioggia
di 190 missili. “Missili di tipo nuovo” ci spiegava qualche ora fa nel
suo kibbutz attaccato a Gaza, Kfar Asa, il parlamentare di Kadima Shai
Hermesh mostrando a un gruppo di parlamentari italiani in visita mura
ferite, alberi spezzati, grandi buchi rotondi nel soffitto delle case da
cui la gente è fuggita mentre la sirena urlava “colore rosso”, tzeva
adom, con i bambini in braccio “missili più grossi che presto
arriveranno a Tel Aviv. L’Iran li ha riforniti, le mura spesse venti
centimetri non bastano. Abbiamo fornito a ogni casa un rifugio con
quaranta centimetri di muro e finestre blindate. Abbiamo solo quindici
secondi per raggiungerlo, ma il governo ha speso 250 milioni in due anni
per proteggere tutto”.

Questa è la ragione per cui i morti non sono tanti, spiega bene Hermesh,
e certo non la solita proposizione propagandistica per cui quei missili
non fanno tanto male. A Gaza, mettono i loro bambini davanti ai
combattenti, noi abbiamo rifugi per tutti, uno per uno, insiste. Hermesh
ci mostra un asilo nido chiuso e blindato dove decine di bambini di tre,
quattro anni, passano tutto il tempo; non si va mai all’aria aperta. Per
gli adulti, il lavoro è in rovina, niente negozi aperti, niente
passeggiate, uffici chiusi, e tutto questo punteggiato da distruzioni e
danneggiamenti a scuole, case... anche la fermata dell’autobus è
blindata. Dice Adriana Katz, psichiatra di Sderot, città colpita: “Le
sindromi gravi che curiamo nei bambini e nella popolazione sono
sconosciute, perchè non si trarra di “post trauma” perchè appena stai un
pò meglio ti cade addosso un altro missile, e il trauma si rinnova.
Niente “post”. Ad ogni ora un nuovo personaggio del governo Egiziano
rinnova la minaccia di guerra, tutto il vicinato minaccia. La notte che
si avvicina, dice Hermesh, sarà molto dura, pioverà fuoco qui, ma la
gente è decisa a tornare a una vita di pace, vuole fermare i missili.
Difficile da capire per l’Europa? Difficilissimo!

 

(notizia tratta da Il Giornale, 15 novembre 2012)


Il 2° Convegno Internazionale EDIPI del 6-7-8 dicembre a Pomezia-Roma (www.aliyah.edipi.net) si stà arricchendo di contenuti. Infatti è stata confermata la partecipazione dell'Ambasciatore di Israele in Italia, Naor Gilon, che ci parlerà della situazione politico-economica in
Israele alla luce della recente recrudescenza del conflitto arabo-israeliano.
Inoltre sarà presentata in anteprima la nuova iniziativa editoriale dell'Istituto Biblico Evangelico Italiano, fondamentale per riportare
l'insegnamento su Israele nei corretti binari biblici.
L'autore è il prof. Rinaldo Diprose, già direttore degli studi dell'IBEI e socio fondatore di EDIPI di cui è consulente teologico.
Si tratta di un manuale di studio, un vero strumento didattico, utile sia per la ricerca personale che per l'insegnamento nella chiesa;
allegato ci sarà un "Libretto degli esami" da utilizzare all'occorrenza con test molto agili.
Il corso ISRAELE E LA CHIESA (IBEI Edizioni), di Rinaldo Diprose, si divide in due parti principali.
Le prime sei lezioni presentano l'Israelologia biblica e l'insegnamento biblico su quello che dovrebbe essere il rapporto fra Israele e la Chiesa. Nelle lezioni 7-9 vengono esaminati l'origine della Teologia della Sostituzione (nei secoli II - V) e gli effetti prodotti da quest'errore teologico in altri settori del pensiero e della pratica della Cristianità. Segue una lezione sul ritorno alle Scritture, a partire dalla seconda generazione dei riformatori e, infine, una valutazione, sempre alla luce delle Scritture, della direzione che sta
prendendo il dialogo giudeo-cristiano avviato dopo la /Shoah/."

Martedì 13 Novembre 2012 09:55

Convegno su Levi Civita

Il 22 novembre a Padova dalle ore 9:15 fino alle ore 18:30, organizzato dall'Univesità di Padova e dall'Istituto Veneto per la Storia della Resistenza e dell'età contemporanea, si terrà  presso la sala Livio Paladin  del Municipio di Padova, un importante convegno sulla vita di Levi Civita.
Nel 90° anniversario della scomparsa di Giacomo Levi Civita, che fu sindaco di Padova dal 1904 al 1910 e senatore nel 1908, si parlerà dell'importante esperienza ebraica a Padova e nel Nord-Est a cavallo dell'Otto e Novecento.

Domenica 11 Novembre 2012 07:36

Incontri sull'Ebraismo e su Israele

Il mese di novembre si rivela quanto mai interessante per una serie di incontri sull'Ebraismo e su Israele che si terranno a Padova.
In alcuni casi la presenza della sezione locale di EDIPI è assicurata anche per promuovere il prossimo Convegno Internazionale EDIPI di Pomezia-Roma.


Nel dettaglio:
martedì 6/11/12 alle ore 20:45 presso il Salone Lazzati - Casa Pio X in via Vescovado 27 a Padova, il Gruppo di Studio e Ricerca sull'Ebraismo organizza l'incontro "Chiesa cattolica ed ebrei nella storia: questioni storiografiche", relatore sarà Gadi Luzzato Voghera;


martedì 20/11/12 sempre alla stessa ora e nello stesso posto, Claudia Bertazzo relazionerà su "Storia sociale degli ebrei a Padova tra Medioevo e prima Età Moderna. Banchieri, artigiani e nullatenenti";
giovedì 22/11/12 alle ore 20:15 presso l'Hotel Sheraton di Padova,
l'Associazione Italia Israele, in collaborazione con il Rotary Abano-Montegrotto e il Rotary Euganea Soroptimist Club di Padova, presenterà l'Ambasciatore di Israele in Italia Naor Gilon che terrà la conferenza
"La situazione mediorientale attuale"

Ciclo di conferenze pubbliche 

Luogo: Mondolfo (PU) 
presso il salone Aurora, Via Cavour 21 

Venerdì       9 novembre - ore 20.30 
Sabato      10 novembre - ore 16 
Domenica  11 novembre - ore 16 

Relatore: Marcello Cicchese 

Organizzato dalla Chiesa Cristiana Evangelica di Marotta 
tel. 3398268687 - 3498791842

Un antico proverbio veneziano dice: "Se ti conti sempre na bala...
ti lassi ea gente in bala"

Ovvero : raccontando sempre menzogne rendi ubriaca la gente e cioè senza intendimento e ingannabile!
Eloquente introduzione all'articolo che segue.

 

Teologia della Delegittimazione: quando Natale comincia prima siamo tutti più palestinesi di Giovanni Quer

Il Primo Ministro palestinese Salam Fayyad aveva dichiarato nel dicembre 2011 che "Gesù era palestinese" e che il Natale "è un'occasione per celebrare l'identità palestinese di Gesù Cristo".

Per una tradizione stabilita con Arafat, il presidente dell'ANP partecipa alla Messa di Natale, in segno di istituzionale rispetto e amicizia verso la comunità cristiana. Tuttavia, la realtà si mostra ben diversa dalle convenzioni diplomatiche, con una comunità cristiana agonizzante a causa dell'intolleranza della comunità islamica.

Grazie al silenzio sulla persecuzione della comunità cristiana in Palestina, si sta affermando una teologia della delegittimazione di Israele che, da un punto di vista ideologico, "ruba" Gesù al contesto ebraico per farne un martire palestinese, mentre da un punto di vista politico, sfrutta la religione cristiana, ed in particolare la festa del Natale, per demonizzare Israele.

Gesù palestinese
La moderna teologia della sostituzione, che sradicava Gesù dal contesto ebraico in cui è nato e vissuto per fare della comunità cristiana la nuova e vera Israele, passa per la delegittimazione e la demonizzazione di Israele.
L'operazione politico-teologica si basa su due argomentazioni: "Gesù era palestinese", de-ebraicizzando la sua figura, e "Gesù ha sofferto come soffrono il palestinesi". La de-ebraicizzazione della figura di Gesù è funzionale alla lotta politica di delegittimazione e demonizzazione di Israele poiché ripropone la retorica cristiana (antisemita) della sofferenza di Gesù per mano degli ebrei in chiave contemporanea attraverso un semplice sillogismo: Gesù era palestinese, gli ebrei hanno perseguitato Gesù, gli ebrei perseguitano i palestinesi.
Su questo punto esiste già una cospicua letteratura e una consolidata attività giornalistica. Si può citare, ad esempio, "Christianity and Its Connection to Islam" di Samih Ghanadreh, che durante un'intervista sulla TV dell'ANP aveva ripreso le parole di Arafat definendo Gesù un martire - shahid

In italiano si può citare "Un palestinese porta la croce" di Geres Sa'ed Khoury, che propone una teologia palestinese incentrata sulla sofferenza del suo popolo sotto l'occupazione israeliana.

Infine, a livello giornalistico l'agenzia di notizie sulla Palestina "Maan" si distingue per la pubblicazione di articoli che tentano di spiegare l'identità palestinese di Gesù.

La mistificazione della figura storica di Gesù si concretizza in precise azioni di delegittimazione che colgono la retorica cristiana in chiave demonizzatrice.

L'occupazione nella retorica natalizia
Le organizzazioni attive nel movimento BDS (Boicottaggio, Delegittimazione e Sanzioni) usano sempre più le festività cristiane per costruire campagne di demonizzazione contro Israele. In particolare, le campagne di demonizzazione anti-israeliana usano il Natale per assicurarsi ampia propagazione mediatica, sfruttando una diffusa retorica della bontà.
Il movimento di solidarietà Palestina-Irlanda (Irland-Palestine Solidarity Campaign) vende delle cartoline natalizie in cui il velo di Maria nell'immagine della Madonna col Bambino diviene una bandiera palestinese. Così altre raffigurazioni demonizzanti compongono gli "auguri natalizi", come i Re Magi fermi bloccati dal muro di separazione, i soldati israeliani che perquisiscono Giuseppe mentre Maria sull'asino si mostra sofferente col pancione.
Nei blog della delegittimazione si leggono titoli e frasi dal profondo valore demonizzante. Tra queste: "Cristo sotto occupazione" - "Christ Under Occupation", dal blog uprootedpalestinians ; "la comunità cristiana in estinzione nella Terra Santa occupata", dal sito "gulfnews"; nel sito "mondoweiss", che si propone di esporre la prospettiva ebraica liberal sul Israele, si può vedere un video con un albero di Natale che viene tagliato da una motosega per ogni occasione in cui Israele avrebbe inflitto sofferenza nei palestinesi.

In inglese questa operazione teologico-politica è definita "stealing Christmas". In Italia si organizzano vari eventi di "solidarietà" in occasione del Natale, che spesso coinvolgono la Palestina come esempio di luogo di sofferenza verso cui dimostrarsi solidali nella festività in cui la retorica della "bontà e della speranza" è facilmente riciclabile dalla propaganda emotiva.

La teologia della delegittimazione affonda le proprie radici nella teologia della sostituzione, superata da Giovanni XXIII e da Giovanni Paolo II che hanno fatto del dialogo ebraico-cristiano il forum di conciliazione dopo secoli di persecuzioni antiebraiche e odio antisemita. La riformulazione dei principi base di questa teologia in chiave politica da parte del movimento BDS è l'ennesima manifestazione dell'antisemitismo travestito da antisionismo, che sfrutta la propaganda emotiva usando linguaggio e simboli delle festività cristiane per demonizzare Israele. L'impegno nel mistificare la storia è cieco di fronte alla sofferenza delle comunità cristiane perseguitate dal montante islamismo.

 

(notizia tratta da Informazione Corretta del 25/10/2012)

Parte II: La Questione di una Dichiarazione Unilaterale di uno Stato di Palestina


Dal 1920 al 1948

Dopo la Dichiarazione di Sanremo del 1920 successivamente trascorsero molti anni dall’adozione del Mandato nel 1922 alla creazione dello Stato di Israele nel 1948. Un evento che accelerò la creazione dello Stato di Israele fu il voto dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1947 per la partizione della Palestina (Risoluzione 181 (II)), raccomandando l’istituzione di uno Stato Ebraico e di uno Stato Arabo in quel territorio. Sebbene le risoluzioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite abbiano una valenza pari esclusivamente a raccomandazioni e non siano dunque legalmente vincolanti,

gli Ebrei accettarono il piano di partizione, mentre gli Arabi lo rigettarono.

Il Regno Unito di Gran Bretagna rinuncio’ al suo ruolo di Mandatario e si ritiro’ dal territorio il 14 maggio 1948.


La Dichiarazione dello Stato d'Israele

Quello stesso giorno, con effetto dalla mezzanotte, gli Ebrei dichiararono lo Stato

di Israele. Il giorno seguente, gli eserciti di cinque nazioni arabe circostanti attaccarono immediatamente il nuovo Stato Ebraico (Guerra d’Indipendenza d’Israele). GliArabi vennero inaspettatamente sconfitti.

La Giordania, tuttavia, annesse illegalmente la Giudea e la Samaria. Israele riacquisto’ il controllo del suo territorio di mandato nel corso di una guerra di auto-difesa, la Guerra dei Sei Giorni, nel 1967. Nonostante tali eventi abbiano influenzato la rilevanza del Mandato, in modo particolare avendo portato alla realizzazione del suo scopo primario, la creazione di uno Stato Ebraico, alcuni aspetti fondamentali del Mandato rimangono validi e legalmente vincolanti, e sono estremamente rilevanti per la determinazione delle “questioni chiave” che devono essere negoziate fra le due parti circa lo “status permanente” (o “status finale”) di Gerusalemme e della “Cisgiordania/West Bank”.

Al fine di ottenere la giusta prospettiva nel considerare l’ambito legale internazionale in cui si inserisce la questione di uno Stato palestinese dichiarato tale a livello unilaterale, con la parte orientale di Gerusalemme come capitale, potremmo aver bisogno di andare oltre la legge, per se, al fine di tenere conto dell’impatto dell’opinione pubblica sulla formulazione delle consuetudini legali e delle leggi internazionali codificate. Di conseguenza, bisognerebbe attrarre

l’attenzione al livello in cui le risoluzioni eque ai “problemi principali” dell’odierno conflitto israeliano/arabo palestinese possano essere esacerbate da iperboli linguistiche, distorsioni dei fatti o manovre puramente politiche e calcolata retorica. Parte della retorica risente dell’esigenza critica di essere esposta alla luce della terminologia e precisione legale, altrimenti può facilmente portare a una crassa distorsione della verità, che può dare luogo persino a risposte legali

internazionali sconsiderate.

Prendiamo per esempio l’identità “palestinese”. Al momento della decisione di Sanremo e del risultante Mandato per la Palestina, il territorio allora noto come “Palestina” venne designato espressamente per la “ricostituzione” del “focolare nazionale” del popolo ebraico soltanto. Mentre erano state intraprese debite misure per proteggere I diritti degli Arabi e degli altri abitanti, solo gli Ebrei erano un popolo rimasto senza una patria. Questo era in realtà lo scopo preciso del

Mandato per la Palestina e il suo predecessore, la Dichiarazione Balfour.


L'equivoco Palestina

Al momento del Mandato, sarebbe stato più preciso fare riferimento agli “Ebrei palestinesi” e agli “Arabi palestinesi” (insieme ad altri abitanti non ebrei), ma a motivo della creazione dello Stato di Israele, gli Ebrei palestinesi mantennero il loro antico nome di “Israeliani” mentre i non ebrei (principalmente, ma non tutti, arabi) si appropriarono del nome di “Palestinesi”, con il risultato di essere spesso erroneamente considerati come i legittimi abitanti del territorio. In realtà,

la terra denominata “Palestina” copre un territorio denominato dagli Ebrei “Terra Santa” molto prima che il nome “Palestina” fosse utilizzato per la prima volta da Greci e Romani. La verità è che il territorio un tempo noto come “Palestina” non è mai stato, né dal momento in cui tale nome venne utilizzato né prima, una nazione araba, ovvero non è mai stato designato come nazione araba. Questa nomenclatura, tuttavia, apporta un forte impatto psicologico con l’inferenza che i

precedenti abitanti arabi della Palestina sarebbero i veri “Palestinesi”

e che essi soltanto fanno parte della “Palestina”.

Per quanto riguarda la questione dei rifugiati, la definizione legale di “rifugiato” è la seguente: “una persona che fugge o viene espulsa da una nazione, soprattutto a causa di persecuzione e cerca riparo in un’altra nazione” (Black’s Law Dictionary). L’attuale difficile situazione di coloro che vivono nei campi dei rifugiati è davvero deplorevole ed evoca giustamente la compassione del mondo, ma la maggior

parte dei Palestinesi identificati come “rifugiati” sono distanti più di una generazione dagli eventi che causarono la fuga della generazione precedente.

A vaste aree di terra araba fu concessa l’indipendenza generazioni fa e poterono facilmente accogliere tutti questi sfortunati “rifugiati” che sono diventati uno spettacolo per sei decenni invece di integrarsi come membri produttivi della società fra la loro gente. In aggiunta agli altri territori del Mandato di Sanremo che ottennero la condizione di Stato prima di Israele, e avrebbero potuto facilmente assorbire i loro fratelli arabi, la Cisgiordania fu ripartita appositamente per gli Arabi palestinesi all’interno del territorio originariamente destinato al focolare nazionale ebraico. Ciò fornì già un ‘nuovo Stato’ legittimo agli Arabi entro il territorio della “Palestina”.

Il diritto internazionale non ha mai dovuto cimentarsi con la questione dell’‘ereditarietà’ dello status di rifugiato, e tale situazione è divenuta unica nella storia umana.

Per quanto riguarda le “linee del 1967”, come punto di riferimento per un nuovo potenziale Stato palestinese, esiste una menzione costante di ritiro entro i “confini del 1967”. Prima di tutto questa terminologia è legalmente scorretta. Il termine “confini” viene generalmente utilizzato nella giurisprudenza internazionale per indicare dei “confini nazionali”, cosa che le “linee” del 1967 sicuramente

non sono.


Confini e linee di demarcazione

La giurisprudenza internazionale definisce come “confine” “una delimitazione fra una nazione (o una suddivisione politica [di tale nazione]) e un’altra” (Black’s Law Dictionary). Tali confini nazionali non sono mai stati stabiliti per il rinato Stato di Israele.

Le “linee” del 1967 sono linee puramente militari di non attraversamento (“linee di demarcazione di armistizio”), derivanti dalla Guerra di Indipendenza di Israele del 1948. E’ stato espressamente ribadito nel corso dei numerosi accordi di armistizio del 1949 tra Israeliani e Palestinesi, che queste “linee” né rappresentano confini nazionali, né pregiudicano la futura negoziazione bilaterale degli stessi.

Queste linee di armistizio del 1949 restarono valide fino allo scoppio della Guerra dei Sei Giorni nel 1967. Collegarle alla guerra del 1967, in cui il territorio perduto venne recuperato dalle forze di difesa israeliane, sotto attacco, chiamandole i “confini del 1967” invece che le linee di armistizio del 1949, favorisce l’errata nozione che si tratti di “confini” illeciti, compromettendo profondamente la questione e i suoi esiti.

Eugene Rostow, Sottosegretario di Stato statunitense per gli Affari Politici nel 1967, nonché uno degli autori della Risoluzione 242 del Consiglio Nazionale per la Sicurezza delle Nazioni Unite del 1967 relativa a confini “sicuri e protetti”, affermò nel 1990 che tale Risoluzione e la successiva Risoluzione 338 del Consiglio di Sicurezza “ . . . si basano su due principi: Israele può gestire il territorio fino a

quando i suoi vicini arabi non faranno la pace e quando la pace sarà fatta Israele dovrà ritirarsi entro ‘confini sicuri e riconosciuti’, che non devono necessariamente essere gli stessi delle Linee di demarcazione dell’armistizio del 1949”. In altri termini, le linee del 1967 non sono affatto “confini”, e questo termine non dev’essere utilizzato per creare e perpetuare l’impressione che Israele abbia illegalmente trasgredito i confini di un altro Stato, quando non è affatto così.

Analogamente, per quanto riguarda i territori disputati, l’uso diffuso dei termini “territori occupati” invece che “territori disputati” (cosa che corrisponde alla realtà) ha un enorme impatto psicologico che può dare luogo a ramificazioni reali e persino legali.

Inoltre, questo linguaggio e ciò che tende a connotare (“occupazione belligerante”)

ignorano totalmente il linguaggio del trattato internazionale, che utilizza il termine “ricostituito”, così come contenuto nel Mandato per la Palestina.


La questione degli “INSEDIAMENTI”

l territorio ricostituito preclude un’“occupazione belligerante”, anche se i confini nazionali permanenti devono ancora essere negoziati.

Uno Stato non può, per definizione, essere una “potenza di occupazione belligerante” in un territorio che viene “ricostituito” nel proprio nome, secondo le norme di uno strumento legalmente vincolante di diritto internazionale. L’“occupazione si verifica quando uno Stato belligerante invade il territorio di un altro Stato con l’intenzione di mantenere tale territorio almeno temporaneamente”

(West’s Encyclopedia of American Law).

Il territorio reclamato da Israele nel 1967 non è mai stato legittimamente “il territorio di un altro Stato”, né Israele lo ha ottenuto con una guerra di aggressione.

Esso in realtà era un territorio specificatamente designato per un focolare nazionale ebraico, secondo il Mandato per la Palestina legalmente vincolante del 1922.

Uno stretto corollario a tutto ciò è rappresentato dalla questione degli insediamenti. La delicatezza di tale questione è esacerbata dal fatto che la legalità/illegalità di tali insediamenti si basa su fattori che potrebbero non seguire norme prescritte di diritto internazionale, ma che sono di fatto complicati dalla natura unica del caso di Israele.

Per esempio, spesso si afferma che tali insediamenti violano l’Articolo 49 della Convenzione di Ginevra (IV), ma l’inclusione di tale articolo nella Convenzione aveva uno scopo ben diverso da quello di governare circostanze come quelle esistenti nell’odierna Israele.

L’intento degli autori era quello di proteggere i civili vulnerabili in tempi di conflitti armati, creando uno strumento legale internazionale che avrebbe

dichiarato illegittima qualsiasi deportazione coatta come quella sofferta da oltre quaranta milioni di tedeschi, sovietici, polacchi, ucraini, ungheresi e altri, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Nel caso di Israele, in base alla legislazione internazionale, così come rappresentata dal Mandato per la Palestina, agli Ebrei non solo veniva permesso

di insediarsi in ogni parte della Palestina, erano addirittura incoraggiati a farlo, non venivano però deportati o trasferiti con la forza dal governo. Di conseguenza, chiamare “illegali” gli insediamenti israeliani di “Gerusalemme est”, della Giudea e della Samaria non è un’applicazione appropriata della Quarta Convenzione di Ginevra.

Gerusalemme

La questione di Gerusalemme è forse la più volatile di tutte.

A motivo della sacralità di questa Città per molti, è diventato evidente che le posizioni di Israele e Palestinesi riguardo alla Città Vecchia sono a tutti gli effetti irriconciliabili. La prova di questo fatto è che essa non fu nominata nel Framework for Peace (Quadro per la Pace) in Medioriente, adottato negli Accordi di Camp David del 1978 fra Israele ed Egitto.

In quest’ultimo caso, Gerusalemme era in realtà inclusa nell’ordine del giorno ma fu lasciata fuori dai veri e propri accordi a causa dell’incapacità delle due parti di risolvere le loro fondamentali discrepanze su questa seria questione. Il fallimento del Summit di Camp David del luglio 2000 sottolineò ancora una volta

il significato della questione di Gerusalemme e della Città Vecchia.

Arrivando al ruolo delle Nazioni Unite nel corrente dibattito, bisogna ricordare che, secondo la Carta delle Nazioni Unite, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite non ha il potere di creare decisioni legalmente vincolanti. Le Risoluzioni dell’Assemblea Generale possono solo raccomandare, ma non hanno forza vincolante.

Pertanto, anche se si dovesse arrivare ad una Risoluzione che “riconoscesse”

gli “Arabi palestinesi” quale entità politica/Stato, ciò non costituirebbe, di per sé, la creazione di uno Stato di Palestina ai sensi della legislazione internazionale, non più di quanto la Risoluzione 181 (II) (il Piano di Partizione delle Nazioni Unite) del 1947 abbia creato lo Stato di Israele.

Inoltre, entrambe le parti si sono impegnate a seguire la via dei negoziati per arrivare ad uno “status permanente”. La leadership dell’OLP promise nel 1993 di affidare ai negoziati la risoluzione di praticamente tutte le questioni importanti relative allo “status permanente”.

A norma dell’Accordo ad interim (Oslo II) del 1995, le parti si impegnarono a non agire unilateralmente per modificare lo status dei territori prima di aver raggiunto risultati attraverso i negoziati sullo status permanente. Venne chiaramente statuito e concordato che: “… nessuna delle parti avrebbe iniziato o intrapreso alcun passo

che modificasse lo status della Cisgiordania e della striscia di Gaza prima dei risultati dei negoziati sullo status permanente”.

Una dichiarazione unilaterale dello Stato Palestinese sarebbe pertanto in violazione dell’impegno preso ed espresso in uno strumento legale internazionale, come anche in dichiarazioni pubbliche e documenti ufficiali e pubblicati.

Conclusione

Per riassumere, il conflitto non è un conflitto tradizionale sui confini.

Questo non è neanche il vero problema, come dimostra il fatto che i confini rimangono fino a questo momento indeterminati. Si tratta di un conflitto sui diritti storici e sul bisogno, riconosciuto a livello internazionale, di un ‘popolo’ unificato ad ottenere un proprio posto (e spazio territoriale) dove poter tornare a ‘casa’ dopo duemila anni di ‘apolidia’ e separazione dalla Terra dei loro padri, l’unico posto che definiscono “santo” e l’unica Terra che abbiano mai chiamato “patria”.


 

 

TRADUZIONE: Solo la versione originale inglese fa fede Wallace_Legal Rights

Traduz. Monica Tamagnini


Uno degli scopi ed obbiettivi di EDIPI è quello di rendere consapevole la Chiesa del rapporto che esiste fra la teologia della sostituzione e il pregiudizio antisemita e, conseguentemente promuovere il ravvedimento e la richiesta di perdono a Dio.
D'altro canto solo rimuovendo i contenziosi spirituali che rallentano l'avanzamento del Regno di Dio, possiamo sicuramente entrare nella benedizione di Dio (Gen. 12:3).
Ricordiamo che EDIPI è nato dopo la richiesta di perdono a Dio che fu inoltrata nel settembre del 2002 a Gerusalemme nella convocazione di Tom Hess: la distruzione del Tempio e sucessivamente di Gerusalemme da parte dei Romani fu l'oggetto della nostra richiesta di perdono.
Anche in altre occasioni abbiamo cercato di eseguire delle evidenti azione pratiche che realizzassero delle forti risonanze spirituali (1Cor.15:46) come nel caso della II Dichiarazione di Sanremo del 25 aprile 2010 o in vari casi legati al colpevole coinvolgimento dell'Italia con il nazi-fascismo.
Consideriamo quindi di grande importanza questo evento di intercessione e richiesta di perdono che verrà fatto il 28 ottobre sul Ponte Milvio:
data e luogo che possono accostarsi alla nascita dell'antigiudaismo religioso.

 

 

 

 

 

Di seguito lettera e richiesta di Matthias Winkler

In questo giorno storico ci rendiamo conto, come cristiani delle diverse denominazioni della colpa nei confronti degli ebrei. Perciò preghiamo e confessiamo:

"O Signore, Dio grande e tremendo, che conservi il tuo patto e la tua misericordia con quelli che ti amano e osservano i tuoi comandamenti, abbiamo peccato e abbiamo agito perversamente, siamo stati malvagi e ci siamo ribellati, allontanandoci dai tuoi comandamenti e dai tuoi decreti". (Daniele 9:4-5)

"O mio DIO, io sono confuso e mi vergogno di alzare la mia faccia a te, o mio DIO, poiché le nostre iniquità si sono moltiplicate fin sopra il nostro capo, e la nostra colpa è giunta fino al cielo. 7 Dai giorni dei nostri padri fino al giorno d'oggi siamo stati grandemente colpevoli...." (Esdra 9:6-7)

Abbiamo braccato Israele, il Tuo popolo, per secoli: li abbiamo accusati, torturati, calunniati, li abbiamo cacciati fuori, siamo stati la causa della loro tristezza, disprezzandoli, evitandoli, emarginandoli e infliggendoli dolore. Invece di provocare gli ebrei a gelosia. affinché riconoscano il Messia d'Israele come sosteneva Paolo (Romani 11:11), il nome del nostro Signore Gesù è stato maledetto da loro, per causa nostra, nel corso dei secoli.

Spirito Santo, per prima cosa Ti chiediamo di toccare i nostri cuori e rivelarci il cuore del Padre. Oggi, come membri delle diverse denominazioni della Tua chiesa, ci pentiamo per questa colpa storica nei confronti del popolo ebraico che grava ancora su noi. Siamo disposti a salire la breccia, dacci rivelazione e facci capire quali passi pratici possiamo fare per "riparare il muro" (Ezechiele 22:30).

Ci ravvediamo per ogni forma di idolatria, spargimento di sangue, ingiustizia e immoralità. (Apocalisse 9:20-21). La colpa è enorme e smisurata in confronto al piccolo numero di persone che si trovano qui oggi. Siamo pochi, tuttavia sappiamo che Tu sei un Dio grande che può fare con pochi grandi cose, che può trarre da ogni meno un grande più.

Sappiamo che il sacrificio gradito a Dio è uno spirito afflitto; tu, Dio, non disprezzi un cuore abbattuto e umiliato (Salmo 51:17).

Ci rivolgiamo  Te con suppliche e proclamiamo la promessa che Tu hai dato al Re Salomone: "Se il mio popolo, sul quale è invocato il mio nome, si umilia, prega, cerca la mia faccia e torna indietro dalle sue vie malvagie, io ascolterò dal cielo, perdonerò il suo peccato e guarirò il suo paese" . (II Cornache 7:14)

Perciò ora dichiariamo di allontanarci da ogni forma di antisemitismo e dai nostri pregiudizi. Noi ora abbracciamo le nostre radici ebraiche e i nostri fratelli ebrei e Ti chiediamo di rivelarci e suggerirci modi in cui possiamo ristabilire, confortare e benedire il popolo ebraico di modo che un fiume di guarigione possa scorrere dalla Tua sala del Trono ed il muro di separazione che è tra noi possa essere abbattuto. Amen

 

Domenica alle 10 un gruppo di intercessori di diverse nazionalità si troveranno al Ponte Milvio per pregare e svolgere una serie di azioni profetiche.  Coloro che sono coinvolti nella preghiera strategica, possono pregare per noi e condividere con noi se ci fosse qualcosa di specifico nel cuore. Sentiamo in modo forte che ci troviamo nell’undicesima ora –  il lavoro deve essere portato a termine nel modo giusto. Sentitevi liberi di inviarci le vostre impressioni.

Nel suo Amore

 

Matthias Winkler & Team



SDG-Soli Deo Gloria Monte di Preghiera M. und I. Winkler

Nella consueta cornice del Centro Congressi dell'Hotel Selene, a Pomezia, Evangelici d'Italia per Israele organizza il suo 2° Convegno Internazionale.
Ogni cinque anni infatti,  intercalato ai Raduni Nazionali, EDIPI richiama l'attenzione del mondo evangelico organizzando un evento in cui la presenza dei relatori stranieri è quanto mai stimolante.
In questi casi le tematiche affrontate richiamano esplicitamente gli scopi e gli obbiettivi dell'associazione.
Verrà sottolineata, infatti,  l'importanza di sostenere l'Aliyah (il ritorno del popolo ebraico nella sua terra), nella convinzione che Dio ha assegnato per sempre ai figli di Giacobbe la terra promessa, in vista della completa restaurazione di Israele.
Non sarà quindi un'approccio emozionale per raccogliere fondi ma piuttosto la comprensione di un principio biblico più volte trascurato se non sottaciuto.
Di fondamentale importanza cogliere il diritto al ritorno degli ebrei su tutta la terra di Israele, tema questo affrontato dal prof. Marcello Cicchese nella giornata introduttiva di venerdì 7 dicembre.
Nello stesso giorno troveranno spazio i parlamentari On. Fiamma Nirenstein, il sen. Lucio Malan e un autorevole rappresentante dell'Ambasciata di Israele in Italia.
Sabato 8 dicembre sarà la volta  dei leader ebrei-messianici Avner Boskey e Angel Gerber oltre ad uno spazio gestito da Ebenezer Operation Exodus con Urs Kaeserman e Vadim Rabochy.
Domenica 9 in mattinata si susseguiranno il prof. Rinaldo Diprose, il presidente della Comunità Ebraica di Roma Riccardo Pacifici e il Rabbino capo di Padova Adolfo Locci.
Al pomeriggio Keren Hayesod con Johanna Arbib Perugia e Dani Viterbo unitamente all'Ufficio del Turismo Israeliano, completeranno gli interventi in programma.
Di rilievo il programma musicale che vedrà coinvolta la corale della Chiesa Evangelica di Roma "Alfa e Omega" durante tutto il convegno, mentre le serate di venerdì e sabato saranno animate da una originale esibizione in parole e musica con Rachel e Avner Boskey.
Antonio e Marzia della "Fionda di Davide" prepareranno per l'occasione una simpatica rappresentazione dell'Aliyah vista con gli occhi dei bambini.
La conduzione sarà affidata ai pastori Agostino Masdea, Stefano Bogliolo e Ivan Basana

Mercoledì 17 Ottobre 2012 17:02

I° Convegno ICEJ Italia

Salutiamo con favore il primo convegno della rappresentanza italiana per la Ambasciata Cristiana Internazionale di Gerusalemme che si terrà presso l'Abbazia di Maguzzano, dal 19-21 Ottobre 2012 
EDIPI fin dal 2006 ha promosso in Italia l'attività dell'Ambasciata Cristiana di Gerusalemme in Italia organizzando incontri a Biella, Como, Milano. Vicenza, Verona, Firenze e a Napoli con Jurgen Buehler e Michael Utterback. Inoltre la nostra associata Monica Tamagnini è stata corrispondente da Gerusalemme per EDIPI prestando servizio per 2 anni presso l'Ambasciata stessa.
Di rilievo anche i servizi fotografici del responsabile al Dipartimento Fotogiornalistico di EDIPI realizzati per vari anni in occasione della marcia che l'Ambasciata organizza per la Festa della Capanne.
Infine segnaliamo che, tra la produzione editoriale di EDIPI, è presente la pubblicazione "Le basi del sostegno cristiano per Israele", scritto dall'ex direttore dell'Ambasciata Cristiana di Gerusalemme Malcolm Hedding, con il quale il nostro presidente, Ivan Basana, ha in comune, oltre all'amore per Israele, una passione giovanile per il rugby, avendolo praticato entrambi in gioventù.

 

 

Per dettagli convegno    http://www.icej.it/it/news/3

Martedì 16 Ottobre 2012 19:09

Per riderci su.....

Cosa succede quando una mosca cade in una tazzina di caffè: l'italiano getta la tazzina di caffè e si allontana arrabbiato, il francese
getta via la mosca e beve il caffè, il russo beve il caffè con la mosca che è un extra gratis, il cinese mangia la mosca e getta via il caffè,
l'israeliano toglie la mosca dal caffè, vende il caffè al francese, lamosca al cinese, ordina un altro caffè e investe i soldi rimasti nella ricerca di un metodo per prevenire la caduta di mosche nel caffè. Il palestinese accusa l'israeliano per la caduta della mosca nel
suo caffè, protesta presso l'ONU per l'atto di aggressione, chiede un prestito all'Unione Europea per una nuova tazza di caffè, usa invece i soldi per l'acquisto di esplosivo per far saltare in aria il bar dove l'italiano, il francese, il cinese ed il russo cercano di spiegare
all'israeliano perché dovrebbe dare la sua tazza di caffè al palestinese.

Parte I: Fondamenta dei Diritti Legali Internazionali del Popolo Ebraico e dello Stato di Israele


La Dichiarazione di Balfour

Nel diritto internazionale, come in ogni tipo di diritto, esistono sempre due lati di una questione. Se così non fosse, non ci sarebbe bisogno di soluzioni legali. Inoltre, entrambe le parti in qualsiasi conflitto ritengono di avere ragione, o almeno di avere i mezzi per comprovarlo. Di conseguenza, non esistono leggi create a vuoto; le leggi vengono create a seguito di un bisogno sufficientemente sentito.

Nel 1917, a seguito degli eventi della Prima Guerra Mondiale, fu identificato un bisogno profondo e fu lanciato un appello. Il bisogno era quello del popolo ebraico, che era stato disperso in tutto il mondo per circa duemila anni, e che sentiva la necessità di avere un focolare nazionale. La voce era quella di Lord Balfour, che parlava a nome del Gabinetto di Guerra britannico a difesa del popolo ebraico in tutto il mondo. Questo stringente bisogno trovò espressione ufficiale nella La Dichiarazione Balfour

La Dichiarazione Balfour fu una dichiarazione di natura politica, senza autorità legale; inoltre non aveva valore internazionale. Non di meno, si trattò di un importante punto di svolta nella storia del popolo ebraico in diaspora, dandogli una speranza futura di vedere adempiuto l’immortale desiderio di ottenere la sua antica Terra Santa.

Questa dichiarazione ottenne lo scopo di evidenziare a livello internazionale il bisogno di un popolo che non aveva patria di avere una sua “patria nazionale” a cui poter fare ritorno. Di significato monumentale fu il riconoscimento ufficiale degli importantissimi legami storici, religiosi e culturali degli Ebrei con la terra dei loro padri, che sotto le dominazioni greca e romana divenne nota come “Palestina”.

Poiché si trattava di una causa giusta e di un concetto giustificato, era necessario trovare un modo per elevare il contenuto di tale Dichiarazione a livello di legge internazionale. Di conseguenza, esso fu portato dal Consiglio Supremo delle Principali Potenze Alleate e Associate (Gran Bretagna, Francia, Italia, Giappone e Stati Uniti) alla Conferenza di Pace di Parigi nel 1919.

La questione si fece più complessa man mano che venivano presentate richieste di rivendicazioni territoriali sia dalle delegazioni arabe che da quelle ebraiche, in quanto il vecchio Impero Ottomano stava per essere ripartito fra le potenze vincitrici; non fu quindi possibile risolvere la questione nel corso della Conferenza di Parigi.


La Conferenza di Sanremo

Ciò che avvenne alla Conferenza di Parigi, e che contribuì alla progressione degli eventi che stiamo qui esaminando, fu la creazione della Società delle Nazioni che, all’Articolo 22 del suo Patto, prevedeva la costituzione di un sistema di mandati fiduciari sui territori del vecchio Impero Ottomano.

La successiva importante pietra miliare sul percorso verso uno status giuridico internazionale e una patria nazionale ebraica fu la Conferenza di Sanremo, tenutasi presso la Villa Devachan a Sanremo, in Italia, dal 18 al 26 aprile 1920. Si trattava di un’‘estensione’ della Conferenza di Pace di Parigi del 1919, al fine di trattare alcune di queste questioni rimaste in sospeso. Lo scopo dei quattro (su cinque) membri del Consiglio delle Principali Potenze Alleate e Associate che si riunì a Sanremo (in quanto gli Stati Uniti erano presenti solo come osservatori, a motivo della politica non intervenzionista del Presidente Woodrow Wilson), consistette nel valutare le rivendicazioni presentate, deliberare e prendere decisioni sul riconoscimento legale di ciascuna rivendicazione. L’esito, sulla base dell’Articolo 22 del Patto della Società delle Nazioni, fu l’istituzione di tre mandati,

uno su Siria e Libano (in seguito separato in due mandati), uno sulla Mesopotamia (Iraq), e uno sulla Palestina. Il Mandato per la Palestina fu affidato alla Gran Bretagna, come “impegno sacro per la civiltà” in relazione alla “costituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico”. Si trattava di una risoluzione giuridicamente vincolante di diritto internazionale.

In due dei tre mandati originali si riconosceva che il popolo indigeno aveva la capacità di autogovernarsi, con la potenza mandataria incaricata semplicemente di prestare assistenza nella costituzione di istituzioni di governo, ove necessario. Ciò non valeva per la Palestina, poiché essa, in base ai termini del Mandato, doveva diventare la patria (“focolare nazionale”) del popolo ebraico.

Nonostante il popolo ebraico fosse parte della popolazione indigena della Palestina, la maggioranza

di esso all’epoca non viveva ancora in questa Terra.

Il mandato per la Palestina era quindi molto diverso dagli altri e definiva come gli Ebrei si sarebbero stanziati nella Terra per poi formare una nazione realizzabile entro il territorio allora noto come “Palestina”.


Il Mandato per la Palestina

Gli obblighi singolari del Mandato nei confronti del popolo ebraicoin relazione allo stabilimento della loro patria nazionale in Palestina, diedero pertanto un carattere sui generis (unico, singolare) al Mandato per la Palestina.

I confini della “Palestina” a cui si faceva riferimento nelle rivendicazioni presentate, includevano territori a ovest e a est del fiume Giordano. Le richieste degli Ebrei specificavano che il fine ultimo del Mandato sarebbe stato “la creazione di un commonwealth autonomo”, beninteso che “nulla deve essere fatto che possa pregiudicare i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche esistenti in Palestina”.

Il risultante Mandato per la Palestina, approvato dal Consiglio della Società delle Nazioni nel luglio del 1922, fu un trattato internazionale e come tale legalmente vincolante.

La decisione presa a Sanremo rappresentò uno spartiacque nella storia del popolo ebraico, che era stato un popolo senza patria per circa duemila anni. Dalla prospettiva di Chaim Weizmann, presidente della neonata Organizzazione Sionista e futuro primo Presidente dello Stato di Israele, “il riconoscimento dei nostri diritti in Palestina è incorporato nel trattato con la Turchia ed è divenuto parte del diritto internazionale. Questo rappresenta l’evento politico più rilevante in tutta la storia del nostro movimento, e forse non è esagerato dire in tutta la storia del nostro popolo a partire dall’Esilio.”

Secondo l’Organizzazione Sionista d’America, la Risoluzione di Sanremo “corona la dichiarazione britannica [Balfour] promulgandola come parte della legge delle nazioni del mondo”.

La politica da implementare, come contenuta nel Mandato per la Palestina, era coerente con la Dichiarazione Balfour nel riconoscere in maniera significativa i legami di natura storica, culturale e religiosa del popolo ebraico con la Terra Santa e ancora più forte rispetto alla Dichiarazione a motivo dell’inserimento del principio fondamentale secondo cui la Palestina avrebbe dovuto essere ricostituita come focolare nazionale del popolo ebraico. È particolarmente importante

sottolineare l’inclusione nei termini del Mandato (tramite l’Articolo 2) del principio fondamentale indicato nel Preambolo di questo accordo internazionale, secondo cui “con ciò è stato dato riconoscimento alla connessione storica del popolo ebreo con la Palestina e alle basi per ricostituire la loro nazione in quel paese”.

L’obiettivo primario del Mandato era quello di provvedere una patria nazionale al popolo ebraico, incluso il popolo ebraico disperso in tutto il mondo, nella loro patria ancestrale. Al popolo arabo, che già esercitava la propria sovranità in un certo numero di stati, veniva garantita la protezione dei diritti civili e religiosi in forza del Mandato fino a quando desiderassero restare, anche dopo la formazione dello Stato di Israele nel 1948.


Diritti concessi al popolo ebraico nel Mandato per la Palestina

Inoltre, la Cisgiordania venne aggiunta nel frattempo ai territori sotto sovranità araba, sottratta dai Britannici all’esatto territorio mandatario in questione, prima della firma del Mandato stesso nel 1922 (v. di seguito).

Quando il Consiglio della Società delle Nazioni approvò il Mandato per la Palestina nel luglio del 1922, esso divenne vincolante per tutti i 51 membri della Società. Questo atto della Società consentì il realizzarsi del sogno a lungo accarezzato della restaurazione del popolo ebraico nella loro antica terra e convalidò l’esistenza di fatti ed eventi storici che collegano il popolo ebraico alla Palestina.

Per il Consiglio Supremo delle Principali Potenze Alleate e per il Cosiglio della Società delle Nazioni, questi fatti storici furono considerati come accettati e stabiliti. Nelle parole di Neville Barbour: “Nel 1922, la Dichiarazione Balfour fu sancita a livello internazionale attraverso l’istituzione del Mandato per la Palestina”.

I diritti concessi al popolo ebraico nel Mandato per la Palestina dovevano avere efficacia in tutta la Palestina. Da ciò consegue che i diritti legali dei richiedenti sovranità sulla Città vecchia di Gerusalemme derivano analogamente dalle decisioni del Consiglio Supremo delle Principali Potenze Alleate a Sanremo e dai termini del Mandato per la Palestina approvato dal Consiglio della Società delle Nazioni.

Nel marzo del 1921, al Cairo, la Gran Bretagna decise di ripartire il territorio mandatario della Palestina per ragioni di politica internazionale proprie. L’Articolo 25 del Mandato conferiva alla Potenza Mandataria il permesso di posticipare o non applicare la maggior parte delle clausole del Mandato nell’area di terra ad est del fiume Giordano (“Cisgiordania”).

La Gran Bretagna, in quanto Potenza Mandataria, esercitò tale diritto.

Per il professor Yehuda Zvi Blum, ex ambasciatore delle Nazioni Unite, i diritti conferiti al popolo arabo della Palestina in relazione al principio dell’autodeterminazione vennero garantiti come conseguenza di tale iniziale partizione della Palestina approvata dal Consiglio della Società delle Nazioni nel 1922. Secondo il professor Blum: “Gli Arabi palestinesi godono da lungo tempo dell’autodeterminazione nel proprio stato, lo Stato arabo palestinese della Giordania”. (Vale la pena sottolineare che, in una lettera scritta probabilmente il 17 gennaio 1921 al segretario privato di Churchill, il Col. T. E. Lawrence (“d’Arabia”) segnalava che, in cambio della sovranità araba in Iraq, Cisgiordania e Siria, il figlio maggiore di Re Hussein, l’Emiro Feisal, uomo noto secondo Lawrence per la fedeltà alle proprie promesse, aveva ”acconsentito ad abbandonare qualsiasi rivendicazione paterna nei confronti della Palestina”.)



Il ruolo di Winston Churchill

Dopo questa partizione, Churchill, all’epoca Segretario Coloniale britannico, riaffermò immediatamente l’impegno della Gran Bretagna a conferire efficacia alle politiche della Dichiarazione Balfour in tutte le altre parti del territorio coperto dal Mandato per la Palestina a ovest del fiume Giordano. L’impegno era riferito anche all’area di Gerusalemme e della sua Città Vecchia. Nelle parole di Churchill: “È palesemente giusto che gli Ebrei, che sono sparsi in tutto il mondo, debbano avere una sede nazionale e un focolare nazionale dove alcuni di loro possano essere riuniti. E dove altro potrebbe essere se non nella terra di Palestina, con la quale sono stati intimamente e profondamente associati per oltre tremila anni?”

Quindi, in breve, le fondamenta primarie del diritto internazionale per la rivendicazione “legale” basata sui “diritti storici” o sul “titolo storico” del popolo ebraico in riferimento alla Palestina sono le decisioni di Sanremo dell’aprile 1920, il Mandato per la Palestina del luglio 1922, approvato dal Consiglio della Società delle Nazioni e firmato dalle stesse Principali Forze Alleate e divenuto quindi un trattato internazionale vincolante per tutti gli Stati Membri, e lo stesso Patto della Società delle Nazioni (Art. 22).



TRADUZIONE: Solo la versione originale inglese fa fede Wallace_Legal Rights



Traduz. Monica Tamagnini

Mercoledì 03 Ottobre 2012 16:22

Scuola di cucina ebraica a Venezia

Corso di  cucina ebraica organizzato dalla Comunità Ebraica di Venezia.
Allegato il programma di "Paste ed impasti".

Contrariamente a quanto potrebbero credere in molti, Dio non ha ripudiato Israele! Egli l’ha disperso fra le nazioni a causa della sua ribellione, ma Dio, nella sua misericordia ha pure promesso che l’avrebbe raccolto dai quattro canti della terra e riportato nella terra promessa. A questo proposito, la Bibbia ci insegna chiaramente che l’aliya (termine ebraico che significa ‘salita’) è un’iniziativa di Dio: è lui che sta riportando a casa il popolo ebraico proprio com’è scritto nei versi di Isaia.

La profezia del profeta Isaia si sta adempiendo sotto i nostri occhi: stiamo assistendo alla raccolta degli esuli da tutte le parti del mondo. Il principale impegno di Ebenezer Operazione Esodo è proprio quello di aiutare il popolo ebraico a fare l’aliya. E’ notevole che lo stesso profeta abbia sottolineato proprio il fatto che i gentili avrebbero avuto un ruolo attivo nella raccolta del popolo ebraico in Israele.

La conferenza ci permetterà di approfondire questo argomento, di capire i piani che Dio ha per il suo popolo e i tempi in cui viviamo – i giorni che precedono il ritorno del Messia.

Nei giorni 25 e 26 ottobre si terrà a Padova l'importante convegno
"GIORGIO PERLASCA E RAOUL WALLENBERG:,RICORDANDO"

In allegato il programma del Convegno Scientifico

Egregio dott. Luigi de Magistris, Sindaco della città di Napoli,

chi Le scrive è un cittadino napoletano, nato a Napoli, di famiglia
napoletana da molte generazioni per parte di madre, da appena una sola per
parte di padre.

Ho vissuto a Napoli dove sono stato rabbino della locale comunità ebraica e
certamente Lei avrà già conosciuto chi mi sostituisce, il rabbino Scialom
Bahbout.
Dico certamente perché da buon primo cittadino il 27 gennaio avrà onorato
la Memoria delle vittime della legislazione e persecuzione razzista che ha
visto dolore anche nella nostra città, anche tra gli ebrei partenopei.

Mi sono sposato a Napoli, caro Sindaco, con una ragazza anche lei
napoletana da qualche generazione, Giulia Gallichi.
A Napoli sono nati i nostri figli.

Attualmente risiedo con la mia famiglia a Gerusalemme, ma il mio essere
napoletano, i colori, gli odori, il porto della mia città sono dentro di me
e dentro la storia della mia famiglia.

Proprio del porto di Napoli, vorrei parlarLe, egregio Sindaco, quel porto
che ha visto e vede navi in partenza e navi in arrivo, cariche di gioie,
tristezze, umanità dai mille volti.

In quel porto è arrivato mio padre, giovane ragazzo di passaggio dalla
Sicilia, che di quella nostra città si innamorò e ne fece dimora per noi
tutti.

I bisnonni di mia moglie, i Modiano, ebrei di Salonicco, attraccarono in
quel porto insieme a molte altre famiglie di Salonicco che abbandonavano la
città greca dopo l’incendio che la devastò nel 1917 e dopo i cambiamenti
politici ed economici che resero la antica presenza ebraica in Grecia meno
sicura e stabile.

Napoli accolse quelle famiglie con la capacità materna che la
contraddistingue, almeno fino al 1938.

Le Leggi Razziali resero Napoli non più madre ma matrigna e molti ebrei di
origine straniera persero per decreto leggi il passaporto italiano e furono
espulsi dal Regno di Italia.
Così, dopo meno di vent’anni dal loro arrivo a Napoli, molti ebrei greci,
ormai partenopei, si ritrovarono di nuovo al porto, imbarcandosi per non
tornare.
Non erano emigranti, caro Sindaco, erano espulsi: apolidi per legge,
rifiutati per identità.
I fortunati che riuscirono a partire per le Americhe si salvarono, ma molti
di loro preferirono tornare in Grecia, dove trovarono la morte per
deportazione dopo l’invasione nazifascista.

Se un giorno avrà tempo vada al Vomero, in via Luca Giordano, alla scuola
elementare Vanvitelli e vedrà la lapide che ricorda le vittime più giovani
di questa espulsione tremenda e crudele.

Il nostro porto ha continuato, come il mare che lo bagna, ad accogliere e
veder partire umanità e proprio pochi minuti fa ho letto che il veliero
Estelle, il convoglio internazionale della Freedom Flotilla, dal 4 al 6
ottobre sarà accolto nella nostra città che Lei al momento amministra.
Ho letto anche del bel concerto che il 22 settembre sarà un momento di
raccolta fondi per “*sensibilizzare la cittadinanza sulle tragiche
condizioni di vita dei palestinesi*.”
Ho citato le informazioni prese dal sito del Comune di Napoli.

Caro Sindaco, io le ho raccontato, in poche righe, storie reali,
documentate, che Lei potrà verificare di persona, ma a questo punto, Lei mi
potrebbe descrivere e documentare le “*tragiche condizioni di vita
palestinese*” che la Estelle verrà a lenire?

Nel mio piccolo, nel mio essere cittadino napoletano e gerosolomitano, nel
mio essere stato rabbino di quella città, Le chiedo:
“*E’ mai stato in visita in Israele e Palestina?” *

Prima di pensare al suo dovere di “*sensibilizzare la cittadinanza sulle
condizioni di vita a Gaza*”
Lei, gentile Sindaco, è mai stato a Gaza o Ramallah?
O ha mai passeggiato per le città israeliane di Sderot, Ashdod, Ashkelon,
Beer Sheva ed altre ancora che sono sotto il costante lancio di missili che
partono proprio da Gaza?
Queste condizioni di vita israeliane non meritano una Flotilla o un
concerto?
I bambini che hanno imparato a correre nei rifugi prima ancora che a
parlare, non hanno diritto ad una qualsiasi barca salvifica?

Egregio Sindaco, Napoli, attraverso questa iniziativa voluta dalla Sua
amministrazione, mi ha schiaffeggiato in quanto suo figlio e non è meno
matrigna di quando fece imbarcare i suoi figli espulsi per mondi lontani
dai quali non tornarono.

Sono certo che il prossimo 27 gennaio Lei renderà omaggio alla Memoria
delle vittime degli anni bui del fascismo, prima di farlo, La prego di
venire a trovarmi in Israele.
Sarà mia cura portarla ad Ashdod.
Impari prima a correre però e sappia che il porto di Ashdod è chiuso a
causa dei missili lanciati da Gaza.
Sensibilizzi i miei concittadini anche su questo argomento.

Le porgo, da Gerusalemme, il mio saluto di pace, Shalom.

Pierpaolo Pinhas Punturello, un napoletano.****



*Pierpaolo Pinhas Punturello
«Napoli, raccolte fondi e propaganda filo palestinese con l'appoggio del
sindaco»
Lettera aperta al sindaco Luigi De Magistris di Rav Pierpaolo Pinhas
Punturello
(Informazione Corretta 25 settembre 2012)

 

Riguardo all'attracco della nave della Flottilla che da Napoli andrà poi a Gaza seganaliamo l'invito di Giovanni e Valeria Melchionda dell'Alleanza Messainica (vedere allegato), incoraggiando i fratelli di Napoli a portare la loro testimonianza di verità al porto di Napoli.
Sarà una vera battaglia spirituale in quanto proprio a Napoli decine di docenti universitari hanno firmato per un boicottaggio accademico contro Israele.
Sarebbe interessante chiedere a questi professori che hanno firmato la petizione contro Israele se hanno come missione la diffusione della conoscenza e comprensione del Medio Oriente oppure l'educazione all'odio di Israele.
Le Università di appartenenza sono la "Federico II"(Carlo Almirante, Giuseppe Aragno, Renato Briganti, Giuseppe Ferraro, Gaetano Fiore, Gianfranco Borrelli) e l'Università Orientale di Napoli (Iain Chambers, Lidia Curti, Adele Del Guercio, Tiziana Terranova).

 

(Presidente Edipi Ivan Basana)

La sezione padovana di EDIPI ha salutato con grande favore questa III Rassegna del cinema Israeliano che inizierà il 3 settembre e che continuerà anche in ottobre.
Rappresenta un'occasione stimolante in quanto si potranno contattare israeliani presenti a Padova, membri della locale comunità ebraica e varie persone interessate alla realtà di Israele.
Quest'anno la rassegna si intitola semplicemente "CINEMA ISRAELIANO".
La prima serata di lunedì 3 settembre è dedicata alla proiezione di cortometraggi di animazione realizzati dagli allievi della prestigiosa Accademia d'Arte e Design Bezalel di Gerusalemme. Fondata nel 2006 dall'artista Boris Schatz come "Scuola Bezalel di Arti e Mestieri", l'accademia si è sviluppata diventando una delle scuole d'arte più prestigiose al mondo. L'Accademia Bezalel è oggi sinonimo di innovazione ed eccellenza per la cinematografia israeliana.
Insegnanti ed allievi sono guidati dalla passione nel creare e dalla loro dedizione a qualità ed eccellenza. Dagli studenti ci si aspetta disciplina professionale e che sviluppino l'abilità di studiare le loro materie approfonditamente, mantenendo vivace la loro curiosità intellettuale. In aggiunta ad una istruzione pratica di alto livello, il programma accademico prevede corsi di storia, letteratura e filosofia, studi sociali, fondamenti scientifici e tecnologici.
In questa prima serata potremo vedere i corti, realizzati con le più svariate tecniche, dalle più tradizionali a quelle più innovative; raccontano storie incredibili, poetiche, realistiche o autobiografiche.
Molti dei corti presenti hanno ricevuto premi e riconoscimenti in festival internazionali.
La rassegna continuerà con altri due appuntamenti in questo mese (10 e 24 settembre) e due nel prossimo (15 e 29 ottobre).
Conosceremo spaccati di vita israeliana, concentrandosi in alcune delle mille sfacettature, dalla comunità ebraica ortodossa (Hufshàt Kàitz), alle dinamiche degli insediamenti (Medurat Hashevet), ai rapporti interrazziali (Hatzrotzra ba-wad), per finire con la realtà del kibbutz e un confronto con la malattia mentale (Adama Meshughaat).
Tutte le proiezioni si terranno nella Sala Cinema Fronte del Porto in via S.Maria Assunta di Padova alle ore 20:30

Giovedì 02 Agosto 2012 16:27

XI Raduno Edipi 6 e 7 Ottobre 2012

Nel giorno del più importante evento mondiale dell'intercessione per
Israele, "La Giornata Mondiale per la Preghiera per la Pace di
Gerusalemme", Evangelici d'Italia per Israele (EDIPI) organizza il suo
11° Raduno Nazionale collaborando con Eagles Wings (www.daytopray.com).
La sede sarà in un albergo di Campogalliano (BEST WESTERN Hotel Modena District
Via Del Passatore 160, Campogalliano (MO) Tel. +39 059 851505 Fax +39 059 851377

www.modenadistrict.it), nella zona terremotata recentemente del
modenese, "sappiamo infatti che fino ad ora tutta la creazione geme ed è
in travaglio" Rom. 8:22, per dare una testimonianza di solidarietà alla
popolazione colpita.


pensione completa in doppia 80,00 Euro
matrimoniale 80,00; supplemento singola 25,00 Euro
Per chi non alloggiasse in albergo: cena del sabato 7 ottobre  22,00 Euro
lunch a buffet del 7 ottobre 20,00 Euro

 

Programma:

Sabato 6 ottobre.

ore 16:00 presentazione dell' XI Raduno EDIPI e dei partecipanti
(Ivan Basana)

ore 16:30 Il significato della preghiera per la Pace di Gerusalemme
(Corrado Maggia)
ore 17:30 Perchè pregare per la Pace di Gerusalemme
(Mark Surey tradotto da Monica Tamagnini)

ore 19:00 Pausa e cena

ore 20:30 Serata Musicale con il duo messianico Bedros & Rebekah

Domenica 7 ottobre

In questa giornata in contemporanea con quasi duecento nazioni, in
decine di migliaia di chiese, coinvolgendo milioni di credenti per la
Giornata Mondiale per la Pace di Gerusalemme, si creerà un contenitore
di intercessione in cui si alterneranno pastori e leader evangelici
accumunati sull'identica piattaforma biblica di Israele.

ore 09:00 Sessione mattutina presieduta dal past. Roberto Mazzeschi
(presidente dell'Alleanza Evangelica Italiana).

ore 12:00 Pausa e pranzo

ore 15:00 Sessione pomeridiana presieduta da Robert Hord
(responsabile nazionale di Eagles Wings).

ore 18.00 Conclusione (Ivan Basana)

Fino ad oggi quasi 20 responsabili di chiese, associazioni o centri per
Isarele hanno già aderito. Nei prossimi giorni pubblicheremo la lista
completa e le modalità per l'adesione.
Quanti fossero interessati a partecipare all'iniziativa sono pregati di
contattare la segreteria organizzativa:  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. 3475788106
(www.edipi.net)

 

Come ogni anno la prima domenica di settembre EDIPI si mobilita a livello nazionale per esser presente a questa importante iniziativa culturale organizzata dall'UCEI. Questa è l'occasione in cui EDIPI distribuisce gratuitamente agli interessati copia della pubblicazione di Derek White "L'ebraicità di Gesù".

Quest'anno la città capofila della manifestazione è Venezia dove sono confluite le iniziative più interessanti.

Ecco nel dettaglio il programma che si svolgerà nell'area dell'antico Ghetto Ebraico e che vedrà l'apertura con visita gratuita delle sinagoghe Tedesca, Canton e Levantina.

11:00 Inaugurazione Giornata, saluto delle autorità - Sala Montefiore.

11:00 "Il riso di Mosè" Laboratorio per bambini - Aula didattica.

11:00 - 18:00 "Tra calli e campielli" narratori itineranti nel Ghetto.

11:45 Dario Calimani "Lo humor ebraico, rido ergo sum" visita guidata
alla mostra "Jewish Humor in photographs, litography and video".

13:00 possibilità del pranzo a menù fisso presso il ristorante Kasher
"Hostaria del Ghetto" con piatti tipici della tradizione ebraica.

14:00 - 18:00 "It hurts to laugh, l'umorismo di Mel Brooks e G. Wilder.

16:00 "Tra umorimo e ironia" storielle e racconti in Sukka a cura di
U.Fortis e A.Zanon - Museo Ebraico.

17:00 "Il riso di Mosè", laboratorio per famiglie di letture animate e
realizzazioni sceniche con maschere di gomma - Aula didattica.

21:00 - 22:00 "Shalom Bàit. La pace in famiglia" - Direzione musicale e clarinetto di Dan Rapoport con i solisti del quadrivium Ensemble - Regia e ideazione di Alexandra Wilson.

Inoltre alle 9:30 sarà possibile effettuare una visita guidata all'antico cimitero ebraico del Lido a cura del Comandante Aldo Rizzo.

Durante la giornata saranno allestiti alcuni stand gastronomici organizzati dalla Scuola di cucina ebraica di Venezia "La cucina del Ghetto", dal ristorante kasher "Hostaria del Ghetto e dall'ADEI di Venezia.

Per l'occasione il presidente di "Evangelici d'Italia per Israele", Ivan Basana, consegnerà al presidente della comunità ebraica di Venezia Amos Luzzato una copia del libro "La superbia dei Gentili" in vista di un convegno sull'antisemitimo che si terrà a Padova per la Giornata della Memoria.

 


Palermo, 11 luglio 2012 - Sono aperte le iscrizioni al Corso base di
lingua ebraica moderna organizzato dalle Edizioni La Zisa e dalla
Comunità ebraica di Palermo. Il corso, destinato ad un numero massimo di
10 partecipanti, sarà tenuto da un insegnate di madrelingua ebraica e
partirà dal mese di settembre. Strutturato in 10 incontri (uno a
settimana), avrà un costo complessivo di euro 120. A richiesta verrà
rilasciato un attestato di frequenza. Le lezioni si terranno di
mercoledì alle ore 18 presso i locali della casa editrice in via
Lungarini 60, a Palermo (la segreteria è aperta dal lunedì al venerdì
dalle 9 alle 13).

(Calendario delle lezioni: 26 settembre; 3, 10, 17, 24 e 31 ottobre; 7,
14, 21 e 28 novembre)

Per iscrizioni e informazioni: Tel. +39 091 5509295 o scrivere a:
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. <mailto: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. >

http://www.lazisa.it/files/shalom_corso_ebraico_2012.jpg

 

 

Venerdì 13 Luglio 2012 08:13

News Letter Ministerio El Vino Nuevo

Shalom!

Per noi è una gioia poterti parlare attraverso questa piccola lettera, con la quale preghiamo che tu sia ricoperto di benedizioni nel nome di Yeshua, il Messia di Israele.

Sappiamo che Dio ha posto nel tuo cuore un amore speciale per il popolo ebraico, la Bibbia dice: “benedirò quelli che ti benediranno”. Ciò è molto importante in questi tempi profetici, dove l’antisemitismo e l’odio verso Israele è promosso attraverso i mezzi di comunicazione.

La nostra Keilah (congregazione) a Tel Aviv continua ad avanzare e ad estendersi per compiere la parola “tutto Israele sarà salvato” (Romani 11:26).

Abbiamo fondado una ONG o Associazione senza scopi di lucro chiamata “Caminos de Esperanza” (Vie di speranza). Questa associazione costituisce una casa per i bisognosi ed il mezzo per poter aiutare sia la gente emarginata sia i tossicodipendenti, facilitando l’uscita dalla loro prigionia e portandoli a conoscere il Messia ... queste persone sono i pubblicani moderni disprezzati dalla società ...

Gli scopi di questa ONG sono:

  • soddisfare le necessità primarie di persone carenti e famiglie in situazioni di rischio;

  • e fornire una formazione biblica e aiuto spirituale, sapendo che le scritture e il potere di Adonay possono liberare le persone dalla miseria, dalle strade e dalle droghe per dare una nuova vita!


Caminos de Esperanza è finanziata solo da donazioni internazionali e con il volontariato di fratelli che amano Israele.

La tua collaborazione economica ci permette di avanzare nell’adempimento di questo compito e il tuo nome rimarrà registrato nel nostro libro di benefattori dell’associazione in Israele, inoltre riceverai un certificato di Membro onorario di “Caminos de Esperanza”.

  • La tua contribuzione mensile ci permette di aiutare ebrei con pochi ricorsi e famiglie a rischio nelle città d’Israele;

  • Le tue donazioni per l’acquisto di cibo (e vestiti) ci permettono di alimentare la gente nella nostra sede.

  • Il tuo appoggio ci aiuta a pagare gli affitti della sede di “Caminos de Esperanza” e a finanziare il recupero dei tossicodipendenti delle strade di Tel Aviv.

Tutto questo per la Gloria di Adonay e per dare testimonianza al popolo ebraico dell’amore dei credenti delle nazioni! Tutti i collaboratori, persino noi responsabili, sono volontari, ossia non ricevono nessuna rimunerazione per il loro servizio.

Come aiutare?

Puoi inviare la tua offerta in modi diversi: vedi allegato

 

Puoi essere parte di questo ministero in Israele e seminare nella terra della Bibbia, ti incoraggiamo ad unirti a Caminos de Esperanza!

 

 

EDIPI ogni anno consegna personalmente nelle mani del past. Angel Gerber un dono finanziario raccolto tra i soci.

 


Saremmo lieti di sapere che hai condiviso questa lettera con altri fratelli intorno a te, in questo modo ci aiuteresti a diffondere quest’opera importante nella terra di Israele.

Ti saluto con la benedizione sacerdotale e aspettando la tua risposta.

"Iebarekhekhá A-do-nai Veishmerekha, Iaer A-do-nai Panav Elekha 
Vikhuneka, Isá A-do- nai Panav Elekha Veiasem Lekhá Shalom."

Nell’amore di Yeshua,

Dr. Ángel Gerber

Presidente e fondatore

Ministero ‘El Vino Nuevo’

di Dror Eydar

La più importante notizia della settimana, forse dell'anno è praticamente inosservata, poco notata dai media. 
Eppure! 
Si tratta di un rapporto redato dal Comitato incaricato di esaminare lo stato delle costruzioni in Giudea e Samaria, presieduto dall'ex giudice della Corte Suprema d'Israele Edmond Levi. 
Il rapporto va al centro del conflitto arabo-israeliano. 
Si può dire che il governo ha ricevuto il permesso di gettare il rapporto del Procuratore Talia Sasson sugli insediamenti nella pattumiera della storia. 
Perché il rapporto Levi conclude che Israele ha tutto il diritto di insediare ebrei in Giudea e Samaria, e non è corretto dire che la costruzione degli insediamenti è illegale secondo il diritto internazionale. 
"Secondo il diritto internazionale gli israeliani hanno il diritto legale di stabilirsi in tutta la Giudea e Samaria, e quanto meno nei territori sotto il controllo israeliano sulla base di accordi con l'Autorità palestinese, e di conseguenza la creazione di insediamenti all'interno di questi territori non è un atto illegale", dice il rapporto. 
La commissione conclude anche:

    «Dal punto di vista del diritto internazionale, le leggi relative all'«occupazione» sono inapplicabili a causa delle particolari circostanze storiche e giuridiche relative alla presenza israeliana per diversi decenni in Giudea e Samaria».

Dopo gli anni '70 giuristi di alto livello in Israele e all'estero hanno sostenuto che Israele è completamente all'interno dei suoi diritti quando insedia i suoi cittadini in Giudea e Samaria. 
Tra questi si trovano il presidente della Corte internazionale di giustizia dell'Aia, il giudice Stephen Schwebel, come anche il professor Eliahu Lauterpacht della Cambridge University e il professor Eugene Rostow, ex diacono presso la Yale Law School, i quali, insieme ad altri, hanno espresso le loro chiare analisi giuridiche per quanto che concerne la giusta rivendicazione d'Israele su Giudea e Samaria nelle presenti circostanze storiche e giuridiche. 
Tuttavia, dopo la guerra dei sei giorni Israele si è astenuto dal dichiarare uno status permanente nei territori conquistati, a esclusione di Gerusalemme e del Golan. 

A partire da questo vuoto giuridico il giudice Aharon Barak e altri hanno creato il paradigma giuridico di «occupazione belligerante», secondo cui il governo militare deriva la sua autorità dalle regole di diritto internazionale nei territori che sono stati conquistati durante la guerra. 
Il che significa che Israele è considerato pretestuosamente di essere un occupante straniero che non ha alcun diritto di imporre la sua sovranità o di spostare la sua popolazione civile in questi territori. 
Certe ostili misure di organizzazioni giuridiche, prese contro l'azione di insediamento in Giudea e Samaria, provengono da questa percezione. 
Tali misure, che mirano a strangolare l'insediamento israeliano, hanno ricevuto la giustificazione dall'Ufficio del Procuratore di Stato in seguito all'adozione del paradigma della "occupazione belligerante", nonostante le molte obiezioni fatte dal governo attuale. 
Ma se i territori non sono occupati, come la sinistra ha sostenuto per anni, essi devono essere annessi, come le persone che vi abitano. 

Tuttavia la realtà non è così semplice: è complessa. 
L'attuale rapporto riconosce una realtà intermedia: quella di un territorio conteso, con due entità, nessuna delle quali è considerata «occupante». 
C'è disaccordo circa la proprietà, che deve essere chiarita in vari modi, ma non esiste una definizione di «occupazione» nel senso del diritto internazionale. 
L'«occupazione belligerante» si verifica quando si conquista il territorio di un altro paese. 
Nel caso di Israele l'ultima potenza sovrana è stata il Mandato Britannico, che ha ricevuto la sua legittimità dalla Società delle Nazioni la fine di creare una patria per gli ebrei in Terra d'Israele. 
La sovranità giordana su questi territori (o quella egiziana su Gaza) non è mai stata riconosciuta (ad eccezione della Gran Bretagna e del Pakistan), e Israele non ha mai conquistato «territorio giordano». 
La Giordania inoltre ha rinunciato alla sua sovranità su questi territori nel 1980. 

Un altro punto spettacolare del rapporto è la sua posizione sulle comunità che sono state costruite senza una decisione del governo ("non autorizzate"). 
Il rapporto conclude che, poiché la loro creazione e il loro sviluppo sono avvenuti con la conoscenza, l'incoraggiamento e l'accordo dei più alti livelli di governo, "tale comportamento deve essere considerato come una «autorizzazione». 
Pertanto, «l'atto di espulsione di queste comunità non è praticabile e una diversa soluzione deve essere trovata, in forma di risarcimento o di offerte alternative di terreno. 

Per questo motivo la commissione ha suggerito allo Stato di astenersi dall'eseguire ordini di demolizione in queste comunità, dove egli stesso, in sostanza, è responsabile della loro creazione.» 
Se il governo israeliano adotterà le conclusioni del rapporto, questo significherebbe che le persone che lavorano presso l'Ufficio del Procuratore di Stato non saranno più in grado di rifiutare, in nome dello Stato, l'esistenza di queste comunità, e non saranno più in grado di chiedere la loro distruzione con rivendicazioni giuridiche. 

C'è da prevedere che scoppierà una guerra mondiale contro il rapporto e contro Edmond Levi. 
Tutti i vecchi argomenti, le vecchie tattiche di diffamazione saranno rispolverate e messe in campo dalle organizzazioni di sinistra che chiederanno aiuto ai loro amici di tutto il mondo e all'élite giuridica straniera che lotterà contro la cosa più naturale per noi come popolo: il ritorno nella nostra patria, la culla della nostra nazione. 

E' proprio per questo che il governo è stato eletto. 
E' la volontà della maggior parte delle persone, ed è anche un decreto storico. 

(JForum, fr, 6 luglio 2012 - trad. www.ilvangelo-israele.it) 


Abbiamo tradotto dal francese questo importante articolo comparso su JForum.fr nella speranza, finora vanificata, di attirare l'attenzione degli amici e sostenitori di Israele, e in particolare gli intellettuali fra di loro, sull'aspetto giuridico internazionale della questione israeliana. I nemici di Israele hanno afferrato prontamente e sbandierano in continuazione termini ad effetto come "illegalità", "occupazione", "insediamenti", "coloni", che sono tutti termini giuridici. A questi dall'altra parte si oppongono di solito argomenti di moralità politica o di sicurezza nazionale, magari facendo notare e ridicolizzando le stupidaggini con cui molti filopalestinesi sostengono la loro causa. Ma il male è impermeabile al ridicolo: ci vuol altro per combatterlo. La forma migliore è la verità. E la verità giuridica sta dalla parte d'Israele. I suoi amici però trascurano questo fatto e invece di spiegarlo e sottolinearlo in continuazione scelgono altre strade, apparentemente più realistiche, più aderenti alla realtà dei fatti, anche se poi la realtà se ne va da ben altre parti. Il motivo forse è semplice: perché questa verità non la conoscono. Si spera che non corrisponda al vero il fatto, riportato da qualcuno, che nemmeno l'ambasciatore di Israele in Italia sapesse con precisione che cos'è il Mandato per la Palestina. Non bisognerebbe lasciare a letterati, filosofi, artisti e moralisti di tutti i tipi il compito di difendere la posizione d'Israele: è assolumente necessario che dell'argomento storico-giuridico dello Stato d'Israele s'impadronisca un corpo di intellettuali che si proponga di diffonderlo e sostenerlo in tutte le sedi, ribaltando alla radice le accuse di illegalità, come richiede la verità storico-giuridica. I politici sono spesso costretti a misurare quello che dicono per il posto di responsabilità che occupano, ma a loro bisognerebbe offrire almeno il sostegno di chi parla e continua a parlare. La parola è importante, molto più importante dei sottili pragmatismi tattici. M.C.

Il popolo ebraico arrivò nell’I–tal–yà (in ebraico Terra della rugiada
divina) da popolo libero durante la Roma repubblicana e da popolo
schiavo durante la Roma imperiale, dopo la distruzione del Secondo
Tempio di Gerusalemme.

Gli ebrei sono entrati dal più importante varco d’ingresso dell’Oriente in Occidente ossia la Apulia, la terra senza porte come ci ricorda la sua radice greca (Apyle, alfa privativo+ pyle, porta).

Da Sannicandro Garganico a Otranto la Puglia ha da sempre una spina dorsale ebraica.

La storia antica riporta di Rabbi Akivà che salpa da Brindisi e concepisce una importante norma halachica sul viaggio in nave durante Shabbat; di una importante accademia rabbinica guidata dal grande Rabbi Itzchak Malki Zedek nella Siponto bizantina; di una comunità ebraica barlettana che vantava grandi tradizioni notarili e che accolse il grande Maestro Itzchak Abravanel e che a Barletta fondò il Banco Feneratizio; delle benestanti famiglie ebraiche Franzese e Spagnolo e di una ketubà (atto di matrimonio ebraico) misteriosamente sottratta all’ebrea Leonetta in una Andria liberale e tollerante verso gli ebrei (ma anche di misteriose trame segrete a sfondo cabalistico in Castel del Monte); di Bari e Otranto vere e proprie Sion sull’Adriatico da far dire al Maestro alsaziano Rabbi Jacob Tam (1100–1171) che “Da Bari uscirà la Legge e la Parola del Signore da Otranto“; di grandi medici del corpo e dell’intelletto e poeti dell’ebraismo oritano quali Shabbetay Donnolo, Achimaaz ben Paltiel e Amittai ben Shefatiah ma altresì di episodi di saccheggio e incendio della giudecca a Lecce nel 1463 e dell’obbligo stabilito dalla sovrana Maria d’Enghien di segno distintivo per gli ebrei leccesi

La storia più recente riporta di Donato Manduzio, Concetta Di Leo e altri sannicandresi che nella prima metà del secolo scorso si convertirono all’ebraismo, parte di essi si trasferì in Israele ma i loro discendenti hanno sempre mantenuto acceso il fuoco ebraico a Sannicandro Garganico; a Nardò tra il 1943 e il 1947 l’intera comunità cittadina venne in soccorso degli ebrei scampati ai Lager e che sulla spiaggia di S. Maria al Bagno attendevano di imbarcarsi per la Palestina Mandataria Britannica.

Trani è il capoluogo dell’ebraismo di Puglia, faro dell’ebraismo della
Diaspora; già sede di quattro sinagoghe, fucina di una enorme attività di studio e di importanti approfondimenti del pensiero religioso ebraico, nel Medioevo la presenza di una consistente colonia ebraica favorì lo sviluppo dell’economia locale, Federico II di Svevia assegnò agli ebrei della città il monopolio della tintoria e della lavorazione e rivendita della seta grezza in tutto il Meridione.

A Trani operava il chacham Isaia ben Mali il Vecchio (nato a Trani nel
1180) detto Emanuele; Shlomo Simonsohn definisce Emanuele di Trani il più fecondo autore rabbinico italiano di tutti i tempi: tra i principali
talmudisti del Medioevo, dottore della Legge con grandi capacità di sintesi tra il pensiero askenazita tedesco e francese e quello orientale di Bisanzio ed Eretz Israel, è citato tra i Rishonim, Maestri universali della Legge ebraica secondi soltanto ai Gaonim babilonesi.

Suo nipote Isaia il Giovane, Salomone da Trani, Giuseppe da Trani e altri diedero vita a un pensiero ebraico che ha dettato regole etiche e
giudiziarie all’intera Diaspora; i loro commentari e responsa sono
studiati nelle più rinomate accademie talmudiche mentre la comunità ebraica tranese divenne punto di riferimento dell’attività commerciale e politica sotto gli Angioini e, a dispetto di una legislazione sempre meno permissiva e tollerante verso gli ebrei dell’Italia meridionale, godette della più vasta stima e riconoscenza.

I decreti di espulsione emanati dal Regno di Napoli Il, le conversioni
coatte incoraggiate dalla Chiesa e il dilagante Marranesimo non hanno mai spento il focolare ebraico di queste terre.

A Trani, simbolo della rinascita dell’ebraismo nel Mezzogiorno, gli ebrei sono tornati 463 anni dopo la cacciata, ripristinando culto e vita ebraica presso la Sinagoga Scolanova; la rinascita della comunità ebraica tranese è una delle più affascinanti realtà nel bacino mediterraneo e costituisce il punto di riferimento per tutti gli ebrei della regione e non solo.

La rinascita ebraica di Trani è stata di forte stimolo alla rinascita
dell’ebraismo in Calabria e in Sicilia; lo spirito di tale rinascita è
quello di promuovere il pensiero ebraico, l’osservanza dei precetti e
l’insegnamento della fede e cultura ebraica ai giovani della comunità, i
valori di convivenza e dialogo con istituzioni e componenti sociali,
culturali e religiose del territorio.

Qualcuno tende a parlare unicamente dell’ebraismo che fu, di tombe e
lapidei sparsi per la Puglia, di comunità ebraiche e sinagoghe pugliesi
scomparse; giusto che se ne parli ma questo non è ebraismo.

L’ebraismo è innanzitutto *Vita*; perché l’ebreo crede unicamente alla vita al punto tale da chiamare i propri cimiteri *bathè–haChaim* (case della Vita); l’ebraismo pugliese non è esposto in alcun museo e gli ebrei di Puglia non riposano in alcuna tomba ma vivono normalmente la loro diversità culturale e religiosa in questa terra che odora degli Ulivi di Gerusalemme.

Alcuni Maestri osano affermare: “ebreo non è già chi vanta la propria
mamma ebrea ma chi avrà il proprio nipote ebreo”; è un paradosso che rende l’idea di come un ebreo guardi al passato e al presente e trasmetta la propria identità al punto da ipotecarla oggi su quella del figlio di suo figlio.

Oggi, come al momento della nascita (Genesi 25, 26), Giacobbe–Israèl ha
nuovamente riafferrato il calcagno del fratello Esaù–Edom, progenitore
delle genti italiche secondo la tradizione ebraica.

Il Rinascimento ebraico della Puglia è iniziato.

Segnaliamo questa importante iniziativa di Tomas Sandel dell'ECI di presenziare a New York al Banchetto di Gerusalemme del 19 maggio, organizzato da Robert Stearns e Eagles Wings.
Eagles Wings promuove a livello mondiale la Giornata di Preghiera per la Pace di Gerusalemme la prima domenica di ottobre.
EDIPI ha concordato con Robert Hord, responsabile italiano di Eagles Wings, di far coincidere la data dell' XI° Raduno EDIPI con la Giornata Internazionale per la Preghiera della Pace di Gerusalemme.
La data sarà il 6 e il 7 di ottobre e sarà scelto un posto nella zona terremotata del modenese. Ci stiamo attivando per la soluzione logistica, contattando anche la protezione civile.

 

RESOCONTO MENSILE - GIUGNO 2012

Importante missione di ECI alle Nazioni Unite e negli USA

New York – Negli ultimi due mesi, alcune delegazioni di ECI hanno viaggiato al di fuori dell’Europa, dal Giappone agli Stati Uniti, per presentare
le basi legali del moderno stato d’Israele, basate sulla Risoluzione di San Remo del 1920. Questo messaggio, redatto specialmente da ECI, è stato
ormai udito negli incontri ad alto livello in tutto il mondo, grazie ai nostri sforzi combinati.
Nel mese di Maggio ECI ha potuto creare un impatto in tre dei centri politici più potenti del mondo: le Nazioni Unite, gli Stati Uniti e l’Unione
Europea. Aiutateci a portare il messaggio nei luoghi in cui si prendono le decisioni. Valutate la possibilità di farci una generosa donazione per
aiutarci a compiere la missione.

Storico lancio di una pubblicazione a New York

New York- È stato un onore speciale per ECI presenziare al Banchetto di Gerusalemme, il 19 maggio, organizzato da Robert Stearns ed Eagles Wings.
Stearns è il promotore del giorno di preghiera per la pace di Gerusalemme ed è un grande amico di ECI. Il banchetto di preghiera ha riunito ebrei e
cristiani per celebrare i valori comuni ed il sostegno al moderno stato d’Israele.
In collegamento col Banchetto di Preghiera, ECI ha organizzato una colazione di lavoro in cui è stato presentato agli astanti un nuovo libro scritto
dalla dottoressa Cynthia D. Wallace. Il titolo è “Fondamenta del Diritto Legale Internazionale del popolo ebraico e dello stato d’Israele, e
implicazioni per la proposta di un nuovo stato palestinese”.
La Wallace ha affermato nel suo discorso che “difendere Israele sul piano politico richiede più che uno slancio emotivo; dobbiamo esplorare i fatti
legali e storici che circondano il conflitto per preservare i diritti del popolo ebraico”.
Il libro è stato scritto dalla dottoressa Wallace in stretta collaborazione con ECI, sulle basi delle scoperte del dottor Jacques Gauthier e di altri
studiosi del soggetto. Questa è stata la prima volta in cui ECI ha collaborato al lancio di un libro su vasta scala. Associato al film “Give Peace
a Chance”, noi crediamo che il nostro messaggio avrà ora un impatto maggiore nel mondo davanti ad un possibile nuovo tentativo di proclamare
unilateralmente uno stato palestinese, all’assemblea generale di settembre, all’ONU.
Aiutateci a promuovere il libro, dandone una copia la vostro pastore ed ai membri del parlamento. Il libro è stato raccomandato da molti leader
cristiani ed ebraici, tra cui il ministro degli esteri israeliano, il deputato Danny Ayalon.
È della massima importanza che coloro che voteranno per sancire lo status di Gerusalemme o per una possibile nascita di uno stato palestinese
sappiano dei diritti legali, ora presentati nel libro, del popolo ebraico verso la terra dei loro antenati. In una delle recensioni, il direttore
degli studi televisivi della CBN di Gerusalemme, Chris Mitchell scrive: “Cynthia Wallace ci fornisce una delle più chiare, succinte e motivanti
spiegazioni che abbia mai letto sul diritto di Israele alla sua terra”.
Il libro verrà mandato a chiunque faccia una donazione ad ECI nei mesi di giugno e luglio. Potete anche pubblicizzare il libro che distribuiremo ai
membri dei parlamenti nazionali o potete ordinare altre copie. Contattate il nostro ufficio ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ( mailto: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )) per ulteriori
informazioni o per sapere come aiutarci a diffondere quest’importante pubblicazione.

I diritti legali d’Israele presentati ai membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a New York

New York – Esattamente un anno fa, nel giorno di Gerusalemme, ECI organizzava il suo primo incontro pubblico sulle fondamenta legali dello stato
d’Israele e del futuro status di Gerusalemme. L’incontro si svolse nel Parlamento Europeo di Bruxelles e fu molto ben accolto. Quella fu
probabilmente la prima volta in cui il significato legale della Risoluzione di San Remo veniva presentato in un incontro politico di alto livello in
Europa. Il meeting fu seguito da simili seminari nei vari parlamenti di Praga, Berlino, Roma, Londra e Washington D.C.
Un anno dopo, il giro di conferenze del Dr. Jacques Gauthier e di ECI è culminato in una speciale colazione diplomatica di lavoro, ospitata da un
ambasciatore presso l’ONU a New York. Erano presenti molti membri del Consiglio di Sicurezza così come alti ambasciatori presso le Nazioni Unite ed
influenti commentatori dei media.
Questo incontro ha provato come sia importante che noi informiamo le persone sulle origini legali del moderno stato d’Israele, basate sulla
Dichiarazione di San Remo del 1920. “Assolutamente affascinante” è stato il commento di un ambasciatore presente. Un altro ha detto “Ho
imparato una gran cosa”. L’ambasciatore che organizzava ha dichiarato: “Da continuare!”, promettendo di estendere l’invito per un incontro
di un pomeriggio intero, dato il grande interesse ad apprendere di più su questo soggetto affascinante.
Un grosso grazie al Dr. Gauthier ed a tutti i nostri sostenitori che hanno reso possibile questo evento.

Le Nazioni Unite cercano collaborazione con ECI nella campagna informative sull’olocausto

New York – Nonostante I forti pregiudizi anti israeliani, all’ONU esiste un dipartimento che lavora attivamente per mantenere viva la memoria
delle vittime dell’olocausto e per promuovere un programma di informazione contro l’antisemitismo. Durante la visita a New York, una delegazione
di ECI si è incontrata con esponenti dell’ONU per informarli del nostro lavoro e, specialmente, sulla petizione popolare per bandire la negazione
dell’olocausto, all’interno delle Nazioni Unite.
Queste persone hanno espresso l’interesse a conoscere di più il nostro lavoro e ci hanno dato consigli pratici su come promuovere la petizione
all’ONU.
Con una risoluzione dell’Assemblea Generale del novembre 2005, l’Onu ha introdotto, il 27 gennaio, la giornata annuale della memoria
dell’olocausto. Questo giorno è commemorato ogni anno all’ONU e, su iniziativa di ECI, anche al parlamento europeo di Bruxelles. Nella stessa
settimana in cui ECI ha visitato le Nazioni Unite, era esposta una mostra sul processo ad Eichmann. Come è tipico all’ONU, una sezione della stessa
mostra era sottolineata come “decolonizzazione dei territori occupati”. Quest’obiettivo dell’ONU va contro la promessa fatta agli ebrei,
secondo le leggi internazionali, a San Remo nel 1920, allorché fu dato agli ebrei non solo il diritto di stabilirsi sotto il mandato per la
Palestina, ma anche l’obbligo di farlo. Il mandato prevedeva i territori su entrambi i lati del Giordano e, con certezza, includeva i territori
centrali della Giudea e Samaria.
Inoltre, nella sala dei visitatori dell’ONU, di fronte alla mostra di Eichmann si trovano i ritratti di tutti i segretari generali, appesi ad un
tappeto di preghiera iraniano, dono ufficiale della repubblica dell’Iran.
Il presidente iraniano Ahmadinejad ha ufficialmente richiesto che Israele sia spazzato via dalla faccia della terra, ed ha apertamente negato
l’esistenza dell’olocausto. Molto lavoro deve ancora essere fatto alle Nazioni Unite.

Un membro del parlamento europeo, tedesco di origini turche, è tra i primi firmatari della petizione per l’olocausto

Bruxelles – Molte persone hanno già firmato la petizione per bandire la negazione dell’olocausto nelle Nazioni Unite. Uno dei primi membri del
parlamento europeo a firmare la petizione è stato Ismail Ertug, un socialdemocratico, discendente da antenati turchi della Bavaria dell’est. Lui è
uno dei parlamentari che vogliono bandire la negazione dell’olocausto all’ONU, così come è già stato fatto nel parlamento europeo. Nella
settimana del lancio della petizione il nostro stagista Linn Brunell si trovava nel parlamento europeo per raccogliere le firme.
Aiutateci con la raccolta delle firme scaricando la petizione da questo sito (
http://www.ec4i.org/index.php?option=com_content&view=article&id=148:please-sign-today&catid=84:others )
La petizione si può ora trovare tradotta in otto lingue.

ECI protesta ufficialmente per l’affermazione unilaterale dell’Unione Europea sul processo di pace in Medio Oriente

Bruxelles – Quando un rappresentate palestinese volle insultare il governo israeliano ad un incontro nel parlamento europeo, la scorsa settimana,
tutto quello che dovette fare fu il citare una recente affermazione del ministro degli esteri dell’Unione Europea, riguardo al processo di pace in
Medio Oriente.
Il testo poteva benissimo essere ispirato alle posizioni della Lega Araba, dato il suo approccio unilaterale e la demonizzazione di Israele. Questo è
solo un esempio del fazioso approccio dell’Unione Europea nei confronti del processo di pace mediorientale e di come, col passar del tempo,
l’Unione Europea ha assunto la posizione della Lega Araba invece di essere un mediatore per una pace equa nella regione.
ECI presenterà una protesta ufficiale al capo della politica estera dell’Unione Europea per lamentare questa forma di approccio unilaterale che
impedisce il raggiungimento di una pace sostenibile nella regione.
Potete leggere la dichiarazione qui ( http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_Data/docs/pressdata/EN/foraff/130195.pdf )

Per favore, aiutateci a fare la differenza!

Quest’anno decorre il 100° anniversario della nascita di Raoul Wallenberg, il diplomatico svedese che salvò decine di migliaia di ebrei
dall’olocausto. L’eredità di Raoul Wallenberg mostra che un uomo può fare la differenza. Una persona sola non può fare tutto, ma tutti possono
fare qualcosa. Aiutateci oggi, con una generosa donazione ad ECI, per rafforzare il nostro lavoro nell’Unione Europea ed alle Nazioni Unite. La
bibbia ci incoraggia a lavorare finché vi è la luce, perché, quando vengono le tenebre, nessuno può operare. Questa è stata la realtà per coloro
che vissero negli anni 30 ed lo è anche per quelli che vivono sotto le nuove minacce per Israele.

Questo è il tempo per fare la differenza. Grazie per il vostro aiuto e la vostra generosità!

 

(ECI)

 

La missione ungherese di "Chiamata di Mezzanotte" organizza a Budapest, il 14 e 15 luglio 2012, una conferenza sul tema:
"Cosa c'entriamo con Isreale?".
L'originalità di questa conferenza è che si terrà su un'imbarcazione da crociera fluviale sul Danubio.
L'aspetto logistico è stato proposto nel famoso Hotel Danubius Health Spa Resort dell'Isola Margherita al centro di Budapest nel Danubio.
I relatori saranno Norbert Lieth della Missione Chiamata di Mezzanotte esperto di profezie bibliche, Dr. Mészàros Kàlmàn della Chiesa Battista Ungherese e Szeverényi Jànos della Missione Evangelica Ungherese.
La parte musicale sarà curata dalla Band Sabbathsong Klezmer e dal coro Charis di Arad.

Una delegazione di EDIPI sarà presente all'evento

Cari amici,

avete presente la cartina dell'Europa fra il 1919 e il '36? Forse no, ma potete guardarla qui (http://www.tntvillage.scambioetico.org/?act=showrelease&id=156445), se vi interessa: L'Italia aveva l'Istria e un pezzo di Dalmazia, la Francia la Saar, la Polonia comprendeva un bel pezzo dell'attuale Russia e Ucraina, su cui c'era anche un po' di Cecoslovacchia. La Germania aveva perso un pezzo di territorio a favore della Francia, ma teneva quella che oggi è Polonia occidentale e addirittura l'enclave che oggi è Russia, intorno a Kaliningrad (allora Koenigsberg)? 
Giusto, sbagliato? Difficile dire, le città istriane erano italiane da sempre, A Koenigsberg erano nati Kant e Hanna Arendt... Fino al '39, poi Hitler si annesse Austria e l'attuale Cechia (http://www.lager.it/espansione_della_germania_nazista_1936_1939.html). Nel '45 la carta era del tutto diversa: l'Italia aveva perso l'Istria e provvisoriamente anche Trieste, la Germania tutta la parte a est della linea Oder-Neisse ma anche la Polonia aveva dovuto  arretrare di 100 chilometri i suoi confini orientali. (http://www.naturalmentescienza.it/ipertesti/1900/900figure/confini.htm). 
I movimenti di popolazione furono immensi, i rifugiati decine di milioni, mescolati alle vittime della guerra e della Shoàh. Probabilmente i confini del '29 corrispondevano meglio ai dati storici ed etnici, ma quelli del '45 garantirono la pace e reggono ancora, a parte le divisioni interne ai paesi successive al crollo del "socialismo reale".

Perché vi dico questo? Per affermare due principi: il primo è che a seconda della data che si sceglie come punto di riferimento i confini cambiano. La seconda è che il modo per produrre una convivenza pacifica fra nazioni che sono state nemiche, è accettare i confini risultanti dalla storia. Questo può non avvenire subito: l'Italia accettò la perdita dei territori orientali solo trent'anni dopo la fine della guerra col trattato di Osimo (10 settembre 1975).
L'importante è che se qualcuno oggi dicesse in Italia che dobbiamo riconquistare Fiume e Zara, per non parlare di Nizza e la Corsica, sarebbe preso per un pazzo pericoloso.
E così per i tedeschi che rivolessero Praga o Breslau, o per gli ungheresi che puntassero a riprendersi la Transilvania. In buona parte le popolazioni interessate si sono trasferite o assimilate. Pochi ricordano la lunga storia italiana di Nizza (che include Garibaldi) o quella di Pola e Spalato.

A questa regola, c'è un'eccezione, Israele. 
Nell'opinione pubblica internazionale è passata l'idea che ci sia un confine "giusto" che separerebbe Israele e la Palestina e che questo non è quello acquisito nell'ultima guerra (quella del Kippur 1973), che comprendevano l'intero Sinai e bei pezzi dei paesi arabi circostanti, e neppure della penultima, quella del '67, che ebbe risultati analoghi; e neppure la terzultima, quella del '56, che portò comunque alla conquista del Sinai; ma quella del '48-49 (http://it.wikipedia.org/wiki/Conflitti_arabo-israeliani). 
Notate che tutte queste guerre, compresa quest'ultima, si conclusero con accordi armistiziali che escludevano esplicitamente che le linee del cessate il fuoco fossero confini definitivi; ma chissà perché oggi si parla delle linee del '49 come "confini" del '67. Notate che dall'altra parte di queste linee non c'era mai uno stato Palestinese, mai esistito da quelle parti (prima del '48 c'era un mandato britannico finalizzato dalla Società della Nazioni alla costruzione di uno stato nazionale ebraico, prima degli inglesi, da secoli, i turchi), ma solo eserciti di stati arabi invasori (Egitto, Giordania, Siria, perfino l'Iraq...). 
E notate anche che tutte le guerre di cui stiamo parlando furono guerre di aggressione e di sterminio, da cui Israele si dovette difendere: di qui l'esigenza di "confini sicuri e riconosciuti" per Israele , che la risoluzione 242 dell'Onu collega al ritiro da alcuni dei territori conquistati in guerra (non necessariamente tutti, il testo inglese della risoluzione, ponderato con cura, dice "from territories" non "from the territories" - cosa che Israele ha fatto lasciando il Sinai e Gaza.

Ultima considerazione. I nemici di israele, quelli esterni al mondo ebraico come Sergio Romano (http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=2&sez=120&id=44811) e anche quelli interni "pacifisti",  partono dal fatto che i territori al di là della linea verde fossero privi di ebrei al momento della guerra del '67. 
In effetti lo erano, ma solo perché al momento della conquista giordana del '49, gli arabi avevano proceduto a una spaventosa pulizia etnica, espellendo tutti gli ebrei non solo da Gerusalemme ("Est", cioè la città vecchia) e da Hebron, dove stavano ininterrottamente da tremila anni, ma anche dagli insediamenti agricoli che avevano fondato molti decenni prima su zone desertiche e spopolate. 
Per esempio la cintura a SudEst di Gerusalemme, chiamata Gush Etzion, che Romano vede come un'invasione programmata dal governo attuale, risale agli anni Venti del Novecento (http://en.wikipedia.org/wiki/Kfar_Etzion). 

E qui di nuovo  bisogna tornare alla nostra cartina dell'Europa. 
Nel 1935 la popolazione ebraica di città come Varsavia e Cracovia era intorno al 20%. Nel '45 era vicina a zero. Qual è il termine di riferimento per discutere dell'insediamento ebraico orientale? Prima o dopo gli stermini nazisti? Lo stesso vale per Gerusalemme. Se guardate la tabella contenuta in questo sito (http://it.wikipedia.org/wiki/Gerusalemme), vedete che gli ebrei sono sempre stati maggioranza (assoluta o relativa) nella città, che significava fino alla fine dell'Ottocento solo la città vecchia e poi a lungo soprattutto questa. 
Nel '49 però d'improvviso, grazie alla bestiale e programmata violenza della legione araba (l'esercito giordano), non ci fu più un ebreo nella città vecchia e in rioni come Shimon Hatzaddik, o se volete Sheik Jarrah. Chi sopravvisse alla guerra si concentrò a Ovest, costruendo sui campi rimasti a Israele. 
Poi nel '67 gli ebrei tornarono, e alcuni recuperarono le loro vecchie proprietà grazie a lunghe cause legali, o ricostruirono i villaggi distrutti e li fecero naturalmente crescere. 
Un'invasione? O piuttosto un ritorno. E infine, a proposito di questa storia: perché nessuno dice che Israele ha mantenuto e fatto sviuluppare la sua popolazione araba e che invece i giordani l'hanno massacrata ed espulsa? E che l'Autorità Palestinese si propone di fare altrettanto, cioè di "espellere tutti gli ebrei" dal territorio "palestinese"? 

Ugo Volli

(tratta da informazione corretta)

Giovedì 07 Giugno 2012 09:51

Cristiani per le Nazioni

Una delegazione di EDIPI parteciperà al I° Convegno "Cristiani per la Nazione", prevista per il 15 giugno a Roma.

La riunione è promossa dal Gruppo Parlamentari Evangelici e si terrà presso la Nuova Aula dei Gruppi Parlamentari.

La partecipazione della delegazione di EDIPI è composta dai pastori Corrado Maggia, Paolo Chiarini, Ivan e Andie Basana e si propone tra l'altro di parteciare al tavolo internazionale per sottolineare l'importanza di un comune atteggiamento del mondo evangelico riguardo Israele nel suo insieme.

Allegata la locandina

Giovedì 07 Giugno 2012 09:44

II °Convegno Edipi Sicilia

Organizzato dal pastore Alfonso Marchetta, vicepresidente EDIPI, si terrà a Messina il II° Convegno Regionala di EDIPI  - Sicilia, con il seguente programma:

MESSINA 23 GIUGNO

PRESSO CHIESA CRISTIANA EVANGELICA

VIA G. ARENAPRIMO N.27

VILLAGIO ALDISIO

98147 MESSINA

EDIPI SICILIA ORGANIZZA:

CONFERENZA SUL TEMA:

La Conversione d'ISRAELE (ROMANI 12) e il ruolo della Chiesa

RELATORE PRINCIPALE IL PASTORE MESSIANICO MICHAEL YARON (ISRAELE)

PRESIEDERA' IL PASTORE VICE PRESIDENTE DI EDIPI: ALFONSO MARCHETTA

LODE E ADORAZIONE  A CURA DELLA CHIESA DI MESSINA



PROGRAMMA:

ORE 10:00
arrivo e accoglienza e inizio preghiera e introduzione e preghiera iniziale del Pastore Gemelli Daniele

ORE 10:30
il Pastore Marchetta apre il  convegno in preghiera relazionando sulla PRESENTAZIONE DI EDIPI, LO SCOPO, GLI OBBIETTIVI E LA MISSIONE

0re 11:00-13:00
il Pastore MICHAEL YARON  TESTIMONIERA' DELLA SUA CONVERSIONE E ILLUSTRERA' SULLA SITUAZIONE DELLE CHIESE MESSIANICHE IN ISRAELE

Ore 13:-14:30 pausa pranzo

Ore 15:30-16:00 lode

Ore 16:00
Predicazione pastore Michael Yaron  : ISRAELE NEL PIANO DI DIO

Canti finali di lode e chiusura Pastore Daniele Gemelli


Inoltre il Pastore Michael Yaron avrà questo programma in Italia:

19-20 giugno a Ribera dal Pastore Giuseppe Prinzivalle (3382129145)

21-22 giugno a Caltanisetta Pastore Nazzarena Condemi (340-5261324)

23 giugno conferenza EDIPI a Messina

24 giugno in chiesa a Messina sia alla mattina ore 10:00 che al pomeriggio ore 18:00

Nella mia vita ho fatto lo studente, il centralinista, il cameriere, il portiere d'albergo, il traduttore, il giornalista, lo scrittore, il politico e, per la prima volta, debutterò oggi in Israele come autore di un testo poetico composto in fantasia lirica dal maestro Nili Harpaz. Si tratta di "A Davide", la dedica che feci al più piccolo dei miei tre figli nato nel 2007, nel libro "Grazie Gesù" pubblicato nel 2008 dopo la mia conversione dall'islam al cattolicesimo. Davide e Israele hanno in comune l'amore per la vita. Entrambi sono riusciti a sconfiggere la minaccia della morte perpetrata da un nemico che avrebbe voluto che non vedessero mai la luce, riuscendo a realizzare il miracolo di un riscatto che coniuga la dimensione del dono trascendente con l'inflessibile volontà di vivere. Una scelta di vita che David Ben
Gurion, il presidente che il 15 maggio del 1948 annunciò la nascita dello Stato del popolo ebraico, ha così magistralmente descritto: "In Israele per essere realisti bisogna credere nei miracoli".
Ebbene anche Davide incarna un miracolo. Lo dico nei primi versi della dedica elevata a fantasia lirica: Sei il dono/hai lottato con tutto te stesso/per radicarti nel grembo materno/hai vinto piccolo Davide/la battaglia della vita/contro il Golia della morte/regalando a tutti noi una nuova vita/
Davide è un dono perché è sopravvissuto ad un aborto spontaneo scoperto inaspettatamente quando mia moglie Valentina Colombo era al secondo mese di gravidanza e che la costrinse a restare pressoché immobile a letto fino al parto. Provo una sincera gratitudine per Nili Harpaz per aver scelto di condividere, mettendo a frutto il suo genio creativo, la gioia immensa che Valentina ed io abbiamo provato nel giorno della nascita di Davide. Nili, oltre ad essere compositrice e direttrice d'orchestra lirica di successo, è una cara amica che come me ama l'Italia. Frequenta spesso il nostro Paese, si è diplomata al Conservatorio di Santa Cecilia di cui ha diretto l'Orchestra sinfonica, mentre in Israele dirige l'Orchestra "Ensemble" che festeggia il ventesimo anniversario e si esibisce all'Auditorium comunale di Petah Tikva. Ed è in questa sede che oggi parteciperò alle 20,30 alla Prima mondiale della Fantasia lirica "A Davide", cantata dal soprano Keren Hadar. Saranno presenti il sindaco di Petah Tikva, Yizhak Ohayon, e l'ambasciatore d'Italia Luigi Mattiolo.
Sono sempre più convinto che nulla nella nostra vita accada casualmente. Anche questa mia nuova visita in Israele, a cui mi sento particolarmente legato proprio perché incarna il valore della sacralità della vita  sulla scena politica internazionale essendo l'unico Paese al mondo di cui la totalità dei governi islamici disconosce il suo diritto ad esistere come Stato del popolo ebraico, avviene in un momento storico eccezionalmente critico che potrebbe rapidamente sfociare in una nuova guerra dalle conseguenze imprevedibili a causa del possibile uso della bomba atomica da parte del regime nazi-islamico degli ayatollah iraniani. Per me il sostegno incondizionato al diritto all'esistenza di Israele, che mi portò nel 2007 a pubblicare il libro "Viva Israele", corrisponde alla salvaguardia del diritto alla vita di tutti, compresi i suoi nemici palestinesi, arabi e islamici, nella consapevolezza che questo diritto potrà avverarsi in modo compiuto e definitivo solo rimuovendo il pregiudizio nei confronti degli ebrei e di Israele che affonda le sue radici nel Corano e in Maometto, così come è legittimato dalle ideologie islamiche e panarabiste.
Condivido la fondata preoccupazione degli israeliani per le conseguenze dell'avvento al potere nell'insieme del Mediterraneo, dal Marocco allo Yemen, di regimi islamici integralisti ed estremisti. Il fatto che nel più grande Paese arabo, l'Egitto, il Parlamento sia egemonizzato per circa il 75% dai Fratelli Musulmani e dai Salafiti, in aggiunta al prevedibile successo del candidato dei Fratelli Musulmani Mohammed Mursi alla Presidenza della Repubblica al ballottaggio del 16 e 17 giugno, per Israele corrisponde alla fine di un accordo di pace che aveva resistito solo a livello diplomatico ma che si è sempre scontrato con il boicottaggio popolare. I Fratelli Musulmani hanno già preannunciato che sottoporranno a referendum popolare il Trattato di pace con Israele e l'esito negativo è scontato. In Siria i Fratelli Musulmani, che promuovono la rivolta armata insieme a gruppi terroristici di Al Qaeda, sono prossimi a far cadere il regime laico di Assad, grazie ad una scellerata strategia dell'Occidente succube dell'ideologia dell'islamicamente corretto. Anche in Giordania i Fratelli Musulmani alzano sempre più la voce mentre in Libano gli estremisti islamici dell'Hezbollah sono già al potere. Quella che i nostri politici e gran parte dei mezzi di comunicazione di massa continuano, a dispetto di ogni evidenza, a qualificare enfaticamente "Primavera araba", si rivela sempre più un tragico complotto ordito dai Fratelli Musulmani con la folle complicità dell'Occidente votato al suicidio, che costringerà Israele a sferrare una nuova guerra per salvaguardare il suo legittimo diritto ad esistere.
Questa sera ascoltando con immensa gioia per la prima volta la Fantasia lirica "A Davide", un autentico inno alla vita, avrò presente che per Israele il diritto ad esistere resta un traguardo da conquistare purtroppo anche con il ricorso ad una guerra, che io aborrisco per principio, per prevenire il nuovo sterminio del popolo ebraico. Solo se tutti noi sosterremo convintamente e concretamente il diritto di Israele all'esistenza e il diritto inalienabile alla vita di tutti i nostri Davide per porre fine al suicidio-omicidio demografico, noi salvaguarderemo la pace nel mondo e la sopravvivenza della nostra civiltà che si fonda sui valori non negoziabili alla vita, alla dignità e alla libertà. Viva Israele! Viva la vita!

(il Giornale, 4 giugno 2012)

Lunedì 04 Giugno 2012 13:03

News letter da Amzi 1 Giugno 2012

Mail di preghiera e informazione della amzi associazione per la testimonianza messianica in Israele  amzi, 1 giugno 2012
1. Una giornata regalata
2. Vicina „ritrovata“
3. Giovani adulti impegnati
4. „Ebrei e Cristiani sono inferiori“
5. Link della settimana / appuntamenti / tagliando d’ordine

1. Una giornata regalata
Rachel Netanel, Beth Netanel, Gerusalemme
Una comitiva di Svizzeri, che soggiornava a Tiberiade, mi ha invitato per
una presentazione. Così mio marito Gilad ed io ci siamo messi in viaggio
verso nord. Giunti al Lago di Genezareth, ci siamo resi conto che
l’appuntamento era stato fissato per il giorno successivo, per cui ci siamo
goduti una giornata libera, abbiamo fatto un giro per la città e abbiamo
visitato un negozio di souvenir. Il commesso ci ha abilmente coinvolto in
una conversazione che io ho preso volentieri come spunto per raccontargli
dell’amore di Dio. Yam - nel frattempo ci eravamo presentati - ha subito
raccolto la palla al balzo e ci ha raccontato di conoscere a memoria tutta
la storia di „Gesù“, che era vissuto in Galilea, e di raccontarla spesso
alla sua clientela. Ha tuttavia ammesso di non credere personalmente in lui.
Senza lasciarci scoraggiare, gli abbiamo spiegato chi fosse Jeshua e quanto
amasse ogni persona, incluso Yam, e quanto desiderasse regalare a tutti la
vera libertà. Mi sono fatta coraggio e gli ho chiesto molto direttamente se
desidera che Dio trasformi la sua vita. Ha risposto: „Naturalmente!“
L’argomento sembrava stargli a cuore perché anche dopo il cliente successivo
ha ripreso subito la conversazione con noi. Siamo rimasti davvero stupiti
quando Yam ha espresso il desiderio di chiedere a Jeshua di entrare nella
sua vita e, per pregare, si è addirittura inginocchiato proprio lì, dove si
trovava. Lodiamo Dio per questo!

2. Vicina „ritrovata“
Melissa, collaboratrice di un’organizzazione internazionale
In realtà avevo intenzione di passare qualche momento di tranquillità e
silenzio in spiaggia e di parlare di alcune questioni con Dio. Invece sono
stata disturbata da un uomo piuttosto invadente e ho deciso di andarmene da
lì. Inizialmente la cosa mi ha irritato, finché non sono stata
inaspettatamente fermata da una persona che mi ha chiesto: „Abita a K.?“
„Sì, in passato abbiamo abitato lì“, ho risposto. Poi ho riconosciuto chi mi
stava davanti: era C., la mia vicina di casa di un tempo. Entrambe ci siamo
rallegrate molto dell’incontro e ci siamo scambiate i numeri telefonici. Ora
sapevo perché ero stata “scacciata” dalla spiaggia. All’epoca avevo
raccontato a C. della mia fede e le avevo letto Isaia 53 in ebraico. Lei è
sempre stata molto aperta e mi ha ascoltato. Avevo continuato a pregare per
lei anche quando ci siamo perse di vista cinque anni prima e avevo perso il
suo numero di telefono (non ricordavo neppure il suo cognome). Prego di
poter riprendere la mia conversazione sulla fede con lei.

3. Giovani adulti impegnati
Ronit, Opera di riconciliazione Musalaha
Durante le vacanze di Pessach/Pasqua, trenta giovani adulti palestinesi e
israeliani si sono incontrati in Grecia a un convegno sul perdono. Dato che
nella mia esperienza la riconciliazione solitamente è un processo lento,
fatto di tanti piccoli passi, sono rimasto entusiasta della grande
disponibilità reciproca che i giovani hanno dimostrato durante l’incontro.
Hanno parlato di certi temi con un’apertura tale, che per altri gruppi ci
sarebbero voluti anni per arrivare a quel punto. Che vogliano davvero vivere
la riconciliazione è stato chiaramente visibile alla fine del convegno. I
giovani hanno preso l’iniziativa di organizzare un incontro di lì a poco.
Due settimane dopo, infatti, hanno sfruttato l’occasione del permesso
concesso ai Palestinesi cristiani di entrare in Israele per la festa di
Pasqua, e si sono incontrati a Gerusalemme. Il prossimo fine settimana
abbiamo intenzione di fare una camminata insieme nel settore C della regione
palestinese (l’unica zona cui entrambe le parti possono accedere senza
problemi), perché un partecipante ha scoperto che lì si trovano grotte e
sentieri. Pregate per questi giovani che tengono tanto a percorrere un
cammino insieme.

4. „Ebrei e Cristiani sono inferiori“
L’11 Maggio, la televisione palestinese (controllata dal partito Fatah) ha
mostrato una trasmissione in cui a una piccola bambina palestinese è stato
chiesto di recitare una poesia che, a detta della maestra, favorisce il
senso di responsabilità e di appartenenza. L’estratto è stato munito di
sottotitoli inglesi dal Palestinian Media Watch (vedi link della settimana).
Ecco la traduzione in italiano:
„Gli occupatori hanno rubato la mia terra e la terra di mio nonno …
Dov’è la tua spada, Khaled [combattente arabo]? Dov’è il tuo coraggio,
Saladino [conquistatore musulmano]? Ma nessuno mi ha risposto.
Dov’è la mia arma? L’ho trovata – una pietra. L’ho presa e l’ho buttata
contro i nemici del destino. Ho spiegato al mondo che i musulmani non
possono essere sconfitti nel nome di Allah…
Ci sfidano con la Casa Bianca e noi li sfidiamo con il risveglio [islamico]
e la Kaaba [alla Mecca]. Non sono più forti di Khosrau e Cesare [i sovrani
del regno persiano e bizantino].
Loro [i cristiani e gli ebrei] sono persone inferiori, piccole, vili e degne
di disprezzo. Sono quanto rimane dei crociati [cristiani] e di Khaibar
[villaggio ebraico distrutto dai musulmani nel 629].
Oh Musulmani del mondo: svegliatevi, avete dormito abbastanza. I vostri
padri e figli sono massacrati, la vostra moschea Al-Aksa viene violata e
distrutta.“
[Maestra:] „Brava, applauso per la nostra Lara!“

5. Link della settimana / appuntamenti / tagliando d’ordine
„Ebrei e cristiani sono vili“: Bambina di una scuola materna alla
televisione palestinese (traduzione italiana al punto 4)
<http://youtu.be/gq2P4e1acXMhttp://youtu.be/gq2P4e1acXM

<tratto da amzi.org>

 

 

Sabato 02 Giugno 2012 10:17

Alle origini dell'odio antigiudaico

L'evento è organizzato dalle Associazioni culturali Giacomo Grosso e Centro del Libro Cristiano ed è patrocinato da Evangelici d'Italia per Israele.
Durante la conferenza verrà presentato il libro "La superbia dei Gentili" di Marcello Cicchese; relazionerà l'autore con interventi di Ferruccio D'Angelo dell'Associazione Culturale Giacomo Grosso e Samuele Ruocco della CLC. Moderatore dell'evento sarà il presidente di EDIPI, Ivan Basana.

Venerdì 01 Giugno 2012 09:49

News letter da Amzi 24 Maggio 2012

Mail di preghiera e informazione della amzi  associazione per la testimonianza messianica in Israele

1. Il vostro Dio è un uomo straordinario
2. Cerchiamo collaboratori
3. Figli nonostante tutto
4. Ritorno di I.
5. Immigrazione negata

 

 

1. Il vostro Dio è un uomo straordinario
Andy Ball, Bibelshop, Tel Aviv
Durante una delle nostre azioni evangelistiche, un Israeliano ci è venuto
incontro dopo averci osservato per qualche tempo da lontano. Aveva notato
che non ci limitavamo a distribuire del cibo ma che ci interessavamo
personalmente dei rifugiati, parlavamo con loro e dimostravamo bontà nei
loro confronti. „So chi siete. Distribuite letteratura cristiana“, ha
osservato senza tono critico. „Il vostro Gesù deve essere pieno d’amore e
voi passate ad altri tale amore.“
Quando gli abbiamo chiesto se desiderava un Nuovo Testamento in ebraico, ci
ha risposto: „Se ci fossimo incontrati da qualche parte a Tel Aviv e mi
aveste offerto un Nuovo Testamento, avrei risposto di no. Ma dato che ho
visto quello che state facendo qui, ho l’impressione che il vostro Dio debba
essere un uomo straordinario. Perciò accetto volentieri la vostra offerta.“
Preghiamo che riconosca che questo „uomo straordinario“ è di più, ossia il
suo Messia.

2. Cerchiamo collaboratori
Johnny e Marlene Shahwan, Centro d’incontro Beit Al Liqa’, Beit Jala
Con tutte le nostre numerose attività, non è facile occuparsi „en passant“
dei preparativi per i campeggi estivi. Sebbene nel frattempo abbiamo la
bella cifra di più di venti collaboratori fissi, spesso avremmo bisogno di
più persone per le attività con i bambini e gli adolescenti. David ci ha
comunicato di recente che non vorrebbe più collaborare al Beit Al Liqa’
perché ha trovato un altro lavoro. Due collaboratrici che lavorano con i
bambini stanno per dare l’esame di maturità per cui mancheranno nelle
prossime settimane. Per finire, due altre collaboratrici, che negli ultimi
anni sono state di grande aiuto durante i campeggi, hanno dato la loro
disdetta. Questo fa sì che per quest’anno siamo ridotti a un numero molto
esiguo di collaboratori che si dedicheranno all’insegnamento e alla guida
dei vari gruppi. Abbiamo bisogno di un miracolo perché tutti questi posti
possano essere nuovamente occupati. Non è un’impresa facile continuare a
prepararci con entusiasmo nonostante l’incertezza, per cui vi chiediamo di
pregare intensamente perché riceviamo i collaboratori adatti!

3. Figli nonostante tutto
Comunità „Israele vivente“
La famiglia di un anziano della nostra comunità di Nazareth sta aspettando
la nascita del terzo figlio. I genitori in passato sono stati entrambi
tossicodipendenti, finché non hanno partecipato a un nostro programma di
riabilitazione e hanno affidato la propria vita a Gesù. Si sono conosciuti
mentre frequentavano la nostra scuola biblica e di discepolato e dopo poco
tempo si sono sposati. I medici hanno annunciato che non avrebbero mai
potuto avere dei figli propri, ma Dio aveva dei piani diversi. Hanno già due
bei maschi e in dicembre aspettano un terzo figlio. Insieme collaborano
nella comunità a Nazareth.
In Maggio la nostra scuola biblica e di discepolato ha ripreso con
l’undicesimo gruppo, formato da diciotto partecipanti israeliani e di altri
paesi (Germania, USA, Ucraina), e da cinque altri studenti lituani, russi e
ucraini che si uniranno ai primi in un secondo tempo. Pregate che Dio si
riveli a questi studenti e che mostri loro il posto in cui li vuole dopo
questo periodo di formazione.
Un altro soggetto di preghiera è la fondazione di un centro per i giovani
credenti delle nostre e di altre comunità, in cui possano incontrarsi,
celebrare culti e lodare Dio insieme.

4. Ritorno di I.
Michael e Marianne, Comunità messianica, Rishon LeZion
I. è venuto alla fede in Jeshua più di un anno fa. Nel momento in cui gli ha
chiesto di entrare nel suo cuore, Dio ha anche guarito la sua mano dolente e
lo ha liberato dal vizio del fumo. In seguito lo abbiamo battezzato nel Mar
Mediterraneo. Sebbene tutti si siano molto impegnati per seguirlo, ci ha
purtroppo lasciati per quasi un anno a casa della sua lotta personale e
della sua storia di dipendenza dalla droga. Abbiamo continuato a pregare e
abbiamo tentato di restare in contatto con lui. Pochi mesi fa è ritornato e,
con l’aiuto di Dio, questa volta sta facendo sul serio. Tra l’altro
partecipa regolarmente alle riunioni di preghiera della chiesa. Preghiamo
che possa fare progressi nella fede.

5. Immigrazione negata
Jerusalem Institute of Justice
R. è una sopravvissuta dell’Olocausto, la cui famiglia è stata uccisa dai
Nazisti. Che R. desideri immigrare in Israele nonostante la sua età avanzata
dipende anche dal fatto che vuole realizzare così un desiderio di suo padre.
In alcune lettere che lui gli aveva scritto dal campo di concentramento di
Auschwitz, le aveva chiesto di mantenere la propria identità ebraica e di
tornare un giorno nella terra d’Israele. Il Ministero degli Interni
Israeliano, invece, le ha negato tale diritto perché è un’Ebrea messianica.
Il Jerusalem Institute of Justice si sta ora impegnando per R. perché il
diritto di immigrare le è dovuto in base alla Legge del ritorno.
6. Link of the week

Shavuot e  Pentecoste  stesso anno stesso giorno, domenica 27 Maggio

<http://youtu.be/29QVuW-2Jic>

 

(amzi.org)

Col il motto "Voi siete parte di noi  noi siamo parte di voi" si è aperta la Campagna di Raccolta 2012 del Keren Hayesod nella sala riunioni della Borsa di Milano.
La partecipazione è stata numerosa tra cui una delegazione di EDIPI presente per sostenere le iniziative collegate all'Aliyah (il ritorno del popolo ebraico nella sua terra di Israele).
Con l'alto patrocinio di S.E. Naor Gilon, ambasciatore di Israele in Italia, sono iniziati i discorsi ufficiali che hanno coinvolto anche gli ospiti d'Onore Moodi Sandberg, già Ministro della Scienza e della Tecnologia di Israele e attuale presidente mondiale di Keren Hayesod e l'On. Franco Frattini, già ministro degli esteri italiano.
Ha presentato il famoso conduttore televisivo Jocelyn alternado gli interventi dei relatori con i virtuosismi del trio musicale (violino, chitarra e contabasso) NefEsh, letteralmente Anima e Fuoco, reale riferimento alle loro esecuzioni che passavano da ritmi travolgenti a momenti di struggente intimità.
Durante il cocktail di inaugurazione è stato presentato al presidente EDIPI, Ivan Basana, il nuovo ambasciatore di Israele Naor Gilon e nell'occasione si è creato un simpatico siparietto in quanto, Noar Gilon, il suo accompagnatore Amos Radian, vecchia conoscenza di EDIPI (vedi galleria foto)  e la moglie del past. Basana, Andie si son messi a parlare tutte e tre in ungherese, scoprendo le loro comuni origini magiare, incuriosendo e divertendo gli altri invitati.
All'ambasciatore Naor Gilon e ad Amos Radian sono state consegnate copie della pubblicazione di Eli Hertz "Questa terra è la mia terra".

Lunedì 21 Maggio 2012 19:19

News letter da Amzi 18 Maggio 2012

Mail di preghiera e informazione della amzi associazione per la testimonianza messianica in Israele.

1. Acquisto del tetto

2. Grande fame

3. Grigliata comunitaria

4. Impianto anti-incendio a pioggia per la scuola del Shabbath

5. Vietati i contatti con giornalisti israeliani

6. Link della settimana

 

1. Acquisto del tetto

Erez Soref, Israel College of the Bible, Netanja

Vogliamo ringraziare Dio e i nostri amici per averci aiutato a firmare il
contratto di acquisto per il tetto dell’edificio, di cui possediamo già due
piani, e di averci dato i mezzi per pagarlo. La via per arrivare a questo
traguardo è stata lunga, ma in tutto il percorso abbiamo visto come Dio
dirige i cuori delle persone. Noi siamo stati spinti a presentarci in tutta
umiltà davanti a Lui, il proprietario è stato spinto a cambiare il proprio
atteggiamento nei nostri confronti da molto negativo a molto disponibile e i
nostri amici sono stati spinti ad aiutarci generosamente.

L’acquisto del tetto è stato un passo strategico che ci offre la possibilità
di costruire altri due piani in futuro. Inoltre abbiamo il diritto di uso
esclusivo delle scalinate e il diritto di prelazione per l’acquisto dei
negozi che sono stati dati in affitto al pianterreno. Lodiamo Dio per averci
donato questa grande possibilità.



2. Grande fame

Andy Ball, Libreria evangelica, Tel Aviv

La situazione dei rifugiati nel parco in cui normalmente andiamo a
evangelizzare diventa sempre più difficile. La gente non ha dove abitare ed
è affamata. Per questo motivo portiamo loro del cibo e il messaggio di Dio
alternandoci con altri gruppi.

Durante la nostra ultima visita, i rifugiati erano seduti per terra e hanno
aspettato pazientemente che preparassimo il cibo. Quanto tutto è stato
pronto, hanno formato una lunga fila per ricevere un pasto caldo. Ci ha
rattristato molto vederli così affamati. Avremmo voluto fare molto di più
per loro. Un uomo ha vuotato rapidamente il suo piatto e poi ha chiesto:
„Posso averne ancora? Da due giorni non mangio e ho una fame tremenda.“ Gli
abbiamo risposto: „Non c’è problema. Abbiamo portato cibo a sufficienza. Le
diamo una seconda porzione ma prima aspetti che tutti nella fila abbiamo
ricevuto la loro parte“. L’uomo si è rimesso in fila ed era felicissimo
quando gli abbiamo dato la seconda porzione. „Grazie tante!“, ha esclamato e
ha mangiato rapidamente anche la seconda porzione. „Potrei averne un altro
piatto pieno?“ ci ha chiesto poi timidamente e noi siamo stati contenti di
potergliene dare ancora. Pregate che si possano trovare soluzioni migliori
per questi rifugiati.



3. Grigliata comunitaria

Oded Shoshani, Comunità messianica King of Kings, Gerusalemme

Nella giornata dell’Indipendenza (quest’anno il 26 Aprile) abbiamo invitato
la comunità a una grigliata nel nostro giardino. Ai membri si sono aggiunti
numerosi altri ospiti di cui alcuni ancora non credono in Jeshua. Abbiamo
avuto dei buoni colloqui, un tempo di lode e un breve messaggio, in cui ho
messo in relazione la Giornata dell’Indipendenza con l’opera di Dio nel
nostro Paese. Pregate soprattutto per le persone che ancora non credono in
Jeshua, che continuino a cercare la verità.

Un altro soggetto di preghiera è la mia schiena, che da diverso tempo mi
procura gravi dolori. Dato che i dolori sono diventati particolarmente
forti, sono andato da uno specialista che ha praticato tre iniezioni nella
colonna vertebrale. Questo ha portato un certo sollievo, ma continuo a
essere piuttosto limitato nella deambulazione e nello stare seduto,
soprattutto in macchina. Per adesso lavoro a casa e ho ridotto gli orari.
Vorrei stare attento a ciò che il Signore vuole dirmi per la mia vita.
Pregate per una completa guarigione e che io abbia un cuore aperto per
sentire la voce del Signore.

Pregate anche per i poco meno di venti soldati della nostra comunità, che
possano crescere nella fede e che la loro vita sia una testimonianza
nell’ambiente in cui vivono. Pregate per quelli che hanno bisogno dell’aiuto
di Dio nel prendere una decisione importante.



4. Impianto anti-incendio a pioggia per la scuola del Shabbath

Peter, Foresteria Beth Immanuel e Comunità messianica, Jaffa

Siamo riconoscenti che quest’anno il nostro visto è stato rinnovato senza
ritardo per un altro anno. Per la Foresteria i permessi sono stati
prolungati fino all’Ottobre 2012. Entro quella data dobbiamo installare un
impianto anti-incendio a pioggia in cantina, dove si riunisce la scuola del
Shabbath della comunità, altrimenti non ci verranno prolungati
ulteriormente. Si tratta di un progetto complesso e dispendioso perché
dovremo cambiare il sistema di approvvigionamento idrico centrale
dell’edificio. Pregate che l’impresa riesca bene. In chiesa siamo felici
della crescita spirituale delle madri sole con i loro figli. La maggior
parte di loro è di esempio per gli altri membri della comunità. Pregate per
una madre che vorrebbe aprire  un negozio, perché Dio la guidi e le doni i
mezzi finanziari necessari. Pregate anche per una vedova il cui primo figlio
frequenta la prima elementare e ha molti problemi.



5. Vietati i contatti con giornalisti israeliani

Giovedì scorso, l’„Unione dei giornalisti palestinesi“, uno dei gruppi
mediatici di Ramallah dominati dal partito Fatah, ha comunicato di voler
licenziare tutti i suoi membri che incontrano giornalisti israeliani. Questa
minaccia segue vari incontri fra giornalisti israeliani e palestinesi che ci
sono stati nei mesi scorsi. „Siamo contrari a questi incontri perché servono
a normalizzare i rapporti con Israele“, ha spiegato uno dei membri
responsabili dell’Unione dei giornalisti a Ramallah. „Ogni membro che si
vede con un giornalista israeliano sarà licenziato.“



6. Link della settimana

Comunità etiope Ebenezer


<http://youtu.be/Nioqyf6bDWE>

 

(amzi.org)

Di Pierluigi Battista

È evidente il motivo per cui il Cio si rifiuta di ricordare con un minuto di silenzio a Londra il massacro olimpico di Monaco '72: la paura. Il terrore di boicottaggi e rappresaglie solo per un minimo gesto di omaggio agli atleti israeliani uccisi quarant'anni fa da un commando di terroristi palestinesi. La preoccupazione di urtare la suscettibilità di chi non vuole riconoscere lo Stato di Israele e dunque non pensa che i morti ammazzati di Israele, uccisi in Germania nel mezzo di una competizione olimpica, debbano essere onorati. La paura, il terrore. Nessun'altra spiegazione plausibile. 
Un minuto di silenzio, non cerimonie mastodontiche e costose. Un minuto di silenzio e di raccoglimento per i due atleti israeliani che vennero ammazzati nel villaggio olimpico e per gli altri nove che, presi in ostaggio, persero la vita (assieme a un poliziotto tedesco e al commando di sequestratori) alla fine di un disastroso blitz condotto dalle forze speciali della Germania occidentale. Una strage. Una carneficina ad altissimo valore simbolico perché, per la prima volta dopo l'Olocausto, 11 ebrei vennero trucidati in terra tedesca. Il massacro fece molto scalpore, ma si decise lo stesso di andare avanti con i Giochi olimpici. 
Oggi, dopo quarant'anni, la richiesta di un minuto di silenzio avanzata dagli israeliani sembra una richiesta ragionevole, misurata, tutt'altro che provocatoria. Ma gli organizzatori delle Olimpiadi di Londra non hanno perso l'occasione per un altro gesto di viltà. Ai Giochi del Mediterraneo lo Stato di Israele viene escluso. Ora viene esclusa persino la possibilità di ricordare i morti di quarant'anni fa. Nessuna ragione convincente per questo sconcertante rifiuto. Non un argomento sostenibile. Soltanto la paura. Ma la paura, il cedimento preventivo ai diktat dei prepotenti, è la negazione stessa dello spirito olimpico, fondato sulla lealtà e sul riconoscimento del valore di tutti gli atleti di tutte le Nazioni. E si sancisce così il principio che alcuni morti non possono nemmeno essere nominati, che il Cio è ostaggio di chi addirittura sente il massacro di Monaco come una bandiera da sventolare. Una pagina orribile della storia. Uno sfregio alle Olimpiadi: le Olimpiadi della paura. 

(Corriere della Sera, 17 maggio 2012) 

Mercoledì 16 Maggio 2012 15:01

EDIPI a Keren Hayesod 21 Maggio

Una delegazione di Evangelici d'Italia per Israele, capeggiata dal presidente, past. Ivan Basana, parteciperà alla cena di gala in occasione dell'Apertura della Campagna di Raccolta 2012.
La presenza di EDIPI a questo importante evento e collegata ad uno degli scopi ed obbiettivi dell'associazione, cioè quello di sostenere l'Aliyah (il ritorno del popolo ebraico nella sua terra) convinti che Dio ha assegnato per sempre ai figli di Giacobbe la terra promessa, in vista della completa restaurazione di Israele.

Lunedì 14 Maggio 2012 22:24

news letter da Amzi 11 Maggio 2012

Mail di preghiera e informazione della amzi  associazione per la testimonianza messianica in Israele
amzi, 11 maggio 2012

1. Nuovi credenti: madre e figlia
2. Nuovo collaboratore per l’Arca della Pace
3. Manifesti con Isaia 53

4. Di ritorno da Israele
5. Protesta antimissionaria
6. Link della settimana

1. Nuovi credenti: madre e figlia
Michael e Marianne, Comunità messianica, Rishon LeZion
Qualche settimana fa un responsabile messianico ci ha chiesto di contattare
S., una donna sposata con quattro figli fra i 14 anni e i 18 mesi.
Nonostante la sua famiglia sia del tutto atea e secolare, da vari anni lei
nutre un forte interesse per il Nuovo Testamento ed è alla ricerca di  Dio.
Per qualche tempo è stata seguita dai Testimoni della Torre di Guardia, ma
poi se ne è distanziata e ha proseguito la sua ricerca.
L’abbiamo invitata due volte a casa nostra per la cena del Shabbat il
Venerdì sera. È venuta in compagnia della figlia quattordicenne e ci siamo
presto resi conto di quanto entrambe fossero aperte alla fede. Nessuno aveva
mai spiegato loro il lieto messaggio di Jeshua, per cui è stata la prima
cosa che Michael ha fatto, usando alcuni versetti chiave dell’Antico e del
Nuovo Testamento. In seguito a ciò, le due hanno espresso il desiderio di
invitare Jeshua nel loro cuore e hanno chiesto perdono per i loro peccati.
S. ha un lungo cammino alle spalle e senza dubbio ha ancora molte sfide
davanti a sé, tuttavia pensiamo che entrambe, madre e figlia, facciano sul
serio. Siamo convinti che ci sia gran gioia nel cielo per la loro
conversione. Pregate per il loro cammino futuro.

2. Nuovo collaboratore per l’Arca della Pace
Johnny e Marlene Shahwan, Centro d’Incontro Beit Al Liqa’, Beit Jala
Siamo molti riconoscenti di aver trovato un uomo valido per il lavoro
nell’„Arca della Pace“, il nostro nuovo cortile con parco giochi e
caffetteria. Dall’inizio di Aprile, Yousef Khoury è il gestore dell’Arca
della Pace e sta svolgendo il suo lavoro con grande abilità. Anche in Aprile
numerose scolaresche hanno visitato il nostro parco giochi e nei pomeriggi,
oltre ai visitatori abituali, abbiamo avuto numerose feste di compleanno nei
nostri locali.
Durante le scorse settimane abbiamo ristrutturato il parco giochi esterno e
lo abbiamo preparato per il lungo periodo estivo. All’inizio di Maggio è
stato riaperto il giardino. Al momento stiamo lavorando per utilizzare il
terreno che abbiamo acquistato due anni fa e che ci permetterebbe di
ampliare il parco giochi. Speriamo di completare la costruzione del muro di
cinta del giardino in modo da poter poi iniziare con la piantagione e la
semina.
Anche nella zona d’entrata dell’Arca della Pace i lavori lentamente
procedono. Fra pochi giorni potremo asfaltare la via di accesso, i parcheggi
e il campo sportivo adiacente. Stiamo svolgendo questi lavori esterni senza
avere ancora i soldi per finanziarli. È importante, però, che questa zona
finisca di essere un cantiere e che tutto il terreno sia sicuro per i
bambini quando inizieranno i vari campeggi estivi. Speriamo che Dio ci doni
in tempo i mezzi finanziari necessari. Grazie per tutte le vostre preghiere.

3. Manifesti con Isaia 53
Meno Kalisher, Comunità messianica Jerusalem Assembly
Nelle scorse due settimane, a 200 pareti di Gerusalemme erano affissi dei
manifesti con i versetti 3-6 di Isaia 53. Ogni versetto è stato esposto per
quattro giorni. Ai versetti 3 e 4 abbiamo aggiunto la domanda: „Di chi sta
parlando il profeta qui?“ Per i due versetti successivi abbiamo cambiato
l’interrogativo: „Il profeta sta parlando di Mosè, Israele, Giosuè, Albert
Einstein o un’altra persona?“ Sull’ultimo manifesto era indicato il nostro
recapito telefonico e il sito  <http://www.yeshua.co.il/www.Yeshua.co.il.
Il giorno in cui sono stati affissi questi manifesti, il nostro telefono ha
squillato molto spesso. Abbiamo avuto la possibilità di annunciare il
messaggio di Dio a diverse persone, altri ci hanno chiamato per offenderci e
maledirci. Molti manifesti sono stati strappati; dopo due giorni ne era
rimasta intatta all’incirca la metà. Sebbene ci fossero scritti soltanto i
versetti di Isaia 53, la gente religiosa ha capito subito che gli „amici di
Gesù“ erano i promotori di questa azione. Vogliamo continuare con
l’esposizione di manifesti e abbiamo intenzione di stamparne il contenuto
anche su un volantino.
Siamo felici di poter svolgere quest’azione insieme ad altri credenti e di
poter in questo modo collaborare con loro nell’unità nel Messia. Un altro
motivo di riconoscenza: nei primi tre mesi dell’anno, 49'000 persone hanno
visitato il sito  <http://www.yeshua.co.il/www.Yeshua.co.il.

4. Di ritorno da Israele
Noi collaboratori e membri del direttivo di amzi ringraziamo di cuore per
tutte le preghiere che ci hanno accompagnato durante il nostro viaggio in
Israele. Abbiamo potuto visitare i nostri partner in Galilea, a Gerusalemme,
a Betlemme e nel centro di Israele senza alcun intoppo. Gli incontri con
Ebrei messianici e Arabi cristiani sono stati di grande incoraggiamento per
tutti gli interessati. Siamo anche lieti di potervi trasmettere la
riconoscenza dei partner per le vostre preghiere per loro. Tutti i nostri
ospiti hanno sottolineato l’importanza di questo sostegno. Grazie mille!

5. Protesta antimissionaria
Come ha riportato il giornale BeKehila, nella prima settimana di Maggio
l’organizzazione antimissionaria Yad LeAchim ha dato l’allarme contro una
„campagna missionaria“ nel nord di Israele: „È il terzo anno consecutivo in
cui la setta cristiana missionaria degli ‚Ebrei messianici‘ svolge una
pericolosa campagna missionaria. L’azione è iniziata questa settimana e, con
nostro grande dispiacere, è riuscita a piazzare inserzioni a tutta pagina
nei maggiori giornali. … Contemporaneamente i missionari si sono appostati
presso i maggiori incroci con dei manifesti su cui è scritta la loro falsa
‚buona novella‘, secondo la quale la salvezza individuale per ogni persona
verrebbe da ‚quest’uomo‘ [Gesù]. … Yad LeAchim ha osservato a questo
proposito: ‚Di fronte alla drastica escalation di azioni missionarie in
tutto il Paese, chiediamo nuovamente che venga resa più severa la legge
contro la missione, in modo che possano essere bloccate le pericolose
iniziative dei missionari.’“ (BeKehila, 03/05/2012)

6. Link della settimana
Gerusalemme 1925: Com’erano, un tempo, la città e i suoi abitanti

<http://www.amzi.org/>

http://youtu.be/FPx5rM4yQ-8





amzi-focus-israel.net

Mercoledì 6 giugno alle ore 20:30 presso l'Auditorium "Giovanni Paolo Secondo" in via Ortazzi, il pastore evangelico Ivan Basana, presidente di Evangelici d'Italia per Israele, relazionerà sul tema "Le radici ebraiche della fede cristiana".
Sarà sviluppato l'argomento dell'ebraicità di Gesù evidenziando in Israele la radice del Cristianesimo e nella Chiesa il ramo innestato in questo ulivo naturale come lo definisce l'apostolo San Paolo.
L'obiettivo della serata è quello di far comprendere il Cristianesimo da una prospettiva ebraica, persa nel corso dei secoli per le infiltrazioni di culture estranee e in antitesi al contesto biblico.
L'incontro è organizzato in collaborazione con l'Associazione Culturale Piove Tricolore.

SIENA: 24 maggio 2012 - conferenza con il prof. Marcello Cicchese (direttore di Notizie di Israele - news on line); moderatore il pastore Ivan Basana (Evangelici d'Italia per Israele).
Tema:
"Le origini storiche dello Stato d'Israele secondo il diritto
internazionale"
Testi di riferimento:
"Questa terra è la mia terra" di Eli E. Hertz
“The Legal Foundation and Borders of Israel under International Law” di Howard Grief.
Alla fine sarà offerto in dono il testo di Hertz.
Inoltre saranno messi a disposizione i testi dell’autore della conferenza (il prof. Marcello Cicchese) per chi fosse interessato a comprarli.
Luogo e orario saranno comunicati nei prossimi giorni. Ingresso libero

Lunedì 07 Maggio 2012 17:54

Concerto di Fanny Mendelssohn

Per il ciclo di incontri pubblici sul tema "Donne nell'ebraismo" a cura della Comunità ebraica di Padova, giovedì 10 maggio alle ore 20:30, nella Sala dei Giganti del Palazzo Liviano in via Arco Vallaresso 3, si terrà il Concerto dell'Ensemble "Le Cameriste Ambrosiane" con musiche di Fanny Mendelssohn.
La professoressa Pinuccia Carrer introdurrà la serata con una breve analisi storica.
L'ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti

Lunedì 07 Maggio 2012 15:53

News Letter da Michael Yaron

Leggere allegato

Lunedì 07 Maggio 2012 15:18

News letter da Amzi 27 Aprile 2012

 

Mail di preghiera e informazione della amzi associazione per la testimonianza messianica in Israele
amzi, 27 aprile 2012

1. Desiderio di cambiamento

2. Nuova vita nella casa di lutto

3. Non leggerà più i fondi di caffè

4. Viaggio in Uganda

5. Viaggio in Israele

6. Quiz

1. Desiderio di cambiamento

Andy Ball, Bibelshop, Tel Aviv

Durante le festività di Pesach/Pasqua abbiamo avuto molto da fare. Insieme a
un coro gospel francese siamo usciti di giorno per le strade e sulle spiagge
per invitare la gente ai concerti serali che avevano luogo in una comunità
al centro di Tel Aviv. La prima sera sono venuti numerosi giovani
Israeliani, soprattutto delle vicinanze, attirati dalla musica. All’entrata
abbiamo preparato un grande banco con Bibbie in varie lingue. Ci siamo
stupiti del gran numero di Bibbie che è stato preso già alla fine del
concerto della prima sera. Il coro gospel ha avuto un grande successo e ha
collegato ogni canto con un breve messaggio.

Anche i senzatetto, i tossicodipendenti e i rifugiati che solitamente si
trovano nel parco dove andiamo a evangelizzare, sono stati invitati ai
concerti dal nostro team. Ogni sera, dopo il concerto, abbiamo preparato una
grande grigliata alla quale abbiamo invitato la gente.

Alcune persone ci hanno chiesto di pregare per loro; fra loro c’era anche
una giovane tossicodipendente israeliana. È andata dal pastore che aveva
appena finito il suo breve messaggio, e lo ha abbracciato. „Il tuo messaggio
mi ha toccato. Il tuo Gesù può salvare anche me? Prega per me, per favore,
vorrei iniziare una nuova vita“, ha detto mentre le lacrime scorrevano sulle
sue guance. Ora siamo in contatto con lei e preghiamo che possa riconoscere
la Luce, che Dio la tocchi e trasformi la sua vita.

2. Nuova vita nella casa di lutto

Najeeb Atteih, Comunità e libreria Immanuel, Haifa

Cinque anni fa una signora sessantenne era stata ricoverata per due
settimane in ospedale. La nuora mi aveva chiesto di andare a trovarla e di
pregare per lei. Così le ho fatto visita e le ho raccontato di Gesù, ho
pregato con lei e l’ho unta di olio. Il giorno dopo stava molto meglio: il
Signore aveva esaudito le nostre preghiere. Era guarita ed è stata dimessa
dall’ospedale. Questa esperienza ha profondamente colpito suo marito che ha
invitato a casa tutta la famiglia e l’ha incoraggiata a rivolgersi a Gesù.
Ha anche spiegato che se avevano domande potevano rivolgersi a me. Nessuno
lo ha fatto. Sono trascorsi cinque anni e non ci siamo più sentiti.

Di recente abbiamo fatto una gita con alcuni membri della nostra chiesa
sulle alture del Golan. Lì ho ricevuto una chiamata della stessa nuora che
mi ha informato che la suocera è deceduta e che anche il suocero sta molto
male. Questa volta sono stati i nipoti a dire: „Chiamate il pastore Najeeb!“
Siamo andati a casa di quella famiglia e l’abbiamo trovata piena di gente in
lutto. Ho iniziato a predicare sul passo in Ecclesiaste 7:1-7 e in
particolare sul versetto: „È meglio andare in una casa in lutto, che andare
in una casa in festa; poiché là è la fine di ogni uomo, e colui che vive vi
porrà mente.“ Ci siamo accorti che il peso del lutto è rotolato dai loro
cuori. Erano presenti anche dei musulmani. Dopo la predicazione sei uomini e
le rispettive mogli hanno chiesto di accettare Gesù come loro Signore. Ho
pregato dalle 16.30 fino a circa le 22.00 con ognuno di loro. Alla fine ero
sfinito. Pregate per queste persone.

3. Non leggerà più i fondi di caffè

Hatim e Renate Jiryis, Comunità battista araba, Rama

Quale data si addice di più a un battesimo della Pasqua, la festa della
vittoria sul potere del peccato e della morte? Così, il lunedì di Pasqua,
presso il Giordano abbiamo celebrato i battesimi di sette credenti di
Thershiha e di un adolescente di Rama. Una donna purtroppo non è potuta
venire perché sua madre è dovuta essere ricoverata d’urgenza in ospedale e
un giovane proveniente da una famiglia molto ricca ha cambiato idea
all’ultimo momento perché il prezzo per seguire Gesù gli è apparso troppo
alto. Tuttavia, le testimonianze date dai battesimandi hanno dimostrato
ancora una volta quanto Dio sia più potente delle tenebre che imprigionano
gli uomini.

Un’altra dimostrazione della potenza di Dio è la conversione di una
cartomante di Rama. Per anni L. si era fatta un nome nel paese per la
lettura dei fondi di caffè e la consultazione di spiriti. Dopo che sua
sorella e suo fratello hanno conosciuto Cristo, è stata raggiunta
dall’evangelo con la forza della preghiera e la testimonianza di un semplice
membro della chiesa locale. Un’altra persona è E., un noto cantante di Rama
che ha affidato la propria vita a Gesù dopo un colloquio di cinque ore e
mezza con Hatim. Che Dio sia lodato! Un importante soggetto di preghiera è
che queste persone siano davvero disposte a prendere giorno per giorno la
propria croce e a seguire Gesù.

Se scrivo questo, è anche per dirvi che ci troviamo in una battaglia
quotidiana e abbiamo un grande bisogno delle vostre preghiere e le
apprezziamo molto.

4. Viaggio in Uganda

Opera di discepolato Lech Lecha

A metà Maggio un gruppo Lech Lecha farà un viaggio di tre settimane in
Uganda. Il team è composto dai collaboratori Jeremy, Shachar e Ayelet e da
sei partecipanti del corso di discepolato di quest’anno. Siamo felici di
poter servire Dio anche al di fuori dal nostro piccolo paese. Vogliamo
trasmettere il messaggio di Dio in Uganda e incoraggiare e sostenere i
credenti lì perché Dio ci esorta a essere una luce per le nazioni (Is 42:6)
e a fare suoi discepoli nei posti più remoti della terra (Mt 28:19; At 1:8).

Pregate che il Signore prepari ognuno di noi e ci unisca come team, che ci
dia saggezza per i preparativi e una buona comunicazione con i fratelli in
Uganda, che ci protegga fisicamente e spiritualmente e ci guidi sotto ogni
aspetto.

5. Viaggio in Israele

Dal 30 aprile al 7 maggio i collaboratori di amzi a tempo pieno saranno in
Israele insieme al comitato direttivo. Lo scopo è di curare i rapporti con i
nostri partner fra gli ebrei messianici e i cristiani arabi. Preghiamo che
Dio ci protegga durante gli spostamenti e ci dia saggezza in tutti gli
incontri.

6. Quiz

Quale tram si trova in Israele?  <http://www.amzi.org/html/raetsel.html>
Soluzione

Il seminario di ECI al parlamento giapponese commemora il 92° anniversario della Risoluzione di San Remo
Documenti ritrovati negli archivi giapponesi confermano il ruolo fondamentale svolto dal governo nipponico nella creazione dello stato ebraico

Tsurunen GauthierTokio, 25 aprile 2012 – mercoledì scorso si sono celebrati 3 anniversari al parlamento giapponese di Tokio: il 92° anniversario della Risoluzione di San Remo ha coinciso con 64° anniversario dell’indipendenza di Israele ed il 60° anniversario della nascita di rapporti bilaterali tra Israele e Giappone. Comunque, questa è stata la prima volta che la Risoluzione di San Remo veniva presentata ufficialmente al parlamento giapponese, nonostante lo stato nipponico sia stato una delle 4 nazioni a firmare la risoluzione che ha spianato la strada per la creazione del moderno stato d’Israele, nel 1948. Proprio un giorno prima della conferenza veniva ritrovato negli archivi nazionali, a Tokio, e presentato al seminario, il documento originale redatto a San Remo.

Il valore legale della Risoluzione di San Remo è stato spiegato nei suoi dettagli dall’avvocato internazionale Jacques Gauthier, durante un seminario speciale organizzato dal membro del parlamento Marutei Tsurunen e dalla Coalizione Internazionale per Israele. Il dr. Jacques Gauthier ha impiegato più di 20 anni nello studio del conflitto riguardo alla posizione di Gerusalemme, alla luce delle leggi internazionali. Nel suo discorso introduttivo Tsurunen ha rimarcato come, grazie alla Coalizione Europea per Israele, il messaggio di San Remo è stato diffuso nei parlamenti di tutto il mondo.

L’ambasciatore israeliano in Giappone, Nissim Ben-Shitrit, ha ringraziato ECI Jacques Gauthier per aver diffuso questi documenti, così tanto a lungo nascosti, nelle nazioni del mondo per spiegare meglio le fondamenta legali del moderno stato d’Israele.

Il fondatore e direttore di ECI Tomas Sandell ha detto nel suo discorso che ECI sta lavorando per promuovere una pace sostenibile tra Israele ed i palestinesi, basata sui negoziati, sui fatti storici e sulle leggi internazionali.

Nella sua esposizione, il Dr. Jacques Gauthier ha presentato i fatti storici che, nell’ incontro di San Remo, il 25 aprile del 1920, hanno portato alla conclusione legale che il popolo ebraico aveva il diritto di ricostituire la propria patria nella terra d’Israele, a loro appartenuta sin dai tempi antichi. In quell’incontro, condotto dal concilio supremo delle forze alleate, il Giappone fu una dei membri che firmò la risoluzione. Le altre nazione erano l’Italia, la Francia e la Gran Bretagna. Gli Stati Uniti erano presenti come osservatori.

“ Il Giappone è una società di ordine e legalità. Le leggi e le regole sono onorate in questa nazione” ha detto ai membri del parlamento. “Questi sono fatti storici che ognuno di voi può verificare e devono essere onorati”.

Egli ha proseguito dicendo che “ sia gli ebrei che gli arabi dovrebbero celebrare la Risoluzione di San Remo perché diede la terra agli arabi; come nuove nazioni nacquero la Siria, l’ Iraq ed il Libano. Ma, se negli altri mandati, la terra fu assegnata agli abitanti di quei territori, in Palestina solo il popolo ebraico aveva diritti politici e nazionali; alle altre popolazioni venivano concessi solo i diritti civili e religiosi”.

In ultimo, il primo presidente del moderno stato d’Israele Chaim Weizmann ha definito il 25 aprile 1920 “forse il giorno più importante nella storia del popolo ebraico”.

Secondo Gauthier “ nulla è accaduto dal 1920 per cambiare la decisione presa a San Remo. La Risoluzione di San Remo ed i principi del mandato britannico per la Palestina sono ancora rilevanti oggi”.

Ciò che risultò nuovo per i partecipanti è stato il fatto che il Giappone fu uno dei principali artefici nell’aiutare a stabilire i diritti di un popolo antico, gli ebrei, nei confronti della propria patria in Palestina.
Gauthier conclude dicendo che “non possiamo negare i diritti dati agli ebrei a San Remo”.

L’importanza legale della Risoluzione di San Remo è stata spiegata ad un pubblico più esteso attraverso il filmato di 15 minuti ”Give Peace a Chance” che si trova sul sito www.givepeaceachance.info

Lunedì 23 Aprile 2012 21:07

News letter da Amzi 20 Aprile 2012

Mail di preghiera e informazione della amzi
associazione per la testimonianza messianica in Israele
amzi, 23 aprile 2012
1. Contatto con un gruppo klezmer
2. Viaggio nel deserto
3. Conferenza di riconciliazione ebraico-araba
4. In attesa del permesso di esercizio
5. Riduzione del prezzo del Big Mac in Israele


1. Contatto con un gruppo klezmer
Rachel Netanel, Beth Netanel, Gerusalemme
Il mio contatto con un gruppo di Ebrei religiosi è un regalo da parte di
Dio. Ho assistito a un concerto di musica klezmer e ho parlato con il gruppo
musicale chassidico. Il Chassidismo è una corrente ortodossa del giudaismo,
originaria dell’Europa dell’Est, nella quale la musica e la danza sono
considerati mezzi di espressività religiosa. Quando la festa vera e propria
è finita, ho invitato il gruppo a casa mia e i musicisti hanno accettato
spontaneamente di venire. Naturalmente mi hanno chiesto che tipo di casa è e
io ho esitato un attimo a raccontare loro direttamente di Jeshua perché è
noto quanto possano essere negative le reazioni degli Ebrei ortodossi quando
si parla loro di Jeshua. Poi, però, mi sono ricordata delle parole di
Jeshua: „Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io riconoscerò
lui davanti al Padre mio che è nei cieli. Ma chiunque mi rinnegherà davanti
agli uomini, anch'io rinnegherò lui davanti al Padre mio che è nei cieli“
(Mt 10:32-33). Così ho testimoniato della mia fede in Jeshua e loro hanno
dimostrato un grande interesse. Pregate per questo gruppo e in particolare
per Nissan che Domenica verrà allo studio biblico.
2. Viaggio nel deserto
Marianna Gol, Opera fra le famiglie monoparentali, Beersheva
Durante le feste di Pesach abbiamo avuto tre giorni di campeggio per bambini
e adolescenti. I diciannove partecipanti hanno fatto una camminata di 35
chilometri insieme a otto monitori e hanno pernottato due volte nel deserto.
A parte alcuni piedi doloranti e graffi alle gambe non ci sono state altre
ferite, e di questo siamo molto riconoscenti. I bambini hanno commentato con
entusiasmo che non dimenticheranno mai questa camminata. L’esperienza comune
li ha uniti: il caldo, la stanchezza, la fame, la sete e la mancanza di
comodità (né un letto comodo né un WC) sono stati una bella sfida. Alcuni
dei bambini si sono anche aperti nei confronti di uno dei monitori adulti e
hanno raccontato i loro problemi personali. Continuate a pregare per questi
bambini e ragazzi.
3. Conferenza di riconciliazione ebraico-araba
Israel Pochtar, Comunità messianica Beth Hallel, Ashdod
Grazie tante per tutte le vostre preghiere per la conferenza di
riconciliazione ebraico-araba che si è svolta in Turchia. La conferenza è
stata caratterizzata dalla lode, dall’intercessione e dall’incoraggiamento
reciproci. Abbiamo sentito relazioni e testimonianze dalla Siria, dal Sudan,
Egitto, Iraq, Afganistan, Pakistan, Yemen, Libano, Kuwait, Giordania e
dall’Iran. In tutti questi paesi i cristiani sono perseguitati ma ci sono
anche delle persone che giungono alla fede in Jeshua e sperimentano la sua
opera meravigliosa. Nelle zone di crisi vengono fondate nuove chiese.
Pregate con noi per questi fratelli in fede.

4. In attesa del permesso di esercizio
John e Judy Pex, Ostello per la gioventù Shelter, Elat
Già da anni per il nostro ostello abbiamo un permesso di esercizio
provvisorio che dev’essere rinnovato di anno in anno. Di recente abbiamo di
nuovo presentato la domanda di permesso ma non abbiamo ancora ricevuto
risposta. I mulini delle autorità a Elat macinano lenti e noi continuiamo a
pregare. Questo stato, comunque, non è negativo perché possiamo continuare a
gestire l’ostello e ad essere luce nelle tenebre finché dura la procedura.
Siamo contenti per il gran numero di escursionisti che percorrono l’Israel
Trail e pernottano nella nostra struttura. Il mese scorso abbiamo avuto più
di 100 ospiti, di cui 25 in una sola notte. La maggior parte di loro sono
giovani che hanno appena assolto il servizio militare. Pregate che la nostra
testimonianza possa lasciare una traccia positiva nella loro vita.

5. Riduzione del prezzo del Big Mac in Israele
Gli elevati costi di vita in Israele continuano a provocare proteste.
Domenica scorsa, McDonald’s ha comunicato che ridurrà i prezzi di numerosi
prodotti nel paese e ha corretto il prezzo di un hamburger „Big Mac“ da
circa 3,25 Euro a 2,43 Euro.
A livello mondiale, il Big Mac è considerato un indicatore del potere
d’acquisto di una valuta. Nel cosiddetto indice Big-Mac si confrontano i
prezzi del Big Mac nei vari paesi del mondo (tradotti in dollari US).
Nell’ultimo indice pubblicato lo scorso gennaio, su 43 paesi Israele
occupava il tredicesimo posto. Allora un Big Mac costava ancora 4,13
dollari, oggi costa circa 3,16 dollari. Il primo posto era occupato dalla
Svizzera, dove il prezzo dell’hamburger era massimo con 6,81 dollari, mentre
in India era minimo con 1,62 dollari.
McDonald’s era stato criticato perché durante le festività di Pesach aveva

aumentato del 40 per cento il prezzo di alcuni suoi prodotti. L’impresa
aveva giustificato il rincaro con l’aumento dei prezzi di produzione dovuto
alle regole della Pesach – fra l’altro con la produzione di panini azzimi.

Lunedì 16 Aprile 2012 20:24

News Letter da Amzi, 13 Aprile 2012

Mail di preghiera e informazione della amzi associazione per la testimonianza messianica in Israele.
1. Come acqua fresca
2. Persone spaventate
3. Ritorno nel Sudan meridionale
4. Nuovo studio radio e TV
5. L’AP dà la colpa a Hamas per il deficit
6. Link della settimana

1. Come acqua fresca
Corso di discepolato Lech Lecha
Ringraziamo Dio per la sua fedeltà che abbiamo sperimentato durante l’ultimo
corso di discepolato. Sebbene i dodici partecipanti fossero molto differenti
l’uno dall’altro, sia per origine sia per personalità, l’amore, l’unità e il
desiderio di comunione e di crescita è stato percepibile fin dall’inizio. Le
giornate sono state dedicate alla lettura della Bibbia, alle lezioni
presentate da insegnanti provenienti da tutto il paese, alla preghiera,
lode, progetti diaconali e camminate che ci hanno portato in ogni angolo di
Israele.
Ora diamo la parola a uno dei partecipanti. Timur racconta: „Dio mi ha
guidato in questo corso per mostrarmi chi sono. Ha operato in me una
trasformazione a 180 gradi e mi ha donato cose che in passato non avevo:
gioia, conoscenza di me stesso e una nuova rivelazione di sé nei progetti
svolti. Questo corso è stato come una bottiglia d’acqua fresca. Dopo aver
bevuto, vado avanti nella vita con Jeshua. Ho capito che Dio dà una meta
alla mia vita.“

2. Persone spaventate
Israel Pochtar, Comunità messianica Beth Hallel, Ashdod
Negli ultimi tempi sono nuovamente aumentate le manifestazioni di protesta
degli ebrei ortodossi davanti ai nostri locali di riunione. Più di una volta
abbiamo dovuto chiamare la polizia perché proteggesse la nostra gente che
voleva frequentare il culto. Anche i razzi inviati contro i villaggi nella
parte meridionale di Israele hanno spaventato molte persone. Siamo
riconoscenti che nessun membro della nostra comunità sia rimasto ferito,
sebbene uno dei razzi abbia colpito un quartiere in cui abitano molti di
noi.
I rumori di guerra di questi giorni sono particolarmente pesanti per le
persone che non hanno la pace di Dio nel cuore. Sono piene di paura e di
disperazione. Chiamati da Jeshua a essere la luce del mondo, è nostro
compito raccontare alla gente il messaggio di salvezza di Dio tramite il
Messia Jeshua. Per questo motivo vogliamo svolgere una grande conferenza in
Giugno, alla quale inviteremo 3000 Israeliani che non credono ancora in
Jeshua. Pregate fin da ora per questo evento di due giorni con David
Hathaway.

3. Ritorno nel Sudan meridionale
Meno Kalisher, Jerusalem Assembly
Come comunità cerchiamo di aiutare i rifugiati sudanesi secondo le nostre
possibilità. Fra loro ci sono anche dei cristiani che hanno frequentato o
stanno frequentando una scuola biblica qui in Israele con l’intenzione di
ritornare in seguito nella loro patria nel Sudan meridionale. Atom è uno di
loro. Quattro anni dopo essere giunto in Israele come rifugiato attraverso
il deserto del Sinai, pochi giorni fa è ritornato nel Sudan con un bachelor
in Teologia. Non è stato facile salutarci, ma Atom è convinto che sia suo
compito raccontare di Dio al suo popolo. Vogliamo continuare a sostenerlo
anche nel Sudan meridionale. Atom si unirà ai Butru che sono ritornati in
quella regione già un anno fa. Vogliono fondare una chiesa nel loro
villaggio. Mathew e Amelda sono ancora a Nazareth, dove Mathew finirà i suoi
studi a Luglio c.a. In seguito, vuole aiutare Atom nel suo lavoro. Pregate
per i rifugiati sudanesi.

4. Nuovo studio radio e TV
Yousef Dakwar, Cross Media, trasmissioni radio e televisive in arabo per la
rete, Haifa
Siamo felici che il nostro lavoro stia crescendo. Con le nostre trasmissioni
in lingua araba per la radio e la televisione, raggiungiamo persone in tutta
la regione araba e anche oltre. L’internet non conosce confini. Nei mesi
scorsi un generoso dono dagli Stati Uniti ci ha permesso di acquistare dei
locali nuovi per il nostro lavoro. Il piano acquistato è ancora in
costruzione e c’è ancora tutto da installare (impianto elettrico, aria
condizionata, pavimentazione, pareti divisorie, porte, ecc.). Abbiamo
iniziato con i lavori di costruzione degli interni e confidiamo che Dio
provvederà i 250'000 dollari US di cui abbiamo bisogno. Nel nostro sito
<http://www.haifancc.org/www.haifancc.org si trovano le foto dello stato
attuale dei lavori.
Nel link della settimana potete vedere un breve video di Cross Media con cui
si vuole attirare l’attenzione sul messaggio biblico.

5. L’AP dà la colpa a Hamas per il deficit
Da quanto il partito radicale di Hamas ha assunto il controllo della
striscia di Gaza nel 2007, secondo l’Autorità Palestinese circa 5,3 miliardi
di euro sono stati stanziati per quella regione. Secondo l’AP sono 91
milioni di euro al mese, più del 40 per cento del budget dell’Autonomia.
Questi soldi sono previsti per il versamento dei salari, per l’assistenza
sanitaria e per un miglioramento generale delle condizioni di vita a Gaza.
„I mezzi non arrivano mai a destinazione. Hamas vende i medicinali che
inviamo e tiene i soldi per sé“, afferma il portavoce del partito Fatah
Ahmed Assaf della Cisgiordania. Hamas dal canto suo afferma che mancano i
soldi per la sanità e l’istruzione.
L’Autorità Palestinese, finanziata prevalentemente dall’UE, gli Stati Uniti
e le nazioni arabe, nel 2012 ha registrato un deficit di circa 98 milioni di
euro. Sul portale Ynet, gli impiegati dell’AP hanno comunicato che la
responsabilità di questa situazione è di Hamas. Un impiegato dell’Unione
Europea ha affermato che Hamas paga soltanto la sua gente e investe denaro
nell’„apparato di sicurezza“.
12/04/2012 Israel heute



6. Link della settimana

Alla ricerca (Cross Media, Haifa)

<http://www.amzi.org/>

Rom. 10:8-9: "La parola della fede che noi predichiamo è a portata di mano;
è nel tuo cuore e sulla tua bocca". Perché, se con le tue labbra dici agli
altri che Gesù è il tuo Signore, e credi nel tuo cuore che Dio l'ha
risuscitato dalla morte, sarai salvato.

<http://youtu.be/0ylJCkhGjachttp://youtu.be/0ylJCkhGjac

 

(amzi.org)

Giovedì 05 Aprile 2012 15:31

News Letter da Beit Immanuel - Marzo 2012

Programma per Pasqua “liberare i prigionieri”

Il Pastore Aleksey condivide con noi:Alcuni membri coraggiosi della nostra congregazione hanno visitato i prigionieri rinchiusi nelle carceri d’Israele. Hanno condiviso il loro bisogno di ricevere compassione, hanno fornito loro alcuni libri contenenti il messaggio della Speranza e la Buona Notizia che essi possono cambiare la propria vita ed incamminarsi per una strada che conduce ad una nuova vita.Yeshua esorta i suoi seguaci a prendersi cura dei bisognosi. Mentre gli altri voltano le spalle, noi dovremmo fare per loro quelle cose che, per la propria debolezza, essi non sono in grado di fare. Visitare i malati e curarsi dei bisognosi, anche quelli rinchiusi nelle prigioni, è sempre stata considerata una parte essenziale della tradizione Ebraica e, come seguaci del Messia …quanto più dovremmo offrire il nostro aiuto ed il nostro amore.

Viaggi del Pastore Aleksey…

che sarà a Latvia durante le vacanze di Pasqua per insegnare in una Scuola Biblica. Il suo insegnamento si concentrerà sui Patti di Dio, per aiutare i credenti locali a comprendere l’unicità della posizione d’Israele nella storia ed in che modo tutte le nazioni siano condizionate da ciò che accade in questa nazione.

Preghiera per il padre di Aleksey

al padre di Aleksey è stato diagnosticato un cancro ai reni che si è diffuso anche ai polmoni. In questo tempo egli ha donato la sua vita al Messia. Preghiamo per lui e per l’intera famiglia.

Cari amici

La primavera è arrivata e noi siamo entusiasti per quello che il Signore sta compiendo! Diamo uno sguardo a qualche notizia ….“Cura degli orfani e delle vedove …Annu condivide con noi:E’ stata una grande esperienza assistere alla crescita spirituale delle madri single della nostra congregazione. La maggior parte di loro rappresenta un buon esempio per gli altri membri. Per favore pregate per una delle madri che desidererebbe aprire una propria attività: per la guida e per gli aiuti economici. Coprite con le vostre preghiere un’altra famiglia il cui figlio maggiore è stato appena arruolato nell’esercito. Pregate per la protezione del loro figlio e per la pace interiore di sua madre. Pregate per un’altra giovane vedova con due figli adolescenti. Il primogenito ha iniziato a frequentare la scuola e sta affrontando molti disagi. Pregate affinché la madre abbia pazienza e saggezza.

Notizie dal Medio Oriente che non sono trasmesse dalla CNN

Dima e Sarah, una giovane coppia che recentemente si è unita in matrimonio nella Beit Immanuel, è appena rientrata da un viaggio ministeriale in Turchia dove ha incontrato credenti ex-Musulmani. Durante una settimana di incontri hanno potuto apprendere delle persecuzioni subite nei paesi Arabi ed hanno pregato insieme per comprendere come sostenere questi coraggiosi giovani nella loro fede in un contesto a loro così ostile.Sorprendentemente questi giovani Arabi Cristiani sostengono Israele. Mentre vengono perseguitati per la loro fede nella Bibbia, scelgono anche di sostenere la nazione Ebraica.Questi Cristiani impegnati e caritatevoli hanno compreso che hanno ricevuto la parola di Dio dal popolo Ebraico e vedono l’odio ed il terrorismo islamico verso Israele come una spaventosa malvagità, qual è in realtà. Grazie Dima, Sarah e molti altri giovani in Israele e nel Medio Oriente per la vostra buona volontà nel sostenere e difendere la verità laddove questo atteggiamento è impopolare e anche pericoloso. Questi cuori coraggiosi meritano il nostro sostegno e le nostre preghiere. Visti i rumori di guerre e le tensioni che ci sono in questa parte del mondo, è essenziale che noi non abbiamo paura né ci scoraggiamo ma rimaniamo concentrati sul nostro obiettivo di sostenere il nostro popolo con la luce e la verità che possono salvarlo.

Gli Ospiti di PasquaAlcuni della nostra Casa Famiglia stanno per ospitare dei Pastori tedeschi per la Cena Pasquale di quest’anno. E’ bello vedere i Cristiani proveniente da tutto il mondo riscoprire le radici Ebraiche della loro fede e desiderare di condividere una delle tradizioni Ebraiche come la Pasqua. E’ un onore condividere questa ricca eredità con i nostri amici provenienti da tutto il mondo. Noi sappiamo che molti verranno arricchiti dai messaggi di emancipazione, libertà e famiglia che vengono trasmessi durante la Celebrazione della Pasqua.

I prossimi seminari

In questo fine settimana ospiteremo un seminario con Robin Longren proveniente dalla Svezia e a fine maggio Sven Gunnar dalla Svezia sarà ancora con noi. Per favore pregate per questi cari che sostengono grosse spese e sacrifici per benedire il popolo d’Israele. Altri seminari sono previsti in maggio con “Patti Antichi” su materiale prodotto da Craig Hill. Pregate affinché questi lavori possano rafforzare le famiglie e le persone durante il loro cammino con il Messia e nelle loro reciproche relazioni.

Amore per la città

Ancora dal pastore Aleksey …

Recentemente ho contattato il Dipartimento per l’Assorbimento dei Nuovi Immigrati della città di Bat Yam ( a sud di Tel Aviv) per cercare di aiutare le famiglie bisognose. Vorremmo iniziare con poche famiglie e vedere poi come potrebbe crescere quest’opera. Abbiamo appena ricevuto l’approvazione dal Comune di Bat Yam per assistere cinque famiglie. Le visiteremo per comprendere in che modo possiamo aiutarle.I leaders della nostra Casa Famiglia avvieranno questo progetto cercando di coinvolgere i membri della famiglia e tutti sono entusiasti nel prendere parte a questa iniziativa per la possibilità di aiutare i nostri vicini e di avere un impatto positivo sulla città. Dato che non abbiamo un budget per quest’opera, abbiamo bisogno di fare una colletta speciale ed ognuno sa di dover fare la propria parte.”

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(Traduzione di Patrizia Cannavacciuolo)

Venerdì 6 aprile alla 19 e 30, la Congregazione "The New Thing" della Nuova Pentecoste di Padova, cuore e volano dell'associazione Evangelici
d'Italia per Isarele", celebrerà, assieme alla Comunità Ebraica, il rituale del sèder (il pasto celebrativo rituale), nel corso del quale si
consumano, fra l'altro, matzà e maròr (pane azzimo e erbe amare, in ricordo della schiavitù egizia), si bevono quattro bicchieri di vino e si legge la Haggadà, cioè il testo relativo all'istituzione della Pasqua e all'Esodo dall'Egitto del popolo di Israele.
La proposta di EDIPI è quella di incoraggiare il mondo evangelico a partecipare, laddove sia possibile, ai riti delle festività ebraiche
organizzate appunto dove ci sono comunità ebraiche, per scoprire in esse il significato biblico e cogliere le radici ebraiche della nostra fede.
L'obbiettivo è quello di far comprendere il Cristianesimo da una prospettiva ebraica, persa nel corso dei secoli per le infiltrazioni di
culture estranee e in antitesi al contesto biblico

Venerdì 30 Marzo 2012 19:08

News letter da Amzi, 30 Marzo 2012

 

Mail di preghiera e informazione della amzi associazione per la testimonianza messianica in Israele

1. Aperta l’Arca della pace

2. Porta aperta per tutti

3. La scuola domenicale cresce

4. Viaggio di studio

5. Partecipazione dell’Iran alla „Marcia a Gerusalemme“

6. Link della settimana

1. Aperta l’Arca della pace
Johnny e Marlene Shahwan, Centro d’incontro Beit Al Liqa’, Beit Jala

La nostra Arca della pace, il grande parco giochi nel nostro cortile, è ormai aperto dall’inizio del mese ed è incredibile quanti visitatori abbiamo avuto in questo breve periodo (nelle scorse settimane il tempo era molto più fresco che in molte zone della Svizzera e della Germania). Al momento, quasi ogni giorno vengono più di 100 bambini e circa 60 adulti. Tuttavia è molto difficile trovare i giusti collaboratori. Purtroppo, dopo poco tempo abbiamo dovuto licenziare un manager in cui avevamo riposto
grandi speranze. Siamo invece molto riconoscenti per nostro figlio Shady che lavora al bar quando non studia e per alcuni altri collaboratori che fanno ore di straordinario nel pomeriggio. È anche bello osservare alcuni teenager e giovani che aiutano volontariamente. Alcuni tengono compagnia ai bambini che giocano e stanno attenti perché tutti si tolgano le scarpe e non portino
cibo nella zona giochi. Altri aiutano a lavare i piatti, servire ai tavoli, sparecchiare o far pagare il biglietto d’entrata. Fanno tutti questi lavori senza ricevere una paga: un fatto insolito nella nostra cultura. Dubitiamo, tuttavia, che i giovani resistano a lungo perché fra breve inizieranno gli esami di fine anno a scuola e all’università. Il fatto di trovare dei collaboratori adatti resta dunque un urgente soggetto di preghiera. Grazie per le vostre preghiere!

2. Porta aperta per tutti
Avi Mizrachi, Centro Dugit, Tel Aviv
Siamo contenti che nel centro Dugit stiamo avendo un numero crescente di manifestazioni evangelistiche. Di recente abbiamo organizzato una mostra con le opere dell’artista ebrea messianica Avital di Ashdod, accompagnate dalla musica di lode della figlia. Come al solito, abbiamo offerto un cappuccino gratuito ai visitatori. Yosef, un uomo di mezza età, è venuto e ha accettato molto volentieri il cappuccino, ma poi ha iniziato a diventare offensivo perché si è reso conto che siamo degli Ebrei messianici. Pregate per lui. Una donna religiosa, invece, che si era rifugiata nel Dugit per evitare uno scroscio di pioggia, ha mostrato grande interesse. È rimasta finché la pioggia è diminuita e ci ha posto numerose domande sulla fede. Considera errato credere in Jeshua come Messia, ma è comunque intenzionata a tornare per discuterne. Preghiamo che apra il suo cuore.

3. La scuola domenicale cresce
Munir Kakish, Comunità evangelica, Ramallah e Ramla
Siamo felici di aver potuto iniziare un programma di scuola domenicale nella comunità di Ramla (a sud-est di Tel Aviv). Siamo partiti con sette bambini e, in poche settimane, il loro numero è aumentato fino a trenta. Pregate che la Parola di Dio possa radicarsi profondamente nei cuori di questi bambini. Siamo riconoscenti per il gruppo di adulti giovani e meno giovani che si
riunisce a Ramla, che vive la propria fede con costanza, prega per le persone della propria zona e mostra il suo amore con il servizio. Pregate che l’opera a Ramla possa crescere. Pregate anche che quelli che sono ancora giovani nella fede possano restare sulla buona strada e crescere.

4. Viaggio di studio 
Vered, collaboratrice di un’organizzazione internazionale
Tante grazie per tutte le preghiere per il mio viaggio di studio a Roma. Abbiamo visitato molti luoghi interessanti che hanno una relazione con la chiesa cristiana primitiva. Come ho sperato e pregato, ho avuto vari colloqui personali con i miei trenta colleghi di studio. Prima del viaggio nessuno di loro sapeva che credo in Jeshua. Ora circa il novanta per cento di loro ne è al corrente, sia perché ho parlato della mia fede con loro personalmente, sia perché l’hanno sentito da altri. Pregate che abbiano il
desiderio di sapere di più di Jeshua. A Roma ho inoltre incontrato il fratello di mia cognata. La sua prima domanda è stata: „Credi ancora in Jeshua?“ Pregate per lui e per la sua famiglia.

5. Partecipazione dell’Iran alla „Marcia a Gerusalemme“
L’Iran si presenta come uno dei promotori principali della „Marcia a
Gerusalemme“ internazionale, prevista per oggi (30/03/2012). È quanto ha riportato la settimana scorsa su Jungle World Wahied Wahdat-Hagh, collaboratore scientifico della European Foundation for Democracy (EFD) a Bruxelles. Sabato scorso sono stati accolti a Teheran più di 100 attivisti per la pace asiatici, appartenenti a varie organizzazioni che partecipano alla marcia. Wahat-Hagh cita lo sceicco Hussein ul-Islam, direttore dell’organizzazione iraniana della „Marcia a Gerusalemme“: „Spero che questa
marcia metta in moto un movimento che rovesci il regime sionista.“
Gli organizzatori hanno informato che più di 700 organizzazioni di 64 paesi appoggiano direttamente o indirettamente l‘iniziativa.
Preghiamo che non ci siano atti di violenza.

6. Link della settimana

Beit Al Liqa’ – Casa d’incontro a Beit Jala presso Betlemme

<http://www.amzi.org/>

<http://youtu.be/mY5FDXVWskshttp://youtu.be/mY5FDXVWsks

 

(Amzi)

 

Ci risiamo. Prima, fu la variegata "Flottiglia della Libertà" che tentò di entrare via mare nella Gaza controllata da Hamas. Ora c'è la "Marcia Mondiale su Gerusalemme" (GMJ), prevista per oggi. O per mare, o per terra, gli obiettivi sono gli stessi: provocare scontri con Israele, dare una cattiva reputazione a Israele nel mondo mediatico e perseguire una strategia per delegittimare il diritto stesso di esistere di Israele. Per chiunque voglia andare a fondo e capire il loro linguaggio e simbolismo, gli organizzatori della GMJ sono abbastanza trasparenti circa le loro prospettive e i loro obiettivi.
Quando parlano nel loro manifesto di liberare la "Palestina", non intendono solo la Cisgiordania e Gaza, ma Israele stesso. Quando mostrano il loro logo, Israele è davvero circondato e avvolto dal movimento. Quando parlano di «difesa di Gerusalemme e la sua liberazione», intendono l'intera città, che sia stata parte di Israele prima del 1967 o meno. Quando parlano di «territori occupati» non intendono quelli successivamente alla guerra del 1967, quando Israele fu minacciata di essere annientata e ne uscì vittoriosa, ma dal 1948, quando Israele fu istituita.
Quando parlano di «tutela dei luoghi sacri», intendono i luoghi sacri musulmani, non quelli ebrei, perché non riconoscono affatto il millenario collegamento della città con il popolo ebraico. Per quanto riguarda i siti cristiani, io non ci scommetterei, a prescindere dalla retorica. Quando affermano che Israele cerca di «distruggere la presenza cristiana e musulmana» in Gerusalemme, stanno cercando di capovolgere la verità, perché mai come oggi tutti i siti religiosi sono protetti.
Quando richiamano il termine «pulizia etnica» per descrivere la «campagna sionistica» in «Gerusalemme e nel resto della Palestina», ignorano in modo palese le cifre demografiche, che mostrano forti aumenti della popolazione araba sin dal 1967 in Gerusalemme, nella Cisgiordania e in quello che loro chiamano «il resto della Palestina».
Quando parlano di "apartheid" stanno evocando una situazione che non esiste, come chiunque capisca il significato specifico del termine coniato nel Sud Africa governato dai bianchi, compreso addirittura il giudice Richard Goldstone nel suo editoriale del New York Times, prontamente afferra. E quando parlano dei «diritti non negoziabili e inalienabili del popolo palestinese, comprese le loro famiglie, per ritornare nelle loro case e nelle loro terre...», intendono inondare Israele con milioni di Palestinesi e quattro generazioni di figliolanza, semplicemente ponendo fine ad Israele come stato.
Basta guardare alcuni di coloro che approvano la GMJ. Ricordate il Reverendo Jeremiah Wright?
Lo stesso Jeremiah Wright che inveisce contro l'America, disprezza Israele e sembra non avere molte cose buone da dire sugli ebrei. Egli è membro del Comitato Consultivo del GMJ (la Marcia Globale su Gerusalemme). Così come George Galloway. Si, lo stesso George Galloway che fu espulso dal Partito Laburista britannico, che aveva legami piuttosto stretti con l'Iraq di Saddam Hussein ed è considerato un amico da alcuni "pacifici" gruppi come Hezbollah ed Hamas.
C'è Hilarion Capucci della Chiesa Greco-Melchita, che è stato arrestato nel 1974 per contrabbando di armi per l'Esercito della Liberazione della Palestina e condannato da Israele a 12 anni di carcere. C'è Greta Duisenberg, la donna olandese che notoriamente disse in televisione, nel 2005, che «capiva» gli attentatori suicidi palestinesi, responsabili per l'uccisione di tanti israeliani.
C'è Judith Butler, un membro della facoltà di Berkeley e dichiarata anti-sionista. Lei respinge l'idea stessa di Israele, credendo invece in un lieto fine di stato "binazionale", e sostiene il movimento BDS (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni) contro Israele. E c'è Richard Falk, un relatore ufficiale delle Nazioni Unite, meglio conosciuto per la sua affermazione che l'11 Settembre è da considerare un affare interno americano. Le sue opinioni circa Israele, sulle quali c'è molto materiale cartaceo, non sono più convincenti.
La lista continua, ma il punto ormai dovrebbe essere chiaro circa la mentalità del GMJ. Per coloro che veramente ci credono e che sono promotori di questa iniziativa, a cui si sono uniti alcuni ingenui seguaci che non si rendono conto di essere solo manipolati, il punto centrale non è la pace, ne la coesistenza e nemmeno i diritti umani. Dopo tutto se la promozione della pace, della convivenza e dei diritti umani fossero veramente l'obiettivo, avrebbero potuto, tanto per cominciare, prendere in considerazione alcune altre marce in quella zona.
Per esempio c'è una "carovana" proveniente dall'Asia che sta andando al GMJ. Stanno viaggiando via terra, attraverso l'Iran dove, secondo il sito, i 120 partecipanti stanno incontrando «importanti personalità iraniane». Una delegazione iraniana di «artisti, poeti, studenti e attivisti, così come alcuni membri del Parlamento, si uniranno successivamente alla carovana». Ecco, questo è interessante. Non una parola, per esempio, sul come affrontare il problema dei diritti umani in Iran, sebbene la Nazione soffra parecchio della loro mancanza.
Inoltre, se gli iraniani si stanno aggiungendo alla" carovana", che cosa vuol dire il coinvolgimento di Teheran nella GMJ? Dopo tutto, in un paese strettamente controllato come l'Iran, carovane politicamente motivate non arrivano, non si incontrano e non partono per puro caso. Né i gruppi locali si uniscono spontaneamente alle file senza il via libera da parte della leadership politica - una leadership che cerca un mondo senza Israele. Quindi nelle spirito della verità nella pubblicità, la GMJ dovrebbe semplificare quanto dichiarato come propria missione riducendolo a: «Con le buone o con le cattive, noi siamo un movimento creato per smantellare Israele. Non abbiamo alcun interesse in un accordo bilaterale tra Israeliani e Palestinesi. Accogliamo assolutamente chiunque condivida il nostro unico obiettivo. Non ce ne importa nulla di ciò che accade in qualsiasi altro paese della regione, siano essi assassini di stato sponsorizzati, repressioni, torture, persecuzioni religiose o discriminazioni sessuali. Dopo tutto, se non si tratta di Israele, non ci riguarda».

( ilvangelo-israele )

Lunedì 26 Marzo 2012 09:00

Toulouse Marzo 2012 di Luc Henris

Luc Henriest  è il Coordinatore Nazionale per il Belgio della "Giornata di Preghiera per la Pace di Gerusalemme" è stato uno dei relatori nel 2009 al IX° Raduno nazionale EDIPI chiamati.edipi.net

 

"Consolate, consolate il mio popolo, dice il Signore" ... "Piangete con chi piange" ...

Queste due frasi, rispettivamente, dal libro di Isaia 40: 1 e Romani 12: 15 ci mostrano l'atteggiamento che dovremmo avere, come cristiani, quando una persona attraversa un momento di dolore o di sofferenza. Tenete a mente che le parole di Isaia si riferiscono specificamente a Israele poiché nel momento in cui queste parole furono scritte, la Chiesa non esisteva ...

 

 

Quando un giovane padre ( Ebreo) viene freddamente ucciso, insieme ai suoi due figli di 6 e 3 anni, più una bambina di 8 anni, davanti alla scuola dove svolgeva la sua attività di maestro, non sembra opportuno (se non ignobile) voler trovare "ragioni", o "scuse" per giustificare o spiegare questo tipo di barbarie ... non c'è motivo, nessuna scusa può spiegare o giustificare atti di terrorismo e la barbarie che consiste nel terrorizzare e uccidere da distanza ravvicinata dei bambini con i loro genitori mentre stanno semplicemente andando a scuola ... Fare un confronto con la morte di bambini palestinesi durante attacchi aerei è semplicemente inaccettabile. Israele è in guerra, perché i palestinesi continuano a lanciare, giorno dopo giorno "razzi" sulle città meridionali di Israele (compreso Sderot).

 

Quale paese al mondo starebbe con le mani in mano mentre la sua popolazione è chiaramente presa di mira e attaccata (scuole in particolare ...) mentre questi proiettili fanno non sono solo danni fisici, ma anche vittime. Ci viene detto che la risposta è "sproporzionata". Che cosa significa? Quindi cosa si dovrebbe fare , perché le cose siano "proporzionate", che Israele invii ogni giorno verso Gaza dei missili, al fine di raggiungere il massimo degli obiettivi civili? Perché è quello di cui si tratta. I razzi provenienti da Gaza non sono destinati a infrastrutture militari, ma civili ... E 'stato dimostrato che i palestinesi coraggiosi, non esitano a usare le loro mogli e figli come "scudi umani" per nascondere ("proteggere"?) le loro basi di lancio . Perché? Perché giustamente proprio mentre Israele reagisce, l'opinione mondiale possa scandalizzarsi per la "violenza" della sua risposta ...

 

 

Si deve sapere che ... la maggior parte dei nostri media europei sono spesso il relay di propaganda palestinese ... Perché? Perché, in primo luogo è "politicamente corretto" e non si oserebbe mai andare "contro il vento" ... Secondo è il pensiero che proviene logicamente dall' umanesimo una nuova filosofia che domina nella società contemporanea ... Questa filosofia (secondo il dizionario) "pone l'uomo e i valori umani al di sopra di tutti gli altri valori " compresi ... quelli di Dio ... ovviamente ...

Contrariamente a quanto alcuni credono ogni giorno la Bibbia non ci vieta di difendere il nostro paese ... io stesso sono stato un cappellano protestante dell'esercito belga e ci è stato ben dimostrato che difendere il proprio paese non è un atto immorale ... ma proprio il contrario ... Quindi, perché questo concetto viene considerato nobile per i paesi del mondo i cui valori morali sono "cristiani", i cui eroi che "hanno combattuto per il nostro Paese" sono onorati, mentre Israele (che non è un paese cristiano) dovrebbe sedersi a guardare e lasciare che chiunque distrugga la sua terra e la sua gente? Non vedete da dove viene questo antagonismo? Viene dal fatto che le nazioni europee hanno mantenuto un risentimento verso il popolo ebraico in generale e contro la nazione di Israele, in particolare

 

E '... praticamente impossibile da sradicare (rimuovere la radice) l'antisemitismo (e sottolineo il fatto che, questo termine secondo il dizionario significa "una dottrina o un atteggiamento di ostilità sistematica nei confronti degli ebrei ... "), perché non dimentichiamo che questa ostilità nei confronti degli ebrei esiste da millenni ... Basta leggere il libro di Ester (nella Bibbia) per vedere un esempio concreto ...
Purtroppo dobbiamo ammettere che questa ostilità si è moltiplicata con le accuse di cristiani sia cattolici che protestanti: "Gli ebrei sono delle bestie e anche le loro sinagoghe sono porcilaie. Dovrebbero ardere perché è ciò che Mosè avrebbe fatto se fosse venuto in questo mondo ... "(Martin Lutero, nel suo libro:" Contro gli ebrei e le loro bugie "1543). E 'innegabile che le Crociate che hanno contribuito ad uccidere migliaia di ebrei, ma anche musulmani, e l'Inquisizione, e le false accuse di "omicidio rituale" di "dissacrazione degli eserciti", di "deicidio", ecc. provenivano tutte dalla Chiesa ...

Si è giunti al punto in cui il peggior nemico di ogni Ebreo, era il cristiano ... e che la croce non è certo un simbolo di perdono e di speranza, ma un simbolo della persecuzione ebraica e di sofferenza ... Così è per questo che gli ebrei in generale e Israele in particolare "'disturbano'" ... non sono "come noi". Danno fastidio perché sono la prova tangibile che Dio esiste e resta fedele alle sue promesse e al suo popolo ("Dio ha ripudiato il suo popolo? Assolutamente no ..." Romani 11 :1-2) e dà fastidio soprattutto a Satana che vuole sbarazzarsi una volta per tutte di queste persone ... Come "principe di questo mondo", Satana invia questo "virus anti-semita" a tutti coloro che stanno ascoltando, volontariamente o involontariamente.

 

L'Europa ha una lunga storia antisemita e non è ancora stata in grado di affrontarla in molti casi (ancora in attesa di riconoscimento ufficiale della collaborazione "attiva o passiva" di alcuni paesi europei con l'occupante nazista durante la seconda guerra mondiale ... per non parlare del ritorno della proprietà "caduca" ...). A differenza di molti cristiani, gli ebrei conoscono la storia orribile dell'antisemitismo e le sue tragiche conseguenze ... E gli ebrei ci ricordano quello che è successo ... Questo è il motivo per cui "disturbano". E poi ... Israele ... "questo piccolo paese di m....a ", come affermato dall'Ambasciatore di Francia in Gran Bretagna, Daniel Bernard nel 2001 ... disturba, ovviamente, più di ogni altro. Questo è anche rivelato da un sondaggio d'opinione condotto nel 2003 dall'Unione Europea: il 59% degli intervistati ritiene che Israele sia la principale minaccia alla pace nel mondo, seguita dall' Iran, in marzo 2011, un altro sondaggio commissionato dalla BBC mostra che Israele è con l'Iran il paese più impopolare e la BBC proclama ad alta voce che "in Europa la grande maggioranza ha un'opinione negativa nei confronti di Israele ". E i numeri ci lasciano perplessi: sembra che il 77% dei tedeschi abbia un'opinione negativa di Israele, la Grecia viene dopo con il 68%, la Francia con il 66% e il 65% con GB. Questo potrebbe essere dovuto della rilevanza eccessiva dei media e l'importazione di conflitto israelo-palestinese ...

 

Ma, come ho spiegato, queste radici antisemite sono profondamente ancorate nella popolazione europea da secoli ...

Così ... quando nel 2012 un padre francese e suoi due figli vengono uccisi a Tolosa con freddezza non dirmi che era semplicemente il risultato di "odio razziale" dell'assassino ... Ecco perciò i dettagli che non dobbiamo dimenticare: è chiaro che questo padre era un Ebreo francese ... ed è questo che fa la differenza agli occhi dell'assassino ... non è un "caso" che il padre e i suoi figli fossero stati "selezionati" per essere uccisi. E 'innegabile che fossero ebrei e che stessero frequentando una scuola ebraica e non cattolica o laica ...

Allora, cosa fare? Come ho detto in precedenza in questo articolo, noi cristiani siamo chiamati a consolare "" e "a pregare, con quegli ebrei che sempre più spesso si sentono soli rifiutati e odiati in Francia e altrove ... "Ogni volta che l'avete fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me "(Mt 25: 40)

 

(traduzione dal francese di Cristina Arena)

Lunedì 19 Marzo 2012, di fronte  alla scuola ebraica Ozar Hatorah,  Tolosa, Francia sono state uccise tre persone,  altre cinque  sono rimaste ferite nell'attacco. La comunità cristiana avventista  romena, esprimendo il suo dolore per quanto accaduto, nel  rispetto delle vittime e per  la  pace,  con  il patrocinio della Ambasciata Romena in Italia, e con la partecipazione di  Rachel Hyman,  organizza il 24 marzo 2012,  un concerto di canti tradizionali

 

in lingua ebraica. Il concerto  sarà preso l’Auditorium   Adventum  di Piazza Vulture nr.1 Roma, ore 16,30.

Ingresso libero

 

Rachel Hyman anteprima su: http://www.youtube.com/watch?v=MTrFNhNsZVs&feature=related

 

Rachel Hyman's Testimony, Part 1

http://www.youtube.com/watch?v=Jbih0xCwJcU&feature=related

 

Rachel Hyman's Testimony, Part 2

http://www.youtube.com/watch?v=sMz9D8sFXsg&feature=related

 

Rachel Hyman's Testimony, Part 3

http://www.youtube.com/watch?v=gjCpQPlSbak&feature=related

 

Rachel Hyman's Testimony, Part 4

http://www.youtube.com/watch?v=BfnIJ_TN2FE&feature=related

 

Il concerto verrà trasmesso in televizione su - Hope Chanel Italia  e Radio Romania Internazionale.


Martedì 20 Marzo 2012 20:47

Pillole di Storia

Storia in breve della nascita dello Stato d'Israele e delle sue operazioni
militari necessarie a  difendere la propria esistenza.

Mercoledì 21 marzo alle 12 e 30 una delegazione di EDIPI presieduta dal presidente di Evangelici d'Italia per Israele, Ivan Basana, si recherà in concomitanza della visita del Sindaco di Padova e di altre autorità della città nella Sinagoga, Bet Hakeneset, per portare un messaggio di solidarietà per il vile e atroce attacco alla scuola ebraica di Tolosa Ozar Hatorah.
Ricordiamo che hanno perso la vita il rabbino Jonathan Sandler, i suoi due figli Arieh e Gabriel, oltre la figlia del direttire scolastico Miriam Monsonego. Per l'occasione il presidente EDIPI consegnerà al rabbino capo di Padova , Adolfo Aronne Locci, e alle autorità presenti il libro di Marcello Cicchese "La superbia dei Gentili - alle origini dell'odio antigiudaico"

Mercoledì 14 Marzo 2012 17:06

CS Qumran_I rotoli del Mar Morto_conferenza

Qumran. I rotoli del Mar Morto

 

6 marzo 2012

 

Masada ed Herodium. Le dimore fortezze di Erode

conferenze pubbliche di Giuliano Semenzato, geologo e divulgatore scientifico

venerdì 9 e venerdì 23 marzo 2012 ore 20.45

auditorium spazi Bomben, via Cornarotta 7, Treviso

 

Nel mese di marzo la Fondazione Benetton Studi Ricerche dedicherà due conferenze pubbliche di taglio scientifico-divulgativo a temi di carattere archeologico. Gli incontri,

che si terranno nell’auditorium degli spazi Bomben di Treviso, saranno affidati alla cura

di Giuliano Semenzato, geologo, divulgatore scientifico del gruppo nose dell’Università

degli Studi di Urbino e della Globo divulgazione scientifica (Trieste Science Park), nell’ambito della collaborazione apertasi con la recente riproposizione a Dolo (Venezia) della mostra dedicata a Dura Europos. Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino 2010.

 

Il primo appuntamento, in programma venerdì 9 marzo alle ore 20.45, sarà dedicato

a Qumran, il sito dove sono stati ritrovati i “rotoli del Mar Morto”.

Al centro della conferenza la storia della comunità degli Esseni, ritiratisi sulle alture di Qumran, sulla sponda nord-occidentale del Mar Morto a dodici chilometri a sud di Gerico. In queste rovine isolate, a partire dal 1947 furono scoperti circa novecento rotoli, i più antichi documenti dell’Antico Testamento Ebraico. Questi manoscritti, nascosti all’interno di grotte e fessure nella roccia, posti in giare di terracotta con coperchio, si sono potuti conservare per oltre 2.000 anni.

Grazie agli scritti rinvenuti oggi è possibile studiare le idee di questi gruppi religiosi e politici

e ricostruirne parzialmente la vita quotidiana. L’incontro prevede la presentazione di fotografie originali dei luoghi dove si sono svolti alcuni degli eventi descritti dalla Bibbia, oltre a una sorta di viaggio virtuale nel Museo d’Israele a Gerusalemme, dove sono conservati gli antichi rotoli.

 

La seconda conferenza, in programma venerdì 23 marzo, sempre alle ore 20.45, farà scoprire Masada ed Herodium.

Masada, antica fortezza israeliana, nel i secolo a.C. era il palazzo di Erode il Grande

(re d’Israele dal 37 a.C. al 4 d.C.), che tra il 37 a.C. e il 31 a.C. la fece fortificare. Essa sorgeva

su un altipiano di circa sei chilometri quadrati, su una rocca a quattrocento metri di altitudine rispetto al Mar Morto, nella Giudea sud-orientale, attuale Palestina. La fortezza è nota

per l’assedio dell’esercito romano durante la prima guerra giudaica e per la sua tragica conclusione. Di fatto essa non fu espugnata dai soldati, che vi entrarono nell’anno 74

e vi trovarono l’ecatombe del suicidio collettivo della comunità ebraica zelota, oppostasi strenuamente al potere di Roma.

Herodium è una collina a forma di tronco di cono a dodici chilometri a sud di Gerusalemme, sulla cui sommità Erode il Grande fece costruire un maestoso palazzo-fortezza. L’8 maggio 2007 l’equipe di archeologi guidata da Ehud Netzer ha portato alla luce la tomba di Erode,

sul fianco nord-occidentale della collina. Gli scavi hanno messo in luce anche rovine

di ambienti, torri di fortificazione, terme, enormi cisterne sotterranee, resti di un acquedotto.

Herodium fu conquistata e distrutta dalla Legio x Fretensis nel 68 d.C., proprio quando la stessa si dirigeva alla conquista di Masada.

 

Ingresso libero, auditorium spazi Bomben, via Cornarotta 7, Treviso.

Per informazioni: Fondazione Benetton, tel. 0422.5121, Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , www.fbsr.it.

 

Fondazione Benetton Studi Ricerche

via Cornarotta 7-9, 31100 Treviso, tel. 0422.5121, fax 0422.579483, Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , www.fbsr.it

Sabato 10 Marzo ci è pervenuta questa richiesta.
Carissimi fratelli: Shalom! Questa è una comunicazione URGENTE per i guerrieri, intercessori e amici del ministero: da venerdì notte fino ad ora è scesa una pioggia di missili palestinesi sul sud di Israele. Ci sono vari
feriti e alcuni danni. Le istruzioni sono di rimanere nei rifugi e prestare attenzione alle sirene fino a una distanza di 40 km da Gaza.
Ci siamo dovuti rifugiare nella sala della congregazione a Tel Aviv, perché la nostra casa è a soli 25 km da Gaza e sotto il fuoco
nemico!!! Moltissimi fratelli ci hanno detto che nei loro paesi non hanno sentito o letto niente al riguardo (strano?), per questo vi aggiungo
alcuni link dei principali quotidiani israeliani affinché possiate seguire la realtà di questo conflitto:

http://www.haaretz.com/
http://www.ynetnews.com/home/0,7340,L-3083,00.html
http://www.jpost.com/

Noi stiamo bene, anche se non abbiamo le cose fondamentali. Dovrò ritornare a casa per prendere alcune medicine mie … questa situazione ci
ha colti di sorpresa e impreparati.
Vi chiediamo di pregare per le città del sud, per i nostri soldati e perché il conflitto sia breve.


Benedizioni e grazie per le vostre preghiere,
Dr. Angel Gerber

http://www.elvinonuevo.org

 

(traduzione di Alessandra Petrucci)

Sabato 03 Marzo 2012 09:32

News Letter da Amzi, 2 Marzo 2012

Mail di preghiera e informazione della amzi associazione per la testimonianza messianica in Israele
1. Evocare un sorriso sui visi dei bambini
2. Acquisto del tetto
3. Conferenza di riconciliazione
4. Amore nella tempesta
5. Avvertimento di maggiori tensioni
6. Quiz

 

1. Evocare un sorriso sui visi dei bambini
Rajaa’ Grimberg, King’s Kids  Israel
Negli anni scorsi sono arrivati in Israele migliaia di profughi africani. Molti fra loro ancora non hanno una casa dove vivere e nutrono poche speranze per il futuro. Siamo convinti che sia nostro compito portare loro il messaggio di speranza di Dio per cui abbiamo trascorso un pomeriggio nel parco Levinski a Tel Aviv durante il nostro finesettimana dei Kings’ Kids. Quarantacinque giovani ebreo-messianici hanno evocato un sorriso sui visi di molti bambini rifugiati che trascorrono il loro tempo in quel parco. Un
membro del team che ha frequentato un corso di mimo, ha insegnato ai giovani a truccare i visi dei bambini e a creare delle figure divertenti con dei palloncini. I più piccoli sono corsi dietro alle bolle di sapone e ovunque si sentivano delle allegre risate.
In quel pomeriggio ci siamo uniti a varie altre organizzazioni che distribuiscono capi di abbigliamento e coperte oppure Bibbie in varie lingue. I King’s Kids hanno presentato diverse danze e scenette. Sappiamo di almeno due persone che quel giorno hanno affidato la loro vita a Gesù. Pregate che le Bibbie che sono state regalate siano lette. Il tema del nostro finesettimana è stato "Collaborazione“ ed è proprio ciò che abbiamo fatto. Abbiamo sperimentato che insieme ad altri possiamo ottenere molto di più che lavorando da soli. Vogliamo che questa esperienza si ripeta anche in altri campi della nostra vita. Pregate per i teenager,
che si orientino su Gesù nelle loro sfide quotidiane.

2. Acquisto del tetto
Erez Soref, Israel College of the Bible, Netanja
Nella nostra sede a Netanja siamo proprietari del secondo e terzo piano di un edificio di quattro piani. Il tetto piatto con il diritto di costruzione per il primo e il quarto piano appartengono a un altro proprietario. Ci sono state varie persone interessate all’acquisto, ma lui non ha voluto vendere. Non era neppure disposto a parlarne con noi. Noi abbiamo continuato a pregare perché pensavamo che fosse strategicamente importante acquistare il tetto con le sue possibilità ampliamento. Sorprendentemente, poche settimane
fa il proprietario si è messo in contatto con noi per parlare della vendita del tetto. Dopo alcune trattative, il prezzo è stato fissato su 1'000'000 di Sheql (197'000 EUR/ 238'000 CHF). Si tratta di un’offerta vantaggiosa considerando le possibilità che avremo. Inoltre ci troviamo in una zona con uno sviluppo rapidissimo, dove il valore dei terreni edificabili è aumentato del 26 per cento nello scorso anno. La sfida che ci si presenta ora è che dobbiamo decidere entro il 12 marzo se vogliamo (e possiamo) acquistare il tetto. Un amico del ICB ci ha già regalato 90'000 dollari US, il che corrisponde quasi a un terzo della somma. Pregate con noi che possiamo prendere la decisione giusta.

3. Conferenza di riconciliazione
Israel Pochtar, Comunità messianica Beth Hallel, Ashdod
Nei prossimi giorni parteciperemo nuovamente alla conferenza annuale di preghiera che unisce i seguaci di Gesù del Medio Oriente e del Nord Africa. Di fronte alla minaccia di scontri tra Israele e Iran, la preghiera e la riconciliazione sono più importanti che mai. Alla conferenza prenderanno parte delegazioni di 16 paesi. Nella maggior parte di loro, i cristiani sono perseguitati, per cui non pubblichiamo dettagli sulla conferenza. La parte più importante dell’incontro è il tempo che trascorreremo insieme ai credenti dei paesi islamici. Con la preghiera in comune, la lode, le testimonianze e la comunione costruiamo dei ponti di riconciliazione. Anche
il nostro gruppo vuole essere un testimone di riconciliazione perché abbiamo reso possibile di partecipare all’evento a una serie di Israeliani arabi. Pregate per la protezione di Dio nel viaggio e che durante la conferenza la riconciliazione possa essere davvero reale.

 

4. Amore nella tempesta
Eric Benson, Beth Nitzachon, Haifa
Vorrei ringraziare di cuore tutti quelli che hanno pregato per mia moglie Sophie nelle scorse settimane. Nella sua lotta contro il cancro del midollo osseo (Mieloma IgD multiplo) ha superato bene un trapianto di midollo. Sophie è stata ricoverata in ospedale per 24 giorni. La terapia molto intensa, cui è stata sottoposta, in parte è stata estremamente dolorosa. Con l’aiuto di Dio, però, siamo riusciti ad attraversare questa tempesta come famiglia. Penso che questa prova di fede ci abbia resi più forti. Dio ci ha portati in essa nel luogo in cui „l’amore perfetto caccia via la paura“ (1 Gv 4:18).
La mia testimonianza (in inglese) sulle nostre esperienze si può ascoltare
<http://www.carmel-assembly.org.il/audio/Guest%20Speakers/English/2012/Peace
%20In%20The%20Storm%20(English-Hebrew).wma> qui.
Continuate a pregare con noi, che il Signore guarisca Sophie.

5. Avvertimento di maggiori tensioni
Martedì Dorit Beinisch ha lasciato la carica di Presidentessa della Corte Suprema d’Israele. Nel suo discorso di commiato, la prima donna che abbia mai ricoperto questa carica ha parlato delle trasformazioni in atto all’interno della società israeliana. In vista del futuro dello stato d’Israele, ha avvertito che ci saranno „crescenti tensioni fra i vari ceti della società israeliana“. „Il ceto medio si sente trascurato e questo può provocare una destabilizzazione dell’intera struttura. Le trasformazioni che il nostro paese ha subito nel corso degli ultimi anni hanno costretto il sistema giuridico ad assumere nuovi incarichi, ad affrontare una nuova realtà. La nostra società deve affrontare innumerevoli problemi. Viviamo in una società polarizzante, in una realtà dura“, ha affermato Beinisch. Ha inoltre rimproverato il disprezzo della vita umana e l’aumento della violenza, ricordando che un quinto dei cittadini israeliani sono Arabi, i  cui diritti vanno rispettati.

6. Quiz
Quale delle quattro opere d’arte non si trova in Israele?
<http://www.amzi.org/html/raetsel.html> Soluzione

(notizia tratta da amzi.org)

Venerdì 02 Marzo 2012 14:51

Cicchese e "La Superbia dei Gentili"

PADOVA - "La superbia dei gentili. Alle origini dell'odio antigiudaico" è il titolo della nuova fatica editoriale di Marcello Cicchese: l'autore, già docente universitario e non nuovo a testi di carattere teologico, nella sua ultima opera si concentra sull'antisemitismo, visto come "una malattia spirituale di cui si deve scoprire il meccanismo mentale che la fa scatenare".

Dalla questione ebraica, quindi, alla "questione gentile" che viene trattata con piglio medico come un disagio, con tanto di "diagnosi" e "terapia": d'altronde, rileva Cicchese, possiamo "comprendere a fondo il vero Gesù della Bibbia" solo "ponendolo in una corretta relazione con il suo popolo Israele".

L'autore propone una disamina che parte dalla questione su "chi ha ucciso Gesù?", per poi affrontare il tema di "Israele, un popolo perdonato" e di seguito, con ampie citazioni bibliche, intraprendere un percorso sulla figura e il ruolo di Cristo, il delicato rapporto e confronto tra la chiesa cristiana e Israele, passando per la controversa figura di Maria, fino al corposo capitolo, centrale nell'economia del discorso, che parte dalla domanda "Dio ha ripudiato Israele?".

Cicchese chiude poi con una preoccupata raccomandazione al lettore: dire "Ma io non ho niente contro gli ebrei" spesso è solo "un autoinganno". Che va ammesso e - per restare alla metafora di Cicchese - curato.

 

La Superbia dei Gentili. All'origine dell'odio antigiudaico

 

(tratto da evangelici.net)

Lunedì 20 Febbraio 2012 17:46

Tom Hess a Roma a Marzo

 

CONVEGNO CON TOM HESS A ROMA
Ritorno a Gerusalemme - Convocazione per le Nazioni Latine.
Nel 2001,2002 e 2003 per tre anni consecutivi ci recammo a Gerusalemme nella convocazione di Tom Hess, per avere conferme spirituali riguardo la costituente associazione EDIPI. Inoltre nell'autunno 2002 con un gruppo italiano quanto mai rappresentativo a livello geografico ci recammo per chiedere perdono a Dio, in quanto italiani, per la distruzione del Tempio di Gerusalemme, da parte dei Romani. Nel 2003 invitammo poi Tom Hess per un tour in Italia che se da un lato non sortì evidenti effetti promozionali dall'altro ci permise di avere i primi contatti importanti con le congregazioni messianiche di Israele. Per questa occasione di marzo 2012, Evangelici d'Italia per Israele promuove la partecipazione alla Conferenza; sarà l'occasione di coordinamento di quanti sostengono in vari modi Israele in Italia.
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